Ma, secondo voi, perché i napoletani non apprezzano lo sforzo che sta facendo lo Stato per aiutarli a risolvere il problema dei rifiuti? Perché hanno le fette di salame sugli occhi? Perché sono manovrati dalla camorra? Perché sono stupidi?
Secondo me, no. Perché quel che hanno sotto gli occhi da anni è il fatto che quello stesso Stato che dovrebbe assumersi il compito di risolvere alcuni problemi, in realtà non solo li crea, ma li perpetua a tempo indefinito. E, con il recente decreto, li diffonde pure su tutto il territorio nazionale (sarà una nuova applicazione della par condicio, chissà...).
Infatti, se apriamo alcuni quotidiani oggi, troviamo considerazioni e notizie interessanti:
Napoli, operazione "Rompiballe" "Chi doveva pulire, inquinava" - cronaca - Repubblica.itROMA. I rifiuti pericolosi in Campania finiscono in discarica, ma la camorra stavolta non c’entra.
http://www.metronews.it/components/c...es/Bergamo.pdf
È lo Stato a deciderlo, con il decreto del 24 maggio sull’emergenza rifiuti. Ceneri pesanti, scorie contenenti sostanze pericolose, i filtri degli inceneritori, grazie al testo varato dal primo consiglio dei ministri napoletano potranno finire a Chiaiano e nelle altre 9 discariche che stanno per essere aperte. È tutto scritto nell’articolo nove comma due del decreto:
«…presso i suddetti impianti è inoltre autorizzato lo smaltimento dei rifiuti contraddistinti
dai seguenti codici Cer: 19.01.11*, 19.01.13*; 19.02.05* (…) provenienti da impianti di selezione e trattamento dei rifiuti urbani». I Cer sono le etichette dei rifiuti pericolosi. Nelle discariche finiranno le ceneri – pericolose, e infatti nel resto d’Italia vengono trattate a parte – degli inceneritori? Dal ministero dell’Ambiente no comment. Un tecnico, che ha chiesto l’anonimato, esprime la sua perplessità per un testo «quanto meno ambiguo. I rifiuti pericolosi provenienti dagli impianti di trattamento non sono inertizzati, non necessariamente ». Ma la conferma arriva proprio dagli uffici del commissario straordinario Bertolaso.
«Una discarica da truccare. Aiutateci voi» Corriere della SeraCRONACA MobileInviaStampaI particolari dell'inchiesta che ha portato all'arresto di 25 persone
Nel mirino gli uomini del sottosegretario Bertolaso. Le intercettazioni
Napoli, operazione "Rompiballe"
"Chi doveva pulire, inquinava"
"Si cercava di nascondere sotto le tonnellate di quei rifiuti che
si dovevano smaltire correttamente la pessima gestione degli stessi"
di DARIO DEL PORTO
Napoli, la spazzatura ricoperta di calce
NAPOLI - L'hanno chiamata "operazione rompiballe" perché proprio così, al telefono, il responsabile di un impianto della provincia di Caserta, Pasquale Moschella, e un dirigente della società Fibe parlavano della discarica aperta in località Lo Uttaro: "Rompiamo le balle, quelle più malprese, e le utilizziamo come scarti", diceva Picarone a Moschella il 21 aprile 2007.
Questa e altre conversazioni inducono il gip di Napoli, Rosanna Saraceno, a parlare di una "colossale opera di inquinamento del territorio" che sarebbe stata posta in essere, confidando nella possibilità di "nascondere proprio sotto le tonnellate di quei rifiuti che si dovrebbero smaltire correttamente la pessima gestione degli stessi": come nel caso delle balle di rifiuto secco che venivano "private della filmatura e del filo di ferro che ne assicurava la compattazione e successivamente passate sotto le ruspe".
Operazione illecita, secondo i magistrati. In quel Vietnam che è diventata la crisi rifiuti in Campania, l'inchiesta dei carabinieri del Noe, coordinata dai pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, coordinati dal procuratore aggiunto Aldo De Chiara, apre dunque un nuovo fronte. Fanno riflettere le argomentazioni del giudice quando scrive che pur di non interrompere la raccolta della spazzatura accatastata nelle strade sono state "frustrate" quelle "esigenze di salute pubblica" che andavano tutelate. Questo perché, accusa la Procura, i rifiuti venivano lavorati "in totale difformità rispetto alle autorizzazioni ambientali", anzi in maniera "assolutamente fittizia".
Come nel caso dei treni inviati in Germania in forza del contratto stipulato con la società Ecolog (i cui rappresentanti Roberto Cetera e Lorenzo Miracle Bragantini sono agli arresti) dove sarebbe stato inviato materiale "che giammai avrebbe potuto essere destinato alla termovalorizzazione".
Rimarcano, i magistrati, che nelle telefonate di numerosi indagati si parla di "scempio ambientale, disastro ambientale, porcheria epica", e questo lascerebbe pensare a "relazioni e dossier tenuti nel cassetto" invece che indirizzati all'autorità giudiziaria. Sono emersi tentativi di ostacolare i carabinieri del Noe che stavano conducendo le indagini. In una conversazione del 2 ottobre scorso, l'amministratore di Impregilo, Massimo Malvagna, ora agli arresti, dice: "Ho capito che in Procura tira una gran brutta aria".
Nell'indagine è coinvolta, fra gli altri, Marta Di Gennaro, l'esperto funzionario della Protezione civile che nel 2007 Guido Bertolaso aveva voluto al suo fianco come subcommissariato straordinario. Indagando su Di Gennaro sono stati più volte intercettati colloqui di Bertolaso e sfoghi dell'allora commissario, tornato ad occuparsi di emergenza rifiuti, come sottosegretario, appena una settimana fa. Molti passaggi riguardano ad esempio il braccio di ferro che nel maggio 2007 Bertolaso, contrario alla scelta del sito di Macchia Soprana, successivamente entrato in funzione e tuttora aperto, aveva ingaggiato con il ministero dell'Ambiente. "Così come intendono farla loro (i tecnici del ministero n. d. r.) è una porcata", diceva Di Gennaro del progetto su Macchia Soprana. E il 17 maggio di quell'anno, rivolgendosi alla sua vice, Bertolaso affermava: "Tu fai quello che può essere utile, che può servire... io ho un obiettivo preciso: sputtanare i tecnici del Ministero dell'Ambiente".
Alla vigilia delle sue dimissioni, rassegnate dopo l'opposizione dell'allora ministro Alfonso Pecoraro Scanio all'apertura della discarica di Valle della Masseria, Bertolaso parla con il prefetto di Napoli, Alessandro Pansa, che di lì a poco lo sostituirà come commissario e che per un episodio legato all'attività sui rifiuti è stato raggiunto lunedì sera da un avviso di garanzia per falso. "Spero che non diano a te la responsabilità - dice Bertolaso - perché ovviamente ho già mollato l'incarico alla luce di questa devastante vicenda di vigliaccheria assoluta da parte dello Stato. Per me la vicenda è conclusa, volevo che lo sapessi". "Mi dispiace un sacco", replica Pansa. E Bertolaso: "Vedrai che il ministro dell'Ambiente saprà tirare fuori qualche altro cilindro, troverà pure.. un sovrano che sarà in grado di gestire tutto molto più brillantemente di quel poco che sono riuscito a fare io".
Via sms, il 20 giugno 2007, era stata Marta Di Gennaro a sfogarsi con Bertolaso: "Guido, basta, così non va - scrive - È tutto sbagliato, centinaia di sindaci cafoni che rivendicano diritti, tutti che pretendono e se la prendono con noi anche quando va bene. Un sistema indegno, impianti vetusti e inutili che ammucchiano balle. Dobbiamo trovare il coraggio di andarcene, gli eroismi che ci piacciono tanto possono rovinarci".
(28 maggio 2008)
Scandalo rifiuti: emerge dalle intercettazioniuna lavorazione fittizia della spazzatura - Il Sole 24 ORENapoli e il caos rifiuti, 25 arresti
«Una discarica da truccare. Aiutateci voi»
Le intercettazioni. «Nascondiamo la schifezza sotto il liquami trattati»
Un operaio al lavoro in un impianto per le ecoballe (Ap)
NAPOLI — Sindaci «cafoni», ecoballe che in realtà sono «mucchi di merdaccia», la discarica di Macchia Soprana che è «una vera porcata». E poi ancora «la schifezza» di riempire la discarica di Terzigno di rifiuti qualsiasi - puzzolenti e inquinanti - solo in superficie metterci quelli trattati e stabilizzati, che «all'inizio non si può fare», perché c'è il rischio «che il primo Ortolani (Franco Ortolani, esperto che fa spesso da consulente ai comitati antidiscariche, e sta lavorando ora per i cittadini di Chiaiano) che passa ci manda tutto per aria». Emergono discorsi così dalle intercettazioni che riempiono le oltre seicento pagine dell'ordinanza in cui è ricostruita l'inchiesta della Procura di Napoli sulla gestione commissariale dell'emergenza rifiuti tra il 2005 e la fine del 2007.
Un'inchiesta che punta a dimostrare come il ciclo di smaltimento dei rifiuti in Campania sia stato «imperniato su una attività di lavorazione assolutamente fittizia». Secondo la Procura di Napoli, cioè, il trattamento al quale la spazzatura deve essere sottoposta nel prima fase del ciclo di smaltimento, e cioè separazione dell'umido dal secco e tutti gli altri processi che portano alla stabilizzazione del rifiuto, venivano certificati ma non eseguiti. Con la conseguenza che in discarica sono finite tonnellate e tonnellate di immondizia «tal quale», cioè puzzolente e inquinante perché produce percolato, e che la Campania è piena di ecoballe che in realtà di ecologico non hanno niente. E non solo. Roba del genere sarebbe stata anche «esportata» in Germania, perché anche i treni diretti agli impianti di smaltimento della Sassonia sarebbero stati caricati grazie a false certificazioni con immondizia che presentava le stesse caratteristiche di quella smaltita nelle discariche della Campania. L'indagine raccoglie ore e ore di conversazioni intercettate, e una una delle voci più ascoltate è quella di Marta Di Gennaro, il nome di maggior rilievo nell'elenco degli arrestati. È lei che il 28 giugno 2007 telefona a Bertolaso dopo aver una riunione sulla discarica di Terzigno, e gli riferisce ciò che ha detto ai suoi interlocutori: «Noi stiamo parlando di una discarica da truccare e voi ci dovete aiutare».
Esisteva quindi un utilizzo arbitrario dei rifiuti, ritengono i magistrati. Che ha molte conseguenze. La prima è la puzza che si sprigiona da quella che dovrebbe essere spazzatura stabilizzata ma non lo è. La Di Gennaro ne parla con Gianfranco Mascazzini, alto funzionario del ministero dell'Ambiente, e lui spiega di essere alla ricerca di una polverina magica, tipo la calce, che mischiata con la roba la rende meno puzzolente». L'Ambiente, ai tempi guidato da Pecoraro Scanio, non sta nel cuore di Bertolaso. Gli ha bloccato il progetto della discarica di Serre. Il 17 maggio 2007 ne parla con la Di Gennaro: «Voglio sputtanare i tecnici del ministero». Ma alla fine Bertolaso cede. Lo dice a Pansa: «Ho mollato l'incarico alla luce di questa devastante vicenda di vigliaccheria dello Stato». E l'amarezza della resa è ancora più esplicita nelle parole della Di Gennaro: «Guido basta. Centinaia di sindaci cafoni che rivendicano diritti, pretendono e se la prendono con noi. Ammucchiamo balle e facciamo mucchi di merdaccia. Chi ci ha portato in questa storia merita la morte...».
Fulvio Bufi
28 maggio 2008
Ora, cara piccirilla, magari a te va pure bene di sentirti parte di uno stato che, prima, ti preleva soldi dalle tasche tramite la tassazione, poi - invece di utilizzare quei denari per costruire impianti efficienti e gestiti come si deve - paga una serie di boiardi per non fare quel che andrebbe fatto.Scandalo rifiuti: emerge dalle intercettazioni
una lavorazione fittizia della spazzatura
commenti - | | 28 maggio 2008
Dai capi d'accusa dell'indagine della Procura di Napoli sui rifiuti emerge «un sistema imperniato su una attività di lavorazione dei rifiuti assolutamente fittizia». I rifiuti che uscivano imballati presentavano, secondo i magistrati, «identiche caratteristiche fisico-chimiche» rispetto alla spazzatura d'origine. Dall'inchiesta viene fuori che la frazione umida dei rifiuti non sarebbe stata sottoposta ad alcun trattamento di stabilizzazione, procedura indispensabile per eliminare i cattivi odori e a "igienizzare" la spazzatura. Tempo e denaro sprecati, dunque, per produrre "finte" ecoballe, che in realtà sarebbero state solo spazzatura impacchettata.
Una indagine, quella denominata "rompiballe", basata in particolare su intercettazioni telefoniche, che ha portato a 25 arresti ai domiciliari, tra cui Marta De Gennaro, ex vice di Guido Bertolaso. Indagato anche il prefetto di Napoli Alessandro Pansa. Sotto l'obiettivo dei magistrati i vertici di Ecolog (Ferrovie dello Stato) e della Fibe (Impregilo).
Dalle intercettazioni emergerebbe che le ecoballe sono state illecitamente smaltite in discarica: l'involucro plastico veniva lacerato, e camion e trattori passavano più volte sul contenuto, per far apparire il tutto come «un mero scarto composto da inerti» e dunque formalmente autorizzato a finire in discarica. Dall'inchiesta sono emerse anche analisi false per accompagnare questi rifiuti nei siti di smaltimento. Gli inquirenti ritengono che si era instaurata una «consolidata e articolata rete di complicità all'interno della struttura commissariale» da parte di pubblici funzionari e dipendenti che violavano «i precisi compiti di vigilanza sulle attività di lavorazione dei rifiuti affidata alle società Fibe e Fisia», dando direttive che di fatto violavano le ordinanze commissariali. Questo determinava una realtà di mancata lavorazione dei rifiuti, falsa qualificazione e illecito smaltimento nelle discariche, «con grave pregiudizio per l'ambiente e la salute pubblica». Al centro dell'inchiesta anche le irregolarità riscontrate nel trasferimento sui treni diretti in Germania dei rifiuti campani.
«Appena cominciamo a vedere qualche risultato, arriva un attacco. Così non è possibile». Questo lo sfogo riportato sul Corriere della Sera del Capo della Protezione Civile e sottosegretario all'emergenza rifiuti in Campania, Guido Bertolaso, sulla bufera giudiziaria. L'indagine si occupa della composizione delle ecoballe, composte secondo l'accusa di spazzatura non trattata e del trasporto in Germania dell'immondizia. Nelle intercettazioni che riempiono le 643 pagine dell'ordinanza del Gip Rossana Saraceno sulla gestione commissariale dell'emergenza rifiuti fra il 2005 e il 2007 spesso compaiono le esternazioni del sottosegretario all'emergenza Guido Bertolaso o e dei manager delle società impegnate nel servizio. Non poche riguardano il capitolo di Macchia Soprana e i suoi dissapori con il ministero dell'Ambiente, retto allora da Alfonso Pecoraro Scanio, sul sito da destinare a discarica nel salernitano. Bertolaso avrebbe minacciato l'intenzione di lasciare. La raffica di arresti viene vissuta come "un avvertimento". Il rischio è "di sfasciare tutto" nel momento forse più delicato dell'emergenza rifiuti a Napoli. (N.Co.)
Qui la questione mi pare abbastanza chiara: lo stato siamo noi quando dobbiamo pagare, ma sono loro quando bisogna riscuotere.
A te potrà pure andare bene, per chissà quale recondito motivo, ma consenti che ad altri girino i cosiddetti?
Buona vita
Guglielmo











