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  1. #136
    Partecipante Assiduo L'avatar di sanghina
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    25-07-2007
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    141

    Riferimento: esame di stato Cattolica novembre 2008

    ciao a tutti, allora è ufficiale, il 28 ci sarà la seconda prova....scusate, sapete per caso gli anni scorsi a distanza di quanto tempo abbiano poi fatto la terza prova? ci hanno messi il 28 perchè per psicologo sezione B non c'era nessuno, che sfiga!!! scusate ancora, l'aula gemelli dov'è? io sono andata all'ufficio esami di stato ma non so dove sia poi l'aula gemelli...help...grazie!!!

  2. #137
    Partecipante L'avatar di michy.m11
    Data registrazione
    25-01-2008
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    30

    Riferimento: esame di stato Cattolica novembre 2008

    Citazione Originalmente inviato da baghina4 Visualizza messaggio
    Ciao a tutti!!!ho bisongo di un grandissimo aiuto...qualcuno di voi ha di riassunti sulla psicologia del Sé?mi sono accorta solo oggi di aver saltato totalmente questo argomento!!!!Aiutooo!!
    Grazie.
    Se possono esserti utili io ho questi riassunti sul sè..da integrare con sviluppo sociale e identità.

    Non mi fa più caricare gli allegati perciò, non so se funzionerà, ma proverò a postarti l'intero file direttamente qui:

    "IL SELF O SÉ

    È un costrutto fondante per la psicologia della personalità proprio perché riguarda il nucleo più intimo e personale della identità quella dimensione intorno alla quale ruotano tutti quei modi peculiari di sentire di percepire di pensare e di agire che noi definiamo personalità. Il self coglie la nostra più profonda identità personale intorno a cui ruota la personalità e tutti i suoi modi di agire.
    Non è un caso che in una prospettiva più ampia il concetto di self viene tematizzato da autori di versi e orientamenti diversi e possiamo cogliere una sorta di filo conduttore che collega questo costrutto facendogli attraversare tutta la psicologia della personalità. Il primo psicologo che parlò di self fu William James (fine’800), psicologo teorico speculativo che distingueva tra un sé sociale (l’uomo vive in una società e quindi il self non è puramente qlc di individualistico ma è legato alla comunicazione sociale, rappresentazione sociale che gli altri hanno di me mentale) un sé materiale (in fondo l’identità si estende agli oggetti materiali che possediamo e che sentiamo come un’estensione di noi stessi, es. aspetto punitivo di alcune istituzioni il carcere spoglia gi individui dei propri effetti personali) ed un sé spirituale (parte più interiore più intima che riguarda l’individuo). Successivamente il self si trova all’interno degli indirizzi psicodinamici perchè l’idea di self contiene sempre qlc di soggettivo.
    Gli studiosi di questo indirizzo essendo interessati alla soggettività e alla sua dimensione inconscia non potevano dunque trascurare la nozione di self che in qualche misura è anche inconscia. In Freud il cocetto di self in quanto tale non è presente. La nozione freudiana più vicina è quella di Io (II topica) a volte questo Io si riferisce ad una dimensione totale dell’individuo,come sinonimo di persona nella sua interezza, ma Freud era interessato ad altri aspetti. Alfred Adler parla di sé creativo concezione per certi versi opposta a quella di Freud.
    Egli contrapponeva alla psicoanalisi una visione olistica della vita psichica. Il sé creativo descrive l’aspetto positivo perché attribuisce all’individuo delle potenzialità di base che lo spingono verso mete costruttive che ruotano intorno al sé creativo. C.G. Jung vede il sé all’interno di una visione integrata della vita psichica che abbraccia sia una vita cosciente che quella inconscia. Tutte le componenti della vita psichica vengono integrate in un centro che è il self che coincide con il processo stesso. Il principio di individuazione è la forza che spinge l’individuo a maturare realizzando una integrazione che ruota intorno al self che è dunque il processo ed il risultato di questo processo di individuazione. psicoanalisti del self in un primo momento l’interesse è per l’Io altri per relazioni oggettuali poi si rendono conto che è importante la relazione di integrazione che l’individuo ha con se stesso.
    Il self diventa una sorta di antecedente relazione e di patologia o di potenzialità o relazioni costruttive. Con la nozione di self si fa sempre riferimento alle sue componenti inconsce. Tra questi Heinz Kohut per cui il sé è il nucleo centrale originario della personalità il cui sviluppo dipende da una graduale trasformazione di un narcisismo infantile (onnipotente) ad un narcisismo maturo (realistico).
    Alla nascita il sé dipende dal rapporto diadico con la madre in cui l’empatia assicura la sperimentazione fisica e la sopravvivenza e crea la condizione per l’investimento narcisistico che maturità anche grazie all’imago parentale idealizzata.
    • Imago parentale idealizzata si forma se i genitori rispondono empaticamente ai bisogni del bambino. Quando il Sé grandioso non viene integrato nella personalità e sfugge al controllo dell’Io, può provocare dei disturbi della personalità. Come la persistenza di un investimento libidico sull’imago parentale idealizzata porta a disturbi narcisistici. Nevrosi e psicosi: Deformazione dello sviluppo del Sé nei suoi processi di formazione. Interiorizzazione Trasmutante, e quello di arrivare ad un sano narcisismo caratterizzato da un amore
    per sé stessi e dall’autostima.
    Stern →Sviluppo del senso del Sé: Prime esperienze soggettive del bambino connesse al suo sviluppo cognitivo e affettivo, si pone ai confini tra psicoanalisi e psicologia dello sviluppo, distingue tra:

    • Bambino clinico: Si fanno delle inferenze sulle esperienze passate e i ricordi del bambino e alle interpretazioni dell’analista. Si attribuisce significato alle esperienze soggettive.

    • Bambino osservato: Non considera la “qualità percepita dell’esperienza sociale vissuta”, ovvero ciò di cui si occupa la ricerca sul bambino clinico.
    Queste concezioni tendono ad essere complementari, perché il bambino clinico può infondere una vita soggettiva al bambino osservato.
    Il senso di Sé nella fase preverbale è la semplice coscienza, non consapevolezza autoriflessiva.

    Lo sviluppo del senso di Sé comprende 4 diversi sensi del Sé:

    1. Emergente: (0-2 mesi) il processo fondamentale è la PERCEZIONE AMODALE, cioè la capacità di ricevere un’informazione sensoriale e di trasmutarla in un’altra informazione sensoriale.

    2. Nucleare: (2-6 mesi) caratterizzato da 4 esperienze del Sé:

    • Sé agente: Caratterizzato dalla volizione, il bambino deve avere la sensazione di essere autore delle proprie azioni e aspettarsi, da queste, delle conseguenze.
    • Sé dotato di coesione: Caratterizzato dalla sensazione di unità.
    • Sé affettivo: Caratterizzato dalla qualità soggettiva del sentimento.
    •Sé storico: Caratterizzato dalla continuità dell’esperienza, la memoria attraverso la quale gli episodi si legano e si organizzano nella forma di RIG, “rappresentazioni di interazioni generalizzate” che formano la matrice del Sé nucleare. Grande significato hanno la RIG di essere di fronte a qualcuno, e la SIG di essere con qualcuno, quest’ultima richiama il ricordo del compagno evocato che non rappresenta la persona, ma l’esperienza “dell’essere con”.

    3. Soggettivo: (7-15 mesi) avvengono dei cambiamenti straordinari nell’esperienza del bambino, analizzati attraverso 3 processi verbali:

    • Attenzione: A 9 mesi il bambino può dirigere la sua attenzione verso soggetti specifici.
    • Intenzione: Il bambino richiama l’attenzione della madre per ottenere un oggetto. E’ il
    periodo dell’intenzionalità, la madre sa ciò che vuole il bambino, e anche lui sa che la
    madre lo sa.
    • Stati affettivi: Periodo dell’interaffettività, il bambino sa discriminare le emozioni.
    Verbale: (15-18 mesi) Evolve con lo sviluppo del linguaggio e permette al bambino di narrare la propria vita, ma lo aliena dalla propria esperienza vissuta, è perciò considerato un’arma a doppio taglio, poiché questi effetti alienanti possono creare una scissione nell’esperienza del Sé, e può portare alla formazione di un comportamento nevrotico.

    Un ruolo fondamentale viene acquisito dal self nell’indirizzo fenomenologico dato che questo indirizzo recupera tutta l’importanza dei significati personali e dell’esperienza soggettiva. L’approccio migliore in questo senso è quello descrittivo→il soggetto stesso mi farà entrare nel suon mondo. Diventa fondamentale anche perché si cerca di recuperare la persona nella sua integrità. Carl Rogers →la percezione che io ho della mia stessa esperienza soggettiva con cui posso essere in sintonia e allora in questo caso emerge la tendenza attualizzante flusso di crescita continua che mi porterà a realizzare al pieno la mia personalità nella sua interezza. Si può anche creare un conflitto che dipende da un ambiente negativo (es. autoritario) ciò produrrà un congelamento della relazione tra me e la mia esperienza.
    Il lavoro tp che farà lo psicologo sarà scongelare emotivamente; ciò nasce dal fatto che il tp è non direttivo ma instaurerà un rapporto di empatia per favorire il flusso di realizzazione. Sul versante pratico applicativo la psicologia si mostra attraverso l’importanza che dà alla autodescrizione che il soggetto dà a se stesso. Per Allport che si sente più vicino all’indirizzo fenomenologico che a quello esistenziale l’equivalente del termine self è il proprium cioè proprio perché egli dice che di fatto sono la stessa cosa ma il proprium dà più l’idea di appartenenza dell’individuo a se stesso.
    Questo concetto si correla all’aspetto del divenire perché molti autori hanno parlato di self nella dimensione della temporalità al divenire cioè la tensione verso il futuro che caratterizza ogni momento della nostra identità. Indirizzi distanti dal self che in parte causano il declino dell’interesse per il self: comportamentismo (self soggettivo comportamentismo psicol.verso obbiettività) e costituzionalismo abbandono radicale di qualunque attenzione per tutto ciò che è soggettivo, essi difatti ritenevano che le differenze tra le persone dipendevano dalle loro differenze costituzionali.

    Gli indirizzi cognitivisti rivalutano le parti di elaborazione individuale dell’esperienza e la codifica cognitiva delle situazioni. Autori Kurt Lewin: gestaltista, recupera la nozione di self all’interno della visione topologica della personalità, è una regione all’inern di una più ampia regione che è la cognizione. Il self qui è la parte più interna di quella sottoregione che il campo cognitivo globale. Con Bandura e Mangson assistiamo al recupero dell’autonomia della persona. L’aspetto della personalità cui guardano i cognitivisti è l’autoregolazione: difatti in inglese auto→self selfregulation il self viene ricondotto alle complesse dinamiche cognitive che conducono ai processi di autoregolazione della personalità. Mappe cognitive, processi cognitivi.
    Importante però è+ anche descrivere la personalità in rapporto al sé attuale: io come sono; al sè ideale: io come vorrei essere; sé possibile io come sarei potuto essere in mondi possibili→se la personalità è un insieme di processi dinamici anche questo mondo “virtuale” dei sé possibili è importante in questo processo di autoregolazione; sé dei doveri:io cosa dovrei essere; self efficacy: autoefficacia processo di regolazione autoriferito, capacità di darsi degli obiettivi di regolare le proprie potenzialità per raggiungere questi obiettivi.
    Volendo infine fare un’analogia tra il self di William James e quello dei cognitivisti l’elemento comune è l’autoreferenzialità (componente) temporalità elemento unificatore dela personalità collocazione cognitivo-fenomenologica, differenze James ha una visione speculativa influenzata dalla filosofia evoluzionistica tardo-ottocentesca psicologia teorica, mentre nel cognitivismo la psicologia empirica raggiunge la sua maturazione quindi queste teorie sono frutto di ricerche empiriche.
    Gli studi della Social Cognition (’70) considerano il sé non più come una struttura unitaria e
    monolitica, nucleo centrale della personalità, ma come una costellazione di immagini, schemi,
    percezioni, teorie, prototipi e compiti.
    William Damon e Daniel Hart hanno analizzato il concetto di sé in bambini ed adolescenti statunitensi chiedendo loro di descrivere se stessi: da questa ricerca è emerso che i bambini in età prescolare si descrivono quasi esclusivamente in termini fisici; tra i 6 e gli 8 anni cominciano ad arricchire la descrizione di tratti psicologici e entrando nell’adolescenza le descrizioni cominciano ad essere incentrate sulle relazioni sociali.
    Nella teoria di Erik Erikson l’adolescenza è caratterizzata dalla crisi d’identità durante la quale il compito più importante che la persona deve affrontare è abbandonare l’identità stabilita durante l’infanzia per formarne una nuova. Erikson sosteneva che questo processo era necessariamente accompagnato da forti turbamenti sul piano emotivo, ma ricerche sistematiche hanno verificato che per la maggioranza delle persone, nella nostra cultura l’adolescenza non porta turbamenti più gravi delle altre fasi.

    Aspetti individuali, sociali e relazionali nello sviluppo dell'identità
    Il concetto di identità fa riferimento all’esperienza che l’individuo ha della propria unità, continuità nel tempo e distinzione rispetto agli altri.
    Tale concetto si avvicina molto a quello di sé, in quanto il sé corrisponde al nucleo permanente della persona al di là della crescita fisica, cioè l’insieme dei pensieri e dei sentimenti che ognuno si rivolge, ed è base della coscienza autoriflessiva, per cui il soggetto si fa osservatore di sé stesso.
    Il senso di identità, in tale cornice, permette al sé di rappresentarsi come una entità unica nonostante i cambiamenti esterni, di organizzare le proprie esperienze in modo coerente, di percepirsi come soggetto di una storia, che ha un passato e si dirige verso un futuro.

    Considerato che l’identità si basa sulla differenza, è indispensabile che l’individuo sviluppi, quanto prima possibile un senso di identità come persona distinta, innanzi tutto corporeo, poi comportamentale e infine mentale. La scoperta del sé comincia nella primissima infanzia ma è soltanto a partire dai 15 mesi che i bambini riconoscono se stessi nella immagine riflessa negli specchi.
    Secondo la teoria strutturalista di Piaget, lo sviluppo avviene attraverso il passaggio da stadi (cioè strutture mentali che influenzano il pensiero e il comportamento) discreti, da meno evoluti a molto complessi, che si succedono sempre nello stesso ordine. Il primo di questi stadi è quello senso-motorio, durante il quale l’intelligenza si basa essenzialmente sulle azioni che il bambino compie sull’ambiente: esso di divide a sua volta in una serie di sottostadi.

    Iniziando dalla fase di modificazione dei riflessi, si passa dalle reazioni circolari primarie, azioni sul corpo del bambino che egli ritiene interessanti, per poi giungere alla fase delle reazioni circolari secondarie, azioni rivolte all’ambiente che producono risultati rinforzanti per il piccolo.
    Tra gli 8 e i 12 mesi, infine, i bambini iniziano a coordinare gli schemi secondari, e in tale contesto alcuni di essi sono mezzi che messi in un certo ordine producono un risultato desiderato: a questa fase corrisponde la nascita dell’intenzionalità.
    Occorre tuttavia considerare anche il versante relazionale dello sviluppo delle azioni intenzionali: in questo senso, i genitori danno un contributo fondamentale.
    Secondo Stern, infatti, essi favoriscono la consapevolezza dell’intenzionalità nei figli, grazie ai commenti che fanno relativamente alla regolazione fisiologica dei loro bisogni, e alle verbalizzazioni sulle emozioni osservate (frutto di comprensione empatica).
    Per fare un esempio se un bambino attiva un gioco che suona nella culla, i genitori commenteranno con espressioni enfatiche il risultato prodotto; oppure, quando il bambino manifesta un’emozione, gli adulti la imiteranno, consentendogli un rispecchiamento nell’altro, oltre al contenimento emotivo.
    Allo sviluppo dell’intenzionalità, contribuisce anche l’emergere dell’attenzione condivisa, per cui il piccolo è in grado di partecipare sempre più attivamente agli scambi con l’adulto e di concentrarsi per un tempo più lungo su ciò che gli viene mostrato.
    Queste modalità di scambio, che si incentrano anche sui primi suoni vocalici prodotti dai piccoli, permettono lo sviluppo di frame interattivi specifici, che presuppongono un’alternanza di turni comunicativi. Il turn taking è un processo comunicativo che presuppone l’esistenza di due o più persone che comunicano senza sovrapporsi, e questo favorisce sicuramente lo sviluppo di un’identità separata dagli altri.

    Un altro evento importantissimo perché il bambino si riconosca come separato dall’adulto, è l’angoscia da separazione.
    Intorno agli 8-9 mesi, il bambino comprende che la madre (o chi si prende cura di lui), è altro da lui e se ne può allontanare, quindi protesta attivamente quando accade: ciò significa che egli ha acquisito la rappresentazione dell’adulto come altro da sé.

    L’azione di rifiuto, il “no” dei bambini a due anni, ha lo stesso significato, poiché il bambino si concepisce come individuo separato, con propri bisogni ed intenzioni, e non manca di rimarcarlo all’adulto. Stessa cosa vale per le espressioni referenziali (pronomi come io e tu).
    Facendo un salto temporale, un altro evento importante per lo sviluppo dell’identità è la nascita della teoria della mente, intorno ai 4-5 anni i bambini cominciano a rendersi conto che gli altri possono avere pensieri, sentimenti e intenzioni diverse dalle loro, e su di essi regolare il proprio comportamento.

    I bambini sono in grado di capire che un’altra persona può non sapere alcune cose perché non era presente in una specifica situazione, così come dimostra il False Belief Task. Da allora essi cominciano ad sviluppare una concezione psicologica degli accadimenti sociali, e il loro senso dell’identità si arricchisce man a mano di contenuti mentali.
    Il perfezionamento dell’identità avviene durante l’adolescenza. In questa fase della vita l’individuo sente che deve passare da un’identità infantile ad una adulta, e slitta spesso tra i due poli, provando un senso di confusione tipico di quest’età.
    Erikson sostiene che la persona mette in gioco gran parte dello sviluppo della sua identità di persona autonoma, separata dagli altri, proprio nell’adolescenza.
    Tuttavia, al contrario di Freud, egli non crede che l’infanzia sia l’età cruciale per lo sviluppo di un’identità sana, poiché tale evoluzione riguarda tutta la vita, fino alla vecchiaia. Durante l’adolescenza, il giovane deve risolvere positivamente i conflitti cui è chiamato a confrontarsi: in particolare, egli deve riuscire ad integrare in sé i diversi ruoli, pena non cadere in una condizione di diffusione dell’identità.

    Infatti, in questa fase (come anche in fasi precedenti), l’individuo è chiamato a confrontarsi con diversi tipi di compiti di sviluppo che deve risolvere, che hanno a che fare con la regolazione delle pulsioni sessuali, con l’ampliamento degli interessi personali e sociali e con l’acquisizione di nuove forme di ragionamento, nonché, appunto con il conseguimento dell’identità.
    Il tema dell’identità in adolescenza porta a considerare un tema molto dibattuto negli ultimi anni. Infatti, autori quali Havighurst consideravano, come compiti di sviluppo, anche l’apprendimento di una professione e il conseguimento dell’indipendenza economica, obiettivo che, pur desiderato, spesso rimane ideale per i ragazzi tra i 20 e i 30 anni che studiano.

    Questo significa che, a fronte, di una raggiunta maturazione nella gestione delle relazioni amicali e intime, l’individuo non può dirsi ancora completamente adulto finchè non è indipendentemente economicamente e non ha (secondo alcuni autori) una famiglia con dei figli.
    Il mondo del lavoro, un aumentato benessere economico fanno sì che i giovani rimangano sempre più a lungo nella famiglia, in quella che molti hanno definito “adolescenza lunga”. Ciò che è da porre all’attenzione della ricerca e delle politiche sociali è dunque, a mio parere, un quesito che rimanda al modo in cui si deve definire l’identità.

    Partendo dalla antica definizione di William James si può arrivare al concetto di molteplicità dei sé il sé può così essere inteso come una rete in cui i nodi corrispondono ai differenti ruoli sociali di una persona . alcuni dei tratti che la persona percepisce come propri possono riconnettersi ad uno solo dei ruoli mentre altri possono essere comuni a più ruoli oppure a tutti. Inoltre sembra che la sensazione individuale di poter attingere a un repertorio di ruoli e di tratti assai vasto aumenti la fiducia nella propria capacità di saper far fronte a situazioni nuove.

    Per conoscere noi stessi, per individuare le caratteristiche che ci contraddistinguono e misurare le nostre abilità, ci confrontiamo continuamente con gli altri, un processo chiamato comparazione sociale. Una conseguenza diretta è che il concetto di sé varia a seconda del gruppo di riferimento.
    Poiché siamo consapevoli della nostra natura sociale siamo anche consci del fatto che le altre persone si formano impressioni su di noi, esattamente come noi le formiamo su di loro, e ci preoccupiamo della qualità di tali impressioni. Perciò quando ci troviamo in presenza degli altri gestiamo il nostro comportamento in modo da influenzare in senso positivo ciò che penseranno di noi→gestione delle impressioni altrui Ervin Goffman come Shakespeare la vita è un grade palcoscenico.
    William Swan ha inoltre sostenuto che le persone cercano di governare le impressioni altrui non solo al fine di proiettare una buona immagine di se stesse ma anche per trovare conferme all’opinione che nutrono di se. Buona o cattiva. Una strategia ad es. per controllare le impressioni altrui è l’autohandicap in cui si procurano un evidente svantaggio iniziale che prevede già in partenza una prestazione inadeguata per poter giustificare il fallimento. "



    "IDENTITÀ SOCIALE
    Parti del concetto di sé che derivano da appartenenze sociali e dalla valutazione di tali appartenenze.
    1.TH DEL CONFRONTO SOCIALE (FESTINGER,): le persone apprendono e valutano le proprie qualità personali confrontandosi con gli altri, noi conosciamo noi stessi attraverso il confronto con gli altri. Non altri generici, ma con caratteristiche simili a noi

    2. TH DELL’IDENTITÀ SOCIALE (TAJFEL E TURNER):
    • IS si costruisce attraverso tre processi funzionalmente collegati:
    1. Categorizzazione: l'individuo costruisce "categorie" funzionalmente discriminanti di appartenenza, basate su fattori di vario, tendendo a massimizzare le somiglianze tra i soggetti all'interno della categoria, massimizzando al contempo le differenze con le categorie contrapposte.
    2. Identificazione: le varie appartenenze ai diversi gruppi forniscono la base psicologica per la costruzione della propria identità sociale. L'identità sociale è in effetti costituita da una gerarchia di appartenenze multiple. È possibile distinguere tra Identità Situata (in un dato momento un'appartenenza può essere maggiormente saliente rispetto ad altre) ed Identità Transitoria (un'appartenenza categoriale momentanea, legata a particolari situazioni/momenti; ad es., chi si autopercepisce ed autocategorizza come "tifoso" solo in occasione dei Mondiali di calcio e non in altre situazioni).
    3. Confronto Sociale: l'individuo confronta continuamente il proprio ingroup con l' outgroup di riferimento, con una condotta marcatamente segnata da bias valutativi in favore del proprio ingroup. Il proprio gruppo viene implicitamente considerato "migliore" rispetto agli "altri", che vengono metodicamente svalutati o confrontati in chiave critica. "Corollario" di questo processo è che parte della propria autostima individuale può derivare anche dalla percezione di "superiorità" del proprio ingroup rispetto agli outgroups di riferimento, e questo fenomeno può quindi portare alla continua ricerca di occasioni di "confronto sociale".


    3. TH DELLA CATEGORIZZAZIONE DEL SÉ (TURNER, 1980):
    • Vuole spiegare come mai una persona arrivi a definirsi come membro di un gruppo: attraverso la CATEGORIZZAZIONE
    1) Sé come essere umano (i.umana)
    2) Sé come membro di un gruppo (i.sociale)
    3) Sé come individuo unico (i. personale)
    4)

    DAL PUNTO DI VISTA DELLA PSICO SOCIALE, QUINDI, POSSIAMO DISTINGUERE LA STRUTTURA DELL’IDENTITà, I PROCESSI E LE MOTIVAZIONI.

    1) STRUTTURA DELL’I: contenuti cognitivi, autorappresentazioni derivanti dalla categorizzazione
     Individual self
     Relation self
     Collective self

    2) PROCESSI: modalità con cui si assumono nuovi elementi o si modificano quelli esistenti
     Assimilazione
     Accomodamento
     Valutazione ( Breakwell)

    3) MOTIVAZIONI IDENTITARIE: alcuni bisogni umani sono alla base dei prcessi di scelta delle nostre componenti di identità.
     Tajfel e Turner: cerchiamo di accrescere valutazioni positive quindi autostima, altri (Baumeister) bisogno di appartenenza, (Snyder) bisogno di sentirsi unici
     6MM (Vignoles, Manzi, Regalia, 2006): modello a sei motivazioni identitarie
    1) Autostima
    2) appartenenza
    3) Bisogno di senso
    4) Continuità
    5) Distintività
    6) Efficacia"


    Buono studio..
    "Ogni viaggio inizia con il primo passo"

  3. #138
    Partecipante L'avatar di michy.m11
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    Riferimento: esame di stato Cattolica novembre 2008

    Citazione Originalmente inviato da sanghina Visualizza messaggio
    ciao a tutti, allora è ufficiale, il 28 ci sarà la seconda prova....scusate, sapete per caso gli anni scorsi a distanza di quanto tempo abbiano poi fatto la terza prova? ci hanno messi il 28 perchè per psicologo sezione B non c'era nessuno, che sfiga!!! scusate ancora, l'aula gemelli dov'è? io sono andata all'ufficio esami di stato ma non so dove sia poi l'aula gemelli...help...grazie!!!
    Vicino alla sede ufficio esami di stato c'è un bar..esattamente dall'altra parte della strada trovi l'ingresso gnomo della cattolica. Da li entri e sei in sede centrale gemelli. Poi basta che chiedi al portiere in entrata e ti dice dov'è l'aula nello specifico.
    "Ogni viaggio inizia con il primo passo"

  4. #139
    Partecipante Affezionato
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    Riferimento: esame di stato Cattolica novembre 2008

    Grazie mille!!sei stata davvero gentilissima!!!

  5. #140
    Matricola
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    Riferimento: esame di stato Cattolica novembre 2008

    Citazione Originalmente inviato da baghina4 Visualizza messaggio
    Grazie mille!!sei stata davvero gentilissima!!!
    Ragazza!complimenti per il tema sul sè!ma non vi sembra di esagerare? voglio dire abbiamo una bibliografia da seguire e credo che quella basti!cioè lo spero!!!!! o sbaglio?se dovessimo andare a cercare tutti gli approfondimenti o argomenti possibili su un tema non finiremmo più, manuali e teorie sulla psicologia sociale o dello sviluppo o di metodologia ce ne sono a bizeffe!non credete?
    poi guardando i temi usciti nelle sessioni precedenti ( in Cattolica) sono tutti abbordabilissimi con il materiale di riferimento indicato.no?mi state mandando in para!

  6. #141
    Partecipante L'avatar di michy.m11
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    Riferimento: esame di stato Cattolica novembre 2008

    Citazione Originalmente inviato da baghina4 Visualizza messaggio
    Grazie mille!!sei stata davvero gentilissima!!!
    Figurati....non c'è di che.. ;-)
    Non sono riassunti esaustivi, vanno integrati..ma almeno è già qualcosa..

    Buon proseguimento allora..

    "Ogni viaggio inizia con il primo passo"

  7. #142
    Partecipante Affezionato L'avatar di forgotten_tear
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    Riferimento: esame di stato Cattolica novembre 2008

    quaòlcuno è poi andato a ricevimento dalla gilli?

  8. #143
    Partecipante Affezionato
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    Riferimento: esame di stato Cattolica novembre 2008

    Citazione Originalmente inviato da gabry.glo Visualizza messaggio
    Ragazza!complimenti per il tema sul sè!ma non vi sembra di esagerare? voglio dire abbiamo una bibliografia da seguire e credo che quella basti!cioè lo spero!!!!! o sbaglio?se dovessimo andare a cercare tutti gli approfondimenti o argomenti possibili su un tema non finiremmo più, manuali e teorie sulla psicologia sociale o dello sviluppo o di metodologia ce ne sono a bizeffe!non credete?
    poi guardando i temi usciti nelle sessioni precedenti ( in Cattolica) sono tutti abbordabilissimi con il materiale di riferimento indicato.no?mi state mandando in para!
    ma il tema del sè è previsto dalla bibliografia..e più precisamente nel manuale di psicologia sociale!!

  9. #144
    Partecipante L'avatar di michy.m11
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    Riferimento: esame di stato Cattolica novembre 2008

    Citazione Originalmente inviato da baghina4 Visualizza messaggio
    ma il tema del sè è previsto dalla bibliografia..e più precisamente nel manuale di psicologia sociale!!
    Infatti anche a me il tema del sè sembra abbastanza importante.. soprattutto perchè è un tema trasversale e si collega con lo sviluppo affettivo e sociale, con lo sviluppo dell'identità (personale e sociale) e personalità.

    Ma voi argomenti tipo sensazione-percezione, sviluppo motorio e percettivo li prendete in considerazione? A me mettono una noia...!!

    Avreste idee su come impostare un possibile tema sul cambiamento?


    "Ogni viaggio inizia con il primo passo"

  10. #145

    Riferimento: esame di stato Cattolica novembre 2008

    Ciao a tutti!!!Dal momento che la seconda prova sarà il giorno successivo alla prima ci vediamo costretti a prepararci già anche per quella! Voi come vi state preparando?

  11. #146
    Matricola
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    Riferimento: esame di stato Cattolica novembre 2008

    Citazione Originalmente inviato da michy.m11 Visualizza messaggio
    Infatti anche a me il tema del sè sembra abbastanza importante.. soprattutto perchè è un tema trasversale e si collega con lo sviluppo affettivo e sociale, con lo sviluppo dell'identità (personale e sociale) e personalità.

    Ma voi argomenti tipo sensazione-percezione, sviluppo motorio e percettivo li prendete in considerazione? A me mettono una noia...!!

    Avreste idee su come impostare un possibile tema sul cambiamento?


    ma certo che il tema sul sè è importante, anck'io l'ho fatto, riferendomi sia a sociale che a sviluppo.Forse nn mi son spiegata!intendevo dire che, ad es, alcune nozioni o autori su quel tema io nn le ritrovate sui nostri manuali( sviluppo e sociale).quello che voglio dire è che stiamo spazziando troppo, lo dico x' ank'io all'inizio mi riferivo a manuali di ogni genere poi mi son resa conto che stavo esagerando!
    Anke tanti temi che ho trovato sul sito, si vede che si riferiscono a bibliografie diverse.
    piuttosto io direi di fare un tema in più sul gruppo famiglia, visto l'indirizzo della Cattolica.

  12. #147
    Matricola
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    Riferimento: esame di stato Cattolica novembre 2008

    Citazione Originalmente inviato da cristi83 Visualizza messaggio
    Ciao a tutti!!!Dal momento che la seconda prova sarà il giorno successivo alla prima ci vediamo costretti a prepararci già anche per quella! Voi come vi state preparando?
    beh, c'è poco da dire!io, lavorando al pomeriggio, al mattino memorizzo e ripeto i temi svolti e alla sera sto incominciando a leggere il manuale sui progetti....sono alle strette, purtroppo, ma credo che vale un pò x tutte!

  13. #148
    Partecipante Affezionato L'avatar di forgotten_tear
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    Riferimento: esame di stato Cattolica novembre 2008

    Io sto leggendo un po'di progetti e memorizzando una scaletta-base possibile di un progetto, secondo me finalizzato principalm alla prevenzione e alla riabilitazione!speriamo che nn chiedano progetti di ricerca o temi sull'analisi della domanda..cmq sn un po'in palla, nn riesco a memorizzare piu nulla!

  14. #149

    Riferimento: esame di stato Cattolica novembre 2008

    Sempre in merito ai progetti....non mi è molto chiaro che cosa si intenda per progetto di riabilitazione. Un progetto rivolto a ragazzi down per aiutarli ad acquisire competenze tali da conquistare un minimo di autonomia vi sembra essere un progetto di riabilitazione o piutosto di sostegno??? Grazie 1000!!!!

  15. #150
    Partecipante Assiduo L'avatar di sanghina
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    Riferimento: esame di stato Cattolica novembre 2008

    Citazione Originalmente inviato da gabry.glo Visualizza messaggio
    ma certo che il tema sul sè è importante, anck'io l'ho fatto, riferendomi sia a sociale che a sviluppo.Forse nn mi son spiegata!intendevo dire che, ad es, alcune nozioni o autori su quel tema io nn le ritrovate sui nostri manuali( sviluppo e sociale).quello che voglio dire è che stiamo spazziando troppo, lo dico x' ank'io all'inizio mi riferivo a manuali di ogni genere poi mi son resa conto che stavo esagerando!
    Anke tanti temi che ho trovato sul sito, si vede che si riferiscono a bibliografie diverse.
    piuttosto io direi di fare un tema in più sul gruppo famiglia, visto l'indirizzo della Cattolica.
    perchè, di che indirizzo è la cattolica?

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