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  1. #136
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: "Il senso tragico della vita": frasi da una terapia

    Citazione Originalmente inviato da neuromancer Visualizza messaggio
    intanto va meglio con la lettura. riesco ad arrivare sino in fondo. è un mio limite, ma dovresti esserne soddisfatto che ti si legge e si cerca di capire cosa dici.
    rispondo soprattutto al tuo invito, i tuoi chiarimenti sono non inutili, ma indispensabili, perchè faccio in genere fatica a leggere i tuoi discorsi.
    non solo, sono ottimi ritorni a un genere di narrativa, un certo tipo di interpretazioni e speculazioni che da tempo ho abbandonato. adesso mi diletto su altro, come avrai intuito.
    più o meno, non condivido molti tuoi tagli interpretativi, le varie analisi, le incoerenze, le ambiziose inferenze, le lacune storiche, e in generale la gracilità epistemologica.
    sono antipatico ad essere onesto, ma è tipico di chi vuol fare un discorso critico piuttosto che grossi discorsi (a cui non mi sottraggo nei passatempi, e questo forum lo sta diventando troppo purtroppo).
    in questo fu serio il discorso di popper, il criterio di demarcazione tra scienza e metafisica è sempre molto importante. la prima è aperta al dialogo la seconda un po' meno. levi strauss notava che il mito esclude il dialogo poiché non si discute con i miti del gruppo, li si trasforma credendo di ripeterli.
    a mio parere allora, forse la pratica del dialogo critico (MA non solo scientifico, anche filosofico per certi versi) ha dato una accellerazione evolutiva inaudita ai discorsi mitologici.
    le scienze della vita oggi non sono nel tavolo autoptico del dottor Tulip di Rembrandt. credimi. da Capra a Morin a Prigogine a Bocchi e Ceruti a Varela e Maturana, a Darwin e Gould, altro che corpo morto. l'epistemologia oggi è una disciplina di pensiero formidabile e rigenerante.

    comunque in effetti sarebbe meglio conversare di persona, qui rischieremmo di annoiare.
    a propostio, ultima cosa, ma credi davvero che ci sia un solo occidente? mi ha sempre colpito questa tua etichetta. io penso che l'occidente della Germania (qui secondo me stavi andando bene, Lutero grazie anche a Gutenberg ha dato ai protestanti la coscienza di sè privata nei confronti del loro dio) sia diverso dall'Inghilterra come quello dell'Italia, della costa ovest degli Usa, dalla vecchia Urss, della Siria, della Grecia, ect ect... molti occidenti, decisamente diversi e condividenti molta storia ma con tante storie.

    ciaz.
    Come vuoi tu caro neuro. Dici cose per me condivisibili. Anche perchè è facile notare in te una passione grande rispetto ai problemi che affronti: questo ti rende condivisibile e interessante. A me non interessano tanto le tue battute: interesserebbe di più uno scambio teorico che faccia del dialogo la sua arma vincente. Quindi sottoscrivo l'idea di una discussione faccia a faccia: sempre se riuscirò a non menarti!

    Ti saluto,
    Luigi

  2. #137
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: "Il senso tragico della vita": frasi da una terapia

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    Nel 1946, Jung scriveva a Walfred Lay:"Lei ha davvero centrato la questione, perfino riguardo al mio stile 'erudito'. In effetti scrivo in modo tale da spaventare i buffoni, in modo che solo le persone colte, che cercano qualcosa, possano godersi la lettura."(Lettere,II, p.32)
    Sono onorato per il malcelato accostamento a Jung!

    saluti,
    Luigi

  3. #138
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: "Il senso tragico della vita": frasi da una terapia

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Ma se qualcosa la si può spiegare in modo più semplice e con chiarezza non è meglio? Io penso che lo stile, per un filosofo o un uomo di scienza, dovrebbe essere al servizio di quel che si vuol dire e non dovrebbe essere usato per spaventare i buffoni (cosa si ha intenzione di fare? Spiegare e dire qualcosa oppure creare una casta elitaria di seguaci?).
    Insomma in fin dei conti non è certo lo stile 'erudito' che attira le persone colte, ma i contenuti interessanti e complessi, se ci sono.
    Su questo punto io mi trovo in fortissimo disaccordo e condivido le perplessità di Neuromancer.
    Non solo é meglio, ma é tipico di chi e necessario per chi, realmente, vuole comunicare e trasmettere un sapere erudito o che ritiene tale e, magari nuovo o da ribadire, rendersi facilmente comprensibile anche negli argomenti più complessi, altrimenti il sapere, rischia di restare al servizio di sé stesso o di un gioco letterario che entra - in generale - in un altro campo.
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 09-06-2009 alle ore 05.30.42
    Gaia

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  4. #139
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: "Il senso tragico della vita": frasi da una terapia

    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
    Non solo é meglio, ma é tipico di chi e necessario per chi, realmente, vuole comunicare e trasmettere un sapere erudito o che ritiene tale e, magari nuovo o da ribadire, rendersi facilmente comprensibile anche negli argomenti più complessi, altrimenti il sapere, rischia di restare al servizio di sé stesso o di un gioco letterario che entra - in generale - in un altro campo.
    Cara Rosa, io ritengo che un argomento, anche se complesso, si comprende facilmente se nei suoi confronti si nutre interesse e si condivide. Non dipende dalla forma con cui è espresso, ma dalla voglia e curiosità che si hanno di apprenderlo.
    Spesso anche tu ti sei "fatta prendere la mano", trattando quesiti molto tecnici ed eruditi che si capiva erano la tua materia e ti appassionavano, e ti assicuro che per un lettore generico non era facile seguirti!
    Buona giornata
    Ultima modifica di francesca63 : 09-06-2009 alle ore 07.56.27
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  5. #140
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    Riferimento: "Il senso tragico della vita": frasi da una terapia

    Aver tirato fuori l'argomento del "tragico" nella vita quotidiana, ci dovrebbe sollecitare, a tenere bene in mente questo aspetto dell'esistenza, che non è facilmente comprensibile in una società che allontana il tragico (in tutte le sue forme) da se stessa e dagli esseri umani che la compongono. Se viviamo in un mondo di specchi, che rimandano solamente immagini deformate (e deformanti) di noi stessi, difficilmente, potremo sentire di essere responsabili del nostro destino, qualunque possa essere il nostro fato(come sostiene Willy).
    Kafka scrive:"Il Messia verrà soltanto quando non ci sarà più bisogno di lui, arriverà solo il giorno dopo il proprio arrivo". Accettare il dolore può essere la nostra salvezza, perchè il dolore è generativo, produce immagini e pensieri("il guaio come miniera speculativa"G.Ceronetti), ci tiene vicini a noi stessi, ci aiuta a costruire la nostra identità, è un farmaco potente che può essere anche velenoso. Ma quel veleno è il rischio della vita, anche se ne faremmo volentieri a meno. Ma esplorare lo spazio che la sofferenza ci apre davanti ai nostri occhi e tentare di dargli forma, è un compito che impegna la durata della vita e può darle un senso.
    Attraversare un periodo di sofferenza, depressione, malessere , ti aiuta, dopo, a iniziare una vita nuova. Le nevi dell'anno scorso si sono ormai sciolte... Ciò che ci sembrava insopportabile , resta doloroso ma appare coerente con la sostanza stessa della vita, e contiene in sè una speranza. Ricominciare significa aver portato a termine una tappa del viaggio, aver assimilato un paesaggio, un'immagine del mondo.(Quaglino-Romano, A spasso con Jung)
    Saluti
    Ultima modifica di francesca63 : 09-06-2009 alle ore 08.00.03
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  6. #141
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    Riferimento: "Il senso tragico della vita": frasi da una terapia

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    Cara Rosa, io ritengo che un argomento, anche se complesso, si comprende facilmente se nei suoi confronti si nutre interesse e si condivide. Non dipende dalla forma con cui è espresso, ma dalla voglia e curiosità che si hanno di apprenderlo.
    Spesso anche tu ti sei "fatta prendere la mano", trattando quesiti molto tecnici ed eruditi che si capiva erano la tua materia e ti appassionavano, e ti assicuro che per un lettore generico non era facile seguirti!
    Buona giornata
    Dove ci si riferisce ad un lettore non generico ma del proprio campo ciò é evidente dall'utilizzo di un linguaggio tecnico specifico non celato; é dove o ciò si vorrebbe, ci si rivolge al pubblico generico che si entra in un problema, al di là del possibile fascino o "fascinazione" - talvolta captativa - letterario/a. D'altronde, forma e contenuti, nello scrivere e nel trascrivere - accostandoli nelle scelte - parole e tratti di testi, sono strettamente connessi e spesso, é proprio la forma che plasma il contenuto e viceversa.

    Comunque, é un discorso generale la mia era una risposta allo specifico quesito di Char_lie.

    Ciao
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 09-06-2009 alle ore 09.31.36
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  7. #142
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    Riferimento: "Il senso tragico della vita": frasi da una terapia

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Corpo (inteso come corpo fisico) e spirito (io direi coscienza) non si possono pensare come la stessa cosa, perché semplicemente non sono la stessa cosa. Cartesio parlava del corpo come ente fisico (res extensa), e come ente fisico va distinto dai pensieri e le percezioni coscienti (res cogitans) che non si possono di certo pesare, perché non hanno estensione spaziale. Sicuramente poi teoricamente possiamo mettere insieme quel che vogliamo e creare un'unità, ad esempio 1 è distinto da 2, ma possiamo parlare anche dell'insieme singolo ed unitario formato da 1 e 2 e cioé {1, 2}, ma 1 e 2 restano comunque enti distinti all'interno di questa unità.
    Cartesio non ha introdotto fratture né contrapposizioni, se due cose sono distinte mica la colpa è sua.
    Se ci chiediamo "Cosa esiste dal punto di vista fisico?", beh in questo gruppo di enti non ci possono andare a finire le percezioni coscienti di un individuo e nemmeno tutti gli enti astratti, sono tipi di cose diverse catalogate in base a certe qualità.

    Un saluto
    Un saluto a te, Char_Lie. Provo a proseguire il discorso, dato che sembra siamo in disaccordo su questo punto.

    Se per te la coscienza non appartiene al corpo fisico, no problem. E' una posizione ampiamente diffusa. Ma che ti porta in un cul de sac, alla fine.
    Se non è fisica, come può avere effetti causali sul fisico? Come può la coscienza influire sul corpo? E, se non influisce sul corpo, che ci sta a fare?

    Enti astratti? E quali sarebbero? Persino a dio abbiamo dovuto dare un corpo, per renderlo vero ai nostri occhi (e poco importa che sia fatto di vesti bianche lunghe oppure di caratteri sufici, sempre di forme si tratta).


    Citazione Originalmente inviato da neuromancer Visualizza messaggio
    mi ha colpito molto questo pezzo.
    due osservazioni:

    1) se la vedi storicamente la cosa, (specificatamente cartesio) avevano come interlocutori la scolastica (aristotele addomesticato cristianamente), e il corpo apparteneva a Dio (l'anima al chierico). quindi i loro lavori furono rivoluzionari da questo punto di vista, aprendo le porte ad una specie di umanesimo della tecnica. a partire dal metodo galileiano.

    2)c'è un quadro di rembrandt, lezioni di anatomia del dottr Tulip, in cui il corpo comincia ad essere esplorato come qualcosa di appartenente all'uomo(1632).

    3)certo che non è proprio facile pensarci in una persona (concetto di identità). in fondo la nostra coscienza è frutto delle relazioni (evolutivamente ed etologicamente parlando). da qui qualcosa di sconvolgente in natura, ci facciamo una teoria della mente dell'altro e... di noi stessi!
    il livello emergente, narrativo ci porta poi a continue spiegazioni di quanto viviamo, della nostra esperienza immediata (la vivenzia). migliaia di spiegazioni autoriflessive sequenzialmente emergono una ad una. quindi coesione, continuità, autorganizzazione, coerenza sono gli avamposti di questo livello evolutivo complesso.

    ciaz.
    Grazie, neuromancer. E' un giusto richiamo a vedere gli avvenimeni nella loro prospettiva storica. Sono d'accordo con te che l'azione di cartesio spinge una parte di noi stessi fuori dall'ideologia, e la riconsegna all'indagine ed alla scienza. Ma, penso, sarai d'accordo con me nel vedere un'eterogenesi dei fini in tutto questo.
    Perché il corpo strappato alla religione e consegnato alla scienza, alla fine diventa corpo muto, separato da se stesso, ridotto ad insieme di apparati e non più utile per percepire il mondo e agire in esso.
    Così Char-Lie ha bisogno di duplicarlo, di staccare la coscienza dai muscoli e dal sangue, dai tessuti e dai nervi, per riuscire a mantenere una parvenza di unità. A un livello astratto, ovviamente. Ma così il concreto dei corpi si perde chissà dove.

    Ora, non è tragico questo? Che per capire qualcosa di un oggetto dobbiamo farlo a pezzi? E quando è stato fatto a pezzi non riusciamo più a comprenderlo come un intero?

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  8. #143
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    Riferimento: "Il senso tragico della vita": frasi da una terapia

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    consegnato alla scienza, alla fine diventa corpo muto, separato da se stesso, ridotto ad insieme di apparati e non più utile per percepire il mondo e agire in esso.
    Ma così il concreto dei corpi si perde chissà dove.

    Ora, non è tragico questo? Che per capire qualcosa di un oggetto dobbiamo farlo a pezzi? E quando è stato fatto a pezzi non riusciamo più a comprenderlo come un intero?


    Saluti,
    Luigi

  9. #144
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    Riferimento: "Il senso tragico della vita": frasi da una terapia

    Citazione Originalmente inviato da willy61
    Un saluto a te, Char_Lie. Provo a proseguire il discorso, dato che sembra siamo in disaccordo su questo punto.

    Se per te la coscienza non appartiene al corpo fisico, no problem. E' una posizione ampiamente diffusa. Ma che ti porta in un cul de sac, alla fine.
    Se non è fisica, come può avere effetti causali sul fisico? Come può la coscienza influire sul corpo? E, se non influisce sul corpo, che ci sta a fare?
    Non c'è nessun vicolo cieco perché secondo il tuo punto di vista anche il principio di causalità poi andrebbe spiegato. Come può un evento causare un altro evento? Non c'è spiegazione, la causalità è una relazione tra eventi in cui uno precede l'altro temporalmente. Ma non c'è un'ulteriore spiegazione del perché A causa B, le cose nel nostro mondo stanno così.

    Eventi coscienti ed eventi fisici neurologici sono sincronici, nessuno dei due perciò può causare l'altro evento, bisogna solo capire in che modo sono connessi, qual è il tipo di relazione che li lega.
    Se un soggetto sente un dolore in un certo intervallo è perché il cervello assume certi stati in quell'intervallo, ma questi stati non causano il dolore, né il dolore causa questi stati. Ad esempio la legge F = m * a lega l'accelerazione di un corpo alla forza applicata ad esso in un sistema inerziale, né la forza causa l'accellerazione applicata, nè l'accellerazione causa la forza applicata, è una relazione tra due grandezze fisiche diversa da quella di causalità. Per spiegare certi fenomeni non si fa uso solo della relazione di causalità, non tutte le leggi che indicano relazioni tra enti usate in ambito scientifico rappresentano relazioni causali.

    Gli stati fisici (particelle ed altro) ed il dolore percepito da un soggetto vanno distinti o sono la stessa cosa?

    Se sono la stessa cosa vuol dire che la coscienza è riducibile al semplice studio della fisica. Cartesio credo volesse riferirsi agli enti fisici quando parlava di materia estesa. Se si sente un suono, da questa osservazione non si può certo individuare una qualche collocazione spaziale degli eventi cerebrali associati. Se la percezione di un suono coincide col movimento di certe particelle nello spazio perché non si studia direttamente la percezione del suono piuttosto che mettersi a fare certi altri tipi di esperimenti? La percezione del suono può essere al più una rappresentazione incompleta degli stati cerebrali ma non essere e coincidere con quegli stati.

    Citazione Originalmente inviato da willy61
    Enti astratti? E quali sarebbero? Persino a dio abbiamo dovuto dare un corpo
    Numeri, insiemi, funzioni, proprietà... Guarda che ce ne sono moltissimi e senza farne uso credo che non si riuscirebbe a comunicare granché. Ad esempio anche le parole e le lettere di un linguaggio scritto sono enti astratti, non hanno una collocazione fisica, anche se le loro occorrenze possono averla.

    Così Char-Lie ha bisogno di duplicarlo, di staccare la coscienza dai muscoli e dal sangue, dai tessuti e dai nervi, per riuscire a mantenere una parvenza di unità. A un livello astratto, ovviamente. Ma così il concreto dei corpi si perde chissà dove.
    Ma se tu stesso Willy la chiami "coscienza" e non direttamente "muscoli, sangue e nervi" un motivo dovrà pur esserci. La coscienza è già staccata a livello concettuale dal corpo inteso come "muscoli, sangue e nervi". Io dico solo che "muscoli, sangue e nervi" e "coscienza" non sono la stessa ed identica cosa, punto. Non sto dicendo che non c'è correlazione tra "muscoli sangue e nervi" e "coscienza".
    L'unità non la si deve raggiungere per forza assumendo che due parti distinte di un ente siano identiche, un braccio ed una gamba ad esempio fanno parte dello stesso corpo, ma non coincidono, non sono la stessa cosa. Per creare un'unità tra enti c'è bisogno di assumere che questi enti siano identici? Ossia che siano tutti la stessa cosa? Se l'unità la si può creare soltanto così dovremmo assumere che tutti gli enti siano identici perché altrimenti non potrebbero essere correlati?
    Si può introdurre concettualmente un "corpo" diverso composto sia dagli stati mentali che da quelli fisici ed io non sono contrario a questo, ma la divisione concettuale tra muscoli neuroni particelle ed altro e percezione cosciente secondo me non la si può far sparire nel nulla.

    Un saluto
    Ultima modifica di Char_Lie : 10-06-2009 alle ore 08.48.58

  10. #145
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    Riferimento: "Il senso tragico della vita": frasi da una terapia

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio


    Grazie, neuromancer. E' un giusto richiamo a vedere gli avvenimeni nella loro prospettiva storica. Sono d'accordo con te che l'azione di cartesio spinge una parte di noi stessi fuori dall'ideologia, e la riconsegna all'indagine ed alla scienza. Ma, penso, sarai d'accordo con me nel vedere un'eterogenesi dei fini in tutto questo.
    Perché il corpo strappato alla religione e consegnato alla scienza, alla fine diventa corpo muto, separato da se stesso, ridotto ad insieme di apparati e non più utile per percepire il mondo e agire in esso.
    Così Char-Lie ha bisogno di duplicarlo, di staccare la coscienza dai muscoli e dal sangue, dai tessuti e dai nervi, per riuscire a mantenere una parvenza di unità. A un livello astratto, ovviamente. Ma così il concreto dei corpi si perde chissà dove.

    Ora, non è tragico questo? Che per capire qualcosa di un oggetto dobbiamo farlo a pezzi? E quando è stato fatto a pezzi non riusciamo più a comprenderlo come un intero?

    Buona vita

    Guglielmo
    è uno strano percorso che fanno scienziati e religiosi nel dopo medioevo. a partire da galileo, tra religione e scienza vi è una insolita risonanza, e non a caso puoi ritrovare sia importanti clerici a far ricerca nel laboratorio sia nuovi scienziati profondamente religiosi (vedi copernico o klepero).

    metafora di tutto ciò può essere l'orologio come costruzione che l'artigiano medioevale lascia in eredità a tutti quei matti liberi inibiti pensatori. come l'orologio nella sua perfetta costruzione rappresenta una razionalità esterna che allude platonicamente alla perfetta razionalità di dio, così lo sceneggiatura ideale del metodo sperimentale galileiano si sovrappone idealmente a questo tenativo di ricerca dell'armonia matematica, dio orologiaio, razionale, cotruttore di un mondo stupido, robotico.

    mah! come dire: la grande macchina dell'universo è improvvisamnete manipolata da entrambe le parti per le proprie ragioni escatologiche/ontologiche (non a caso la matematica assume per galileo una consistenza ontologica), qui in italia.

    a garanzia delle cose evidenti e del legame tra oggetti del pensiero e cose eviddenti cartesio porra l'idea di dio.

    la cosa poi interressante tuttavia è che man mano i due conterranei perdono tale risonanza, la scienza evolverà verso una trionfale dialogo sperimentale con la natura, al punto che la fisica dinamica di newton (1686) fonderà un mito scientifico che perdurerà per due trecento anni. (oggi non è affatto minoritario insieme ad euclide)

    l'ironia della sorte vuole che questa scienza stessa a fine ottocento genererà gli stessi inmprevedibili sviluppi che la seppelliranno. la materia sarà oltrepassata dalla relatività e dalla meccanica quantistica, dal principio di indeterminazione e via dicendo. è un'altra storia. riallacciandomi alle tue opportune e appropriate considerazioni.

    quella scienza trionfante, newtoniana, con le sue leggi applicabbili a ttuto l'uunverso, con il suo potente metodo ideale riuscirà a rendere inopportuna l'ipotesi di dio (laplace a napoleone). le sue leggi saranno semplici, appplicabili nel passato come nel futuro, permetteranno di prevedere tutto in tutto lo spazio. grazie a questa prepotente ascesa la borghesia mercantile protestante e anglicana potrà avere uno strumento in più per affermare i propri desideri ed esigenze. (pessima sintesi, scusatemi)

    scusami questo lungo excursus. credo ch eluigi si stia prendendo il malox a vedermi filosofeggiare. ma è avvincente come la storia sia capace di riraccontarsi, fatta come è dagli uomini. hai c'entrato in pieno che il corpo sia stato consegnato ad una epistemologia laplaciana tremenda, ma non muore a mio parere. la scienza in se stessa essendo aperta alla prova, alla verifica, alla comunicabilità, non può permettersi di far morire il corpo. e non a caso come ben affermi ci sarà la rivoluzione tra ottocento e novecento epistemologica (i primi ovviamente sono i fisici e i letterati, freud, dostoeskij, indipendentemente e i primi più in gamba).

    sai, per capire qualcosa dobbiamo farlo a pezzi, probabilmente negli intendimenti di charlie.... ci sarà qualcuno che potrà rimmettere insieme tali pezzi. in entrambi i casi siamo su posizioni fin troppo pericolosamente estreme. che non possono non accadere quando manca la moderazione, suppongo. la verità, ricondotta ad una dimensione più umana, sta sempre in mezzo.

    ciaz.

  11. #146
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    Riferimento: "Il senso tragico della vita": frasi da una terapia

    Citazione Originalmente inviato da neuromancer Visualizza messaggio
    credo ch eluigi si stia prendendo il malox a vedermi filosofeggiare

    Non ci crederai ma ci hai quasi azzeccato! Non proprio il Malox ma, a causa di reflusso, una bella bustina Geffer!

    A parte le mie condizioni gastriche, un interessante intervento...

    Saluti,
    Luigi

  12. #147
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    Riferimento: "Il senso tragico della vita": frasi da una terapia

    Citazione Originalmente inviato da neuromancer
    sai, per capire qualcosa dobbiamo farlo a pezzi, probabilmente negli intendimenti di charlie.... ci sarà qualcuno che potrà rimmettere insieme tali pezzi.
    Beh, io volevo dire solo che i pezzi distinti vanno distinti e che l'unità di coscienza e corpo fisico non la si può raggiungere assumendo che corpo fisico e coscienza siano la stessa ed identica cosa. Se un oggetto gode di una proprietà di cui non gode un altro oggetto non possono essere identici, tutto qui, e se certe proprietà non sono proprio applicabili ad un altro oggetto a maggior ragione questo è distinto dal primo. La percezione in quanto percezione, ad esempio, non ha una vera e propria collocazione spaziale come i corpi fisici, non ha un volume, una massa ed altre proprietà che i corpi fisici possiedono. Corpo fisico e percezioni coscienti (pensieri ed altro) sono correlati (ad esempio vengono compiuti diversi esperimenti per capire in che modo la visione umana è correlata a certi apparati cerebrali ed all'occhio), chi lo nega, ma non vedo come si possa arrivare ad affermare che siano la stessa cosa. Oltretutto è più semplice mettere in dubbio l'esistenza dei corpi fisici piuttosto che quella di quel che si prova, ed anche a questo livello si crea un'altra differenza che difficilmente può essere ignorata. Sentire il nostro corpo garantisce l'esistenza solo del nostro "sentire il nostro corpo" ma non l'esistenza del corpo stesso (si confonde una forma di rappresentazione con l'oggetto rappresentato). Ad esempio se un soggetto sente di avere una mano che tocca qualcosa, questo fatto assicura l'esistenza della sua mano dal punto di vista fisico?
    Viceversa, supponendo che i corpi fisici esistono, possiamo arrivare a sapere facilmente che altri esseri viventi hanno un corpo fisico, ma come facciamo a sapere se sono dotati di coscienza? Ossia se hanno un punto di vista, sentono qualcosa in modo simile a quel che sentiamo noi e non sono invece più simili ad una pietra o non so a certe macchine che svolgono certi compiti in modo intelligente (ma con buone probabilità non possiedono alcun punto di vista)?
    Si può assumere al massimo che la rappresentazione fisica del corpo e rappresentazione interna siano due rappresentazioni incomplete di uno stesso oggetto, che però poi andrebbe comunque distinto dalle due rappresentazioni, così però invece di avere due enti (coscienza corporea, corpo fisico), ne abbiamo addirittura tre... Due rappresentazioni (coscienza corporea, rappresentazione fisica del corpo) ed un ente completamente sconosciuto che le unifica (il corpo vero e proprio), però anche questa strada può portare a certe incongruenze.
    C'è proprio un errore logico secondo me, se si riesce a far fronte a queste obiezioni io poi magari cambio idea.

    Un saluto a tutti
    Ultima modifica di Char_Lie : 12-06-2009 alle ore 12.21.28

  13. #148
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: "Il senso tragico della vita": frasi da una terapia

    Ho sentito una frase di Buddha che esprime l'esatto contrario del tema di questo 3d.
    E' un inno alla vita, un inno alla speranza di potere prima o poi trovare la luce e dunque un rifiuto alla rassegnazione: " Una caverna rimasta buia per 2000 anni, se si accende anche un fiammifero, si illumina".E allora perchè accettare l' inevitabile tragicità della vita e restare inerti e distaccati dinanzi al dolore, e invece non mollare mai, sperare sempre di potersi evolvere, risolvere i propri problemi, raggiungere le mete agognate?
    Ciao
    Ultima modifica di francesca63 : 21-06-2009 alle ore 00.56.25
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  14. #149
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    Riferimento: "Il senso tragico della vita": frasi da una terapia

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    Ho sentito una frase di Buddha che esprime l'esatto contrario del tema di questo 3d.
    E' un inno alla vita, un inno alla speranza di potere prima o poi trovare la luce e dunque un rifiuto alla rassegnazione: " Una caverna rimasta buia per 2000 anni, se si accende anche un fiammifero, si illumina".E allora perchè accettare l' inevitabile tragicità della vita e restare inerti e distaccati dinanzi al dolore, e invece non mollare mai, sperare sempre di potersi evolvere, risolvere i propri problemi, raggiungere le mete agognate?
    Ciao
    Perchè finchè non si saranno fatti i conti con la morte tutti i vaneggiamenti, finanche orientaleggianti, saranno stati vani. Lo scacco essenziale in occidente è rappresentato dalla morte e dalle sue controfigure: trovo sempre di cattivo gusto l'occidentale che, per scarso spirito di iniziativa teoretica, crede di trovare ad est il senso della sua mortalità. Penso sia pressochè impossibile capire (e sentire...) l'Oriente...ci fu un periodo che Jaspers definì ''assiale'' in cui Oriente e Occidente, fuori dal tempo storico, erano accomunati da un unico dramma divino e cosmologico: poi l'Occidente ruppe il sodalizio simbolico e si incamminò verso la via della ragione che uccise tutti gli dei e ne creò uno solo. Il cristianesimo e il conseguente messianismo scientifico sono le nostre radici e sarebbe ora sgraziato credere di ricostituire il simbolo cosmico sulla base della implosione del senso che ci contraddistingue...cosicchè volgersi all'Oriente non serve a scongiurare la nostra povertà. L'Oriente rimane lì...in tutta la sua perfezione. E le nostre scimmiottature non fanno che sottolineare la resistenza dell'Occidente ad accettare il proprio destino che, espresso dalla stessa etimologia (occasum), riposa nel suo essere appunto ''terra della sera'', ''tramonto''. Solo dopo il tramonto il ''sol levante'' acquisterà la purezza che gli è propria.

    Saluti,
    Luigi

  15. #150
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    Riferimento: "Il senso tragico della vita": frasi da una terapia

    Citazione Originalmente inviato da luigi '84
    Perchè finchè non si saranno fatti i conti con la morte tutti i vaneggiamenti, finanche orientaleggianti, saranno stati vani. Lo scacco essenziale in occidente è rappresentato dalla morte e dalle sue controfigure: trovo sempre di cattivo gusto l'occidentale che, per scarso spirito di iniziativa teoretica, crede di trovare ad est il senso della sua mortalità.
    Ma qual è il senso che tu dai alla morte luigi? Visto che abbiamo scarso spirito di iniziativa teoretica, Illuminaci tu...

    Un saluto

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