ti informo comunque che la diagnosi psichiatrica è
descrittiva, cioè si basa sui comportamenti senza inferire nulla sulle cause proprio perché i comportamenti sono visibili ed osservabili, quindi "oggettivi", mentre gli stati interiori no.
Per la questione diagnosi: faccio un ultimo tentativo dopodiché getto la spugna e ci rinuncio

PER LEGGE il medico fa diagnosi, lo psicologo fa diagnosi.
Evidentemente fanno diagnosi diverse: il
medico diagnostica una certa malattia o patologia organica utilizzando strumenti adeguati alla diagnosi che deve fare (la radiografia, l'esame del sangue, ecc...ora non li so nello specifico).
Lo
psicologo diagnostica una psicopatologia facendo riferimento a manuali diagnostici (tipo il DSM o l'ICD-10) utilizzando strumenti adeguati alla diagnosi che deve fare: test, colloqui (non a caso definiti psicodiagnostici), interviste strutturate o semistrutturate, ecc...
Si sta ovviamente parlando di diagnosi nel senso specifico del termine. Nel senso che
per legge queste figure fanno diagnosi incasellando il paziente in una certa categoria e "etichettandolo" cun termine preso da un manuale diagnostico.
Ripeto: possiamo discutere finché vogliamo sull'utilità o l'appropriatezza di fare diagnosi in ambito psichico, sul fatto che la diagnosi deve essere "diagnosi funzionale", sul fatto che lo psicologo deve vedere le potenzialità piuttosto che l'etichetta, ecc....ma di diagnosi si tratta
qui nn capisco il nesso tra la diagnosi e i farmaci, ma probabilmente è un ragionamento troppo privato e contorto dunque non so se chiederti spiegazioni o no 
per curare una psicopatologia non servono i farmaci, se un paziente è (ad esempio) depresso bisogna intervenire sulle interpretazioni cognitive distorte ( la cosiddetta "triade cognitiva di Beck") che stanno alla base della depressione. Lo si fa con la psicoterapia. I farmaci non servono per "curare" la depressione, ma al limite per alleviaree contenere i sintomi nella fase acuta