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  1. #151
    Partecipante Affezionato
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    17-11-2011
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    Riferimento: Eds MIlano novembre 2013

    Citazione Originalmente inviato da maddarina Visualizza messaggio
    il caso di comunità solitamente è una ricerca azione in un contesto sociale assomiglia al progetto ma in più ha l'analisi del contesto e della domanda ecc... i casi sono 4: clinico adulto, comunità sociale, evolutivo bambino e organizzazione lavoro
    Grazie!
    Quindi è solo legato a sociale, non potrebbe capitarmi una cosa del genere per adulto o sviluppo?
    Ormai provo a immaginarle tutte...

  2. #152
    Partecipante Affezionato
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    17-11-2011
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    Riferimento: Eds MIlano novembre 2013

    Citazione Originalmente inviato da anturium_rosa Visualizza messaggio
    A proposito di caso clinico evolutivo, a volte chiedono di indicare la cornice teorica di riferimento dei test che si ipotizza di usare per l'assessment...ho dei dubbi in merito.
    Se parlo di:
    WISC-R
    Scala Vineland per il comportamento adattivo
    Prove gruppo MT di Padova
    Batteria di valutazione per la dislessia e disortografia
    ABCA per discalculia
    TMA
    SCOD
    SDAG
    test campanelle
    SCOD

    Sono test di cornice cognitivo comportamentale?

    E invece i test come il Child Bahaviour Checklist, TRI (test relazioni interpersonali), FRT (Family relations test), TAD (test ansia e depressione), SVSD (scala valutazione degli stati depressivi) di che cornice sono?

    Aiuto!!!! Panico!!!! Ma perche poi devono complicarci la vita con queste domande????
    Neuropsicologica?

  3. #153

    Riferimento: Eds MIlano novembre 2013

    Citazione Originalmente inviato da maddarina Visualizza messaggio
    il caso di comunità solitamente è una ricerca azione in un contesto sociale assomiglia al progetto ma in più ha l'analisi del contesto e della domanda ecc... i casi sono 4: clinico adulto, comunità sociale, evolutivo bambino e organizzazione lavoro
    Scusate l'ignoranza, ma i casi sono quattro e ognuno puó scegliere quale svolgere?

    Grazie!!!!

  4. #154

    Riferimento: Eds MIlano novembre 2013

    Si esatto.

  5. #155
    Partecipante Affezionato
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    17-11-2011
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    Riferimento: Eds MIlano novembre 2013

    A giugno il caso di adulto era questo (copiato dal thread di giugno):
    A., 39 anni, giunge ad una consulenza psicologica presso un consultorio familiare dietro invio del medico di base. E’ accompagnata dal marito. Sposata, madre di una bambina di 7 anni, appare curata e ben vestita, ma ha il volto segnato e sofferente.
    Durante il colloquio parla con eloquio lento, ma chiaro. Casalinga, qualche anno fa aveva un lavoro, ma poi l’ha lasciato per la paura di guidare per un breve tratto di strada. Racconta di provare insicurezza, mancanza di energia, malessere generale, abbassamento dell'autostima, insoddisfazione. La sintomatologia è apparsa circa due anni dopo la nascita della figlia, ed è stata trattata con antidepressivi con risultati alterni. Il ritiro dal lavoro ha portato ad un maggiore isolamento e a dipendenza economica.
    Riporta che quando pensa di uscire di casa da sola le vengono vampate, tremori, senso di soffocamento, paura di svenire, se viene accompagnata invece va meglio.
    Il marito riferisce di essere provato per la situazione tanto da ammettere di aver pensato ad un allontanamento e che fatica a gestire il lavoro (non ricordo i dettagli).
    La signora A. risponde che lei ha cominciato a sentirsi così a seguito del suo allontanamento emotivo e delle sue continue critiche. A causa dei suoi (del marito) comportamenti ha sviluppato la necessità continua di avere una figura di riferimento. Della bambina si occupa prevalentemente la nonna paterna che organizza gli accompagnamenti a scuola e i suoi ritorni a casa.
    In passato ha sofferto di bulimia (verso i 22-25 anni circa) ma il problema si è risolto.
    Indicare il possibile inquadramento diagnostico, gli approfondimenti a sostegno di questi, gli strumenti psicodiagnostici utili per la valutazione e l’approccio teorico di un possibile trattamento.

  6. #156
    Partecipante Affezionato
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    Riferimento: Eds MIlano novembre 2013

    Il caso di sviluppo di giugno 2013 (sempre copiato dal forum di giugno) diceva che a 10 gg di distanza da un intervento di 2 volontari del soccorso in una scuola elementare (che si trova vicino ad una regione in cui non ricordo quanto tempo prima c'era stato un terremoto con vittime tra cui bambini) i bambini hanno iniziato a mostrare segni di irrequietezza, disturbi del sonno, ansie riguardanti anche il tema della morte.. Anche le insegnanti hanno cominciato a chiedersi quanto la scuola sia sicura in caso di sisma.. Nell'intervento dei due volontari sono stati presentati filmati e spiegato cos'è un terremoto e i danni che può provocare sottolineando l'importanza di partecipare diligentemente alle prove di evacuazione.. Quindi la consegna chiedeva di fare un'analisi dei bisogni, vedere quali altre info si sarebbero dovute raccogliere e cercare di stendere un piano di intervento che rispondesse almeno in parte ai bisogni rilevati.

  7. #157
    Partecipante Affezionato
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    Riferimento: Eds MIlano novembre 2013

    Degli altri casi non ho trovato traccia.

  8. #158
    Partecipante Affezionato
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    Riferimento: Eds MIlano novembre 2013

    Scusate ma la terza prova sarà il 13 dicembre alle 80 sempre in aula Gemelli?
    Speravo lo scrivessero sul sito per conferma, dato che l'hanno solo detto velocemente.

  9. #159

    Riferimento: Eds MIlano novembre 2013

    Citazione Originalmente inviato da *Sophia* Visualizza messaggio
    Scusate ma la terza prova sarà il 13 dicembre alle 80 sempre in aula Gemelli?

    Speravo lo scrivessero sul sito per conferma, dato che l'hanno solo detto velocemente.
    Penso verrà scritto tutto una volta che pubblicheranno gli esiti

  10. #160

    Riferimento: Eds MIlano novembre 2013

    Il caso di giugno è agorofobia senza disturbo di panico e possibile disturbo distimico da indagare...

  11. #161
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    Riferimento: Eds MIlano novembre 2013

    Citazione Originalmente inviato da maddarina Visualizza messaggio
    Il caso di giugno è agorofobia senza disturbo di panico e possibile disturbo distimico da indagare...
    anche secondo me

    La signora A. risponde che lei ha cominciato a sentirsi così a seguito del suo allontanamento emotivo e delle sue continue critiche. A causa dei suoi (del marito) comportamenti ha sviluppato la necessità continua di avere una figura di riferimento. Della bambina si occupa prevalentemente la nonna paterna che organizza gli accompagnamenti a scuola e i suoi ritorni a casa.
    Questa parte, in aggiunta alla bulimia, lascia secondo me ipotizzare anche una qualche patologia del carattere (borderline, paranoico), sono sicuramente da indagare attraverso il colloquio, test (blaky o rorschach oppure MMPI) e l'osservazione della coppia, se questa distanza emotiva e queste critiche sono vissute unicamente dalla donna oppure hanno un qualche fondamento di realtà. Nel gabbard viene affermato infatti come il 50% dei disturbi d'ansia spesso nasconde una patologia del carattere, la bulimia solitamente è su una struttura borderline.

    Io avevo pensato a questa aggiunta, mi chiedevo, ma la prova pratica si fa così? Rischio di essere bocciato se argomento una posizione anche su base teorica (in questo caso relazione disturbi d'ansia, paranoia, e bulimia con borderline?)

    Ps: voi come scegliete tra blacky rorschach ed mmpi?

    Vi lascio qualche altro caso

    Soggetto maschile di 40 anni, impiegato, si presenta racontando che da alcuni anni non riesce più a dormire bene, si agita per ogni piccolo stress e perfino gli eventi positivi, come la nascita di una figlia, lo mettono in ansia.
    L’anamnesi rivela che il paziente, figlio unico, ha goduto di uno stato di “assoluto benessere” fino alla morte dei genitori, scomparsi a distanza di un anno l’uno dall’altro, prima il padre per una malattia cardiaca (all’età di 57 anni) e poi la madre per un cancro (all’età di 52 anni).
    La sua compagna, che ha sposato da poco, l’ha aiutato moltissimo in questo periodo e spesso ha pensato che senza di lei non ce l’avrebbe fatta.
    Si è deciso a chiedere aiuto solo ora perché ha notato qualcosa di nuovo: gli capita da qualche mese di sentire come una strana paura che gli possa capitare qualcosa di brutto come una grave malattia fisica o di perdere il controllo e impazzire.
    Finora ha utilizzato su consiglio del suo medico dei tranquillanti minori che hanno alleviato la sua ansia, ma si chiede se non si debba fare qualcos’altro soprattutto per rassicurarsi che non avvenga ciò che teme di più: che i suoi problemi incrinino il rapporto che ha con la sua compagna e che non corra il rischio di trasmettere la sua ansia e le sue paure alla figlioletta.
    Il/La candidato/a illustra gli strumenti diagnostici che impiegherebbe e i percorsi di valutazione che intraprenderebbe per formulare un progetto terapeutico adeguato al caso.

    Il caso era quello di una coppia che ha fatto una consultazione presso uno psicologo del consultorio. Lui ha 51 anni, primogenito, figlio di padre schizofrenico, si è occupato a lungo dei due fratelli e della madre.
    Lei, 41 anni, non presenta sintomi significativi nè sul piano clinico nè psicologico. Si è spostata a lungo con la famiglia di origine e ha potuto realizzare il suo desiderio di stabilizzarsi in Italia solo con il matrimonio. Inizialmente vedeva nella differenza di età col marito un senso di protezione, che è svanito con l'inizio della convivenza e si è trasformato nel contrario, perché sono emerse delle "manie" di lui che sino a quel momento le aveva tenuto nascoste.
    Lei lo tratta con severità e critica a riguardo. Le "manie" di lui consistono nella pulizia della casa e coinvolge in ciò anche la moglie e il figlio di sei anni, per cui tutto ciò che viene dall'esterno va pulito accuratamente, bisogna togliere le scarpe prima di entrare in casa, inoltre nessuno può più andare a trovarli da tempo (tranne i genitori di lui).
    La moglie spiega di essere arrivata al limite della sopportazione (ha pensato anche alla separazione), temendo anche per la serenità del figlio che da qualche tempo manifesta comportamento aggressivo e, inoltre, ha presentato aperta ostilità nei cofronti del padre. Il signore minimizza e banalizza quanto da lei riportato, ma si dice aperto all'intervento, pèer salvaguardare il proprio matrimonio.
    A livello del rapporto di coppia, non hanno più rapporto sessuali da tempo (lei si rifiuta), tanto che in un'occasione lui ha anche tentato di forzarla.
    Il neurologo che lo ha visto ha parlato di ossessioni e ha suggerito una terapia farmacologica (non indispensabile), tuttavia il signore ha rifiutato.

    R. è un uomo di 40 anni, consulente bancario. Al primo colloquio si presenta con una giacca di velluto marrone, una polo al collo alto, dei pantaloni jeans e un giornale sotto il braccio. La sua postura appare leggermente rigida e compassata, il suo sguardo inizialmente evitante è diretto alla ricerca dello sguardo dello psicologo, come se vi volesse trovare qualcosa. Dice d'essere stato consigliato da un suo amico, il quale gli avrebbe indicato un percorso terapeutico per "capire meglio se stesso". E in particolare, racconta d'essere stato spinto dall'ultimo episodio accaduto nella sua vita. Da circa un mese è stato lasciato dalla sua compagna poiché secondo quanto dettogli da lei "non si sentiva amata". R. rivela di non capire la motivazione di lei poiché racconta "d'essersi comportato sempre bene" con lei e aggiunge commentando che è sicuro che lei non troverà nessuno che la sappia amare come lui. Mostrandosi a parole contrariato ma emotivamente distaccato non sembra provare il dolore della separazione. Durante il colloquio non emergono sentimenti di gelosia al pensiero che lei possa instaurare una relazione con un altro uomo, mentre mostra solo il rimpianto per l'impossibilità di realizzare la coppia ideale in grado di condividere gli stessi interessi, ecc. R. esprime preoccupazione perché "ormai alla sua età" non potrà più realizzare tale progetto. Emerge anche che quest'ultimo rapporto come i precedenti è stato di breve durata (non più d'un anno). Si descrive come persona "complicata" difficile da comprendere, dice: "Poche persone sono in grado di capirmi". Anche in ambito lavorativo si lamenta che i colleghi non apprezzino le sue capacità. Dalle sue parole sembra emergere un senso di invidia per chi ha ruoli di potere superiore al suo: "Non è giusto che certi personaggi facciano carriera alle mie spalle" R. afferma di non aver paura di niente e di nessuno e con un dissertazione intellettualistica mette in rilievo l'inutilità della paura per l'uomo. Poi dopo una riflessione di alcuni secondi aggiunge che forse ha paura di diventare un fallito o meglio dice: "Mi vergognerei di me stesso se diventassi un fallito". A questo proposito, ricorda della vergogna provata di fronte alla classe quando la maestra lo rimproverò davanti a tutti per non aver svolto bene i compiti.
    Nel descrivere la madre la definisce come una "donna isterica" mentre il padre lo definisce come un "uomo freddo e distaccato" Alla conclusione del colloquio, nel concordare il prossimo appuntamento, R. insiste d'avere solo uno spazio dalle 14 alle 15 prima della palestra e, nell'impossibilità dello psicologo di aderire alla sua richiesta, rimane contrariato.

  12. #162
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    Riferimento: Eds MIlano novembre 2013

    Provo a risponderti io:
    Il Blacky per i bambini.
    Per gli adulti il Rorschach se si vuole somministrare uno strumento proiettivo, altrimenti l'MMPI 2, secondo i gusti (io personalmente né l'uno né l'altro, né il TAT)
    In ambito giuridico l'MMPI 2 è più facilmente difendibile dei proiettivi...

    Nel caso specifico, visto che bisogna proprio perché lo dicono loro , sceglierei il TAT, mi sembra più facile farlo accettare al paz e all'idea di usare le siglature del Rorschach mi vengono i brufoli verdi!!!
    Ultima modifica di patavina : 05-12-2013 alle ore 09.03.33

  13. #163
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    Riferimento: Eds MIlano novembre 2013

    Anche io ti direi Blacky per bambini. E' un proiettivo che si basa sulla teoria pulsionale.
    Per gli adulti il Rorschach secondo il sistema comprensivo di Exner che è condiviso da tutti, come proiettivo, e l' MMPI-2 come self-report secondo me li puoi usare come il prezzemolo.
    Poi se vuoi fare una diagnosi dei disturbi dell'asse I del dsm usi la scid I e per i disturbi di personalità dell'asse II usi la scid II.

  14. #164
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    Riferimento: Eds MIlano novembre 2013

    Grazie per le risposte, la scid I e II le avevo rimosse
    Sul blacky però in diversi testi è suggerita la somministrazione anche agli adulti, specialmente per quei soggetti (tipo disturbo d'ansia) che potrebbero trovarsi in difficoltà nel rorshach.

    Io intanto ho fatto questo tema

    Aprile - Maggio 1996

    Padova. Caso n.4: psicologia clinica
    Rita, anni 20, coniugata da sei mesi, operaia, maturità scientifica. È stata inviata allo psicologo del Centro d'Igiene Mentale dal medico di base - che l'aveva sottoposta in precedenza agli esami medici necessari per escludere qualsiasi patologia organica che giustificasse la sua situazione sintomatologica.
    La paziente si presenta come una ragazza carina, alla moda. È insofferente per aver dovuto aspettare fuori dallo studio qualche tempo; il contatto con i pazienti psichiatrici l'ha molto disturbata. Durante il colloquio riferisce che da sei anni vomita almeno due volte al giorno, dopo grandi abbuffate, quando nessuno la vede. La paziente è alta m. 1,58 e pesa Kg 48. Il motivo per cui si rivolge ora, dopo il matrimonio, allo specialista, è la paura che il suo sintomo possa essere scoperto dal marito o dai suoceri. La famiglia di origine della paziente si è disgregata: i due genitori i sono separati da qualche anno, dopo una relazione caratterizzata da continui e violenti conflitti; il fratello maggiore, affetto da insufficienza mentale media, obeso, vive con la nonna materna: il fratellastro minore (figlio di una relazione extraconiugale del padre) vive con i nonni paterni.
    La paziente esprime preoccupazione per la propria madre, che descrive come depressa e affetta da idee di persecuzione.
    Alla fine del colloquio lo psicologo decide di somministrare alla paziente il test di Rorschach da cui emerge:
    pensiero di tipo concreto, di buon livello;
    segni di depressione, con scarsa capacità di contatto con le proprie emozioni profonde;
    propensione di tipo decisamente extratensivo;
    forte adeguamento al pensiero di gruppo;
    segni di aggressività;
    difficile relazione con la figura materna.
    Utilizzando i dati del colloquio e del Rorshach il candidato illustri distintamente e brevemente ciascuno dei seguenti punti:
    esprima una prima ipotesi diagnostica, indicando quali dati gliela suggeriscono ed esplicitando il quadro di riferimento teorico;
    indichi se utilizzerebbe altri strumenti psicodiagnostici, illustrando quali e perché;
    indichi se sarebbe necessario raccogliere altri dati anamnestici per mettere meglio a punto l'ipotesi diagnostica;
    faccia una ipotesi sulle relazioni tra il sintomo presentato e il quadro di personalità e/o il contesto relazionale della paziente;
    espliciti quali indicazioni darebbe alla paziente alla fine della fase valutativa.

    Voi come lo impostereste? Ma due paginette bastano?
    e soprattutto... i voti quando escono????

  15. #165
    Partecipante Affezionato
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    Riferimento: Eds MIlano novembre 2013

    Tieni conto che dobbiamo solo ipotizzare l'uso di un test piuttosto che l'altro, quindi io starei sui classici usati in maniera condivisa senza andare a cercare cose strane.
    Poi, se sai giustificare quello che dici dillo pure, sennò piuttosto io starei sul banale.

    Per i voti hanno detto entro il 10. Aspettiamo...

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