• Opsonline.it
  • Facebook
  • twitter
  • youtube
  • linkedin
Pagina 11 di 17 PrimoPrimo ... 910111213 ... UltimoUltimo
Visualizzazione risultati 151 fino 165 di 250

Discussione: terapia personale

  1. #151
    io mordo
    Ospite non registrato

    Re: Re: Re: Re: Re: sull' illusione della psicoanalisi

    Originariamente postato da wrubens
    Rubens
    Non credo siamo molto distanti in realtà.
    Non intendo affermare che l' uomo non è capace di introspezione, intendo casomai che l' introspezione è mutevole e trovare un nesso fisso di causa-effetto, secondo la teoria biologico-Newtoniana psicoanalitica è una mera astrazione...un' operazione di sintesi rispetto ciò che non è sintetizzabile...
    Che la 'realtà interna' sia mutevole è sostenuto da una montagna di studi sistemici e dalla constatazione che l' effetto terapeutico si ottiene quando il soggetto è in grado di raccontarsi diversamente...
    Che è la " teoria biologico-Newtoniana psicoanalitica"?
    Chi nega che la realtà interna sia mutevole?
    ma che vuol dire scusa? che adesso sei Wrubens e tra 2 minuti sei Pinco Pallino? non mi sembra una posizione molto pragmatica... converrai con me che esistono pure delle dinamiche personali legate alla propria storia piuttosto stabili... io seguo la strada della costruzione, io il legame con quella cosa che si chiama realtà (qualunque cosa essa sia) vorrei cercare di costruirlo, ampliarlo e tutelarlo... se tu invece preferisci frantumarlo per vedere cosa c'è dietro dovresti prendere atto del fatto che non sei Dio, se tu vuoi cogliere il frutto proibito dall'albero della conoscenza, per usare una metafora interessante (visto che la teoria è stata equiparata ad una religione), è inutile che continuiamo a discuterne... io non faccio il missionario, sono ancora studente
    se per te la teoria di Mattioli non è da prendere in considerazione perchè è solo un'arco di circuito e come tale non ha valore e vuoi invece conoscere da subito la spirale degli eventi nella sua totalità... buona fortuna caro!



    Originariamente postato da wrubens
    Rubens
    Vedi, dare un senso di causa-effetto è estremamente riduttivo per una mente. Una terapia, secondo me, dovrebbe porsi l' obbiettivo di rendere la mente più 'morbida', 'duttile', comprensiva.
    Un legame causa-effetto al contrario costringe la mente entro binari costruiti e si tende così alla rigidità.
    Lo scopo di una terapia, secondo me, è ampliare quell' arco di circuito (Bateson). Non darsi una spiegazione ma integrare la propria percezione con una serie di possibilità. Potersi raccontare in più modi...potersi giudicare in modi differenti...un' acquisizione di una sorta di role playing..

    Ma che fai? mi spieghi la causalità circolare?
    che vuoi che ti dica? grazie maestro Wrubens!
    nei fatti non è che ad un certo punto della vita ci si possa permettere di non riflettere più, si deve crescere... chi lo ha negato? si deve continuare ad allargare l'arco di circuito conosciuto... concordo... da dove iniziamo? da un pezzo che conosciamo già o dal nulla per arrivare frettolosamente, direttamente e magicamente al tutto?
    ...se tu pensi che i modi in cui ti puoi raccontare e giudicare sono infiniti è come dire che nessun giudizio o racconto ha un valore per te, che differenza fa? tanto se ne capisci uno ce ne sarà sempre un'altro in agguato alle tua spalle
    Vuoi conoscere tutti i modi in cui ti puoi descrivere? allora non ti raccontare e non ti giudicare che fai prima e ottieni lo stesso risultato.


    ...meno male che non sei stato tu a dire che i miei discorsi sono evanescenti...



    Originariamente postato da wrubens
    Rubens
    E' molto riduttivo pensare che una terapia che agisca su un sintomo si ponga l' obbiettivo esclusivo dell' eliminazione del sintomo...un sistema quando cambia non può fare a meno di ristrutturarsi integralmente....assimilazione ed accomodamento (Piaget).

    Sono daccordo... infatti servirebbe un'altro sintomo al sistema... oppure si genera un'area psicotica che non produce più un sintomo... sistema ristrutturato... bene o male?
    ...del tipo che io continuo ad approcciare le ragazze predatoriamente mosso da un desiderio di rivalsa senza accusare sintomi, provo sentimenti paradossali come questo senza che il mio cervello mi segnali che non riesce a gestirlo...
    ...come dire che ora, finalmente, posso andare in macchina contromano perchè tanto non mi fa più paura...
    Ultima modifica di io mordo : 24-12-2005 alle ore 16.44.05

  2. #152
    Partecipante
    Data registrazione
    30-09-2005
    Messaggi
    32
    Personalmente non ho ben capito quali sarebbero queste mie esigenze di realtà trucide.
    Comunque sia la mia impressione, che potrebbe anche essere errata, è che vi sia una svalutazione delle tecniche cognitive.
    Qualche anno fa partecipai ad un seminario, dove la simpatica relatrice in un'ora e mezzo parlò quasi esclusivamente del "comportamentista" in toni sprezzanti e con con livore a dir poco sospetto.
    Di recente ho lavorato alla tesi di laurea prossima alla discussione. Questa è impostata prevalentemente in una prospettiva etologica con riferimento anche ad autori di scuola psicodinamica. Purtroppo mi è stato "consigliato" di eliminare tutti i riferimenti ad autori di scuola cognitivista (Beck, Young, Liotti, Semerari ecc), molto interessanti e preziosi, ma che evidentemente al mio relatore davano fastidio.
    Le psicoterapie di origine cognitivo-comportamentale, mi sembra stiano dando un buon contributo all'immagine della psicoterapia in generale.
    Negli Stati Uniti coloro che vengono condannati per reati connessi alla pedofilia(personalmente ho studiato molto questo ambito, non so se questo avvenga anche per altri reati), possono scegliere di sottoporsi a trattamenti specialistici, e l'abbinamento di trattamenti farmacologici con terapia cognitiva ha portato a risultati molto soddisfacenti, tempo addietro una rispettabile rivista di cultura generale in Italia, riportava uno studio secondo cui in base ad una ricerca dell'american psichiatric association, la terapia cognitivo-comportamentale ad uno studio di follow-up risultava più efficace di non so quale antidepressivo molto usato.
    Questi risultati giovano a tutta la psicoterapia e alla sua immagine, che diciamolo onestamente è piuttosto carente.
    Non ricordo su quale libro studiato l'ho letto, ma un famoso psicoanalista affermò in quella, che le persone che si rivolgono ad un terapeuta non psicoanalista è perchè sono persone superficiali e conformiste.
    A parte che se uno psicologo (ma il discorso vale anche per il contadino, l'ingegniere, il commerciante ecc), avesse davvero interesse per la persona, gli importerebbe poco che tipo di terapia svolge, o se prende pillole, fa acquagim o yoga, ma solo che questa percepisca una situazione di benessere e soddisfazione, questi ragionamenti, molto diffusi, somigliamo più ad un fondamentalismo ideologico, che mi sembra sia alla base di quelle ridicole diatribe tra scuole di pensiero che pervadono la psicologia.
    Buon Natale.

  3. #153
    io mordo
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da TheGathering
    Io in 4 anni di terapia credo di aver raccontato sì e no 2-3 sogni..
    Forse perchè non ho una vita onirica particolarmente ricca o forse xkè, una volta nello studio dello psic, mi viene da parlare di altro...di cose + concrete..
    Cosa ne pensate della teoria neuropsicologica secondo cui i sogni non sono nient'altro che l'effetto delle scariche casuali del ponte durante le fasi REM?
    ...del ponte di brooklyn?



    Originariamente postato da TheGathering
    (non so xkè ma immagino già le risposte )

    ...sarà perchè era una domanda retorica???




    Originariamente postato da TheGathering
    Nella mia esperienza mi pare di capire, che sogno di più (o ricordo di +) quando vivo delle situazioni particolarmente toccanti o emotivamente cariche, tipo quando sono stata lasciata dall'ultimo ragazzo e la botta è stata pesante...

    Le situazioni dolorose appunto... situazioni fortemente dolorose stimolano risposte istintive per poter essere tollerate... quindi la rabbia, il sogno ne segnala la pericolosità perchè il cervello non riesce a gestire sentimenti paradossali che cioè sono dolorosi e piacevoli allo stesso tempo... in pratica nella rabbia il dolore diventa piacevole per poter essere tollerato... il sogno tenta di interfacciare il trucido con un segnale di pericolo per poterlo gestire.



    Originariamente postato da TheGathering
    Nella vita di tutti i giorni, quando tutto si svolge nella consuetudine, i sogni appaiono raramente e non vengono presi in consideraione, perchè la vita diurna offre già molti stimoli di riflessione...
    Che dite voi?

    Io ricordo non molto spesso i miei sogni ma so che li faccio... penso che per te sia la stessa cosa...
    se rifletti parecchio durante la giornata va bene ma non è che non hai più bisogno di sognare...
    Nella demenza non si sogna, lo psicotico sogna pochissimo...

    Originariamente postato da TheGathering
    Tanti auguri di Buon Natale a tutti i futuri psicologi e a quelli che psicologi sono già!
    Auguri a tutti anche da parte mia!!

  4. #154
    Daidaidaidai
    Ospite non registrato
    Hai il mio completo supporto mikele80. E' da molto che penso che alla psicologia manchi una reale veste scientifica e sia invece più che abbondante un atteggiamento di fondemantalismo ideologico (soprattutto in ambito clinico) per cui non posso che sottoscrivere quello che dici.
    Se ti va vieni a fare una visita alla stanza Neuropsicoanalisi nella sezione di neuroscienze... sono sicuro che la conversazione ti stimolerebbe più che qua... !

    Fabrizio

  5. #155
    io mordo
    Ospite non registrato
    Tanto per la cronaca: Mattioli è neurologo-ricercatore e le sue teorie nascono da decenni di studi sperimentali

  6. #156
    Giurato di Miss & Mister OPs L'avatar di Parsifal
    Data registrazione
    04-03-2002
    Residenza
    Nel buio vicino alle porte di Tannoiser
    Messaggi
    2,719
    Originariamente postato da io mordo
    Hai abbastanza ragione... (a parte l'evanescente discorso sull'evanescenza che dipenderà sicuramente da un'esame di realtà alterato in vista di esigenze trucide... visto anche che tutte le risposte alle domande di Mikele sono contenute chiaramente nel mio precedente post... così mi sembra almeno...)
    io, i miei sogni con il mio psicologo (che vedo da circa 8-9 mesi) li utilizzo per comunicare con la mia parte istintiva, per riconoscerla e cercando di capire quindi da dove originano i miei sintomi come l'ansia, la depressione...
    Della mia esperienza con lui (che usa un'approccio basato principalmente sulle teorie di Mattioli appunto) posso dire che diverse volte ho sentito l'esigenza di prendere in considerazione una terapia come quella cognitivo-comportamentale ad esempio, una terapia incentrata quindi sull'eliminazione del sintomo ...ho avuto modo poi di riflettere quindi su come questa mia esigenza, dettata dalla mia bassa tolleranza per la frustrazione, coincida con delle modalità istintive che mi appartengono...
    credo che non dovrei lasciarmi prendere da questa mia tendenza a intraprendere sempre la strada più breve e più facile... credo che la necessità di eliminare i miei sintomi rapidamente per poter continuare ad usufruire delle mie dinamiche istintive non sia la soluzione...
    Credo che i miei sintomi siano la parte sana della mia personalità e che mi siano utili in quanto mi bloccano e mi spingono a riflettere sulle mie modalità istintive che sono appunto il problema vero... non è facile, sto sforzandomi di riflettere sistematicamente sull'origine del sintomo ogni qualvolta si ripresenta...
    La mia impressione di evanescenza non era riferita in particolare ai tuoi post,ma in generale al tipo di discussione che c'era.Non davo un giudizio di valore su ciò che veniva detto,ma esprimevo l'impressione che il discorso si mantenesse su concetti generali,mentre a me interessava soprattutto capire come la teoria venisse applicata al caso singolo.In questo post mi hai risposto.Non sono invece d'accordo con la visione che tu hai dello scopo della terapia cognitiva,ma questo è un tema diverso

  7. #157
    Giurato di Miss & Mister OPs L'avatar di Parsifal
    Data registrazione
    04-03-2002
    Residenza
    Nel buio vicino alle porte di Tannoiser
    Messaggi
    2,719
    Originariamente postato da mikele80

    Comunque sia la mia impressione, che potrebbe anche essere errata, è che vi sia una svalutazione delle tecniche cognitive.
    Qualche anno fa partecipai ad un seminario, dove la simpatica relatrice in un'ora e mezzo parlò quasi esclusivamente del "comportamentista" in toni sprezzanti e con con livore a dir poco sospetto.
    Di recente ho lavorato alla tesi di laurea prossima alla discussione. Questa è impostata prevalentemente in una prospettiva etologica con riferimento anche ad autori di scuola psicodinamica. Purtroppo mi è stato "consigliato" di eliminare tutti i riferimenti ad autori di scuola cognitivista (Beck, Young, Liotti, Semerari ecc), molto interessanti e preziosi, ma che evidentemente al mio relatore davano fastidio.
    Le psicoterapie di origine cognitivo-comportamentale, mi sembra stiano dando un buon contributo all'immagine della psicoterapia in generale.
    Credo che più che di una svalutazione della terapia cognitiva ci sia una totale mancanza di conoscenza del cognitivismo e dei suoi scopi da parte delle altre scuole.Questa mancanza di conoscenza è presente anche a livelli alti,come dimostra la scelta del professore di cui accenni di assimilare tra loro autori completamente diversi,come Beck,Liotti e Semerari.Questa assimilazione,cosa ancora più assurda,finisce a volte per comprendere anche il comportamentismo.
    Ho l'impressione che questa mancanza di conoscenza riguardi anche gli autori più classici del cognitivismo,come Beck.
    Altro pensiero frutto di mancanza di conoscenza è quello che definisce l'eliminazione del sintomo come l'unico scopo,o come il principale,della terapia cognitiva.Anche in questo caso non si distingue,per mancanza di conoscenza,tra tecniche comportamentali,cognitive standard e interventi sulla metacognizione (come nel caso di Semerari) ,sui costrutti,o sugli schemi di attaccamento.
    La maggior parte delle persone ha una vaga idea di qualche tecnica comportamentale per gli attacchi di panico e ignora il 99% degli sviluppi del cognitivismo degli ultimi decenni;questo avviene non solo tra che studia all'università,ma anche tra coloro che insegnano.
    Credo che il motivo sia questo.Il successo della terapia cognitiva e di quella cognitivo-comportamentale ha messo gli altri in una posizione piuttosto ostile,che ha portato da un lato a non studiarle e dall'altro a svilupparne un'idea lontana dalla realtà e ridicolmente semplificata.
    Tale semplificazione e mancanza di conoscenza,unita alla percezione della diffusione e del successo di queste forme di terapia alimenta l'ostilità e quindi la semplificazione ecc..
    Questo per il cognitivismo,però,non è e non sarà un problema,perchè l'imporsi di una tecnica terapeutica dipende dalle evidenze sulla sua efficacia.
    Ultima modifica di Parsifal : 24-12-2005 alle ore 18.00.01

  8. #158
    Partecipante
    Data registrazione
    30-09-2005
    Messaggi
    32
    Grazie per il "supporto".
    Mi preme però fare una piccola precisazione. Come tutte le persone che studiano, o hanno studiato, psicologia clinica, nutro un forte interesse per la personalità umana, che per antonomasia poco si presta ad uno studio scientifico(almeno nel senso delle cosi dette "scienze dure").
    Io non ho bisogno delle certezze scientifiche però credo che sia necessaria una certa obiettività,obiettività che non appianerà mai le dispute tra le diverse scuole di pensiero, (divergenze che dovrebbero essere un punto di forza della psicologia) ma potrebbe portare ad un confronto più onesto e prolifico.

  9. #159
    io mordo
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da mikele80
    Personalmente non ho ben capito quali sarebbero queste mie esigenze di realtà trucide.
    Credo che tu abbia capito cosa intendevo e infatti adesso sei bello calmo così da poter dialogare normalmente


    Originariamente postato da mikele80
    Comunque sia la mia impressione, che potrebbe anche essere errata, è che vi sia una svalutazione delle tecniche cognitive.
    Le psicoterapie di origine cognitivo-comportamentale, mi sembra stiano dando un buon contributo all'immagine della psicoterapia in generale.

    Questo è vero, non conosco la terapia cognitivo-comportamentale, posso dirti che in generale mi affascina nonostante tutto, soprattutto la parte cognitiva e se al momento dovessi scegliere che scuola di psicoterapia intraprendere sceglierei quella ad indirizzo integrato (dinamica e cognitivo-comportamentale)... è solo che alla luce di quanto ho imparato grazie a Mattioli ritengo che certi aspetti siano trascurati e alcuni metodi, di conseguenza, come ho già spiegato, sbagliati...
    ...una delle tecniche che mi incuriosisce particolarmente è quella della prescrizione del sintomo e se Parsifal avesse voglia di accennare la parte teorica che ne spiega il funzionamento gliene sarei grato.
    Il successo che riscuote comunque questa terapia agli occhi del profano non lo ritengo rilevante da nessun punto di vista... infatti il paziente tende a volersi liberare del sintomo per poter continuare ad andare con la macchina contromano e appena vede una soluzione a questo problema gli viene la bava alla bocca, come succedeva al cane di Pavlov... e allora forse il paziente dovrebbe capire che il problema è il desiderio di voler andare tutto eccitato contromano e che i sintomi andrebbero anche ascoltati... anziché volersene sbarazzare magicamente...



    Originariamente postato da mikele80
    Negli Stati Uniti coloro che vengono condannati per reati connessi alla pedofilia(personalmente ho studiato molto questo ambito, non so se questo avvenga anche per altri reati), possono scegliere di sottoporsi a trattamenti specialistici, e l'abbinamento di trattamenti farmacologici con terapia cognitiva ha portato a risultati molto soddisfacenti, tempo addietro una rispettabile rivista di cultura generale in Italia, riportava uno studio secondo cui in base ad una ricerca dell'american psichiatric association, la terapia cognitivo-comportamentale ad uno studio di follow-up risultava più efficace di non so quale antidepressivo molto usato.

    Solito discorso, ok, il sintomo non c'è più (anche ammesso che altre aree della vita del paziente non siano peggiorate) ma le sue parti psicotiche sono rimaste le stesse...



    Originariamente postato da mikele80
    Questi risultati giovano a tutta la psicoterapia e alla sua immagine, che diciamolo onestamente è piuttosto carente.
    Non ricordo su quale libro studiato l'ho letto, ma un famoso psicoanalista affermò in quella, che le persone che si rivolgono ad un terapeuta non psicoanalista è perchè sono persone superficiali e conformiste.


    Nella maggior parte dei casi è vero... come sopra: sbarazzarsi del sintomo per poter continuare a fruire del piacere istintivo... non si tratta ovviamente di un giudizio moralistico... di un'ideologia... dire che la psicosi è una modalità alterata dell'esistenza non è un giudizio, è un dato di fatto... ergo, sbarazzarsi del sintomo per poter fruire delle parti psicotiche non è il massimo a cui si può o si dovrebbe aspirare...




    Originariamente postato da mikele80
    A parte che se uno psicologo (ma il discorso vale anche per il contadino, l'ingegniere, il commerciante ecc), avesse davvero interesse per la persona, gli importerebbe poco che tipo di terapia svolge, o se prende pillole, fa acquagim o yoga, ma solo che questa percepisca una situazione di benessere e soddisfazione, questi ragionamenti, molto diffusi, somigliamo più ad un fondamentalismo ideologico, che mi sembra sia alla base di quelle ridicole diatribe tra scuole di pensiero che pervadono la psicologia.
    Buon Natale.


    il problema, come ormai avrai capito, è che le persone confondono facilmente il benessere o la soddisfazione con la psicosi... perciò, invece, ha molta importanza come il soggetto si cura.

  10. #160
    Giurato di Miss & Mister OPs L'avatar di Parsifal
    Data registrazione
    04-03-2002
    Residenza
    Nel buio vicino alle porte di Tannoiser
    Messaggi
    2,719
    Rispondo a Io Mordo.
    La prescrizione del sintomo non è una tecnica cognitiva,ma strategica: non la conosco bene.
    Come ho già detto è un'idea errata quella per la quale l'eliminazione del sintomo sia il solo o il principale scopo della terapia cognitiva.Idea errata che viene di solito portata avanti da scuole di pensiero che non conoscono la terapia cognitiva: mi interesserebbe sapere in base a che cosa si possa affermare che il cognitivismo si occupi solo di sintomi.Finora ne ho sentito parlare solo in termini di affermazioni non supportate da nessun dato concreto;il motivo di questa mancanza di dati concreti è che questa è un'idea sbagliata.
    Riguardo alle parti psicotiche della personalità c'è un problema:non conosco la teoria di Mattioli;per questo motivo non so cosa intenda col termine "psicotiche".Può essere utile definire questo termine e soprattutto definire l'utilità e il senso di questo termine per la terapia.

  11. #161
    Giurato di Miss & Mister OPs L'avatar di Parsifal
    Data registrazione
    04-03-2002
    Residenza
    Nel buio vicino alle porte di Tannoiser
    Messaggi
    2,719
    Originariamente postato da mikele80
    Grazie per il "supporto".
    Mi preme però fare una piccola precisazione. Come tutte le persone che studiano, o hanno studiato, psicologia clinica, nutro un forte interesse per la personalità umana, che per antonomasia poco si presta ad uno studio scientifico(almeno nel senso delle cosi dette "scienze dure").
    Io non ho bisogno delle certezze scientifiche però credo che sia necessaria una certa obiettività,obiettività che non appianerà mai le dispute tra le diverse scuole di pensiero, (divergenze che dovrebbero essere un punto di forza della psicologia) ma potrebbe portare ad un confronto più onesto e prolifico.
    Sono d'accordo;per questo motivo penso che il grado di credibilità di una terapia dipenda dal metodo che usa per fare le affermazioni che fa a livello teorico.Il successo del cognitivismo dipende,oltre che dai risultati concreti,dalla scelta di un metodo considerato più credibile di quello utilizzato da altre correnti.
    Ultima modifica di Parsifal : 25-12-2005 alle ore 05.50.33

  12. #162
    Daidaidaidai
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da mikele80
    Grazie per il "supporto".
    Mi preme però fare una piccola precisazione. Come tutte le persone che studiano, o hanno studiato, psicologia clinica, nutro un forte interesse per la personalità umana, che per antonomasia poco si presta ad uno studio scientifico(almeno nel senso delle cosi dette "scienze dure").
    Io non ho bisogno delle certezze scientifiche però credo che sia necessaria una certa obiettività,obiettività che non appianerà mai le dispute tra le diverse scuole di pensiero, (divergenze che dovrebbero essere un punto di forza della psicologia) ma potrebbe portare ad un confronto più onesto e prolifico.
    Ciao Mikele,
    penso che probabilmente ti riferisci al mio post; rispondo alla tua precisazione a proposito della psicologia della personalità che è probabilmente uno dei settori più affascinanti (quanto controversi) della psicologia. Anche se la personalità nelle sue moltelpici rappresentazioni teoriche è una disciplina sostanzialmente umanistica non penso che questo impedisca di fare uno studio scientifico della personalità (nel senso 'duro' del termine ----> per ulteriori precisazioni ti rimando sempre al post sulla Neuropsicoanalisi dove abbiamo parlato io, koranor e ikaro di epistemologia della psicoanalisi e della scienza in rapporto alla psicologia). In fatti dal momento in cui, a prescindere dalla 'blandezza' con cui possiamo definire un'entità di per sè dinamica e complessa, la personalità esiste e in quanto esistente in senso oggettivo può essere studiata e misurata in modo scientifico in modo non dissimile da come fanno i fisici per gli atomi. La peculiarità della psicologia è quella di poter produrre evidenze scientifiche che possano affiancarsi a metodi qualitativi e idiografici che costituiscono un patrimonio concettuale e metodologico per la comprensione della personalità e non solo al quale, personalmente, non rinuncerei per nulla al mondo! Questo non impedisce però un procedimento scientifico di falsificazione delle ipotesi che può produrre nel tempo un'evoluzione conoscitiva del tutto simile a quella che fisici o astronomi hanno ottenuto nelle loro discipline. Sono più che altro gli psicologi a pensare che la loro disciplina non sia scientifica mentre in gran parte lo è! E nel senso 'duro' del termine...
    Lo stesso dicasi per la mole di evidenze scientifiche che sono state raccolte circa la psicoterapia. Io credo che partigianerie a parte (inevitabili e in un certo senso necessarie) bisognerebbe pensare a fornire un aiuto terapeutico che sia veramente efficace e il metodo scientifico è decisamente più un alleato che un avversario come molti, soprattutto di formazione analitica, ritengono fermamente.

    A presto,

    Fabrizio

  13. #163
    io mordo
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Parsifal
    Rispondo a Io Mordo.
    La prescrizione del sintomo non è una tecnica cognitiva,ma strategica: non la conosco bene.
    Come ho già detto è un'idea errata quella per la quale l'eliminazione del sintomo sia il solo o il principale scopo della terapia cognitiva.Idea errata che viene di solito portata avanti da scuole di pensiero che non conoscono la terapia cognitiva: mi interesserebbe sapere in base a che cosa si possa affermare che il cognitivismo si occupi solo di sintomi.Finora ne ho sentito parlare solo in termini di affermazioni non supportate da nessun dato concreto;il motivo di questa mancanza di dati concreti è che questa è un'idea sbagliata.
    Riguardo alle parti psicotiche della personalità c'è un problema:non conosco la teoria di Mattioli;per questo motivo non so cosa intenda col termine "psicotiche".Può essere utile definire questo termine e soprattutto definire l'utilità e il senso di questo termine per la terapia.

    Ciao, buon natale!
    Brevemente, le parti psicotiche consistono nel piacere istintivo o paradossale... il trucido, la rabbia, sentimenti di sfida, rivalsa, vendetta...
    Classificando le emozioni in 2 sole categorie (piacevoli e dolorose) la compresenza di entrambe genera il sentimento paradossale della rabbia, la parte psicotica appunto.
    Il neonato sa fruire solo del piacere istintivo per tollerare il dolore, la frustrazione, uno stato di precarietà insomma... quindi sa semplicemente attivare i centri del piacere per tollerare il dolore (posizione schizo-paranoide, riflesso di moro, 0-4 mesi)...
    Successivamente impara (chi meglio, chi peggio) a fruire del piacere affettivo (superamento della fase depressiva... giusto per trovare un parallelismo con la teoria Kleiniana... )e cioè il legame con la figura genitoriale, il legame è consolatorio ed è ciò che consente al neonato di costruire un legame con la realtà (capacità simbolica, oggetto transizionale, oggetto totale (Klein) )...
    In pratica la consolazione desatura i centri del dolore per poi attivare quelli del piacere... diverso è nel caso del piacere istintivo in cui invece i centri del dolore rimangono saturi e viene comunque reclutato l'antagonista (centri del piacere) per tollerare momentaneamente la frustrazione... per intenderci il bambino che sbatte la testa nel tavolo e poi comincia ad arrabbiarcisi prendendolo a calci...
    Il cervello non sa gestire questi sentimenti perchè elabora le informazioni in base a questo codice binario delle emozioni... quando compare un elemento caratterizzato dal piacere paradossale, dove cioè sono attivate entrambe le emozioni il troco cerebrale (mi dispiace ma la parte neurofisiologica non la so spiegare al momento) genera il sintomo che serve proprio a interfacciare questo elemento psicotico con il dolore, con un segnale di pericolo, che è poi il sintomo stesso.
    Per quanto riguarda il sogno: nel sonno il cervello fa l'inventario degli eventi della giornata e li cataloga in base al contenuto emotivo piacevole o doloroso... gli eventi trucidi vengono inseriti nel sogno (che rappresenta il sintomo per eccellenza) per poterli interfacciare anche qua con un segnale di pericolo e se ciò accade al risveglio si deve provare una sensazione di benessere attribuibile proprio al lavoro del sogno che è stato compreso... il trucido è stato riconosciuto come doloroso e nella veglia verrà scartato automaticamente di conseguenza.

    Più o meno questo è il succo...

  14. #164
    Partecipante
    Data registrazione
    30-09-2005
    Messaggi
    32
    Non so gli altri ma io ho sempre studiato il concetto di psicosi in maniera diversa da questa, che mi rimanda un po all'obsoleto concetto di infantile=malattia.
    E comunque ancora non ho capito cosa sarebbero queste esigenze di realtà trucide(forse perchè questo concetto non l'ho mai incontrato prima).

  15. #165
    io mordo
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da mikele80
    Non so gli altri ma io ho sempre studiato il concetto di psicosi in maniera diversa da questa, che mi rimanda un po all'obsoleto concetto di infantile=malattia.
    E comunque ancora non ho capito cosa sarebbero queste esigenze di realtà trucide(forse perchè questo concetto non l'ho mai incontrato prima).
    Hai fatto ancora confusione...
    Il concetto di psicosi io lo conosco bene, fidati... questo è un modo di spiegare la psicosi, da un punto di vista neurofisiologico... che è il concetto di infantile=malattia? stai parlando di regressione? cos'è obsoleto? io ho parlato del neonato per spiegare l'evoluzione delle forme di piacere possibili... insomma... cerca di essere meno superficiale e sforzati di capirmi, non per non capirmi...
    Io non ho mai detto "esigenze di realtà trucide"... ho detto che avevi alterato l'esame di realtà per poter provare piacere istintivo (rabbia, litigio) come del resto ti stai sforzando di fare anche adesso...

Pagina 11 di 17 PrimoPrimo ... 910111213 ... UltimoUltimo

Privacy Policy