scoutina, prova a leggere gli studi riportati dal link che Mia ha postato e ti renderai conto come gli stessi studi dicano il contrario.
e poi, nessuno qui parla, con i DICO (e quando mai si arriverò, coi PACS) di adozione per i gay.
scoutina, prova a leggere gli studi riportati dal link che Mia ha postato e ti renderai conto come gli stessi studi dicano il contrario.
e poi, nessuno qui parla, con i DICO (e quando mai si arriverò, coi PACS) di adozione per i gay.
Não sei o motivo pra ir
só sei que não posso ficar
não sei o que vem a seguir
mas quero procurar.
(Mafalda Veiga)
Il mio blog
io invece credo che sia un argomento strettamente connessoOriginariamente postato da LuisaMiao
scoutina, prova a leggere gli studi riportati dal link che Mia ha postato e ti renderai conto come gli stessi studi dicano il contrario.
e poi, nessuno qui parla, con i DICO (e quando mai si arriverò, coi PACS) di adozione per i gay.io ho solo esposto la mia idea e ho cercato di argomentarla
“È la cattiveria il collante che tiene insieme gli uomini. Chi non ne ha abbastanza si distacca”(Schopenhauer)
Non sono acida,sono diversamente ironica
Il cervello non e' un nemico..........usalo ogni tanto
un conto è dire che è connesso, un altro è dire che è quello di cui si parla oggi in Italia. qui e ora, nessuno di quelli che sostengono i PACS sta chiedendo questo. quindi usare l'argomento dell'adozione per i gay è solamente propaganda basata sulla paura della gente su argomenti che non conosce e che non si riesce a far passare. se nemmeno qui, tra di noi, si riesce a far leggere quello che dicono gli studi ed ad andare oltre la credenza del senso comune, sarà davvero dura un giorno (moolto lontano) fare questo discorso su vasta scala.
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Originariamente postato da scoutina87
io invece credo che sia un argomento strettamente connessoio ho solo esposto la mia idea e ho cercato di argomentarla
anch'io credo sia connesso![]()
penso anche che le ricerche in corso non siano, al momento, in grado cmq di affermare matematicamente il contrario....si ok, tenerle in considerazione, ma non ne facciamo adesso una sorta di "bibbia"....
(non mi riferisco solo al tuo link Mia wallace, parlo piu' in generale...)
hai di certo ragione a dire che non sono la Bibbia, ma non si può mettere sullo stesso piano una meta-analisi di studi fatti in mezzo mondo e il senso comune. Se si vuole ribattere alle ricerche, lo si fa riportando altre ricerche che dicano il contrario. Lo si chiede da pagine, ma nessuno è ancora stato in grado di farlo...
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Premesso che sono favorevole ai PACS e che non mi pronuncio per le adozioni perchè mi sento, su questo argomento, troppo coinvolta per motivi personali che mi impedirebbero di vedere le cose con lucidità vorrei solo dire due cose.
Poco tempo fa sul forum ho scritto che mi sarei voluta sposare, in chiesa, ma eliminando una serie di "cose" a mio parere inutili: musica, fiori, bomboniere, abito bianco,...
Mi è stato risposto "Ma allora perchè ti sposi in chiesa?"
I PACS non dovrebbero essere l'alternativa economica al matrimonio: i matrimoni non diminuiranno per i PACS perchè se uno si vuole sposare lo fa, punto e basta.
E non venga a dire che non lo può fare per i soldi: se ragiona in questo modo, se reputa più importante far vedere un abito bianco da 2000 euro ai parenti che ratificare davanti alla società (matrimonio civile) o a Dio (religioso) il suo legame.... significa che forse non è ancora pronto per un passo importante come il matrimonio.
Con la maturità (e per un matrimonio vi assicuro che ci vuole) di solito si riesce a mettere le cose in prospettiva...
Se uno non vuole o, nella maggior parte dei casi, non può sposarsi è giusto che venga comunque tutelato.
Questa è la mia posizione, ma mi rendo conto che è mia e fondata sulla base dei miei valori e delle mie esperienze, probabilmente una persona diversa da me ne avrà un'altra, che avrà tanta validità quanto la mia.
Non possiamo pretendere che tutti siano d'accordo con noi: è bello confrontarsi, ma quando si deve approvare una legge non si cerca l'unanimità, basta la maggioranza.
Quando la maggioranza delle persone la penserà in questo modo (e forse ora ci siamo vicini, spero), la legge verrà approvata e dovrà essere accettata anche da chi non è d'accordo, pur continuando a mantenere le proprie posizioni.
Sulle adozioni vorrei dire una sola cosa.
Qualche anno fa ho visto un documentario sulle adozioni a coppie omosessuali.
Era stato girato in AMerica: si intervistava la figlia di una coppia lesbica di New York, molto ricca (attico in centro, frequentazioni con artisti, intellettuali, ecc) e inserita in una grande città.
La ragazza raccontava che non aveva mai avuto problemi di discriminazione a scuola o altrove, le sue amiche conoscevano la sua situazione ma non era mai stato un problema.
Lei aveva un ragazzo e gli aveva fatto conoscere le sue due madri: si sentiva soddisfatta, felice e serena.
Seconda intervista: la figlia di un'altra coppia lesbica, in un paesino di uno stato tipo Virginia, Arkansa o giù di lì: insomma l'America bianca e tradizionale.
Raccontava che si era già ritirata da due scuole perchè i suoi compagni le tiravano sassi o la discriminavano in ogni modo.
Nessuno voleva esserle amico, avevano tentato un paio di volte di dare fuoco alla casa, le avevano scritto frasi insultanti sul garage e così via.
La ragazza era ovviamente molto meno felice, serena e soddisfatta della prima: aveva anche tentato il suicidio.
Dipende dall'essere figlia di una coppia omosessuale o dall'ambiente intorno che non era pronto e le ha reso la vita un inferno?
Dopo questo documentario c'era un simpatico cortometraggio: un uomo si presentava in un centro adozioni, americano.
Gli proponevano alcuni bambini piccolini, biondi e carini, tipo catalogo, dicendo che era così bello che qualcuno volesse dare una famiglia a questi poveri bambini, ce n'erano così tanti abbandonati e così pochi aspiranti genitori...
Intanto gli facevano qualche domanda sulla sua vita privata.
Ad un certo punto lui diceva che era gay e conviveva con un uomo: gli operatori del centro si guardavano in faccia e cominciavano a dire che c'erano pochi bambini, l'attesa poteva essere molto lunga,... mettevano via il catalogo e poi dicevano che forse una possibilità comunque c'era...
era un bambino di 12 anni, con alcuni forti handicap: questo era tutto ciò che potevano dargli.
I bambini belli, biondi e piccolini erano per coppie "normali" o per single.
Vimae
appunto, da questa tua testimonianza emerge come rappresenti un'utopia poter eliminare i pregiudizi dalla mente dalla gente...
quindi, siccome a farne le spese sarebbero sempre e SOLO i bambini che inevitabilmente vivrebbero discriminati e con la sensazione di esser "diversi", penso sia giusto e naturale farsi qualche scrupolo in piu' parlando di adozioni da parte di coppie omo, scrupolo finalizzato ( almeno parlo per me) solo ed esclusivamente alla tutela di questi innocenti.
i pregiudizi si combattono con la conoscenza e con il contatto con realtà diverse. non è impossibile, ma è certamente complicato. bisogna lavorare tutti insieme per riuscirci.
in qualche decennio siamo riusciti a far accettare che anche noi donne abbiamo diritto a un'istruzione tale e quale a quella degli uomini, solo per fare un esempio, si può far passare altri messaggi.
certo, è molto più facile dire che sono "gli altri" che non capiscono, non son pronti, discriminano,isolano,...
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Non so se sia un'utopia o no eliminare i pregiudizi dalla mente della gente.
So che io non concordo con questi pregiudizi e che una società civile dovrebbe però impegnarsi per eliminarli, non per lasciarli lì dove sono perchè tanto ormai ci sono.
Chissà che riconoscere diritti che per noi sono scontati anche a persone che fanno scelte diverse da quelle che faremmo noi, non contribuisca ad eliminarli o perlomeno attenuarli.
Se il problema è una società che non fa sentire integrati questi bambini, forse non dovremmo vedere come negativo che si faccia qualcosa per cambiare tale società...
Comunque un bambino adottato si sente discriminato e diverso a prescindere se sia adottato da una coppia etero o omosessuale...
avete mai provato a fare un giro sui forum per genitori adottivi?
Ci sono ancora persone che gli chiedono "ma un giorno il bambino poi torna dalla vera madre?" oppure parlano di ereditarietà genetica dei tratti devianti dei genitori biologici...
ma questo forse va un pò OT.
Vimae
io ho solo espresso la mia opinione perche' penso e non ci prendiamo in giro che queste coppie vorranno giustamente anche adottare un bambino prima o poi perche' e' una cosa ovvia e comunque ripeto che questo e' un argomento strettamente correlatoOriginariamente postato da LuisaMiao
un conto è dire che è connesso, un altro è dire che è quello di cui si parla oggi in Italia. qui e ora, nessuno di quelli che sostengono i PACS sta chiedendo questo. quindi usare l'argomento dell'adozione per i gay è solamente propaganda basata sulla paura della gente su argomenti che non conosce e che non si riesce a far passare. se nemmeno qui, tra di noi, si riesce a far leggere quello che dicono gli studi ed ad andare oltre la credenza del senso comune, sarà davvero dura un giorno (moolto lontano) fare questo discorso su vasta scala.
Ultima modifica di scoutina87 : 11-02-2007 alle ore 16.01.39
“È la cattiveria il collante che tiene insieme gli uomini. Chi non ne ha abbastanza si distacca”(Schopenhauer)
Non sono acida,sono diversamente ironica
Il cervello non e' un nemico..........usalo ogni tanto
Vi prego di non spostare la discussione sull'adozione.
Certo è un capitolo che si potrà collegare (in futuro? nell'immediato presente?mai?) a questo argomento, ma spostando il discorso si perde di vista l'argomento che stiamo trattando.
Se volete entrare in questo discorso aprite un altro thread.
Qui si parla della nuova legislazione DICO e di tutto quello che comporta, non che comporterà.
"Guardatemi, signori...sono un uomo di sessant'anni e ho il corpo di un ragazzino.Ce l'ho in frigo."
This is a blog
This is not a link.
visto che sembra che in molti non abbiano letto o sentito bene i 14 articoli sui DICO, eccoli dal sito de IL Corriere.it così forse sarà più facile confrontarci
ARTICOLO 1 (Ambito e modalità di applicazione)
1. Due persone maggiorenni e capaci, anche dello stesso sesso, unite da reciproci vincoli affettivi, che convivono stabilmente e si prestano assistenza e solidarietà materiale e morale, non legate da vincoli di matrimonio, parentela in linea retta entro il secondo grado, affinità in linea retta entro il secondo grado, adozione, affiliazione, tutela, curatela o amministrazione di sostegno, sono titolari dei diritti, dei doveri e delle facoltà stabiliti dalla presente legge.
2. La convivenza di cui al comma 1 è provata dalle risultanze anagrafiche in conformità agli articoli 4, 13 comma 1 lettera b), 21 e 33 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, secondo le modalità stabilite nel medesimo decreto per l’iscrizione, il mutamento o la cancellazione. È fatta salva la prova contraria sulla sussistenza degli elementi di cui al comma 1 e delle cause di esclusione di cui all’articolo 2. Chiunque ne abbia interesse può fornire la prova che la convivenza è iniziata successivamente o è terminata in data diversa rispetto alle risultanze anagrafiche.
3. Relativamente alla convivenza di cui al comma 1, qualora la dichiarazione all’ufficio di anagrafe di cui all’articolo 13, comma 1, lettera b), del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, non sia resa contestualmente da entrambi i conviventi, il convivente che l’ha resa ha l’onere di darne comunicazione mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento all’altro convivente; la mancata comunicazione preclude la possibilità di utilizzare le risultanze anagrafiche a fini probatori ai sensi della presente legge.
4. L’esercizio dei diritti e delle facoltà previsti dalla presente legge presuppone l’attualità della convivenza.
5. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche all'anagrafe degli italiani residenti all’estero. 6. Ai fini della presente legge i soggetti di cui al comma 1 sono definiti «conviventi».
ARTICOLO 2 (Esclusioni)
1. Le disposizioni della presente legge non si applicano alle persone: a) delle quali l’una sia stata condannata per omicidio consumato o tentato sul coniuge dell’altra o sulla persona con la quale l’altra conviveva ai sensi dell’articolo 1, comma 1, ovvero sulla base di analoga disciplina prevista da altri ordinamenti; b) delle quali l’una sia stata rinviata a giudizio, ovvero sottoposta a misura cautelare, per i reati di cui alla lettera a); c) legate da rapporti contrattuali, anche lavorativi, che comportino necessariamente l’abitare in comune.
ARTICOLO 3 (Sanzioni)
1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di beneficiare delle disposizioni della presente legge, chiede l’iscrizione anagrafica in assenza di coabitazione ovvero dichiara falsamente di essere convivente ai sensi della presente legge, è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da euro 3.000 a euro 10.000.
2. La falsa dichiarazione di cui al comma 1 produce la nullità degli atti conseguenti; i pagamenti eseguiti sono ripetibili ai sensi dell’articolo 2033 del codice civile.
ARTICOLO 4 (Assistenza per malattia o ricovero)
1. Le strutture ospedaliere e di assistenza pubbliche e private disciplinano le modalità di esercizio del diritto di accesso del convivente per fini di visita e di assistenza nel caso di malattia o ricovero dell’altro convivente.
ARTICOLO 5 (Decisioni in materia di salute e per il caso di morte)
1. Ciascun convivente può designare l’altro quale suo rappresentante: a) in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e volere, al fine di concorrere alle decisioni in materia di salute, nei limiti previsti dalle disposizioni vigenti; b) in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie, nei limiti previsti dalle disposizioni vigenti.
2. La designazione è effettuata mediante atto scritto e autografo; in caso di impossibilità a redigerlo, viene formato un processo verbale alla presenza di tre testimoni, che lo sottoscrivono.
ARTICOLO 6 (Permesso di soggiorno)
1. Il cittadino straniero extracomunitario o apolide, convivente con un cittadino italiano e comunitario, che non ha un autonomo diritto di soggiorno, può chiedere il rilascio di un permesso di soggiorno per convivenza.
2. Il cittadino dell’Unione europea, convivente con un cittadino italiano, che non ha un autonomo diritto di soggiorno, ha diritto all’iscrizione anagrafica di cui all’articolo 9 del decreto legislativo di attuazione della direttiva 2004/38/CE.
ARTICOLO 7 (Assegnazione di alloggi di edilizia pubblica)
1. Le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano tengono conto della convivenza di cui all’articolo 1 ai fini dell’assegnazione di alloggi di edilizia popolare o residenziale pubblica.
ARTICOLO 8 (Successione nel contratto di locazione)
1. In caso di morte di uno dei conviventi che sia conduttore nel contratto di locazione della comune abitazione, l’altro convivente può succedergli nel contratto, purché la convivenza perduri da almeno tre anni ovvero vi siano figli comuni.
2. La disposizione di cui al comma 1 si applica anche nel caso di cessazione della convivenza nei confronti del convivente che intenda subentrare nel rapporto di locazione.
ARTICOLO 9 (Agevolazioni e tutele in materie di lavoro)
1. La legge e i contratti collettivi disciplinano i trasferimenti e le assegnazioni di sede dei conviventi dipendenti pubblici e privati al fine di agevolare il mantenimento della comune residenza, prevedendo tra i requisiti per l’accesso al beneficio una durata almeno triennale della convivenza.
2. Il convivente che abbia prestato attività lavorativa continuativa nell’impresa di cui sia titolare l’altro convivente può chiedere, salvo che l’attività medesima si basi su di un diverso rapporto, il riconoscimento della partecipazione agli utili dell’impresa, in proporzione dell’apporto fornito.
ARTICOLO 10 (Trattamenti previdenziali e pensionistici)
1. In sede di riordino della normativa previdenziale e pensionistica, la legge disciplina i trattamenti da attribuire al convivente, stabilendo un requisito di durata minima della convivenza, commisurando le prestazioni alla durata della medesima e tenendo conto delle condizioni economiche e patrimoniali del convivente superstite.
ARTICOLO 11 (Diritti successori)
1. Trascorsi nove anni dall’inizio della convivenza, il convivente concorre alla successione legittima dell’altro convivente, secondo le disposizioni dei commi 2 e 3.
2. Il convivente ha diritto a un terzo dell’eredità se alla successione concorre un solo figlio e ad un quarto se concorrono due o più figli. In caso di concorso con ascendenti legittimi o con fratelli e sorelle anche se unilaterali, ovvero con gli uni e con gli altri, al convivente è devoluta la metà dell’eredità.
3. In mancanza di figli, di ascendenti, di fratelli o sorelle, al convivente si devolvono i due terzi dell’eredità, e, in assenza di altri parenti entro il secondo grado in linea collaterale, l’intera eredità.
4. Al convivente, trascorsi almeno nove anni dall’inizio della convivenza, e fatti salvi i diritti dei legittimari, spettano i diritti di abitazione nella casa adibita a residenza della convivenza e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni. Tali diritti gravano sulla quota spettante al convivente.
5. Quando i beni ereditari di un convivente vengono devoluti, per testamento o per legge, all’altro convivente, l’aliquota sul valore complessivo netto dei beni prevista dall’articolo 2, comma 48, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, è stabilita nella misura del cinque per cento sul valore complessivo netto eccedente i 100.000 euro.
ARTICOLO 12 (Obbligo alimentare)
1. Nell’ipotesi in cui uno dei conviventi versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento, l’altro convivente è tenuto a prestare gli alimenti oltre la cessazione della convivenza, purché perdurante da almeno tre anni, con precedenza sugli altri obbligati, per un periodo determinato in proporzione alla durata della convivenza. L’obbligo di prestare gli alimenti cessa qualora l’avente diritto contragga matrimonio o inizi una nuova convivenza ai sensi dell’articolo 1.
ARTICOLO 13 (Disposizioni transitorie e finali)
1. I conviventi sono titolari dei diritti e degli obblighi previsti da altre disposizioni vigenti per le situazioni di convivenza, salvi in ogni caso i presupposti e lemodalità dalle stesse previste.
2. Entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, può essere fornita la prova di una data di inizio della convivenza anteriore a quella delle certificazioni di cui all’articolo 1, comma 2. La disposizione di cui al presente comma non ha effetti relativamente ai diritti di cui all’articolo 10 della presente legge.
3. Il termine di cui al comma 2 viene computato escludendo i periodi in cui per uno o per entrambi i conviventi sussistevano i legami di cui all’articolo 1, comma 1, e le cause di esclusione di cui all’articolo 2.
4. In caso di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio può essere fornita, entro tre mesi dal passaggio in giudicato della sentenza, da parte di ciascuno dei conviventi o, in caso di morte intervenuta di un convivente, da parte del superstite, la prova di una data di inizio della convivenza anteriore a quella dell’iscrizione di cui all’articolo 1, comma 2, comunque successiva al triennio di separazione calcolato a far tempo dall’avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale.
5. I diritti patrimoniali, successori o previdenziali e le agevolazioni previsti dalle disposizioni vigenti a favore dell’ex coniuge cessano quando questi risulti convivente ai sensi della presente legge. 6. I diritti patrimoniali, successori o previdenziali e le agevolazioni previsti dalla presente legge cessano qualora uno dei conviventi contragga matrimonio.
ARTICOLO 14 (Copertura finanziaria)
1. All’onere derivante dall’articolo 11, pari ad euro 4 milioni e 600 mila per l’anno 2008 ed euro 5milioni a decorrere dall’anno 2009 si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma20, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, iscritta all’U.P.B. dello stato di previsione del Ministero dell’Economia e delle Finanze per l’anno 2007. Il Ministro dell’Economia e delle Finanze è autorizzato ad apportare con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio.
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La famiglia nel corso degli anni si sta evolvendo, pensate a come è cambiata. Prima la donna rimaneva a casa e l'uomo lavorava, successivamente la donna ha iniziato a lavorare, già così i modelli con i quali identificarsi si sono evoluti. Ancora, prima i figli dei divorziati venivano scherniti a scuola, ora è esattamente il contrario. La famiglie sono aperte, allargate e in continua evoluzione, e in questo cambiare nn trovo niente di strano nell'affidamento dei bambini a coppie gay o a single o a coppie conviventi.
Scalfari oggi su Repubblica. Grassetti miei.
Quei patti dimenticati
tra Stato e Chiesa
di EUGENIO SCALFARI
Nella giornata di ieri la Chiesa è passata al contrattacco, guidata dal Papa in persona a rinforzo del "non possumus" emanato dalla Conferenza episcopale. Benedetto XVI, con riferimento specifico ai temi della bioetica e al disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri sulle convivenze di fatto, ha detto che c'è da pensare "che ci siano dei periodi in cui l'essere umano non esista veramente" Addirittura! Accenti simili non si erano più uditi da quando i bersaglieri di La Marmora entrarono dalla breccia di Porta Pia mettendo fine al potere elettorale e la nobiltà clericale chiuse i portoni dei suoi palazzi sconfessando la nascita dell'Italia unita e di Roma capitale.
Dev'essere accaduto qualche cosa di molto più grave a ferire la sensibilità e gli interessi della Chiesa del riconoscimento di alcuni diritti che regolarizzano le coppie di fatto ben più timidamente di quanto già non sia avvenuto in tutt'Europa, dalla Spagna all'Olanda e dalla Francia alla Germania. Che cosa è dunque accaduto?
È accaduto che quel cautissimo atto di governo, che porta la firma d'un premier cattolicissimo ed è stato redatto da un cattolicissimo ministro, ha posto un paletto al neo-temporalismo della Santa Sede, alle sue crescenti interferenze nella legislazione e addirittura nell'articolazione delle norme di legge che il Parlamento voterà nelle prossime settimane.
È accaduto che al "non possumus" dei vescovi italiani è stato opposto il "possumus" dei gruppi parlamentari del centrosinistra e in particolare dei parlamentari cattolici della Margherita, che hanno rivendicato la loro responsabile autonomia laica e - insieme - la loro costante appartenenza ai valori del cristianesimo.
Viene in mente il rifiuto di Alcide De Gasperi all'operazione Sturzo di stampo clerico-fascista, sponsorizzata da papa Pacelli e dai Comitati civici. Da allora il leader della Dc non fu più ricevuto, neppure in udienza privata, da Pio XII, il che non gli impedì di reggere le sorti del governo nazionale senza mai venir meno ai suoi sentimenti di appartenenza cattolica e ai suoi doveri verso il paese e verso la Costituzione.
Questo preoccupa Benedetto XVI e i vescovi italiani: che i cattolici democratici, messi con le spalle al muro dall'intransigenza ruiniana, abbiano rifiutato di essere passiva cinghia di trasmissione ponendo così un argine alla clericalizzazione delle istituzioni.
Non li preoccupa né Diliberto né Pecoraro Scanio né Rifondazione comunista, bensì i Franceschini, i Letta, le Bindi, gli Scoppola e, soprattutto, Romano Prodi che va a messa e frequenta i sacramenti tutte le domeniche. Si ritrovano - i vescovi - in compagnia del paganesimo berlusconiano con il rischio di un neo-temporalismo profumato alla cipria del Bagaglino anziché all'incenso delle basiliche.
* * *
Si dice - talvolta l'ho detto anch'io - che il potere politico è debole. Ha un pensiero debole. Inclina al compromesso. Si vorrebbe una politica che scelga senza se e senza ma. E poiché i se e i ma abbondano, se ne conclude che la politica non fa il dover suo e le si contrappone il deposito dei valori della religione, alimentati dall'intransigenza della fede.
Ma si è mai vista nella storia una politica senza compromessi? La politica si nutre di compromessi, procede per sintesi, non si ferma mai ad una tesi intransigente o ad un'intransigente antitesi, salvo in regimi di dittatura o, peggio, di totalitarismo.
I regimi liberali e ancor più quelli liberal-democratici amministrano organismi complessi, interessi plurimi e spesso contrapposti. Debbono pertanto rappresentarli tutti superandone i particolarismi, includendo e non escludendo, trovando il denominatore comune.
Il pensiero debole della politica coincide con compromessi deboli e privi di obiettivi forti. E in quei casi debbono essere vigorosamente criticati. La politica è l'arte del possibile, quindi del dialogo e dell'accordo al più alto livello possibile. Cavour voleva fare un grande Piemonte nel 1857 e si accordò con la Francia di Napoleone III. Poi l'obiettivo cambiò e divenne assai più ambizioso: volle fare l'Italia. Si alleò con Garibaldi, con Ricasoli, con Minghetti e con l'Inghilterra. Si sarebbe alleato anche col diavolo se fosse servito.
Quale politica non fa compromessi? Perfino Cesare li fece. Perfino Napoleone. Hitler no, non li fece. Voleva sterminare gli ebrei e li sterminò. Voleva conquistare tutta l'Europa e c'era quasi riuscito se non ci fosse stato Pearl Harbor e se Roosevelt non si fosse alleato con Stalin. Ma Hitler non era un politico, era un pazzo criminale. Antipolitico per eccellenza.
Anche la Chiesa ha fatto compromessi. Perfino con Hitler. Con Mussolini. Con Franco. Con Breznev. Con Jaruzelski. Con Gorbaciov. Tutte le volte che le è convenuto ha stipulato concordati. Non è forse un compromesso il concordato? Si patteggia, si dà e si prende.
La fede non fa compromessi. Ma la fede riguarda la coscienza individuale, non le organizzazioni che l'amministrano. La Chiesa e la sua gerarchia sono il corpo che riveste la fede. Talvolta il corpo esprime e realizza l'anima, talaltra la rinserra nei suoi corposi interessi mondani. Questo è sempre stato il rapporto tra la gerarchia dei presbiteri e la comunità dei fedeli. Lo scontro tra il modernismo e il Vaticano ebbe proprio questa motivazione. Finì con la persecuzione dei modernisti della quale c'è traccia evidente perfino nel Concordato del '29. Il cristianesimo diffuso dalla predicazione degli apostoli è la religione dell'amore. Ma non sempre.
* * *
È singolare che nel dibattito in corso tra il Vaticano e il governo italiano nessuno (salvo i radicali) abbia menzionato il Concordato. Come se non esistesse più. Come se fosse caduto in desuetudine. Come se non fosse stato recepito nella Costituzione del 1947.
Infatti è caduto in desuetudine. O meglio: sta in piedi soltanto a tutela dei benefici che ne riceve la Chiesa. I limiti che la Chiesa ha pattuito con lo Stato sono stati invece superati.
Il deputato Capezzone, tanto per dire, si è stupito l'altro ieri perché si aspettava che il governo protestasse con la Santa Sede per l'irritualità compiuta dalla Cei con l'irruzione palese e anticoncordataria compiuta nei confronti del potere legislativo, così come il governo aveva ritenuto irrituale l'intervento dei sei ambasciatori che ci invitavano perentoriamente a restare in Afghanistan senza se e senza ma.
Ha ragione Capezzone. Ma ha ragione anche il governo. Il Vaticano in Italia è infinitamente più forte degli ambasciatori dei sei paesi alleati. È più forte come potere temporale. Pretende di dirigere le coscienze dei fedeli anche - anzi soprattutto - quando rivestano cariche ministeriali o siano membri del Parlamento. Chiede, anzi pretende obbedienza.
Ho letto l'intervista di Rosy Bindi su Repubblica di ieri. Dice: "Abbiamo scritto una legge giusta che tutela i più deboli, riconosce diritti alle persone discriminate, non crea nessuna figura giuridica che possa attentare alla famiglia. L'insegnamento cattolico parla di valore della giustizia, di pace, di libertà personale, di accoglienza perfino dell'errore. Di carità e di misericordia... Un politico non deve sentirsi referente di nessuno. Il mio referente è il Paese e la mia coscienza cattolica".
Ebbene, questo è il punto che per i vescovi italiani ha l'effetto d'un panno rosso davanti a un toro infuriato: il fatto che il laicato cattolico democratico abbia come riferimento la Costituzione e la propria coscienza cattolica e sulla base di questi due riferimenti fondamentali arrivi a conclusioni difformi da quelle della gerarchia ecclesiastica. La considera una ribellione perché ha perso la nozione esatta della parola Ecclesia. Che non distingue tra presbiteri e fedeli. Ecclesia è la comunità cristiana, è comunione partecipata perché tutti prendono il corpo eucaristico del Cristo, tutti nello stesso momento e alla stessa mensa. La grazia non passa attraverso l'intermediazione dei presbiteri, ma il Signore la dispensa direttamente ai fedeli che credono in lui e da lui prescelti.
Il neo-temporalismo è il contrario di tutto ciò. Non a caso Paolo VI ritenne la fine del temporalismo "un fausto evento per la Chiesa". Ma in realtà a partire dal pontificato di papa Wojtyla fino ad oggi la Chiesa sta devitalizzando i contenuti più significativi del Concilio Vaticano II e i due pontificati di Giovanni XXIII e di Paolo VI. L'ha scritto a chiare lettere Pietro Scoppola nel suo articolo di tre giorni fa su Repubblica.
Questo è il senso dell'operazione in corso, di cui il disegno di legge sulle convivenze non è che il pretesto.
* * *
Si dice che il pensiero laico sia debole. Capisco perché lo si dice: i laici (qui intesi come laici non credenti) non hanno né papi né cardinali né vescovi né preti. Ciascuno parla per sé e rappresenta solo se stesso. Per fortuna.
Non significa che un pensiero laico non esista e neppure che sia debole. Al contrario è forte, è lucido, è coerente alle sue premesse e nella sua dialettica con i clerici. Basta aver letto i più recenti prodotti di questo pensiero pubblicati questa settimana dal nostro giornale: l'articolo di Ezio Mauro e quello di Gustavo Zagrebelsky a proposito del "non possumus" episcopale.
I laici sono favorevoli allo spazio pubblico che spetta alla Chiesa, per ampio e crescente che sia, e ascoltano la sua parola con interesse traendone elementi di positiva riflessione e di rispettosa accoglienza quando ve ne siano, contestando elementi di intolleranza e tentazioni teocratiche che spesso, purtroppo, vi sono.
I laici non sono anticlericali, anche se l'episcopato italiano sta facendo il possibile per farceli diventare. Ma i laici hanno come solo punto di riferimento il patto costituzionale. Su quel patto si fonda la Repubblica italiana e in esso ciascuno trova le radici della sua identità.
Perciò mi stupisco molto di coloro che sarebbero pronti ad accettare i patti di convivenza purché limitati agli eterosessuali. La Costituzione vieta in modo esplicito che la legislazione possa introdurre norme discriminanti nei confronti dei cittadini per ragioni di etnia, di religione, di sesso. Un regime di convivenza che discriminasse gli omosessuali cadrebbe ovviamente sotto la scure della Corte costituzionale e, prima ancora, sotto quella del Capo dello Stato secondo i poteri e le modalità che gli sono attribuiti.
Quindi tutto è molto chiaro. I laici vogliono il rispetto della Costituzione e di conseguenza anche del Concordato. Qualcuno, prima o poi, chiederà alla Corte se il Concordato sia ancora in vigore o sia gravemente leso. E qualora lo fosse, quali siano gli strumenti atti a recuperarne il rispetto o a proclamarne la decadenza per doveroso recesso della parte lesa.
(11 febbraio 2007)
Ma è chiaro che il valore di una famiglia non è sancito dalla forma con la quale questa è costituita. Ma come già detto ne faccio una questione ideologica, pura e semplice, e credo che tutti questi "intoppi" siano dovuti non tanto a quello che il Papa dice o non dice, quanto al fatto che a deputati e senatori è stato concesso di votare secondo coscienza: e sappiamo che anche nella sinistra c'è una consistente fetta di cattolici. Non mi stupirei di vedere, al momento delle votazioni, qualche sorpresa....