a) L'esistenza umana è costitutivamente intrisa di dolore come di gioia; gli adulti hanno la capacità di tollerare sia le esperienze gioiose che quelle dolorose, ma tale capacità manca ai bambini, i quali percepiscono e classificano come una vera minaccia per la loro sicurezza le esperienze più dolorose di solitudine, rifiuto, sostegno inadeguato e contatto labile.
b) Il sistema delle difese individuali elaborato nell'infanzia, è una risposta adeguata al dolore in quanto riduce il contatto con il dolore; produce tuttavia altre forme più superficiali di sofferenza.
c) Tale sistema viene costruito inconsciamente e"senza scadenza"; esso si protrae quindi anche nelle epoche successive in cui è inutile perché la persona, diventata adulta, dispone di risorse sufficienti per l'elaborazione del dolore.
d) Le difese servono quindi a non sentire delle reali sofferenze (o almeno a soffrire in modo più tollerabile nell’infanzia). Le sofferenze che gli adulti vorrebbero "curare" con la psicoterapia, sono invece conseguenze (divenute troppo ingombranti) del mantenimento delle difese. Esse sono cioè il prezzo che il cliente inconsciamente sceglie di pagare per mantenere atteggiamenti e comportamenti difensivi rispetto al lato realmente doloroso della vita. Il cliente vorrebbe mantenere le difese (di cui non è cosciente) senza però soffrire per le conseguenze che esse producono.
e)
Il paradosso dell'analisi sta nel fatto che il cliente entra in analisi perché "sta male" (superficialmente ed irrazionalmente) e vorrebbe "star bene", mentre l'analisi lo conduce al dolore profondo, più temuto di quello prodotto dalle difese. Il lavoro analitico demolisce l'illusione di poter stare semplicemente bene, ma favorisce un maggior contatto con la realtà e rende possibili esperienze realistiche e profonde di gioia e di felicità proprio distruggendo i sogni infantili di benessere.
f) L'analisi, quindi, si articola in certi passaggi logicamente connessi: riconoscimento dell'intenzionalità difensiva, confronto con i vissuti dolorosi temuti,
riclassificazione dei vissuti (da intollerabili a tollerabili); elaborazione del dolore antico; accettazione del dolore come uno degli aspetti costitutivi dell'esistenza; sperimentazione di nuove e più profonde esperienze umane e ridefinizione del progetto esistenziale (dal progetto di vivere per evitare qualcosa a quello di vivere per qualcosa).
g) Questa concezione va intesa in senso forte, cioè va applicata a tutte le problematiche che il cliente porta in analisi: il cliente fobico ridottosi a vivere in uno spazio limitatissimo, il cliente depresso, il cliente tormentato dai sensi di colpa sono da considerare come degli edonisti incalliti e non delle vittime di una malattia.
Ogni cedimento "pietoso" equivale ad una collusione e comporta la rinuncia a favorire un cambiamento profondo.
h) Questa chiave di lettura per le difese non si applica solo a processi difensivi associati a sintomatologie, ma si applica a tutte le azioni difensive che purtroppo permeano la sfera della "normalità": tante cose che vengono spacciate per scelte ideologiche o etiche, interessi culturali o convinzioni filosofiche, gusti o abitudini, istanze libertarie, senso di responsabilità, passioni o manifestazioni d'amore, effetti dello "stress" o incapacità di scegliere, ecc. sono semplicemente tentativi di evitare il contatto con il dolore.
i) Uno dei prezzi che si paga per portare a buon fine un percorso analitico personale e per diventare coscienti delle proprie difese è quello di scoprire che la realtà sociale, è in buona parte costruita proprio per "dimenticare". Realizzare un buon rapporto con se stessi, diventare capaci di gioire e di stabilire rapporti costruttivi,
acquisire la sensazione e la convinzione di vivere una vita significativa sia nei momenti belli, sia in quelli brutti, costa quindi molto: comporta sia l'elaborazione del dolore antico, mai integrato, sia l'accettazione del dolore inevitabile nella vita attuale e futura. Comporta anche la consapevolezza di una solitudine prima mai percepita con chiarezza, rispetto a persone, realtà sociali e culturali marcatamente orientate a occultare la morte ed il dolore e ad alimentare forme illusorie di potere, piacere, conoscenza.