Concordo molto, e personalmente addosso totalmente la colpa di questo alla psicologia professionale, la quale è stata totalmente incapace di dare risposte che potessero minimamente soddisfare l'utente.
A più riprese, da vari post, emerge il tema della "medicalizzazione". Di fatto il tentativo di medicalizzare la professione di psicologo è andato, possiamo dirlo, a buon fine.
Nel corso del tempo sono avvenute un insieme di cose che hanno inesorabilmente portato a questo (in ultimo il passaggio di vigilanza dal ministero di giustizia a quello della salute).
E, piaccia o non piaccia, la società che non si sente (a torto o a ragione) "malata", dallo psicologo non ci va.
Il mondo dello sport va dal coacher, quello dell'azienda dall'esperto di comunicazione, idem quello della televisione e dello spettacolo: ovvero tutti quesi segmenti di società che, per definizione, non ritengono di essere malati.
Da un punto di vista squisitamente di marketing, gli psicologi hanno fatto un buco nell'acqua. Non sono stati capaci di far passare un messaggio importante: "Noi non ci occupiamo solo di matti o di gente che sta male, ma possiamo aiutare anche gente sana a stare meglio".
Ed ecco che chi ha proposto l'empowerment (concetto molto più chiaro, lineare e meno contorto) ha sfondato.
Tanto che, ultimamente, alcune scuole di psicoterapia il percorso personale (la buona vecchia analisi personale...) ora la chiamano "potenziamento"... e questo la dice lunga.
Aria fritta, direte voi? Può darsi, ma intanto qui stiamo tutti i giorni a lamentarci del perché non c'è abbastanza lavoro...
E crediamo di trovare "fette di mercato" denunciando tutti per abuso? Psicologi vs resto del mondo... ma dai! Ne elimini uno, ne spuntano altri 10...
Ma questo è da imputare solo agli psicologi. E a chi, se no?