Scusa quattrostracci mi stai confondendo sempre di più
Ma allora questo sostegno psicologico chi è che lo può fare.....non ci sto capendo più nulla![]()
Mi sembra che nessuno abbia mai messo in discussione che Rogers abbia formulato la sua teoria in un certo modo. Però mi colpiscono due cose: 1) chi segue una determinata teoria dovrebbe avere a cuore la critica perchè permette alla stessa di rimanere viva e di non imbalsamarsi; 2) a fronte di determinate questioni si tende a far "riferimento all'autorità", ovvero a chiamare in causa i maestri, senza tentare una risposta personale.
Ma voi counsellor ritenete in tutta coscienza che non ci sia una sbavatura nei costrutti della vostra disciplina? Mi sto facendo l'idea, mi auguro errata, che ci sia una certa refrattarietà nell'affrontare le questioni spinose, cosa sempre difficile ma necessaria.
Saluti
gieko
Certamente, ma ci sono molti utenti che hanno una motivazione soggettiva e si rivolgono quindi ad una figura di aiuto. E ciononostante il processo di cambiamento è estremamente difficile. Come viene spiegato questo nel counselling? Come si relaziona al tema delle "risorse"?
gieko
Sono assitente sociale, e il mio lavoro consiste proprio nel motivare al cambiamento
persone che non lo sono o lo sono pochissimo. Non ho esperienza clinica ma lo stesso lavoro quotidianamente con la relazione d'aiuto.
Il segreto sta nel saper cogliere il momento e il modo giusto per spingerli a cambiare o a trovare le motivazioni interne che forse ci sono ma sono sopite dientro una esistenza piena di problemi, mancanza di fiducia nel futuro, mancanza di autostima.
Ovvviamente questo che dico potrà far storgere il naso ai " puristi della teoria" ma se io mi trovo davanti due genitori che trascurano il figlio, lo mandano poco a scuola, sporco e malnutrito, io DEVO cercare di motivarli, convincerli, indurli con ogni mezzo a cambiare.
Lo stesso vale per alcolisti, tossicodipendenti, e disagiati di vario genere.
Quando ho lavorato con i senzatetto la motivazione a farli prendere cura di se stessi, lavarsi, curarsi, ( lavoravo in un centro diurno che forniva servizi di vario tipo) magari cercare se era possibile un eventuale impegno per un inserimento lavorativo quasi mai avveniva con una loro iniziale motivazione al cambiamento. Eravamo noi operatori a cercare di fargli vedere il mondo sotto un altra luce o farlgi prendere in considerazione opportunità che non credvano di avere e che spesso all'inizio rifiutavano ( ad esempio proponendo un inserimento lavoratio protetto a uno che da ani è sulla strada la prima cosa che dice è " no, non serve a nulla, non posso, tanto non cambierà nulla" sta a noi fargli capire che non è così.
Scusate quando parlo del mio lavoro sono così entusiasta che perdo il filo...
Insomma quello che volevo capire è se il tuo modello di counselling è adatto al mio contesto di lavoro e alla scarsissima motivazione iniziale ( a volte inesistente ) che hanno gli utenti
Mi era parso a me. Se così non è, me ne scuso.
Caro gieko, io ho certamente a cuore la critica. Non ho un modello di riferimento ben preciso. La mia formazione è partita da un'analisi junghiana, è passata attraverso la gestalt per poi approdare all'approccio centrato sulla persona. Ultimamente mi interesso dei recenti sviluppi del modello sistemico.
Te lo dico francamente: mi fa piacere dialogare con persone come te, con le quali confrontarsi. Mi sono semplicemente sentito, forse sbagliando, un po' in dovere di assumere il ruolo di "padre anziano" a difesa dei poveri counselor che mi pare vengano un po' troppo maltrattati su questo forum... (non da te, intendiamoci, ma da qulche studente ignorantello e un po' confuso sì).
E siccome anche qualche counselor è un po' confuso in quello che dice... ho creduto di mettere un po' in ordine alcune idee.
La teoria di Rogers, come tutte le teorie, è certamente soggetta a sbavature. Lo stesso Rogers, nel corso degli anni, come si conviene ai grandi della psicologia, ha riformulato vari punti.
E' proprio da qui che nasce il mio intento di integrazione e comparazione tra i modelli. Ritenendo appunto che un modello sia un punto di vista, e come tale, oltreché soggetto a critiche, anche integrabile con altri punti di vista.
mi risulta che Freud (in una lettera ad un collega) abbia detto di mantenere un atteggiamento caldo e cordiale con i pazienti.
Inoltre mi risulta che lo stesso Freud offrisse da mangiare ad alcuni pazienti (mi sembra "l'uomo dei topi") e una sua paziente si intratteneva con la moglie, prima delle sedute. Non è empatia? Ovvioc7 che non è "formulata nella teoria", ma in pratica talvolta la metteva in atto.
Rogers ha fondato l'approccio centrato sul cliente, in America.Tipo la psicologia umanistica e fenomenologica???????????????? E chi credi che sia stato uno dei fondatori del modello umanistico-esistenziale?????????????? Rogers, appunto.
In Europa, con riferimento alla filosofia di Husserl, abbiamo Jaspers, Binswanger, Minkowski, e in Italia soprattutto Cargnello e Barison che hanno dato il via all'approccio fenomenologico, che è altra cosa rispetto a Rogers. Tutti questi approcci vengono definiti in generale "umanistico-esistenziali", ma non sono tutti assimilabili con la figura di Rogers, pur avendo, certo, qualche punto in comune.
io il mio cane non lo manderei a un coiunselor che ha fatto 3 anni senza una formazione precedente attinente alla psicologia, perché si rischia di incappare in personaggi come quelli chesono stati citati da Monicadal. Sono punti di vistaQuando ero un giovane laureato in psicologia - prima di specializzarmi in psicoterapia, e poi in counseling etc. - me lo chiedevo anch'io. E non ho mai trovato risposta. Nessuno mi aveva mai fornito strumenti per sostenere psicologicamente un altro individuo. Nessuno mi aveva mai messo di fronte al disagio di un altro essere umano. Nessuno mi aveva mai chiesto di confrontarmi con le emozioni che nascono dentro di te quando ascolti il disagio dell'altro.
E tutt'oggi io sono convinto del fatto che da un laureato in psicologia non ci manderei nemmeno il mio cane...
Ultima modifica di Johnny : 06-06-2009 alle ore 14.58.08
Tra l'altro aggiungo che il modello Rogersiano è citato in molti libri di testo di "Metodi del servizio sociale" e che l'empatia è una delle qualità di base che dovrebbe avere un assitente sociale. Ma io personalmente pur riconoscendomi la qualità di saper entrare in una buona relazione empatica fatico moltissimo a trovare il confine tra l'autodeterminazione dell'utente e il mio lavoro che è comunque quello di milgiorare il benessere di persone che sono convinte di non poter migliorare per niente.
Leggendo altre lettere di Freud o i resoconti pubblicati di alcuni pazienti, ti renderai conto che la situazione era molto più complessa, dal momento che il nostro buon Sigmund si muoveva molto in base ai sentimenti con i pazienti, agiva cioè spesso il controtransfert. Così con alcuni era amichevole, con altri estremamente distante. Direi che non c'era senza dubbio un pensiero sull'"empatia" nella sua mente.
Quanto alla moglie di Garibaldi, mi domando da dove tu tragga questa informazione, dal momento che è morta prima che Freud nascesse...
Saluti
gieko
Porti un tema importante perchè ha rimandi etici fondamentali: il cambiamento è un processo che spetta al paziente/utente. Altrimenti siamo nel processo di adattamento, ovvero di adesione a soluzioni provenienti dall'esterno, quali quelle con i quali ti scontri.
Continuo sul nuovo thread sul disagio le considerazioni in merito per non perseverare nell'OT.
gieko
dopo 11 pagine di 3D sono piuttosto confuso dai troppi spunti di riflessione e dalle tante affermazioni che meriterebbero un po' di sana polemica....ovviamente difendendo il mio orticello di counselor professionistae studentello di psicologia!
La diatriba tra psicoanalista e counselor è senza fine, l'ironia della sorte è che la sentenza riguarda un counselor senza formazione triennale in counseling ma biennale in psicosocioanalisi !
Provo invece a tornare un po' in topic.
Il nostro counselor, leggendo la sentenza, commette alcuni errori madornali, che lo porteranno poi alla condanna:
1) alla domanda esplicita del padre non definisce chiaramente il proprio status.
2) non considera le aspettative del committente: il padre si aspetta che il ragazzo venga curato e ritorni "normale". Quale professionista avrebbe potuto soddisfare un contratto del genere? " Scusi dottore mio figlio è gay, anzi transessuale, me lo faccia tornare un vero uomo " Ma scherziamo ?!
3)non definisce chiaramente un obbiettivo e quindi un contratto di counseling
4)rema contro il committente, dicendo al figlio che i genitori sono incapaci e che lui si sostituirà a loro, insomma anche se pensava che una rigenitorializzazione fosse necessaria perchè esplicitarla così al 15enne??? già non erano in conflitto!!
5)scrive una diagnosi!!! Praticamente si da la zappata definitiva sui piedi.
Ora il counselor è uno psicologo, e potrà fare errori simili o peggiori perchè protetto dal titolo?
Penso che questi siano gli aspetti da considerare
timeo hominem unius libri
Gli errori potrà sempre farli, se utilizzerà il titolo di psicologo, ne dovrà pagare le conseguenze, se utilizzerà quello di counselor, no; infatti, ben difficilmente se non avesse lavorato con uno "psicoterapeuta" che ha violato le norme a sua volta, avrebbe come counselor, pagato, non esistendo norme in proposito in Italia. Avrebbe potuto aggiungere agli errori (comuni a molti altri suoi colleghi del cui operato si ha testimonianza degli scompensi in persone in crisi che giungono negli ospedali e cliniche psichiatriche) - con i quali, poverino, si é dato la zappa sui piedi - qualsiasi baggianata per giustificarli e passarla liscia, considerando che la Giudice, inoltre, si é mostrata non a conoscenza delle normative reali e quelle fittizie di cui ha trattato.
Inoltre, il corso biennale che aveva fatto, di psicoanalitico, non ha nulla, tranne la denominazione, considerando che non prevedeva neppure un'ora di analisi personale e che i corsi di Specializzazione in Psicoanalisi e Psicoterapia, sono Post - Laurea e prevedono esperienza personale di analisi o terapia, oltre a supervisioni.
Sia il cosidetto counselor, ora psicologo e quindi utilizzato da voi come schermo protettivo per non rispondere ai quesiti che vi vengono posti, riproponendoli in forme di domande già datate su questi thread, sia lo psicologo, dovrebbero essere messi in condizioni di non esercitare più queste professioni, se mai lo hanno fatto; il punto é che il counselor potrà tranquillamente continuare a farlo, mettendo a giustificazione della sua presunta professionalità la laurea, riclicandosi nella sua prima professione di counselor mentre lo psicoterapeuta, potrà anche lui, re riciclarsi nello stesso campo del counseling non essendo normato, differentemente da quello dello psicologo.
Ultima modifica di RosadiMaggio : 07-06-2009 alle ore 05.28.35
Gaia
Tessera n° 15 Club del Giallo
Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4