E' la prima volta che colgo tre errori nel tuo scrivere. Le persone che voglio tanto bene, voler bene nessuno( dimenticanza), e le voglio bene, perchè comunque sono fatte in un certo modo.
Bellissimo.
Ora ti trascino nel baratro della perdizione.![]()
E' la prima volta che colgo tre errori nel tuo scrivere. Le persone che voglio tanto bene, voler bene nessuno( dimenticanza), e le voglio bene, perchè comunque sono fatte in un certo modo.
Bellissimo.
Ora ti trascino nel baratro della perdizione.![]()
Ultima modifica di complicata : 08-10-2010 alle ore 14.21.25
Vi faccio una sola domanda: l'analisi serve o no per soddisfare i bisogni e le aspettative delle persone?
No. Per quello al massimo ci sarebbe la tetta della mamma. Ma dura poco, come ti ha già spiegato Lalangue alla perfezione. Non ti resta che imparare a farti da mangiare da solo, sempre che tu non preferisca passare il resto della vita a frignare per il ritorno della tetta. Con o senza analista. Perchè tanto, anche se vai dall’analista, ai fornelli sarai comunque e spietatamente solo. C’est la vie, caro.
G
Occhio a quello che può pensare il marito.....
http://www.youtube.com/watch?v=lZgNUoT8I0A
Si nasce soli, si vive soli e si muore soli.
Però in compagnia è più bello.
Non so, tanto non c'è, è via per lavoro..
Chi è via per lavoro? Mi sono persa...
Ahia...il “maritino che rimette in riga”...ehhh signora Longari, lei mi cade sul maritino...proprio in un forum di analisti e analizzati, praticamente nella tana del lupo....
Buon weekend e baci anche a te cara, come vedi non sono in grado di rimettere in carregiata un bel niente, in generale e di venerdì in particolare. La scemite che alberga in me prende il sopravvento mano a mano che si avvicina la pausa settimanale...
G
Questa frase la potresti dire allo stesso modo a chi è malato di un cancro incurabile e deve morire... "C'est la vie, caro"... Secondo te che tipo di aiuto può dare questa informazione?No. Per quello al massimo ci sarebbe la tetta della mamma. Ma dura poco, come ti ha già spiegato Lalangue alla perfezione. Non ti resta che imparare a farti da mangiare da solo, sempre che tu non preferisca passare il resto della vita a frignare per il ritorno della tetta. Con o senza analista. Perchè tanto, anche se vai dall’analista, ai fornelli sarai comunque e spietatamente solo. C’est la vie, caro.
E' vero è tutto ben concatenato, tutto va per un verso nell'esistenza, tutto è regolato da certe leggi inesorabili basate sulla forza biologica, intellettuale, coercitiva, di autorità contro cui un essere umano spesso non può fare nulla se non a sua volta assoggettarsi a quella stessa dialettica che regola queste forze e fa da sfondo a tutto e dalla quale si vorrebbe poter fuggire. Il guadagno è basato sulla propria e l'altrui sofferenza e da queste leggi non si sfugge... Guadagno senza sofferenza = Assurdo = Pazzia
Se vuoi questo devi volere anche quest'altro. La vita e l'esistenza sono spietate e se tutto questo non lo trovi normale e continui a frignare come un bambino che non ha ricevuto la giusta educazione in merito sei di sicuro pazzo ed hai bisogno di cure anche se non lo sai.
Tu hai vinto materialmente perché vivi senza contraddire mai il tuo destino ed accetti ogni legge che regola la tua vita (o almeno così dici), l' "è così" per te equivale a un "a me sta bene così", ma hai perso con buone probabilità delle parti di te. Io non cerco il seno materno, ma nella sofferenza di un neonato allontanato dal seno io ci vedo tutta la sofferenza umana, che ci si allontani da un seno o da un amore importante o dalla vita o che si venga deportati da qualche parte, che differenza fa? E' sempre la vita che è intrinsecamente fatta così e quindi conseguentemente bisogna accettarla, secondo il tuo discorso, così com'è. Ma a me tutto questo non riuscirà mai veramente a starmi bene e perciò anche se non frigno apertamente come un lattante, che comunica così il suo malcontento e la sua disapprovazione, delle lacrime io continuo a versarle a modo mio.
Che la vita sia questa e che ti lasci sempre e comunque spietatamente solo io non l'ho mai messo in dubbio con particolare convinzione, altrimenti non mi sarei mai lamentato di nulla (non avrei frignato come dici tu), ma so allo stesso tempo che a me in ultima analisi non piace così com'è e praticamente la odio proprio perché penso che la vita sia proprio questa alla quale ti riferisci pure tu.
Comunque almeno mi hai risposto, questi conflitti di fondo in ultima ipotesi o restano oppure tramite l'analisi qualcuno può farti arrivare a dire con convinzione che a te tutto questo ti sta bene così com'è se sei a monte motivato a convincerti della cosa. Ma cosa rappresenta questa se non una forma di adattamento dell'individuo all'esistente?
In ogni caso era una domanda che ponevo agli analisti.
Saluti
Ultima modifica di Char_Lie : 08-10-2010 alle ore 18.28.56
Perchè, fa qualche differenza che ti risponda un analista? Sono tre anni che ti rispondono!
Il punto è che a me invece dai proprio l'impressione di frignare come un lattante. Nessuno mette in dubbio la sofferenza del lattante, figurati. Il punto è smarcarsi dalla tetta e prendersi non solo le proprie responsabilità ma, soprattutto, la propria vita in mano. Per quanto possibile, naturalmente: visto che poi c'è il "C'est la vie". Ma non sarebbe certo poca cosa. Infatti può risultare piuttosto difficile.
Ultima modifica di giulietta.o : 08-10-2010 alle ore 18.13.09
Mah, signori…io mi sento sola quando non mi trovo, altrimenti si, è vero, sono nata sola, ma non me lo ricordo, morirò sola ma non me ne accorgerò e non avrò nessuno a cui raccontarlo, ma nel vivere sono parte del tutto. Altrimenti non sarei neanche qui a scrivere. Se bastassi a me stessa non avrei bisogno di cercare un contatto con qualcuno o qualcosa. Ma questo bisogno (di vivere) è limitato dal senso di impotenza solo se lo si vuole controllare e forse la sfida consiste proprio nell’affrontare la paura di lasciarsi andare – ad una sofferenza, ad un sentimento, ad un’eventualità, con una persona o con qualsiasi alta cosa che si può incontrare.
“C’est la vie!” detta ad un malato terminale, secondo me, giova tantissimo (specie se pronunciato da chi coerentemente se lo dice spesso).
Infatti Benedetta, è proprio quello il senso del C’est la vie.
La solitudine è condizione esistenziale, ma anche motore. Va vissuta nei sue sensi, contemporaneamente. Altrimenti sono guai.
Caro Charlie, è ovvio che i conflitti di fondo rimangono, analisi o no. Credi che l’analisi ti allontani dai quesiti esistenziali? Guarda, se vuoi te ne rovescio addosso una valanga (ma ci sei già tu che lo fai per tutti noi...).
Però, da lì ad astenermi dal viverla - questa vita - ce ne passa caro.
Sei tu che pretendi di avvitare la lampadina tenendola ferma (ma girando la casa, si capisce...anzi, pretendendo che qualcuno giri la casa per te).
Che vuoi sentirti dire veramente? Che l’analisi non potrà aiutarti? Ma quello te lo dici già da solo tutti i giorni! E poi, tu odieresti la vita? Tu non odi la vita. Ti hai solo una fottutissima paura di viverla. Così com’è, ma anche così come potrebbe essere. Perchè il copione in parte ce lo scriviamo da soli. E tu non hai ancora buttato giù una riga che sia una. Vaneggi una lista di desideri, e che credo tu per primo ne colga la dabbenaggine: una donna come un burattino, soldi e potere che piovono dal cielo, fare un cazzo dalla mattina alla sera. Se fosse davvero quello che vorresti saresti a fare la fila al casting del grande fratello con altre migliaia di compagni di merende. O a spacciare. O a fare il cammorista. Il criminale che alza soldi facili ed esce con le pupe.
E invece sei qui a discutere con analisti e analizzati. Oibò, Charlie!
Ma la mia vita sta forse in mano a qualcun altro? Non mi sto astenendo affatto, vivo, ma vivo male, anche se io restassi indeciso su qualcosa sono sempre io a restare indeciso mica qualcun altro, e non voglio che mi si tolga questa indecisione prendendo pezzi di me importanti e tagliandoli via: per me il punto dolente è questo.Caro Charlie, è ovvio che i conflitti di fondo rimangono, analisi o no. Credi che l’analisi ti allontani dai quesiti esistenziali? Guarda, se vuoi te ne rovescio addosso una valanga (ma ci sei già tu che lo fai per tutti noi...).
Però, da lì ad astenermi dal viverla - questa vita - ce ne passa caro.
Sei tu che pretendi di avvitare la lampadina tenendola ferma (ma girando la casa, si capisce...anzi, pretendendo che qualcuno giri la casa per te).
Se mi fossi astenuto dal vivere senza manco mangiare sarei già dovuto morire. Ad aver paura ho paura di moltissime cose ed anche questo non l'ho mai negato, ma tra la paura, l'odio e l'aggressività guarda che non c'è una così grande lontananza... Un serpente che si sente braccato e non può cambiare certi aspetti della situazione e che ha paura di te ti salta al collo, queste sono le emozioni che provo.
Tu sei andata in analisi con altre aspettative ed obiettivi, avevi già a monte pretese molto minori rispetto alle mie per questo forse ha funzionato, o forse avevi tutt'altre pretese. Avevo fatto l'esempio del ristorante per dire solo questo, poi il mio giudizio soggettivo su cosa per me è utile e cosa no, resta in fin dei conti mio, se a te ha giovato e lo sai bene, che io affermi che non serve a nulla per risolvere i miei problemi mica cambia qualcosa?
Tu hai trovato qualcosa che risolve o aggiusta quel che avevi intenzione di risolvere o aggiustare? Sì, bene adesso non è detto che questo qualcosa debba funzionare per ogni sorta di dilemma o problema.
Non è l'analisi che non funziona in generale, tutto può tornare utile rispetto a qualche obiettivo specifico scelto bene, ma se questo obiettivo a me o ad altri non stesse a cuore?
Non è una questione di rigidità o di malattia, può darsi che io e te cerchiamo proprio cose nella vita diametralmente opposte, tu forse vuoi vincere la tua paura perché la senti estranea a te, io no. Essendo un'insegnante vuoi distanziarti a tutti i costi da ogni tuo "essere infantile" che per te rappresenta qualcosa di negativo e così via. Io e te viviamo in universi di valori differenti credo.
Non ho mai avvertito le mie emozioni come un qualcosa di estraneo a me da controllare, se ho molta paura di qualcosa io capisco che certi tipi rischi non voglio assumermeli, è un qualcosa che ha a che fare con me, mica con qualcun altro, chi deve vincere la paura, se quella paura sono io stesso a provarla? Se sopraggiungono altri motivi che la attenuano questa paura la paura si attenuerà (ad esempio non ho mica dovuto vincere la paura del buio?!), non è che devo controllare quel che mi piace o quel che provo come se fosse un oggetto pericoloso dal quale devo difendermi, poi dovrei arrivare ad aver paura di provare paura?
E' vero io non ho acquisito un "carattere", quello che le persone definiscono normalmente "carattare" ma perché sono state più forti una serie di mie tendenze interne. Non ho mai sentito la necessità di dimostrare a qualcuno di non aver paura, o di non frignare per accontentarlo e dimostrargli di essere ciò che in fondo non ero e divenire quel che lui preferiva che io fossi e non quel che sentivo di essere.
Io non butto via quel che mi serve. Se una persona ha davvero qualcosa da darmi ed ha intenzione di darmela in genere me la prendo.
Saluti
Ultima modifica di Char_Lie : 09-10-2010 alle ore 11.05.40