Sì, la tua vita sta in mano a quell'Altro che ti abita.
Braccato da chi? Il sospetto è che tu ti senta un serpente perché ti senti braccato. Ora, se questo può essere vero per lo sketch del panettiere, con tutti i turbamenti che portava con sé, non è detto che debba esserlo sempre. Mi spiego: a che pro io dovrei braccarti? Certo, magari ti sto un po' col fiato sul collo, un po' come il tempo, che tuo malgrado passa e ti fa sentire i tuoi bisogni come sempre più impellenti, con tutto il carico di angoscia che questo comporta per te. Nonostante questo, il pallino della situazione rimane sempre in mano a te, se te ne vuoi far carico. L'aiuto che un professionista ti può dare è un sostegno nei momenti in cui l'Altro diventa cattivo e tu diventi serpente (o riccio, che mi sembra più il tuo caso). Situazione difficile, la tua: più la vita ti mette sulle spalle delle richieste, più ti senti costretto. In realtà non sei costretto a far nulla che tu non voglia. Il problema è: che cosa vuoi? E a che prezzo?
Da dove viene questa paura? Va bene, è parte di te. Ti viene da dentro, come qualsiasi emozione (affetto non rappresentato, in questo caso). Cerchiamo di trovare una collocazione a questa sensazione. Ad esempio: in che situazioni ti senti impaurito, che spiegazioni genetiche dai a questa paura, che parte della tua vita ne viene condizionata, in che modo ti rappresenti tu nei suoi confronti (paura immobilizzante ed invincibile o paura stimolante?). Non è questione di controllare, ma di farsi almeno un'immagine un po' meno orrorifica. Niente paura della paura: le emozioni sono "consentite" (e vorrei vedere il contrario!).
Il problema è che tu hai TROPPO carattere, ma in senso psicoanalitico. Sei preso in tutta una serie di meccanismi stantii, di cose già viste e di strategie (di coazioni, meglio) non funzionali (per te e per la tua paura). Non è sbagliato aver paura e frignare: è doloroso. Si può trovare un modo per continuare a sentire la paura (per continuare ad essere se stessi, ammesso che voglia dire qualcosa) e per trovare poi delle vie di uscita nuove?
Se hai troppa paura, finisce che non gliela chiedi. Anzi, finisce che chiedi qualcosa che non ti può essere dato e che ti neghi qualcosa che potresti davvero goderti, se solo riuscissi ad usare la tua paura come "sensore". Ora, invece, mi sembra che sia la paura ad usare te.
Ultima modifica di lalangue : 09-10-2010 alle ore 12.08.17
Per Boris:
Moh, intanto la vivo, poi vedo.
Lo so un secondo prima di morire.
Il motivo per cui non ti rispondono è che pensano di vivere un altro po'.
Boh?
Ultima modifica di complicata : 09-10-2010 alle ore 14.39.51
Ma quest'Altro di cui parli chi sarebbe? Io mica ho capito... Guarda che non sono un indemoniato.Originalmente inviato da lalangue
Tutto e ad un prezzo che per me sia ragionevoleOriginalmente inviato da lalangue
. Io ho fatto anche l'esempio della commessa per mostrare che in questa o quella situazione qualcosa da darmi ci può essere, però dovrà andare nella direzione adatta al tipo di problema che espongo io, non è che i miei problemi ve li inventate e costruite voi di sana pianta come questa storia dell'Altro che mi abita.
Credo che si sia capito che non sono disposto a spendere quanto altre persone che si rivolgono a te (e non sto parlando in termini soltanto economici), diciamo che quello di spendere in maniera ragionevole al mio modo di sentire questo o quello sforzo, è comunque un problema di cui bisogna tener conto.
Quando dico di essere sfaticato, parlo del fatto che se mi costringo a lavorare poi altro che sintomi depressivi, ne esplodono altri e ben più gravi perché nell'insieme capisco che certe cose non le voglio proprio fare, però poi mi mancano certe forme di guadagno. Con quel che sono disposto ad investire in termini di impegno, attenzione, ed operazioni varie non riesco a guadagnare abbastanza. Se vicrversa mi si chiede (o per così dire suggerisce) di investire altro, di non frignare, oppure di impegnarmi di più, il problema resta lo stesso irrisolto, non è il frignare in sé che sento di dover togliere, posso anche farlo esternamente, il punto è che dentro di me il malcontento per la situazione di fondo resta.
I periodi peggiori della mia esistenza sono stati proprio quello scolastico e un altro in cui ho lavorato, adesso tutto sommato nonostante qui alcuni di voi si lamentino delle fatto che mi lamentisto meglio. Non è che a scuola ci sono stato per poco e l'idea che una persona si abitui a tutte queste situazioni col tempo è sbagliata.
Ora però non è che pensi o creda che c'è un Altro dentro che mi fa essere uno sfaticato ed io devo resistere a quest'altro che non mi vuol far fare certe cose o viceversa che io sono uno sfaticato e resisto ad un Altro che mi vuol far lavorare e che è entrato dentro di me come gli alieni dell'invasione degli ultracorpi. Qua gli interessi in gioco sono tutti quanti miei, non ci sono due persone, sono sempre e soltanto io che non riesco a trovare un buon accordo con quel che mi gravita attorno (la cosiddetta realtà che conosco forse comunque in modo piuttosto superficiale come molti altri) per soddisfarli nell'insieme e stare abbastanza bene.
E' doloroso stare così come sto, il punto però è trovare un'alternativa valida per me in cui io possa stare meglio e non peggio, altrimenti per il modo in cui valuto le situazioni passo semplicemente da una combustione a fuoco lento ad una combustione a fuoco veloce. La mia situazione non evolve in angoscia perché per me sono molto più angoscianti le alternative reali che conosco già e che puntualmente mi vengono suggerite indirettamente con delle interpretazioni: per questo spesso dico che mi servono proprio altre alternative. Non sto cercando di motivarmi a fare qualcosa che ora non voglio fare (tipo voglio smettere di fumare ma non ci riesco perché l'Altro cattivo dentro di me fa brutti scherzi), quel che voglio è aggirare l'ostacolo non facendo effettivamente quel che proprio non voglio fare ed ottenere comunque il risultato sperato.
Non c'è un me buono e un me cattivo con cui dovrei allearmi spezzandomi in più entità come succede in certi cartoni animati dove c'è un personaggio centrale che inizia a dialogare con altri due personaggi sulle sue spalle. Questa può andar bene come metafora di un ragionamento che conduciamo da soli fingendo di difendere di volta in volta le ragioni di certi nostri corsi d'azione per vedere un po' quale è migliore e quale s'adatta bene alle nostre esigenze, ma non ci sono altri dentro di noi (questi al limite possono stare fuori), ci siamo sempre e soltanto noi con queste esigenze nostre e che sono importanti solo per noi e che spesso mal s'accordano con l'esistente che si riesce a conoscere (non ci sono altri fantasmi o entità che ci abitano). Capita insomma che in certi contesti vengono fuori dei conflitti: se si soddisfa un'esigenza, in tutte le situazioni reali che ci sembra siano disponibili, si nega soddisfazione all'altra e viceversa.
Saluti
Ultima modifica di Char_Lie : 09-10-2010 alle ore 21.35.45
Cioè tu sei stato male a scuola e mentre lavoravi.
Non si è capito perchè.
Ma quali sono le motivazioni perlomeno immediate, che ti hanno creato disagio in due situazioni tutto sommato diverse, anche se , non so, si possono assomigliare.
Dover andare nello stesso identico posto tutti i giorni alla stessa ora, dover stare a contatto forzato con le stesse persone (a volte davvero odiose), dover rispettare molti vincoli, scadenze e così via. Per me le due cose non sono così dissimili.Originalmente inviato da complicata
Saluti
Ultima modifica di Char_Lie : 11-10-2010 alle ore 09.37.44
Beh, sì, effettivamente è quello che faccio anch'io tutti i giorni, quello che fanno molte persone tutti i giorni, direi la maggior parte.
Sentiamo se qualche psi commenta, è davvero interessante.
Io per esempio, trovo la routine molto noiosa, in genere ho supplito con spazi extra, hobby, ecc.
Per ritornare It, direi che anche la psicoterapia fa parte degli spazi extra, non trovate?
Non dico che si inizi per hobby, questo no, sarebbe come dire mi sento male e vado dal dottore per passatempo, però però col tempo assume i contorni non ben definiti di un extra riguardante le proprie fantasie, di uno spazio per sè che si presenta come un diversivo da ciò che nella realtà è routine, è noia,è vincolo, è scadenza, prendo spunto da Char-Lie.
E il rischio può essere che diventi fine a se stessa, piacevole, gratificante, senza fine e senza scopo.
Non so, è possibile?
Non è più un lavoro, ma un'attività alternativa, per sfuggire alla realtà.In quanto ciò che accade lì in fin dei conti, non è lontanamente parente della vita di tutti i giorni.
Di solito l'analista non è la persona odiosa che incontri sul lavoro, figurati, è lì per te.
E' vero che l'analista è lì per te, però non è lì per incontrare teOriginalmente inviato da complicata
: è questo il guaio di fondo di questo tipo di relazioni, sono un po' fittizie e basate soprattutto sull'apparenza, perché mercenarie. La persona odiosa di sicuro mostra sinceramente quel che prova nei tuoi confronti, l'analista invece è lì per te perché l'hai pagato e non perché gli debba far piacere in qualche modo stare con te. L'analista fuori da quel contesto magari sarebbe stata una di quelle persone odiose e snob che poi avresti preferito evitare.
Beh comunque sempre meglio di niente. Inoltre se è così come dici, riguardo al fuggire dalla realtà, almeno può darsi che l'umore un po' lo tira su un intervento del genere... Se questo sta proprio a terra. Comunque certi sintomi li attenua di sicuro il relazionarsi con qualcuno che ascolta i tuoi guai.
Saluti
Ultima modifica di Char_Lie : 12-10-2010 alle ore 22.44.14
Piò darsi, è vero, però guarda, secondo me scatta l'istinto, per cui anche se è un mercenario, te ne accorgi a pelle che non ti risulterebbe odioso neanche fuori, a meno che non lo facesse apposta, proprio.
Poi ti assicuro che fanno di tutto per risultare antipatici anche in seduta, non è possibile fingere a lungo.
Per loro risulterebbe una fatica immane, ma può darsi di sì, che spreco di energie, però.
Ho esagerato nel dire "odiosa". Volevo dire semplicemente che magari fuori da quel contesto un analista non si relazionerebbe con certi tipi di persone che incontra in seduta.![]()
Stai facendo una gaffe dietro l'altra, Char-Lie!
complimenti!![]()
giulietta io non sono un esperto,ma...anche se indubbiamente hai ragione io penso che Charlie desideri solo qualcuno che gli dica "TI CAPISCO".
Intanto, e poi ci sarà il resto (il fatto che può riprendersi la sua vita,ecc ecc)
In che senso "Ti capisco?". Se uno vuole essere "capito" va in analisi, non in un forum in cui non riesci a sapere neppure di che colore hai gli occhi; e poi, sei proprio sicuro che basta ce qualcuno "ti capisca" e hai davvero risolto tutti i tuoi problemi? Forse sarebbe da spostare un po' l'asse, quello che dovrebbe "capirsi" (o quantomeno esprimersi meglio) è proprio la persona "incompresa"; se questa auto-comprensione debba passare attraverso un'analisi o in altro modo non è importante, però evitiamo di "colpevolizzare" genitori, società, insegnanti, analisti che non capiscono.
Un saluto.
Se certe soluzioni andassero bene per me non sarei così pazzo (o poco pazzo) da buttarle via. Alla fine non è un capirmi che sto cercando, visto che credo tutto sommato di riuscirci abbastanza bene, ma un capire meglio il mondo che mi sta attorno in un qualche modo a me sconosciuto per modoficarlo in modi che non conosco e che risultino utili a me (per questo prima ho parlato di magia, ma dovrebbe essere magia che funziona davvero). In analisi ci sono stato già e mi ha aiutato nella misura in cui si è allontanata da quella che voi spesso sostenete sia una buona analisi.Originalmente inviato da Megiston Matema
Io non mi trovo nella condizione di chi dice "non volevo fare la tal cosa ma l'ho fatta" tipo il fumatore che vuol smettere di fumare e poi si trova nuovamente a fumare, condizione tale da dover comprendere e controllare il proprio volere e i propri desideri che si vorrebbero modificare, e non mi trovo nemmeno nella condizione di chi dice "vorrei riuscire a sopportare meglio il dolore e la sofferenza, come posso fare?": io non sto cercando in nessun modo di accettare il male e la sofferenza. Io mi trovo nella condizione di chi dice "vorrei ottenere questi risultati investendo queste risorse ed evitando una serie di cose che non sopporto proprio, ma non ci riesco, come posso fare?". Solo che ogni qual volta espongo i miei problemi in questa maniera è capitato in analisi che l'analista tentasse di riformulare quel che chiedevo in qualcosa di analogo alle espressioni che ho riportato sopra prima e capitava che praticamente alla fine litigavamo. Ora quando vengono effettuate queste manovre io me ne accorgo e se a qualcuno gli stanno bene ed è questo che stava cercando, di sicuro questo ha risolto tutto, io invece così sento di non risolvere proprio nulla. L'analista mi ha aiutato davvero quando s'è impegnata a comprendere il problema ed ha provato a darmi qualche informazione utile che non possedevo per risolverlo.
Saluti