Ti quoto. Sono assolutamente d'accordo con te sull'inconsistenza di queste classificazioni. Una volta sono stato una settimana in campagna presso una piccola cascina e c'erano moltissimi animali di serie B (tranne il cavallo, che sta in bilico). Erano non solo affettuosi allo stesso modo degli A, ma soprattutto non meno intelligenti; salvo le galline, anche se più per l'incedere che per un effettivo deficit cognitivo.
Per inciso, i tenutari servivano solo cibo vegetariano, soprattutto il cruditè, che dai miei amici ed amiche carnivore è stato battezzato il crudelitè dopo cinque giorni senza carne.
Bella anche la citazione di Da Vinci. I vegetariani dovrebbero - stando in tema di classici - leggere tre operette di Plutarco in cui si parla proprio di questi problemi: il De esu carnium (Sul mangiar carne), il De sollertia animalium (il titolo completo greco è "Sull'intelligenza degli animali di terra e di mare") ed il Quod bruta animali ration uti (Sull'uso della ragione da parte degli animali).
Se qualcuno l'ha letto propongo un simpatico spunto di riflessione partendo da alcuni passi. Se nessuno lo ha letto consiglierei caldamente di farlo, Plutarco non è affatto complesso, è scorrevole e soprattutto è molto spiritoso. Considerate che l'ultimo dialogo che ho citato è un dialogo tra Odisseo e Grillo, uno dei compagni dell'eroe trasformato da Circe in maiale che si è accorto, in quel breve tempo, che gli animali sono molto migliori di noi.









