Ultima modifica di RosadiMaggio : 22-09-2009 alle ore 12.31.19
Gaia
Tessera n° 15 Club del Giallo
Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4
Sono d'accordo, la persona arriva con un certo sintomo sociale (anonimo), come se non gli appartenesse e, soprattutto, come se non ci fosse alcuna sua responsabilità nel disagio che lamenta. Di qui il lavoro preliminare (la "rettifica soggettiva" messa in valore in particolare da Lacan), e la costruzione di una propria domanda di cura, al di là della richiesta con la quale arriva, che pure viene messa in conto, ma questa volta soggettivata.Caro Ikaro,
la frase è scritta male, me ne sono accorto dopo averla postata, io direi piuttosto che una persona arriva in analisi in base ad un disagio, più o meno insopportabile, più o meno acuto, e che sostanzialmente ci porta la sua "malattia" o il suo sintomo come se non gli appartenesse.
Sostanzialmente d'accordo!Questo perché attinge all'idea predominante di "malattia psichica" esistente nella nostra società, come cioè di un corpo estraneo che mi fa soffrire e di cui non vedo l'ora di liberarmi (non è raro che un paziente esprima la fatidica esclamazione: "perché è capitato proprio a me..."). Se prendessimo per buona questa rappresentazione, ci prodigheremmo a fare un intervento “chirurgico” per liberare il paziente dal suo sintomo, io invece ritengo sia più utile avvicinarlo al “sintomo” e alla sua struttura perché si renda conto che è appunto sua, che è nella sua facoltà metterla in atto o modificarla, anche radicalmente. Ciò che gli sta succedendo non è una cosa rara o singolare come può essere una malattia, che può colpire Caio, ma risparmiare Tizio, è piuttosto un processo esistenziale che tutti quanti (prima o dopo) dovremo attraversare se vogliamo dispiegare al meglio le nostre potenzialità di esseri umani, dotati di volontà, libertà e di auto-riflessività.
Gettando uno sguardo alla società in cui viviamo, sono propenso a credere che il “paziente” che vive una crisi intensa e dolorosa sia in realtà un essere fortunato, perché da quella linea di frana aperta dalla crisi ciascuno può mettere le mani nella sua vita e trovare nuovi equilibri; mentre è sempre più consueto osservare persone che non accedono mai alla crisi e che irrigidiscono ancora di più la loro struttura, chiudendosi ancora di più le porte al mondo e limitando ulteriormente l’accesso alle vere e grandi soddisfazioni che la vita ci può riservare.
Un saluto.
Un saluto,
ikaro
Ultima modifica di ikaro78 : 22-09-2009 alle ore 13.55.49
A me sembra banale osservare che se prendo tutti i miei averi vado al casinò e li gioco su un colore della roulette accedo alla possibilità di raddoppiare il mio capitale, però accedo anche alla possibilità di perdere tutto, bisognerebbe sempre valutare i pro ed i contro, non si può pensare che qualcosa è positivo perché apre l'accesso a qualcosa di molto positivo.Originalmente inviato da Megiston Matema
Se la mia struttura è così rigida da impedirmi di andare a giocarmi tutto al casinò per raddoppiare i miei averi ed accedere a questa grande soddisfazione, la voglio lasciare tale: c'è anche il cinquanta per cento di possibilità di perdere tutto, ne sono consapevole e preferisco restare chiuso: se perdo per caso lo psicanalista mi rimborserà parte della perdita? E poi c'era davvero bisogno di lui per essere consapevoli di queste cose?
Poi magari capita che nel caso le cose vadano bene è merito dello psicoanalista di avermi spinto ad aprirmi a queste possibilità, nel caso vadano male la responsabilità è mia perché è stata una mia scelta soggettiva rischiare, da questo punto di vista io mi sento preso un po' in giro.
Non sono gli accessi che si devono aprire, questi in fin dei conti ci sono, ne siamo consapevoli, però bisognerebbe valutare razionalmente se davvero conviene percorrere certe strade: spesso si resta fermi perché le alternative disponibili che si aprono usando i sistemi che si conoscono possono anche peggiorare con buone probabilità la propria situazione, in questi casi non si cerca certo un sistema per risolversi ad agire usando i sistemi che si conoscono già, ma un sistema diverso che modifichi lo stato di cose. O si possiede un sistema per cambiare davvero le cose in meglio amplificando il nostro potere, o tutti questi discorsi per me vanno davvero a vuoto.
Un saluto
Ultima modifica di Char_Lie : 23-09-2009 alle ore 09.11.38
Parole sante!o tutti questi discorsi per me vanno davvero a vuoto.
Caro Char_lie,
io ho fatto il militare in cavalleria, ero capo equipaggio del “blindo armata centauro”, alla Scuola di Truppe Corazzate dove ho fatto il car la prima cosa che ti dicevano era che un carro fermo è un carro morto.
Credo possa dirsi la stessa cosa per un essere umano, la chiusura totale, l’irrigidimento estremo della struttura, porta alla morte soggettiva e persino alla morte fisica (e lo si è notato a partire dalle osservazioni di Spitz sui bambini istituzionalizzati). Lo “stare fermo”, la chiusura, non ti preservano dalla sofferenza, come comporta sofferenza anche muoversi alla ricerca di nuovi equilibri. Una piantina se dal vivaio la sposti nell’orto all’inizio si affloscia, ingiallisce un po’, ma poi si riprende più rigogliosa di prima; lo stesso succede agli animali, anche a quelli bipedi come l’uomo. Se la piantina rimanesse nel vivaio muorirebbe comunque, il passaggio dal vivaio all’orto (fuor di metafora, il passaggio maturativo verso la soggettivizzazione) è necessario per realizzare le nostre potenzialità di esseri umani (“fatti non foste per viver come bruti ...”) e anche solo per non morire, per non portare avanti soltanto l’illusione di un’esistenza.
Molti adottano il passo del gambero, paralizzati dalla paura dell’ignoto, un passo avanti e due indietro; così facendo, pur essendo dotati di una buona imbarcazione, di una chiglia robusta e di tutta l’attrezzatura necessaria, nuotano sempre nello stesso bicchiere d’acqua e non escono mai in mare aperto.
Oggi, che io sappia (e non vorrei essere superbo), solo la psicoanalisi (e nemmeno tutta), si pone il problema in questi termini, gli altri fanno psicoterapia, nel migliore dei casi ti dicono di non giocare (o di giocare, che è lo stesso) al casinò. Non se lo pone più la religione, né il pensiero filosofico, né le istituzioni che una volta facilitavano e prendevano sul serio questo “rito di passaggio” (famiglia, clan). C’è da dire che la psicoanalisi non è l’unico mezzo per effettuare questo “passaggio”, molti ci riescono attraverso le consuete relazioni sociali; alcuni miei amici (più scettici di te rispetto alla psicoterapia in generale) mi riferiscono dei buoni risultati ottenuti “dialogando” col loro cane nelle fredde serate autunnali ed invernali, davanti ad un caminetto, con un bicchiere di brandy e delle caldarroste (pensa al risparmio economico).
Sull’intraprendere “certe strade” e sulla valutazione relativa (se usare la razionalità o altri strumenti conoscitivi come ad esempio le emozioni), questo credo che sia affar tuo, un affare che non puoi però addebitare semplicemente alla rischiosità del percorso, alla presunta inaffidabilità dell’analista (che in fondo in fondo non serve neppure che sia un genio, basta che non faccia o non dica castronerie e tenga ben saldo il timone del processo analitico) o ad altri fattori inessenziali (tipo di chi sarebbe il merito o chi si assumerebbe il rischio).
Un buon punto di partenza sono i tuoi timori e il tuo scetticismo, che competono con una tua voglia di rischiare (altrimenti non saresti qui a parlarne, a cercare di capire e a intavolare discorsi contraddistinti da passione e intelligenza).
Sulle parole hai ragione, cadono nel vuoto, ma non perché non c’è uno strumento di cambiamento “sicuro”, ma perché l’altro non le fa vivere dentro di sé.
Un saluto.
Ciao bellaprimavera,
mi sembra di capire che sostieni, come il primo Freud, che il fine della psicoanalisi sia "la cura" del paziente e che questa dovrebbe portarlo a un'ipotetica "guarigione". Mah... Freud stesso divenne ben presto dubbioso rispetto alle possibilità di guarigione del suo metodo, e gradualmente l'accento sulle finalità dell'analisi si è spostato dall'eliminazione del sintomo al raggiungimento dell'insight, per arrivare alla capacità di autoosservazione e autoanalisi. Si potrebbe dire che grazie al suo stesso metodo e alla consapevolezza che pochissime sono state le "guarigioni" analitiche, nel corso del tempo la psiconalisi ha de-idealizzato se stessa. Questo non significa però che la psicoanalisi sia inutile.
Fu Ferenczi a proporre tra le finalità dell'analisi l'accrescimento della conoscenza di sè, ma non si deve pensare che tale conoscenza sia "accademica" (se rileggi il mio post precedente, ho parlato di conoscenza come trasformazione, non come gioco intellettuale) e non porti con sè dei cambiamenti strutturali. Anzi, frequentemente anche gli obiettivi di vita con cui il paziente si presenta in analisi si modificano nel corso della stessa.
Gli obiettivi del trattamento infatti sono inevitabilmente e giustamente legati agli obiettivi di vita del paziente - sia consci che inconsci - e a quelli dell'analista, ed è ampiamente riconosciuto che il buon appaiamento di personalità tra analista e paziente costituisce un fattore determinante per il risultato del trattamento. Non è facile trovare l'analista "giusto", ma non è impossibile. Però nella ricerca occorre tener presente che le analisi non le fa né la teoria, né la scuola, nè la società di appartenenza dell'analista. L'analisi é qualcosa di irripetibile, di non riproducibile, e di poco descrivibile, che scaturisce dall'incontro tra due persone (all'interno di un setting) e dalla disponibilità di entrambi.
L'analisi ha anche finalità terapeutiche, ma si sono incontrate delle enormi difficoltà cercando di definire quando la "guarigione" sarebbe raggiunta. Quasi da subito, si è cercato di superare la definizione di salute mentale in termini di eventi osservabili (come la scomparsa dei sintomi) formulando gli obiettivi del trattamento in termini metapsicologici, ma siccome questi concetti sono legati al particolare modello teorico adottato, ad oggi non esiste una formulazione univoca degli obiettivi analitici (se ti interessa, una disamina approfondita degli obiettivi della psicoanalisi è stata svolta da Sandler e Dreher).
Cosa è la normalità? Cosa è la salute? La risposta è semplice soltanto se la facciamo coincidere con "libertà dai sintomi", è risaputo che i criteri della salute sono legati al contesto socioculturale e ai relativi sistemi di valori. Oggi è largamente condiviso che soltanto dal lavoro congiunto di paziente e analista è possibile, nel corso dell'analisi, selezionare i criteri di salute mentale che rappresentano lo stato di "salute mentale" specifico per quel paziente nella sua particolare situazione di vita. Il risultato auspicabile dell'analisi varia da un paziente all'altro, siamo molto lontani dal modello medico in cui a una diagnosi corrisponde una prognosi e una terapia e un esito (più o meno probabile). Ogni depressione è diversa, ogni fobia è diversa, ogni sintomo o disagio che viene portato è peculiarmente inscritto nella storia della persona e nel suo carattere. La psicoanalisi lavora "su misura".
E in ogni caso... il paziente arriva sempre fin dove può, indipendentemente da tutto ciò che può pensare l'analista, sia in termini teorici che clinici.
Tra le altre cose, non sono dell'idea che soltanto la psicoanalisi sia efficace per aiutare le persone, la psicoanalisi è una delle vie. Per me è legittimo che ciascuno segua il percorso che sente più affine e rispetto chi fa scelte diverse, ma paragonare la psicoanalisi al buddismo o allo yoga significa non conoscere nè l'una nè gli altri. Non capisco inoltre se stai paragonando il "raggiungere l'illuminazione" all' insight (che è uno degli eventi possibili durante un'analisi) o cosa intendi, se vuoi spiegami.
PS. "Esoterico" si riferisce ai misteri sacri, a dottrine riservate ad una cerchia di iniziati (e in antinomia a quel che hai scritto la psicoanalisi potrebbe rientrarvi a pieno titolo, almeno quella di un certo periodo storico), non mi pare invece che yoga e buddismo siano tali, quantomeno al livello che viene comunemente insegnato.
Ciao ikaro: dunque i disturbi egosintonici secondo te non sono trattabili?
Un saluto a tutti![]()
Curiosity killed the cat, but nothing can kill curiosity...
Il forum non è una scienza esatta
Vorrei precisare meglio la mia affermazione precedente: “alcuni miei amici (più scettici di te rispetto alla psicoterapia in generale) mi riferiscono dei buoni risultati ottenuti “dialogando” col loro cane nelle fredde serate autunnali ed invernali, davanti ad un caminetto, con un bicchiere di brandy e delle caldarroste (pensa al risparmio economico)”.
Non vorrei che la terapia col proprio cane passasse per un risultato scientifico acquisito, come un’affermazione che abbia una qualche validità scientifica; infatti, seppure i miei amici riferiscano dei risultati, queste affermazioni non hanno alcun valore di prova riguardo all’efficacia della terapia da loro seguita. E questo perché, per quanto vasto possa essere il campione che sostiene questi risultati, manca pur sempre il “gruppo di controllo” (quelli senza cane). Sarebbe auspicabile promuovere qualche ricerca sperimentale in cui si preveda non solo il gruppo di controllo, ma un procedimento in “doppio cieco” (il cane in questo caso avrebbe la croce rossa alla schiena), per evitare il famigerato “effetto Rosenthal”, in base al quale lo sperimentatore tende inconsapevolmente a trovare dei risultati consoni con le sue ipotesi di partenza (anche perché se si sbagliasse tutte le volte nessuno investirebbe più una lira nelle sue ricerche) .
In particolare, in casi come questo, potrebbe essere utile l’utilizzo di un disegno sperimentale invertito (che non è un giudizio morale) del tipo ABAB, in cui A sta per metto il cane, B per levo il cane, A rimetto il cane, B arilevo il cane. In attesa di questo vi prego di non ritenere la terapia canina alla stregua delle terapie più consolidate e corroborate da evidenze empiriche e sperimentali.
Nuovamente, ciao.
Ultima modifica di Megiston Matema : 23-09-2009 alle ore 12.59.53
@ Megiston
Eh... e dopo dovresti controllare anche il brandy, il caminetto e le caldarroste! :-D
E se poi si scopre che alcuni dei tuoi amici ascoltano musica durante la "sessione"? tutto da rifare!
Scherzi a parte, mi risulta che la Pet Therapy sta cercando di validarsi nell'ambito delle terapie palliative, e qualche conferma la hanno trovata.
Ciao.
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Il forum non è una scienza esatta
Beh non penso proprio che i miei timori competano con la mia voglia di rischiare, rischio quello che reputo giusto rischiare: io ad esempio su un carro armato ci sarei salito soltanto in un museo di ruderi belliciOriginalmente inviato da Megiston Matema
.
In queste situazioni sicuramente qualche sintomo (una paura folle ad esempio) aiuta molto di più della salute per convincere qualcuno a non affidarci qualche fucile o qualche altro simpatico strumento bellico tra le mani e farci andare allegramente su un campo di battaglia a far da smistamento alle pallottole amiche e nemiche, campo di battaglia che la maggior parte delle volte diventa il proprio campo santo.
Meglio questo che rischiare di fare chissà quale brutta fine semplicemente per condurre in fin dei conti una vita normale o per ricevere qualche medaglia sulla propria cassa corredata da una bella bandiera colorata.
Se proprio devo mettermi ad usare delle armi e rischiare tanto io preferirei guadagnarci qualcosa in più, sono davvero io il matto?
Moltissimi soldati durante le ultime due guerre sono morti sbudellati, e personalmente non è mai stata una mia aspirazione fare questa fine, preferisco passare per pazzo e morire soggettivamente, piuttosto che passare per sano e magari poi con buone probabilità morire oggettivamente. Se esiste davvero un modo per vivere meglio secondo il mio metro di giudizio riguardo a cosa reputo bene in sè e male in sè, io stesso lo adotterò, per quale motivo dovrei oppormi?
Un saluto
Ultima modifica di Char_Lie : 23-09-2009 alle ore 13.42.06
Cara Psicotrieste,
non avevo pensato al controllo del brandy, del caminetto (presumo che il tiraggio sia essenziale per una buona riuscita psicoterapica) e delle caldarroste (trovare un verme potrebbe essere un trauma non da poco, oltre che interrompere una dieta vegetariana). Si vede che non sono (ahimé) un bravo sperimentatore.
Sulla Pet Terapy hai perfettamente ragione, ma le mie supposizioni erano dirette a verificare l’efficacia del genere canino nel praticare la psicoanalisi.
Caro Char_lie,
ti faccio presente che nelle guerre muoiono molti più civili che militari in genere (non fosse altro perché sono più numerosi e meno addestrati), e forse se proprio c’è una guerra hai più probabilità di cavartela con un’arma in mano o dentro lo scafo di un blindato.
A parte gli scherzi, mi pare che tu cavalchi un equivoco, credo che tu stia cercando un sistema per vivere meglio (psicoanalisi o altro che sia); ti disilludo, non c’è, o se c’è non è detto che sia quello adatto per te, l’unico sistema adatto sarà quello che ti costruirai (da solo o in compagnia di un analista o di altro), sempre se deciderai di farlo. Io come psicoanalista non ho ricette di benessere per i miei pazienti (come chi vendeva elisir di lunga vita nel vecchio west), ma do la mia disponibilità a costruire insieme a loro un percorso lungo e faticoso verso l’unica meta possibile, che non è né il benessere, né la felicità e nemmeno il cambiamento (anche se quest’ultima affermazione potrà sconcertare qualcuno), ma il porre il soggetto al centro del suo agire (unico homine regente). Da qui in poi io ho concluso il mio compito, dove si dirigerà (se si dirigerà) saranno solo affari suoi; resta il fatto che da quel momento potrà davvero scegliere qualcosa e non essere più in balia degli eventi.
Ciao Megiston Matema, vorrei farti una domanda; gli obiettivi reali - non il benessere ma l'essere al centro del proprio agire( nel senso che poi il benessere soggettivo dovrà cercarselo da solo?..) o "protagonista della sua vita", di questo percorso che proponi, li definisci e chiarisci con le persone che incontri - anzi per far si che inizialmente, si sviluppi un incontro da cui far partire un percorso - in modo così inequivocabile seppure in base alle loro "temporanee" (nel senso che possono essere soggettive e diverse in base al momento particolare attraversato e per cui si sono rivolti a te ed alla sua criticità) capacità - difficoltà ( emotive soprattutto) di comprensione? Ed eventualmente alle tue?
Ultima modifica di RosadiMaggio : 24-09-2009 alle ore 07.38.20
Gaia
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Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4
Se si potesse disertare senza dare troppo nell'occhio con un blindato ti darei anche ragione, ma penso che il miglior modo per salvare la pelle sia tenersi lontani il più possibile dai campi di battaglia e dai teatri di guerra e per poterlo fare senza andare incontro a troppe noie non bisogna essere arruolati. Ci vuole mobilità non tanto per schivare i colpi ma per darsela a gambe levateOriginalmente inviato da Megiston Matema
.
Ma la compagnia dell'analista cosa aggiunge? Se non ha niente di meglio da offrire, la sua presenza a cosa serve? A me più che domande servono risposte, di domande già me ne faccio tante da soloA parte gli scherzi, mi pare che tu cavalchi un equivoco, credo che tu stia cercando un sistema per vivere meglio (psicoanalisi o altro che sia); ti disilludo, non c’è, o se c’è non è detto che sia quello adatto per te, l’unico sistema adatto sarà quello che ti costruirai (da solo o in compagnia di un analista o di altro), sempre se deciderai di farlo..
Ma perché secondo te prima di rivolgersi a te non è sempre l'altra persona a scegliere? Il problema per me non è scegliere qualcosa, se devo fare uso di qualche sistema questo dovrebbe riuscire ad aiutarmi a scegliere qualcosa di meglio rispetto a prima: questo implica necessariamente possedere maggiori conoscenze e tecniche, per scegliere potrei lanciare anche una moneta, questo è l'ultimo dei problemi per me, non è una meta che mi interessa raggiungere, voglio un'esistenza per me migliore sotto certi aspetti, tutti questi concetti filosofici un po' astrusi come "porre il soggetto al centro del suo agire" non mi interessano, ad esempio se "il soggetto fosse un po' decentrato rispetto al suo agire" ed agisse allo stesso modo di "un soggetto che è posto al centro del suo agire", cosa accadrebbe? Cosa cambierebbe? A me interessa raggiungere certi risultati, che li provochi il soggetto, dio o altre entità non mi importa, per me tutte le cose di cui parlate non rappresentano nemmeno dei problemi sensati.Io come psicoanalista non ho ricette di benessere per i miei pazienti (come chi vendeva elisir di lunga vita nel vecchio west), ma do la mia disponibilità a costruire insieme a loro un percorso lungo e faticoso verso l’unica meta possibile, che non è né il benessere, né la felicità e nemmeno il cambiamento (anche se quest’ultima affermazione potrà sconcertare qualcuno), ma il porre il soggetto al centro del suo agire (unico homine regente). Da qui in poi io ho concluso il mio compito, dove si dirigerà (se si dirigerà) saranno solo affari suoi;
resta il fatto che da quel momento potrà davvero scegliere qualcosa e non essere più in balia degli eventi.
Se l'analisi aiuta a "poter davvero scegliere" per me non aggiunge praticamente nulla, il libero arbitrio non ce lo può donare certo un analista, o già lo si possiede o non c'è nulla da fare. Se invece l'analisi permette di individuare strategie più efficaci per raggiungere certi obiettivi esistenziali di benessere secondo un individuo, il discorso cambia, ma sembra che le cose non stiano così, tu stesso hai ammesso che non serve per migliorare l'esistenza.
Un saluto a tutti
Ultima modifica di Char_Lie : 24-09-2009 alle ore 07.12.33
Caro Megiston,
mi hai fatto ridere!
Io non avevo pensato alle variabili verme/vegetariano, quindi semmai questo esperimento si farà dovremo unire le forze per costruire un disegno sperimentale completo.
Trovo "Porre il soggetto al centro del suo agire" una frase bellissima, efficace e chiara, e penso che ne farò uso, se non ti dispiace, perchè non la trovo in contraddizione con il concetto di cambiamento (se al termine del percorso il paziente sarà al centro, vuol dire che prima era da qualche altra parte, giusto?). Mi ha fatto scattare delle associazioni molto interessanti che cercavo di catturare da un po', grazie![]()
Curiosity killed the cat, but nothing can kill curiosity...
Il forum non è una scienza esatta
La prima frase che ho letto è stata la seguente:''Vorrei cercare di capire a cosa serve la psicoanalisi come pratica terapeutica'', altra frase ''A me gli psicoanalisti non servono per gli scopi che ho in mente'', ''Io mi sono sentito preso in giro'',''Sapete cosa vi dico? A me personalmente tutto questo non interessa, non risolve veramente nulla di quel che vorrei fosse risolto e mi fa perdere solo tempo, ed in questa mia valutazione non credo di sbagliare''... potrei continuare per molto ancora. Io sento un gran bisogno di essere ascoltato, che sia psicoanalisi o altro, l'importante è che qualcuno sia disposto a farlo. Forse hai avuto brutte esperienze, non tutti gli psicoterapeuti sono bravi come in tutte le professioni, ma non per questo devi perderti d'animo, secondo me devi riuscirti a dare un'altra possibilità, più ponderata, ora hai la possibilità di poter scegliere in maniera piu corretta rispetto ai tuoi bisogni, senza andare a mosca cieca e di riuscire a trovare chi puo ascoltarti. Poi se non sei ineteressato, o se pensi che la pratica non ti dia quello che tu vuoi, bhe lascia perdere, nessuno ti obbliga.
Saluti
Mi starebbe anche bene se tutti gli psicoanalisti fossero chiari rispetto al fatto che la loro pratica non serve per migliorare l'esistenza di un individuo. Dopo anni e denaro buttati molte persone potrebbero restarci oltremodo male.Originalmente inviato da pierluigi1970
Oltretutto è un tipo di pratica in cui se le cose vanno bene il merito lo si attribuisce a quest'ultima, nel caso vadano male è sempre perché la persona non si è impegnata abbastanza: come si può mai verificare se serve davvero a qualcosa?