Che io sappia nessuna scuola psicoanalitica si pone esplicitamente la questione "etica" della psicoanalisi così come l'ha impostata Lacan e così come è scritta nei grandi testi etici del passato.Qui e la nei testi di Mitchell e di altri relazionali puoi trovare qualche riferimento a questa tematica legata soprattutto al fatto che l'analista relazionale è molto più presente, interattivo, dialettico all'interno dell'analisi.
Ci si domanda come l'analista può essere una presenza attiva e nello stesso tempo catalizzatrice e rispettosa verso l'analizzando; quale ruolo svolge e da quale posizione può partire (e quest'ultima è già una domanda che ha a che fare con l'etica). Brevemente, riservandomi di approfondire in seguito, ti dico che io intendo l'etica in due accezioni: innanzitutto quel doppio movimento che è finalizzato a porre il soggetto la dove prima c'era dell'altro, c'era altro senz'altro, c'era l'Es, c'era l'Altro; in secondo luogo come presa in carico della sofferenza e del desiderio dell'analizzando di effettuare questo percorso esistenziale dal burattino al soggetto, a partire non da un sapere, dal possesso di tecniche o quant'altro, ma a partire dall'aver messo mano prima alla propria sofferenza e dall'aver effettuato in precedenza quel doppio movimento. Se vuoi un esempio letterario, Edipo è l'analizzando, sa ma non vuole sapere, Tiresia è l'analista, sa ma sa che bisogna attraversare una grande sofferenza per arrivare a sapere. Sofferenza che lui ha già attraversato.
Un saluto.








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