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  1. #1876
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Nello specifico: Epittetto nel suo manuale dice molto chiaramente che ci sono delle cose che dipendono da noi e cose che non dipendono da noi, sarebbe da stupidi non prendere in mano ciò che possiamo fare, ma sarebbe un'idiozia cercare di cambiare ciò che non dipende da noi.

  2. #1877
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema
    L'etica è definita bene vivendi scientia, l'arte di vivere bene, che non è la ricerca della felicità, ma la ricerca del proprio agio di vivere, di quel buon demone (eudaimonia) che mi permetta di trovare le traiettorie più proficue per il mio personale godimento, per vivere in letizia e per predispormi alla gioia di esistere.
    Per definire un'arte del vivere bene bisogna definire prima di tutto questo bene in cosa dovrebbe consistere, se per te il bene consiste nel sopportare la sofferenza ottieni una certa arte di vivere bene, ma se non si condivide questa idea si ottiene tutt'altro (un'arte del vivere bene che vada bene per tutti, per me non può esistere proprio). Io voglio vivere di sicuro meglio, ma il meglio che mi propone la tua forma di etica per me non è affatto meglio, è questo il punto. Una traiettora migliore per me non è quella che vuoi farmi tracciare tu, certo se davvero poi sei capace di mostrarmi qualcosa di meglio per me (ma secondo il mio metro di giudizio e non il tuo) abbandonerò questa traiettoria e mi porterò sull'altra e non avrai bisogno di convincermi. Io non so nemmeno se esista un modo per vivere meglio per me tu invece con la tua forma di etica sembra che sai già a monte che c'è di sicuro, certo se il bene te lo definisci come ti pare, sarà sempre raggiungibile un qualche bene maggiore, io invece devo sentire ed avvertire in prima persona che qualcosa è meglio per me e se c'è in mezzo a quel che posso scegliere e lo so che c'è, lo sceglierò di sicuro.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 25-11-2010 alle ore 10.29.56

  3. #1878
    Megiston Matema
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Per definire un'arte del vivere bene bisogna definire prima di tutto questo bene in cosa dovrebbe consistere, se per te il bene consiste nel sopportare la sofferenza ottieni una certa arte di vivere bene, ma se non si condivide questa idea si ottiene tutt'altro (un'arte del vivere bene che vada bene per tutti, per me non può esistere proprio). Io voglio vivere di sicuro meglio, ma il meglio che mi propone la tua forma di etica per me non è affatto meglio, è questo il punto. Una traiettora migliore per me non è quella che vuoi farmi tracciare tu, certo se davvero poi sei capace di mostrarmi qualcosa di meglio per me (ma secondo il mio metro di giudizio e non il tuo) abbandonerò questa traiettoria e mi porterò sull'altra e non avrai bisogno di convincermi. Io non so nemmeno se esista un modo per vivere meglio per me tu invece con la tua forma di etica sembra che sai già a monte che c'è di sicuro, certo se il bene te lo definisci come ti pare, sarà sempre raggiungibile un qualche bene maggiore, io invece devo sentire ed avvertire in prima persona che qualcosa è meglio per me e se c'è in mezzo a quel che posso scegliere e lo so che c'è, lo sceglierò di sicuro.

    Saluti
    A Charlì,
    sia chiaro che io non voglio convincere nessuno, mi hai chiesto cosa intendo e sto cercando di spiegartelo, se solo me lo lasci fare senza trattarmi come un venditore di enciclopedie porta a porta o come un testimone di Geova .
    Il bene per gli antichi greci coincideva con il bene della polis, ciò che era bene per tutta la città era bene anche per te: se arrivavano i persiani per sottomettere la Grecia il bene era quello di difendersi. Non è che stavano a fare un sondaggio per sapere che fare .
    Quando la struttura della polis è andata in crisi, Platone ha tirato fuori l’idea del Sommo Bene, che si trova nel mondo iperuranio (e se non ci credi puoi andare a controllare), mentre gli stoici hanno fondato la distinzione fra vizi e virtù sulla “natura umana”, era bene quello che assecondava questa natura, male tutto il resto.
    Oggi che quando sentiamo parlare di Sommo Bene ci scappa da ridere, che sulla natura umana abbiamo più dubbi che certezze, cosa sia il bene è difficile da delineare cosi d’amblè, potremmo aprire un forum su cos’è bene e cosa non lo è, se esistono cioè dei beni universali.
    Di sicuro però esiste, per ciascuno di noi, la morte, la sofferenza, la ricerca di un godimento, ecc., esistono delle cose che sono in nostro potere, su cui possiamo intervenire e cose che non sono in nostro potere, su cui non possiamo farci niente. Sulle prime, l’etica ti insegna a mettere un soggetto nell’azione, sulle seconde ad accettarle, perché non puoi fare altro, perché fanno parte di te. Ma non a subirle, a volerle, ad abitarle, ad amarle persino (l’amor fati di Nietzsche), se si tratta di cose inalienabili come la morte o la sofferenza; oppure a lasciarle cadere nell’irrilevanza (se si tratta di qualche desiderio irraggiungibile, di qualcosa che non dipende da te).

  4. #1879
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Per definire un'arte del vivere bene bisogna definire prima di tutto questo bene in cosa dovrebbe consistere, se per te il bene consiste nel sopportare la sofferenza ottieni una certa arte di vivere bene, ma se non si condivide questa idea si ottiene tutt'altro (un'arte del vivere bene che vada bene per tutti, per me non può esistere proprio). Io voglio vivere di sicuro meglio, ma il meglio che mi propone la tua forma di etica per me non è affatto meglio, è questo il punto. Una traiettora migliore per me non è quella che vuoi farmi tracciare tu, certo se davvero poi sei capace di mostrarmi qualcosa di meglio per me (ma secondo il mio metro di giudizio e non il tuo) abbandonerò questa traiettoria e mi porterò sull'altra e non avrai bisogno di convincermi. Io non so nemmeno se esista un modo per vivere meglio per me tu invece con la tua forma di etica sembra che sai già a monte che c'è di sicuro, certo se il bene te lo definisci come ti pare, sarà sempre raggiungibile un qualche bene maggiore, io invece devo sentire ed avvertire in prima persona che qualcosa è meglio per me e se c'è in mezzo a quel che posso scegliere e lo so che c'è, lo sceglierò di sicuro.

    Saluti
    Facciamo finta di una cosa: la mente serve per evitare il dispiacere.
    Ora, partendo da questo presupposto, la fantasia potrebbe proseguire nel pensare che il primo modo di evitare il dispiacere sia la dipendenza totale da una macchina che ci nutre, ci sostiene e ci gratifica (la madre nei primi giorni di vita). Da lì in poi, iniziano i guai.
    Diciamo che ormai siamo cresciutelli. La nostra mente ha trovato varie strategie per ovviare a questo dispiacere. Una di queste è l'attesa: si cerca una risposta all'interno della mente stessa e, nel frattempo, si riesce a tollerare il tempo che separa dalla soddisfazione. Un'altra modalità potrebbe essere la scarica diretta: il mio dispiacere ha raggiunto il livello massimo, perciò lo evacuo tramite l'azione (scarica di bestemmie, scarica di pugni, scarica di qualsiasi cosa che non sia pensato ma buttato fuori). Un'altra ancora potrebbe essere quella di allucinare una soddisfazione: quello che mi propone la realtà non mi soddisfa, perciò rifiuto questa realtà e me ne modello un'altra, collegando le cose in modo che il dolore (la mancata soddisfazione) abbia una spiegazione logica, ma non reale. Ve ne sono altre.

    Alla fine di tutto ciò (o, meglio, all'inizio), la psicoanalisi riconosce l'esistenza di un desiderio, ma non può sapere a priori quale sia. Tuttavia ne conosce la forza e sa anche quali modalità di difesa impediscono al soggetto di accedervi.
    La psicoanalisi è un'arte del togliere, e non del mettere.
    Ultima modifica di lalangue : 25-11-2010 alle ore 15.35.17
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  5. #1880
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema
    Di sicuro però esiste, per ciascuno di noi, la morte, la sofferenza, la ricerca di un godimento, ecc., esistono delle cose che sono in nostro potere, su cui possiamo intervenire e cose che non sono in nostro potere, su cui non possiamo farci niente. Sulle prime, l’etica ti insegna a mettere un soggetto nell’azione, sulle seconde ad accettarle, perché non puoi fare altro, perché fanno parte di te. Ma non a subirle, a volerle, ad abitarle, ad amarle persino (l’amor fati di Nietzsche), se si tratta di cose inalienabili come la morte o la sofferenza; oppure a lasciarle cadere nell’irrilevanza (se si tratta di qualche desiderio irraggiungibile, di qualcosa che non dipende da te).
    Megiston se si subisce qualcosa non si può realmente accettarlo, si accetta qualcosa che si può rifiutare o che davvero a noi sta bene, negli altri casi lo si subisce e basta a meno che non esiste una mossa a noi sconosciuta che ci permette di parare realmente il colpo e che non si limiti semplicemente a farci abituare alle mazzate. Soltanto in questo caso può esistere una reale forma di aiuto basata sulla conoscenza.

    Una malattia per cui non è stata inventata ancora una cura per me la si subisce. La malattia che ci colpisce ci fa star male comunque e questo male mica è detto che lo si debba accettare di buon cuore. Sono talmente alieno al tuo modo di impostare le cose che per me personalmente non si può realmente mettere in atto senza effettuare una sorta di rimozione.

    Nietzsche esprimeva talvolta a parole un certo amore per il fato, ma poi non è che da quello che scriveva in generale e da come si esprimeva effettivamente ha dimostrato poi un così grande amore per la sua esistenza e l'esistenza umana in generale. Io il fato lo amo se mi dà qualcosa di buono ed utile, altrimenti chi se ne frega, non sono mica costretto ad amare il caso ed il destino.

    Se questo è un bene per te, per me è un bene fittizio e non mi interessa perseguirlo, amo quello che io ritengo debba essere amato e sento di amare davvero, non amo tutto quel che arriva, visto che nella vita arriva spesso di tutto. Io odio quel che sento che va contro di me e non amo tutto.

    Se io mi sento in contrasto con qualcosa e nessuno possiede strumenti per modificarlo davvero questo qualcosa (compreso me stesso) che io sento che si oppone a me, per me un meglio al quale accedere non c'è proprio. Se mi sento opposto alla mia morte non è certo una conciliazione col fato che metterà a posto le cose secondo il mio punto di vista e nemmeno il constatare che è necessaria. Subirò la morte, ma di certo non l'accetterò o l'amerò, se sento che il mio animo a questi eventi in fin dei conti si oppone.

    Perché dobbiamo far finta di amare qualcosa che, se ci guardiamo bene dentro, in fin dei conti non amiamo affatto? Questo è un bene per te? Per me no, non lo è.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 25-11-2010 alle ore 22.56.58

  6. #1881
    Megiston Matema
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Caro Char_lie,
    si subisce qualcosa che non era prevista, che non ci appartiene, eppure ci capita; qualcosa che sentiamo come estraneo che viene a disturbare il corso della nostra vita e che per qualche motivo non possiamo scantonare.
    Ma la morte, la sofferenza, il porsi come soggetto, fanno parte integrante di noi, sono inscritte nella nostra carne fin dalla nascita, non sono degli accidenti che ci capitano per caso: siamo esseri mortali, esposti alla sofferenza e che possono riflettere su se stessi.
    Mi sorprende quando qualcuno a cui viene diagnosticato un male incurabile esclama: “Proprio a me doveva capitare!”, capita a tutti, è solo questione di tempo; si può essere dispiaciuti, certo, ma non sorpresi. Qualcuno avrà sei mesi di vita, qualcun altro sei o sessant'anni, ma prima o poi tutti li dovremo capitare, come chicchi de caffè nner macinino.
    L’uomo moderno, noi, viviamo in questa costante rimozione del nostro destino, non ne vogliamo sapere, viviamo come se la morte e la sofferenza non ci riguardassero, viviamo come se non sapessimo più riflettere su noi stessi, viviamo sulla trama di una fiction infinita scritta e sceneggiata da un folle, tutto pur di illudersi di non soffrire.
    Se hai sottomano il libro di Nietzsche Così parlò Zarathustra ti consiglio di leggerti il passo dove parla dell’ultimo uomo nell’introduzione, quello siamo noi: l’ultimo uomo di Nietzsche!
    La morte è cosa che riguarda i vecchi, e si è vecchi oltre i novant’anni, nessuno muore più, semplicemente qualcuno entra in un ospedale e non ne esce più, e non lo vedi più in giro; è scomparsa la visibilità della morte e questo ci fa illudere di aver sconfitto la morte.
    Anche la sofferenza sta scomparendo, non ci sono più quei bei nevrotici di una volta, impediti nell’azione, che traducevano in sintomo e in sofferenza questa impossibilità di agire; ora sembra di avere a che fare con tanti Tarzan che passano da una follia all’altra, da un amore all’altro, da un entusiasmo all’altro, dandosi pochissimo margine per la sofferenza, per l’elaborazione dei fallimenti.
    La morte, la sofferenza, la riflessività fanno parte integrante di noi, non sono nostre nemiche in senso assoluto anche da loro, attraverso di loro, possiamo migliorare la nostra esistenza, non si va da nessuna parte (anzi, si passa solo da un’illusione all’altra) rimuovendole, facendo finta che non ci riguardino.
    Non è solo una questione di accettarle obtorto collo, devi proprio amarle, perché fanno parte di te e sono essenziali per vivere: senza tenere in alcun conto la morte non è possibile apprezzare davvero la vita, così come non avrebbe alcun senso per noi la luce del giorno se prima non ci fosse stata la notte!
    Un saluto.
    Ultima modifica di Megiston Matema : 26-11-2010 alle ore 09.47.45

  7. #1882
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da lalangue
    Alla fine di tutto ciò (o, meglio, all'inizio), la psicoanalisi riconosce l'esistenza di un desiderio, ma non può sapere a priori quale sia. Tuttavia ne conosce la forza e sa anche quali modalità di difesa impediscono al soggetto di accedervi.
    L'idea che di desiderio ce ne sia uno solo per me non è poi tanto corretta, di desideri ed esigenze ce ne sono tante, la forza di un desiderio per un soggetto in fin dei conti rappresenta una valutazione di valore. Come dare il giusto valore ad un desiderio?

    Io mi fido di più quel che sento, se ad esempio ho molta voglia di andare in bagno in certi momenti questo diventerà prioritario, non è che c'è bisogno della psicoanalisi o dell'etica .

    Se Megiston o un altro mi dice che io desidero affrontare sofferenze varie non è mica tanto vero per me, quel che sento io è tutt'altro, devo fidarmi di quello che mi dice un altro?

    Desidero di sicuro ottenere certe cose ma in me è comunque più forte il desiderio di evitare certe sofferenze. Ora perciò non è che desidero una cosa sola, nell'insieme quel che desidero davvero "sommando" insieme tutto il malloppo e non tenendo conto soltanto di uno dei desideri in gioco è ottenere certe cose senza dover attraversare certe forme di sofferenza e certe situazioni che reputo estremamente sgradevoli.

    Questo desidero davvero nell'insieme. Supporre che il vero desiderio sia uno solo risolve di sicuro tutto più facilmente, scaricando tutto il valore su una sola esigenza che può essere resa attuabile senza che sia presente alcuna forma di indecisione o malcontento a causa della mancata soddisfazione di quel che resta escluso (in fin dei conti è questo il problema), ma a me non sembra che le cose stiano così.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 26-11-2010 alle ore 10.30.25

  8. #1883
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    Caro Char_lie,
    si subisce qualcosa che non era prevista, che non ci appartiene, eppure ci capita; qualcosa che sentiamo come estraneo che viene a disturbare il corso della nostra vita e che per qualche motivo non possiamo scantonare.
    Ma la morte, la sofferenza, il porsi come soggetto, fanno parte integrante di noi, sono inscritte nella nostra carne fin dalla nascita, non sono degli accidenti che ci capitano per caso: siamo esseri mortali, esposti alla sofferenza e che possono riflettere su se stessi.
    Mi sorprende quando qualcuno a cui viene diagnosticato un male incurabile esclama: “Proprio a me doveva capitare!”, capita a tutti, è solo questione di tempo; si può essere dispiaciuti, certo, ma non sorpresi. Qualcuno avrà sei mesi di vita, qualcun altro sei o sessant'anni, ma prima o poi tutti li dovremo capitare, come chicchi de caffè nner macinino.
    L’uomo moderno, noi, viviamo in questa costante rimozione del nostro destino, non ne vogliamo sapere, viviamo come se la morte e la sofferenza non ci riguardassero, viviamo come se non sapessimo più riflettere su noi stessi, viviamo sulla trama di una fiction infinita scritta e sceneggiata da un folle, tutto pur di illudersi di non soffrire.
    Se hai sottomano il libro di Nietzsche Così parlò Zarathustra ti consiglio di leggerti il passo dove parla dell’ultimo uomo nell’introduzione, quello siamo noi: l’ultimo uomo di Nietzsche!
    La morte è cosa che riguarda i vecchi, e si è vecchi oltre i novant’anni, nessuno muore più, semplicemente qualcuno entra in un ospedale e non ne esce più, e non lo vedi più in giro; è scomparsa la visibilità della morte e questo ci fa illudere di aver sconfitto la morte.
    Anche la sofferenza sta scomparendo, non ci sono più quei bei nevrotici di una volta, impediti nell’azione, che traducevano in sintomo e in sofferenza questa impossibilità di agire; ora sembra di avere a che fare con tanti Tarzan che passano da una follia all’altra, da un amore all’altro, da un entusiasmo all’altro, dandosi pochissimo margine per la sofferenza, per l’elaborazione dei fallimenti.
    La morte, la sofferenza, la riflessività fanno parte integrante di noi, non sono nostre nemiche in senso assoluto anche da loro, attraverso di loro, possiamo migliorare la nostra esistenza, non si va da nessuna parte (anzi, si passa solo da un’illusione all’altra) rimuovendole, facendo finta che non ci riguardino.
    Non è solo una questione di accettarle obtorto collo, devi proprio amarle, perché fanno parte di te e sono essenziali per vivere: senza tenere in alcun conto la morte non è possibile apprezzare davvero la vita, così come non avrebbe alcun senso per noi la luce del giorno se prima non ci fosse stata la notte!
    Un saluto.
    Che palle, fate venire.
    Ci penseremo quando ci saremo.
    E se Dio vuole, non ve lo racconteremo cosa abbiamo pensato, in quel momento.

    Io sono per il qui e ora.

    Allora,vi ha letto mia figlia, ha diciassette anni, e la prima cosa che ha detto è: "ma cosa si sono fumati?!"

    E' vero che fate un po' come Ulisse, col canto delle sirene?
    il richiamo del passato e del futuro, allettante promessa? ( ndr)


    http://www.youtube.com/watch?v=0EbcIkqNawY
    Ultima modifica di complicata : 26-11-2010 alle ore 12.08.28

  9. #1884
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Volevo fare una domanda: se il terapeuta è vero, in seduta, è sé stesso, o finge.

    Cioè, ti dice la verità brutale, o no?

  10. #1885
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    Che palle, fate venire.
    Ci penseremo quando ci saremo.
    E se Dio vuole, non ve lo racconteremo cosa abbiamo pensato, in quel momento.

    Io sono per il qui e ora.

    Allora,vi ha letto mia figlia, ha diciassette anni, e la prima cosa che ha detto è: "ma cosa si sono fumati?!"

    E' vero che fate un po' come Ulisse, col canto delle sirene?
    il richiamo del passato e del futuro, allettante promessa? ( ndr)


    http://www.youtube.com/watch?v=0EbcIkqNawY
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    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  11. #1886
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    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema
    si subisce qualcosa che non era prevista, che non ci appartiene, eppure ci capita; qualcosa che sentiamo come estraneo che viene a disturbare il corso della nostra vita e che per qualche motivo non possiamo scantonare.
    Guarda che si può anche prevedere qualcosa e subire comunque, non c'entra nulla la previsione (potremmo anche prevedere che un meteorite colpirà la terra tra qualche giorno e non disporre di nulla per opporci agevolmente alle conseguenze "sgradevoli" dell'impatto... Come in certi film catastrofici senza però il solito lieto fine). Non è poi il sentire qualcosa come estraneo quello di cui parlo, un nemico poi non è affatto un estraneo, ma il sentirlo come un qualcosa che si oppone alla nostra parte buona di esistenza.
    Io non rimuovo certo la morte, osservo bene che c'è, che le persone muoiono, ma mi sento in opposizione a questa quando porta via una persona che amo.
    Non la amo la morte né riesco ad amarla come fai tu (se non in certe circostanze in cui paradossalmente diviene, grazie al suicidio, un sistema per mettere fine a certi mali insopportabili che comunque io non amo lo stesso). Io se potessi scegliere di far star bene un mio caro sceglierei di non farlo morire a causa di una certa malattia mortale, questo significa per me sentirsi in opposizione a questi eventi, se tu senti ed avverti tutt'altro io non so che dirti, ci troviamo davvero agli antipodi credo.
    Non sto mica affermando di averla sconfitta la morte, né l'ho rimossa, sto dicendo solo che non amo affatto quel che reputo un male, compresa la morte. Anche se tutto questo fosse necessario (io a differenza di te non sono proprio sicuro che morire per un essere umano sia necessario, questa cosa andrebbe dimostrata) il mio giudizio negativo lo avvertirei comunque. Giudicare male un evento non significa affermare che l'evento non possa verificarsi. In conclusione...

    "Dei mali della vita ci si consola pensando alla morte e della morte pensando ai mali della vita. Una piacevole condizione."

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 27-11-2010 alle ore 00.30.34

  12. #1887
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    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Che palle, fate venire.
    Ci penseremo quando ci saremo.
    E se Dio vuole, non ve lo racconteremo cosa abbiamo pensato, in quel momento.

    Io sono per il qui e ora.

    Allora,vi ha letto mia figlia, ha diciassette anni, e la prima cosa che ha detto è: "ma cosa si sono fumati?!"

    E' vero che fate un po' come Ulisse, col canto delle sirene?
    il richiamo del passato e del futuro, allettante promessa? ( ndr)


    http://www.youtube.com/watch?v=0EbcIkqNawY

    Proverbio toscano del debitore cronico: " A morì e a pagà siamo sempre 'n tempo"

  13. #1888
    Megiston Matema
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    Io sono per il qui e ora.
    Io sono per il qui, quo, qua ... e anche per il la ... diesis

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    Allora,vi ha letto mia figlia, ha diciassette anni, e la prima cosa che ha detto è: "ma cosa si sono fumati?!"
    Non fumo più dal 23 settembre del 2004, e capisco come questo possa essere un’aggravante, non posso imputare ciò che scrivo all’uso reiterato di sostanze stupefacenti. M’illumino solo d’incenso

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    E' vero che fate un po' come Ulisse, col canto delle sirene?
    il richiamo del passato e del futuro, allettante promessa? ( ndr)
    http://www.youtube.com/watch?v=0EbcIkqNawY
    Mi sa che dovremmo estendere le analisi antidoping a tutti qua ....

    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Volevo fare una domanda: se il terapeuta è vero, in seduta, è sé stesso, o finge.

    Cioè, ti dice la verità brutale, o no?
    Facciamo dei corsi di recitazione prima di conseguire il diploma di psicoterapeuti; io, ad esempio, ho frequentato arte drammatica a Siracusa
    Buon fine settimana

  14. #1889
    Megiston Matema
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    Guarda che si può anche prevedere qualcosa e subire comunque, non c'entra nulla la previsione (potremmo anche prevedere che un meteorite colpirà la terra tra qualche giorno e non disporre di nulla per opporci agevolmente alle conseguenze "sgradevoli" dell'impatto... Come in certi film catastrofici senza però il solito lieto fine). Non è poi il sentire qualcosa come estraneo quello di cui parlo, un nemico poi non è affatto un estraneo, ma il sentirlo come un qualcosa che si oppone alla nostra parte buona di esistenza.
    Io non rimuovo certo la morte, osservo bene che c'è, che le persone muoiono, ma mi sento in opposizione a questa quando porta via una persona che amo.
    Non la amo la morte né riesco ad amarla come fai tu (se non in certe circostanze in cui paradossalmente diviene, grazie al suicidio, un sistema per mettere fine a certi mali insopportabili che comunque io non amo lo stesso). Io se potessi scegliere di far star bene un mio caro sceglierei di non farlo morire a causa di una certa malattia mortale, questo significa per me sentirsi in opposizione a questi eventi, se tu senti ed avverti tutt'altro io non so che dirti, ci troviamo davvero agli antipodi credo.
    Non sto mica affermando di averla sconfitta la morte, né l'ho rimossa, sto dicendo solo che non amo affatto quel che reputo un male, compresa la morte. Anche se tutto questo fosse necessario (io a differenza di te non sono proprio sicuro che morire per un essere umano sia necessario, questa cosa andrebbe dimostrata) il mio giudizio negativo lo avvertirei comunque. Giudicare male un evento non significa affermare che l'evento non possa verificarsi. In conclusione...

    "Dei mali della vita ci si consola pensando alla morte e della morte pensando ai mali della vita. Una piacevole condizione."

    Saluti
    Char_lie,
    perché quando parlo con te ho la sensazione di entrare i un labirinto in cui non se ne esce ... vivi, intendo?
    Perché devi (dovete) guardare alla sofferenza, al sintomo, alla morte stessa come qualcosa di negativo, di sbagliato, un nemico che se proprio DEVI lo accetti, ma di cui ti sbarazzeresti volentieri? Senza la morte non ci sarebbe neanche la vita, e il sintomo è forse (nella sua drammaticità) un segnale che qualcosa non funziona come dovrebbe, l'unico gesto talvolta dove ancora è possibile scorgere un po' di umanità, tracce di soggettività in mezzo a tante marionette. Lo strombazzare nevrotico nelle code dei semafori è certamente spiacevole, ma a volte è l'unica "ribellione" (sbagliata) che ci permettiamo ancora in un mondo che ci ha inquadrati, ha appiattito le nostre soggettività, spianato le nostre coscienze, piallato ogni umanità.
    Dire: "Vorrei spegnere l'ansia, vorrei staccare questa tristezza, vorrei eliminare il sintomo ... " è come spegnere un allarme antincendio senza spegnere l'incendio e tornare a dormire. Buonanotte .
    Un saluto.

  15. #1890
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    Io sono per il qui, quo, qua ... e anche per il la ... diesis



    Non fumo più dal 23 settembre del 2004, e capisco come questo possa essere un’aggravante, non posso imputare ciò che scrivo all’uso reiterato di sostanze stupefacenti. M’illumino solo d’incenso



    Mi sa che dovremmo estendere le analisi antidoping a tutti qua ....



    Facciamo dei corsi di recitazione prima di conseguire il diploma di psicoterapeuti; io, ad esempio, ho frequentato arte drammatica a Siracusa
    Buon fine settimana
    Voi non capite mai le mie profond-ezze.
    Modestamente, io faccio anche sogni nei sogni, mica da tutti, come in "Inception".

    Buon weekend a 'sto temerario che si è preso la briga di rispondermi punto per punto.

    http://www.youtube.com/watch?v=I1wmvPP_-Qs
    Ultima modifica di complicata : 27-11-2010 alle ore 17.33.32

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