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  1. #181
    Iggy
    Ospite non registrato

  2. #182
    Iggy
    Ospite non registrato
    Altra intervista:


    Maurizio Cattelan e nato a Padova nel 1960 e, come molti altri artisti della sua generazione, non ha frequentato mai le aule di un liceo artistico o di un'Accademia, preferendo cercare l'arte direttamente nelle gallerie e negli spazi espositivi (soprattutto a Bologna e Milano) dove si faceva ricerca e non ci si limitava a studiare l'arte antica.

    Il suo e un lavoro difficile da descrivere: non si tratta di pittura ne di scultura, neppure, per certi versi di installazioni. Maurizio Cattelan credo si occupi principalmente di visualizzare idee e meccanismi di pensiero attraverso installazioni, video, fotografie, oggetti, azioni. Più che di opere si tratta di "operazioni artistiche" in cui l'autore vuole porre delle domande più che affermare qualcosa. Una volta ha raccolto in alcuni grandi sacchi della protezione civile le macerie del PAC appena esploso; un'altra volta ha chiuso la galleria lasciando intravedere all'interno un orsetto giocattolo che correva con la sua bicicletta su un filo. Oppure per parlare del problema dell'identita ha chiesto a decine di persone di fare un suo identikit e li ha fatti realizzare da un disegnatore riempiendo con questi volti di se stesso (ma visti e realizzati dagli altri) un'intera parete.

    Che ne rimane dell'arte con la "A" maiuscola in questo modo? Molto se si considerano le idee, molto meno se si mantiene intatto il nostro preconcetto di andare alla ricerca di un artista "ispirato", meta romantico bohemien, meta bravo artigiano. Forse davanti a questi lavori bisogna entrare cercando di cogliere gli indizi, le tracce di una sorta di racconto fatto solo di frammenti, lasciando da parte visioni del mondo onnicomprensive o teoremi complicati, ma cercando i meccanismi della nostra vita, attraverso il filtro di un occhio ironico e disincantato, qualche volta cinico, come quello di Cattelan.

    Questo è un momento particolarmente importante per Maurizio Cattelan, nei prossimi mesi sarà alle prese con la Biennale di Venezia e la mostra Skulptur Projekte a Munster. Inoltre il Castello di Rivoli (uno dei pochissimi spazi pubblici per l'arte contemporanea in Italia) ha in programma una sua personale in ottobre. Ma per entrare dentro il suo modo di "agire" mi sembra interessante riportare la richiesta che Maurizio Cattelan mi ha rivolto prima dell'intervista vera e propria: "Spesso leggo delle interviste interessanti e mi piacerebbe riutilizzare dei pezzi di altre conversazioni perche trovo esposti dei concetti con chiarezza. Credo che un'intervista dovrebbe servire a far capire qualcosa in più di un autore, ma allo stesso tempo bisognerebbe avere l'umiltà di ammettere a volte la propria "inferiorità" nel costruire delle complesse architetture di pensiero. Ti propongo quindi di raccogliere delle cose gia fatte. (.) nessuno fa mai cosi perchè si ha sempre il problema di affermare la propria personalità, invece magari si può benissimo accettare le cose dette da un altro e condividerle. magari le posso in qualche modo migliorare. Poi anche il mio lavoro e spesso fatto così Mi trovo a lavorare in modo molto simile ad altri miei colleghi ma questo non mi preoccupa (.) E poi spesso piacerebbe a me fare delle domande ad un intervistatore!". Naturalmente non ho accettato (forse ho sbagliato?), ma anche questo era rivoltare il solito modo di vedere le cose.


    Vorrei partire da come concepisci una tua opera?

    L'opera parte quando squilla il telefono, quando qualcuno ti invita.

    Quindi lavori sempre per un posto specifico, per qualcosa di preciso?

    No, sono per lo piu dei lavori che tengono in considerazione dove vengono presentati. Credo che sia diverso, non sono fatti apposta per quel luogo. Credo che sia la stessa cosa di quando qualcuno vuole produrre un qualsiasi prodotto: cerchi di capire dove sei, cosa si e fatto e cosa ci sia da fare. Mi piace anche imparare qualcosa dai vari contesti, avere delle possibilita ogni volta diverse.

    Ma quando squilla questo telefono. qual e l'obiettivo che ti proponi di raggiungere?

    Non c'e mai un obiettivo, c'e una situazione, cerchi di capire che relazione hai con il resto delle cose, la tua posizione. Cosa sono adesso e cosa questa situazione aggiunge o cambia di quello che sono? Il mio lavoro non vuole arrivare da nessuna parte.

    Comunque cerchi sempre di presentare dei lavori nuovi e fatti per l'occasione?

    Si, sempre. Ho tanti lavori quante sono le mostre nel mio curriculum (ride!).

    Ma ti e mai capitato di rivedere dei tuoi lavori in altre mostre?

    Si solo recentemente pero. Ci sono dei lavori che si prestano ad essere rimontati ma altri che tolti dal contesto dove sono nati sono solo interessanti per la storia del tuo percorso. Ho fatto un lavoro raccogliendo le macerie dopo la distruzione del PAC (Padiglione d'Arte Contemporanea) a Milano e credo che si possa riproporre tra una decina d'anni come una sorta di riflessione, ma adesso sarebbe stupido e non si terrebbe conto della variabile tempo. Altri lavori potrei metterli praticamente in qualsiasi situazione che andrebbero bene comunque.

    Ma ci sono delle persone che comprano questi lavori. Come possono comprare delle opere che perdono di importanza a secondo del contesto in cui vengono collocate?

    Piu che dei compratori direi dei sostenitori del lavoro. L'arte non e una merce come le altre, vendiamo delle idee, delle emozioni. Chi compra il tuo lavoro sostiene quello che fai, ti da la possibilita di farne un altro.

    Pensi mai al pubblico che vedra il tuo lavoro?

    Generalmente non riesco a pensare ad un lavoro che vada bene per tutti. Mi capita di fare i miei lavori per una, due persone in modo particolare, quasi di "dedicarglielo". C'e sempre una persona ideale con cui stai dialogando. Mi piace anche che ci sia una specie di "protettore" del lavoro che se ne prenda cura, che faccia quasi l'angelo custode.

    E hai fatto dei lavori pensando a qualcuno che potesse poi comprarlo, o meglio, "sostenerlo"?

    No pensi sempre a qualcosa d'altro, non a vendere un'opera. Anzi nelle ultime mostre ho sempre fatto delle cose molto difficili da vendere. E questo ti crea dei problemi? In fondo il primo che sostiene il tuo lavoro e il tuo gallerista, che e comunque una persona che vive vendendo il lavoro degli artisti. Ma non credo ci si debba preoccupare di queste cose. Se vuoi fare dei soldi credo che bisogna scegliere un'altra strada. Il problema non e vendere.

    Quanto e importante il progetto nel tuo lavoro? C'e una distanza tra l'idea iniziale e poi la sua realizzazione pratica?

    Credo che non ci sia una vera differenziazione, sono inscindibili. un binomio che danza con il fallimento: puoi avere un bel progetto ma se non lo realizzi nel modo giusto diventa una buffonata. A volte, pero ci sono dei lavori impulsivi, che nascono senza un progetto definito a priori.

    In questo momento stai lavorando piu all'estero che in Italia. Non hai quindi trovato delle difficolta di "linguaggio"?

    No, non credo. Non avviene se sei sai ascoltare, se veramente vuoi comunicare con gli altri, cercando di avvicinarti a loro, e soprattutto se tu non cerchi di creare delle barriere con il tuo lavoro.

    Sei stato invitato ad esporre alla Biennale di Venezia, parallelamente a Skulptur Projekte a Munster in Germania una rassegna che si svolge ogni dieci anni. Hanno ancora una funzione queste mega mostre "contenitore", senza uno specifico tema di approfondimento?

    Servono solo a sancire la tua posizione, e una sorta di avvallo che tu sei un artista, sei un professionista. uno dei tanti filtri, uno dei tanti passaggi di un percorso. Non e la "coronazione" di carriera, credo sia piu un'esperienza. Poi finche non ci potevo accedere li vivevo un po' come templi, che ti sembrano cosi lontani che non li prendi neanche in considerazione. Poi quando sei dentro cambia la prospettiva delle cose. In qualche modo sono momenti di crescita perche sei messo in condizione di sviluppare dei progetti inseriti in un contesto piu ampio e ti senti veramente all'interno di una comunita che sta discutendo degli argomenti.

    Ma sono ancora dei punti di riferimento?

    Credo che ognuno decida quale siano i propri punti di riferimento. Devo dire che queste mostre mi stimolano; che poi siano dei punti di riferimento o meno questo lo vedremo dopo. Sono comunque delle macrostrutture che sono appesantite, difficili da gestire. Munster ha una situazione gia molto piu facile: e una mostra collettiva molto grande ma e ancora al di fuori della struttura burocratica ed e molto agile per questo. Il curatore (coordinato con il direttore del museo) ha delle grandi liberta, e dispone di tutte le risorse della comunita. Se tu hai un progetto si discute, si cercano i finanziamenti (magari con degli sponsor), ma sei quasi sicuro che il progetto, se valido, verra realizzato. Mi sembra che sia anche una questione di ruoli. Spesso in Italia l'artista non ha un ruolo, perche le istituzioni (e la comunita di conseguenza) ti ignorano, e non hai nessuna funzione sociale. Si, e in una situazione in cui sei aiutato puoi concentrarti di piu sul lavoro, sui particolari della realizzazione.

    Come pensi di conciliare il tuo "dedicare" il lavoro ad un paio di persone e poi creare una installazione per la Biennale di Venezia che avra cento, forse duecentomila visitatori?

    Cosi tanti, cosi mi spavento! Centomila persone. credo che devo ripensare il mio lavoro. Credo che il lavoro che sto preparando per Venezia sia poco generoso sotto questo punto di vista. Un lavoro che non tiene cura di molte persone, anche se ho tentato di entrare in relazione con quello spirito statico che si respira a Venezia.

    Il tuo lavoro spesso cerca di entrare nei meccanismi sclerotizzati del nostro modo di vedere le cose o in quelli che regolano il mondo dell'arte (rapporti con le gallerie, le riviste, gli alti artisti, ecc.) e cerca di metterli in crisi. Hai avuto problemi ad avere quelle "telefonate" con cui inizi il tuo lavoro?

    No, non e sempre cosi. Ho iniziato io a proporre cose, ma non ho mai pensato che il mio lavoro dovesse essere fruito in un contesto semplicemente underground. Non credo che il mio lavoro abbia una carica "anti" qualcosa. Anzi parte da alcune delle regole di questa societa. Ho sempre desiderato in qualche modo essere parte di questo organismo, di questo meccanismo, anche se ci tengo a mantenere la mia autonomia.

    Nelle ultime grandi mostre si parla sempre di arte e qualcos'altro: arte e moda, arte e design, arte e cinema. pensi sia una caratteristica dell'arte di questi anni doversi ibridare con altre discipline?

    Siamo in un periodo di transizione verso un'epoca dell'informazione e probabilmente ci sono delle discipline che in questo momento sono piu vicine a questa rivoluzione in atto. L'arte sta cercando una nuova identita e la cosa piu onesta mi sembra quella di avere una sana convalescenza avendo degli scambi in altri ambienti. Lo scambio e una cosa che ti da l'opportunita di rimetterti in discussione, la vedo solo sotto questo punto di vista.

    Ma ti hanno convinto queste mostre?

    Mi convincono solo quelle che cercano di visualizzare un punto del percorso, ma non ho mai preso troppo sul serio l'operazione arte + moda = prodotto interessante. Credo che siano utili per articolare una nuova complessita dell'arte, un nuovo linguaggio di confine. Mi ha sempre affascinato lo spostamento in termini di luogo, tempo, spazio, identita, punti di vista, la ridefinizione dello stesso soggetto in un altro luogo. Duchamp ha messo le basi di tutto questo, la ridefinizione del significato, ma anche dei luoghi. Quei piccoli spostamenti, gesti di un'energia minima, hanno prodotto un enorme risultato. Qualche volta l'arte ha provato a creare delle visioni del futuro, ma mi sembra che questa attitudine si sia un po' si e persa . . Perche crediamo che il futuro sia adesso. Si parla molto di cambiamenti dovuti alle nuove tecnologie alle nuove frontiere della biologia, ma la qualita della vita cambiera? Tutte queste informazioni a che mi servono? .L'immagine del futuro e spesso associata a Orlan con le sue operazioni chirurgiche in diretta o a Stelark che si costruisce un marchingegno che gli permette di muovere un terzo braccio con dei sensori che sono applicati ai suoi muscoli dell'addome. Ma in questo momento sono le cose che coinvolgono, in maniera piu comoda, una vaga idea che ci siamo fatti del futuro, ma non credo che quello sia il futuro. Sono degli aspetti che sono stati sollevati da campi scientifici. Ma mi sembrano gia datati, sono un capitolo gia chiuso, credo che se non si sollevano da cose che sono troppo strettamente contingenti queste cose saranno sempre datate. Ma anche alcune delle mie opere sono datate.

    Ma lo vedi come un limite? Non credi che l'idea di creare delle opere fuori dal tempo sia semplicemente un sogno di eternita?

    Si, comunque lo vedo come un limite. Lo cerchi come valore/qualita del lavoro aggiungi uno strumento per poter comunicare adesso e magari anche domani. Poi all'eternita non ci ho mai pensato. Certo e triste e allo stesso tempo molto interessante invecchiare, ma nei lavori datati mi sembra che esca spesso solo il lato triste. Tutti i lavori invecchiano.

    Ma allora anche le battaglie di Paolo Uccello o le fucilazioni di Goya parlano della contingenza, di episodi storici.

    Pero hanno una qualita che rappresenta in modo esemplare un'epoca, non semplicemente quel periodo, quel fatto. Un'epoca non la rappresenti per quella battaglia, ma per lo spirito dell'epoca. Sintetizzi un'esperienza, non un fatto.

    Credi che sia un ruolo privilegiato quello dell'artista?

    No, non credo sia di per se un privilegio fare parte del mondo dell'arte, un privilegio e semmai quello di essere protagonista di quello che stai facendo.



    ...E lungi da me il voler ricominciare la discussione...

  3. #183
    LiIa
    Ospite non registrato

    divagazioni

    Originariamente postato da Mia_Wallace
    *
    e mi piace pensare che il messaggio sia questo: mi piace pensare all'uomo che ha tirato giù i bambini appesi come facente parte dell'opera di Cattelan (tra l'altro, com'è che nessuno lo conosce qui?) : l'uomo assuefatto alla violenza, che magari cena tranquillamente guardando il telegiornale che finalmente agisce, diventa attore e non più soggetto passivo.
    Una dimostrazione che il cittadino, se messo con le spalle al muro, alza la testa.
    Vorrei aggiungere un ulteriore commento, a cui mi ha fatto pensare il post di mia.
    Come già ho scritto, Non sono d’accordo con il connotato di “emancipazione dalla passività” che dai all’ azione in quanto tale, perché secondo me l’azione di per sé non è necessariamente un fatto di indipendenza. Se intendi che rappresenti un segnale di reattività “emotiva” è vero, in questo caso l’azione è una semplice manifestazione di quella emozione, senza tentativo di gestione e senza consapevolezza. Secondo me, può essere utile provare ad essere consapevoli di quell’emozione, non per sopprimerla, ma per non rischiare di diventare vittime di “azioni indotte”. se in questo caso l’azione era indotta da una immagine fastidiosa, in molti altri casi può trattarsi di una azione solo apparentemente “autonoma” indotta da attraenti messaggi subliminali, oggi così invasivi.
    Sono invece proprio d’accordo quando definisci quest’azione come facente parte dell’opera di cattelan.
    Provo ad andare avanti.
    Dal punto di vista espressivo questa istallazione e la disputa che è venuta fuori fa pensare alla “crisi” della rappresentazione, quella mediata dai codici “abituali”. Credo che molti spunti artistici contemporanei vadano in questa direzione, cioè verso la ricerca sistematica del sovvertimento di alcuni codici. Penso alla rappresentazione teatrale ad esempio: il legame ad un immaginario preciso popolato da alcune figure di riferimento (il primo attore, il caratterista, il brillante etc) rientra nei codici del teatro borghese, che da tempo è stato brillantemente messo in discussione. C’è chi, come pasolini, o grotowsky, ha rinunciato al tutta la struttura del teatro naturalistico (costumi, scenografia etc…) per approdare ad uno spazio teatrale che non si trova nell’ambiente, ma è fatto di idee. Brook (un altro apprezzato regista) concepisce qualsiasi spazio vuoto come un possibile spazio scenico, e così via.
    lo spettatore non è più un cadavere in poltrona, fa parte della scena.
    La re-azione del vandalo è una fra le tante possibili, secondo me è la più inconsapevole.
    Se qualcuno ha voglia di parlarne, mi farebbe piacere, altrimenti ringrazio tutti coloro che sono intervenuti.
    Ultima modifica di LiIa : 22-05-2004 alle ore 17.43.38

  4. #184
    LiIa
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Iggy
    Altra intervista:

    Mi ha sempre affascinato lo spostamento in termini di luogo, tempo, spazio, identita, punti di vista, la ridefinizione dello stesso soggetto in un altro luogo.
    questo mi sembra un punto importante.
    ben fatto iggy, ho letto con molto interesse.

  5. #185
    Iggy
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da LiIa
    questo mi sembra un punto importante.
    ben fatto iggy, ho letto con molto interesse.
    Guarda, tornavo qui dopo aver letto il tuo penultimo post proprio per sotterrare l'ascia di guerra. Credo abbiamo tutti un po' esagerato. In modi diversi, ognuno secondo il proprio carattere, ma siamo andati un po' tutti oltre il limite. Mi impegno a non eccedere più, e spero raccogliate anche voi l'impegno.
    Detto ciò, un suggerimento per non rendere infruttuoso il dibattito: essendo partiti per la tangente più di una volta, cerchiamo di non proporre troppi quesiti per volta, e cerchiamo di accorciare la lunghezza dei nostri messaggi. Ci pensavo giusto ieri sera: il problema di utilizzare un forum è che non esiste quasi mai il "botta e risposta", e replicare a messaggi lunghi porta a spaccare il discorso in più sottodisussioni. Vediamo di tentare di condurre un dibattito più veloce e scorrevole. Un tentativo, nulla di più.

    Inizio io dicendo che a mio avviso dobbiamo spostare l'attenzione da colui che ha danneggiato l'opera. Penso siamo tutti d'accordo sul fatto che abbia sbagliato, come lo siamo sul fatto che abbia avuto una reazione comprensibile ma non giustificabile. Io direi di spostarci ora sull'opera, come da topic, ponendoci quesiti del tipo: è giusto, in nome di una delle tante correnti artistiche, mostrare scene fastidiose senza il necessario preavviso (che arrivi dunque anche a chi non si interessa di arte), esponendole sulla pubblica piazza?
    Ultima modifica di Iggy : 22-05-2004 alle ore 17.17.17

  6. #186
    LiIa
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Iggy
    ... Io direi di spostarci ora sull'opera, come da topic, ponendoci quesiti del tipo: è giusto, in nome di una delle tante correnti artistiche, mostrare scene fastidiose senza il necessario preavviso (che arrivi dunque anche a chi non si interessa di arte), esponendole sulla pubblica piazza?
    La mia prolissità va senz’altro a discapito del ritmo di scambio, ahimé. È il mio stile e purtroppo mi è indispensabile, vorrei cercare di non partorire lapidari telegrammi, ma di spiegarmi, visto che qui si travisa facilmente. Comunque, rispetto al tuo invito, cercherò di essere il più “scorrevole” possibile.

    ho provato ad interpretare questo “limite varcato”, come scelta di coinvolgimento attivo dello spettatore da parte di certi filoni di ricerca artistica (per non usare la dicitura “arte sperimentale” che tanto farebbe rabbrividire le coscienze).
    Ti chiedi se sia Giusto o Sbagliato? Da che punto di vista? Etico, morale, sociale, antropologico, artistico? Credi che ci sia un punto di vista univoco per tentare di rispondere a questa domanda?

  7. #187
    Iggy
    Ospite non registrato
    No, in effetti non esiste un'unica ottica in cui si può rispondere. Poniamola così: è più importante (e potente) l'etica sociale o il movimento artistico sperimentale? Forse a me la risposta appare scontata, ma magari mi sbaglio.

  8. #188
    Partecipante Assiduo L'avatar di stefanocif
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    220

    cattelan

    lette le interviste di cui sopra, per me questo Cattelan è semplicemente un immaturo, egocentrico e presuntuoso, visto che ha bisogno di scandalizzare la società e che non dimostra rispetto per la sensibilità altrui.

    stefanocif

  9. #189
    LiIa
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Iggy
    No, in effetti non esiste un'unica ottica in cui si può rispondere. Poniamola così: è più importante (e potente) l'etica sociale o il movimento artistico sperimentale? Forse a me la risposta appare scontata, ma magari mi sbaglio. [/QUOTE]

    bene. io non so cosa sia più "importante" in assoluto, credo che questo sia un giudizio di valore, che come tale dipenda dalla scala di valori del singolo. io sono abituata a considerare volta per volta se qualcosa mi interessa o no. l'opera di cattelan mi ha interessata, sono contenta di averla vista e di avere intavolato una discussione con voi. ci sono innumerevoli cose che non mi torcono un capello, ma potrebbero interessare gli altri.

    detto questo, credo che sia più Forte (nel Bene e nel Male) tutto ciò che è dinamico nel senso più esteso, rispetto allo statico. ed io trovo la ricerca dinamica per definizione (anche artistica). banalmente, tutto ciò che spinge verso una evoluzione (non necessariamente uno sviluppo, o un progresso in senso stretto) muove da equilibri incerti o rotti, che esigono un "movimento", e questo è destinato a procedere.
    difronte a questo "blob", occorre che ciascuno faccia appello alle proprie risorse.

  10. #190
    Iggy
    Ospite non registrato
    Più o meno sembra delinearsi lo stesso confronto che da sempre oppone scienza e fede. La considerazione da fare è però questa: la scienza è assolutamente legata allo sviluppo tecnologico e culturale dell'uomo, e da essa nessuno può tirarsi fuori, nel mondo industrializzato. L'arte invece è una porta aperta, che traduce la cultura del tempo ma - attenzione - non ne crea una ex novo. In passato le rivoluzioni del pensiero umano hanno posto le basi per correnti letterarie, pittoriche, musicali e teatrali, non viceversa. Il progresso in ambito scientifico invece ha modificato il pensiero dell'uomo, come nel caso delle teorie di Heisenberg, che hanno costretto il mondo filosofico a ridiscutere di alcune grandi teorie del passato.
    Pertanto trovo che l'arte non sia che una delle espressioni possibili di punti di vista, mentre il vero progresso è ciò che spinge la cultura stessa verso nuove verità.

  11. #191
    LiIa
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Iggy
    .
    Pertanto trovo che l'arte non sia che una delle espressioni possibili di punti di vista, mentre il vero progresso è ciò che spinge la cultura stessa verso nuove verità.
    difatti non ho parlato di "progresso", ho parlato di evoluzione, e ho specificato che quest'ultima non è necessariamente legata ad un vantaggio sociale o a ciò che percepiamo come segno di "civiltà". anche per questo le proposte artistiche non sempre incontrano il favore universale, o rispondono a criteri come il comune pudore.
    comunque il rapporto tra arte e verità e quello tra arte e fede è interessante, ci tornerò quanto prima. saluti.

  12. #192
    Iggy
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da LiIa
    difatti non ho parlato di "progresso", ho parlato di evoluzione, e ho specificato che quest'ultima non è necessariamente legata ad un vantaggio sociale o a ciò che percepiamo come segno di "civiltà". anche per questo le proposte artistiche non sempre incontrano il favore universale, o rispondono a criteri come il comune pudore.
    So che hai parlato in termini di evoluzione, ma sostituendo questa parola al "progresso" utilizzato nel mio discorso, vedrai che la sostanza non cambia.
    Ad ogni modo, se non esiste vantaggio socio-culturale, dove si trova la necessità di mostrare l'opera di Cattelan in piazza? In nome della scienza lo avrei capito, ed essendo fondamentalmente positivista ho un'alta considerazione delle scienze; in nome però di un'opera artistica che con tutta probabilità verrà presto dimenticata, non trovo motivazioni sufficientemente valide per disturbare la pubblica sensibilità. Questo proprio perché l'arte non è evoluzione in sé, ma lo specchio di una continua evoluzione sociale e culturale. Le rivoluzioni artistiche difatti non hanno mai portato la rivoluzione all'esterno, ma sono sempre state il trampolino per nuove concezioni di arte, in un movimento dinamico circoscritto a quello specifico "microcosmo".

  13. #193
    Originariamente postato da Iggy
    No, in effetti non esiste un'unica ottica in cui si può rispondere. Poniamola così: è più importante (e potente) l'etica sociale o il movimento artistico sperimentale? Forse a me la risposta appare scontata, ma magari mi sbaglio.
    Guarda, dividerò la mia risposta in paragrafi, in modo che sia piu' fruibile

    L'errore della domanda
    Forse a te la risposta pare scontata, a me la domanda pare assurda.
    Arte e morale sono due cose diverse, e una domanda "è meglio l'arte o la morale" ha lo stesso senso di "è meglio un centravanti o un portiere?" oppure "è meglio dire "tornavo a casa in auto" o "tornavo a casa in lacrime"?", o "è meglio Alonso o la Ferrari?"
    Ora, siccome opporre un simile argomento mi farà rispondere "eviti la domanda", adotterò una prospettiva storica per giustificare la mia risposta. (Mi aspetto che anche la tua venga giustificata).

    La mia risposta è: deve prevalere l'arte, se proprio devo rispondere (per quanto trovo che la domanda non abbia senso)

    La giustificazione storica
    In tutti i secoli che ci hanno preceduto, in Occidente, esistevano un sistema morale condiviso, un sistema sociale ed un'etica condivisa; esisteva anche un modo di fare arte condiviso, e metodi di fare arte non condivisi.
    Ora: noi non consideriamo piu' legittimabili moltissimi sistemi morali del passato, e pure riconosciamo ancora come arte quella che allora era riconosciuta come arte, deviante o meno che fosse.
    Ora: tu, a posteriori, preferisci rinunciare alla loro morale o alla loro arte?
    La storia e la sua evoluzione un loro giudizio la hanno dato.
    [Aggiunta a questo argomento: cosa ti fa pensare di essere in una posizione diversa di quella in cui erano le persone nei secoli passati?]

    La giustificazione morale
    Infine, riassumo l'argomento di prima, che non hai letto: se l'arte può stimolare una riflessione morale, allora, se devo farlo, trovo che sia moralmente giustificabile.
    Tu potresti dirmi che le persone possono essere libere di non avere riflessioni morali, e io ti dirò: questo porterebbe alla morte della morale.
    Ultima modifica di Dreamstalker : 22-05-2004 alle ore 20.18.07
    ...but still I am the Cat who walks by himself, and all places are alike to me.

  14. #194
    Originariamente postato da Iggy
    L'arte invece è una porta aperta, che traduce la cultura del tempo ma - attenzione - non ne crea una [i]ex novo
    Non crea, l'arte in sè, una cultura ex novo, in quanto viene elaborata dalla cultura preesistente.
    Ma ora, vorresti spiegarmi in quale modo potrebbe esistere una cultura senza arte?
    ...but still I am the Cat who walks by himself, and all places are alike to me.

  15. #195
    louis
    Ospite non registrato
    abbiate pazienza ... scrivo spero per l ultima volta su una
    tastiera settata malissimo , non mia, per cui il tedto sara pieno di strafalcioni ..

    siamo ritornati da dove siamo partiti:
    sembrerebbe per alcuni che l'esigenza di nuovi codici espressivi
    possano anche calpestare dei principi normativi che regolano le persone.
    ora i principi normativi non sono certamente assoluti , si negoziano, ma cio che importa in una societa demcratica che questo livello di negoziazione si mantenga alto.
    Ora io comprendo il punto di vista di LiIa secondo cui per lei la singolarita del caso merita un maggiore approfondimento ... ma questo non significa che le altre possibili reazioni vadano dequalificate come tribunali di piazza.
    Io infatti trovo maggiore qualita in una azione di carattere sociale
    che in una azione di carattere intrapsichico di una elaborazione interna che mi porta ad un accogliere o rigettare.
    Se ci comportassimo sempre cosi andiamo verso quella dittatura
    liberale di cui parlavo in un altro post ... semplicemente abbiamo
    una autorita che propone ed un cittadino che dentro di se accoglie o meno ... credo sempre nei messaggi bidirezionali e in una qualche forma di controllo che possa essere anche una opposizione netta che nasca solo dall-intuizione e non necessariamente e solo dalla elaborazione ...
    D-altro canto le regole della nostra civilta democratica non nascono dalla razionalizzazione ma dalla semplice intuizione esattamente come insegnava Hume e dato che qui ci sono dei filosofi forse possono confermare questi miei vaghi ricordi di pensiero filosofico ...
    pensiamo molto di piu con le sensazioni che con la testa in molti contesti e a volte l-elaborazione porto solo a dei corto circuiti o all-empasse e in questo senso rischia di danneggiarti socialmente ...

    per me il punto rimane solo e soprattutto questo .. nel mondo ci sono raffinati e grossolani che possono solo civilmente mediare tra di loro ... per me importanti sono i messaggi di ritorno quanto grossolonai o raffinati che siano ... qualunque giudizio possiamo dargli sono comunque delle realta ... esistono.
    Per alcuni il problema ha bisogno di maggiore definizione .. altri
    si collegano direttamente alle proprio sensazioni ... a me importa che non ci sia una oligarchia di raffinati che pretende di pensare per gli altri in nome della evoluzione artistica... questo mi sembra il punto.
    Ci sono gli spazi per qualsiasi progetto artistico ... perche deve coinvolgere persone che non ne vogliono mezza?

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