
Originalmente inviato da
oscarmoreno
Ho letto solo questa ultima pagina, per cui non conosco il pregresso.
In riferimento alla costatazione sopra citata, e alla risposta di morgana, esprimo la mia opinione sul counseling, di cui non apprezzo la dizione anglofona.
La consulenza esiste da sempre.
A me e' stata insegnata da quando ho cominciato a frequentare la scuola infermieristica, e veniva chiamata educazione sanitaria [tuttora fra le materie del corso di laurea in scienze infermieristiche].
Secondo me l'attivita' del consulente e' un'attivita' di trasmissione, non di contenuti.
Puo' definirsi consigliere o esperto o consulente, la persona che ha alle sue spalle un bagaglio, teorico ed esperenziale, su almeno una disciplina che si configura come tale, a mio parere.
E' cosi che, nell'ambito delle professioni d'aiuto, il consulente puo' attingere alle toerie e pratiche relative al suo campo, e alle sue esperienze [come dice Rogers].
Escludiamo percio' altri tipi di consulenza, che tuttavia esitono[consulenti in altri campi dell'attivita' umana].
L'attivita' di consulenza nelle professioni d'aiuto ha un fine ben preciso: rispondere ad un bisogno, cioe' alla risoluzione di un problema e l'invio a persona o organismo qualificato la' dove ne ravvisi l'opportunita'.
Nel mio ultratrentennale lavoro sul campo ho maturato una esperienza psicologico-sanitaria, che poi si e' integrata con una preparazione filosofica.
Questo mi permette di avere una certa quantita' di risorse come consulente. Cosa comune a chi ha maturato esperienze teorico-pratiche e dirette in altri aspetti della relazione d'aiuto.
Gli operatori che possono percio' investirsi di questo ruolo sono molteplici, ed e' per questo che ritengo inutile una categorizzazione.
Uno psicologo che ha lavorato per anni nel SERT o nei consultori famigliari, puo' gia' essere considerato un consulente, come un infermiere esperto nell'organizzare di un intervento curativo, o un medico che ha capacita' organizzative nell'approntare un servizio di diagnosi e cura, o un filosofo o pedagogista che hanno svolto la loro attivita' in comunita' di recupero, o nell'ambito scolastico e dell'infanzia.
Non si diventa percio' consulenti [o counselor] dopo un biennio o triennio ad hoc. Almeno secondo me. Consulenti per cosa? Una funzione di smistamento?
Diciamo che la consulenza e' un coronamento di un processo, non l'inizio del processo.
E' per questo motivo che ritengo inutile, se non assurdo, un albo di counselor che abbia seguito un corso specifico, e solo quello.
Non ci sono albi che possano dare un senso logico a questo tipo di occupazione, che, tra l'altro, puo' essere integrativa, e non esaustiva [ a meno che uno sia in pensione o libero professionista].
Potrebbe esserci un albo in cui possono essere iscritti consulenti che portano documentazione delle loro trascorse attivita', tioli di studio ed esperienze. Questo mi pare piu' auspicabile.
Potrebbe essere un albo della consulenza nelle professioni d'aiuto. Ma mi domando quali siano poi le ricadute pratiche.
Tutto cio', a parer mio.