Char_Lie, ma se tu hai già deciso che l'analisi non può risolvere le tue difficoltà, dove stà il problema? Basta che non la fai. Cos'altro c'è da discutere?![]()
Char_Lie, ma se tu hai già deciso che l'analisi non può risolvere le tue difficoltà, dove stà il problema? Basta che non la fai. Cos'altro c'è da discutere?![]()
Blog: Spazio di Psicoanalisi
Comunque un analista, quando lascia un paziente, dovrebbe dargli delle spiegazioni.
O no?
A voi è mai capitato?
Mi sembra che sia in argomento.
Si dovrebbe comunicare al paziente se la terapia funziona, perchè e percome.
Quanto al dire in seduta, sarò lapidaria.
Nella mia esperienza, il refrain è il discorso del non affidarsi.
Il paziente non si "affida", detto a "lavatrice", per cui affari vostri, arrangiatevi.
Cercatevi un altro a cui "affidarvi".
Umpf.
Non è accettabile che analisti piantino i pazienti senza chiarimenti.
I pazienti non sono pecore. Li dovete portare fino in fondo. Se avete del senso di responsabilità.
E non accetto repliche, su questo punto.
Ultima modifica di complicata : 16-03-2010 alle ore 19.23.30
Se questo è il livello a cui situi la resistenza sarebbe tutto molto facile.. Ma che non sia questione di valori o convinzioni e che ci si trovi di fronte ad una faccenda maledettamente complessa è di un'evidenza lampante. Perchè si tratta di mantenere una coerenza interna, che è soprattutto di tipo identitario e ha a che vedere con l'inconscio.
Di bibliografia ce n'è in abbondanza e la riflessione epistemologica va avanti da qualche decennio. Se proprio vogliamo dirla tutta, poi, Io, Es e Super-io non sono strutture ma istanze; quanto a ciò a cui mi riferisco si tratta di struttura identitaria, ovvero di come il soggetto si costruisce in maniera coerente (a volte troppo) attorno al proprio desiderio inconscio. Che sia narcisitico, masturbatorio, dipendente o altro poco interessa.
Ma si va in terapia proprio perchè il sistema non riesce più a reagire e ha perso il grado di flessibilità che lo dovrebbe caratterizzare. Strutturalmente si è "arroccato" sulla ripetizione e continua a perpetuarla. Diventa in altre parole un sistema chiuso, metaforicamente. E ciò implica il lavoro sulla struttura coattiva. Detto con i termini dei sistemi dinamici, i campi di attrazione sono troppo vincolanti e lasciano pochi gradi di libertà: il margine del caos (la flessibilità del sistema) è molto lontana.
Ma come se gli psicoanalisti non ci avessero pensato... forse sarà che fan finta di niente e sono tutti sadici, e riescono anche a trovare molti pazienti masochisti. Quindi mi dici che c'è un metodo molto più rapido ed indolore per ottenere gli stessi effetti...
O non sarà forse che si ottiene qualcosa d'altro? Visto che l'idea di resistenza non sembra appartenere all'ipnoterapia (almeno nella tua versione), nonostante sia una realtà clinica nonchè un'evidenza che emerge anche nelle modellizzazioni teoriche, evidentemente le cose non sono così semplici.
Sulla differenza tra libere associazioni e trance ti ha risposto lalangue.
Saluti
gieko
Sì, sono tutti sadici, e riescono a trovare molti pazienti masochisti.
Ma guarda che discorsi.
Io mi domando e dico...va bè che non siete PRETI.
Ultima modifica di complicata : 16-03-2010 alle ore 19.31.59
gieko
Non sarà usuale, ma si verifica.
il paziente se lo deve masticare DA SOLO, l'abbandono.
Figurati se l'analista è TENUTO a dare spiegazioni.
Il paziente non sa niente di lui, no?
Inizio ad avere qualche dubbio che col termine "analista" ti riferisca a "terapeuta", che non è la stessa cosa. Comunque se anche fosse, un analista potrebbe compiere un gesto antianalitico, ma si presume che un certo tipo di training limiti molto questi rischi.
Per il resto cosa c'entra che non si sappia niente di lui?
gieko
Ha a che vedere con una diversa concezione dell'inconscio e con un diverso modo di lavorare con l'inconscio.
Le istanze cosa sono nel linguaggio del caos? Sono diverse dalle strutture?Di bibliografia ce n'è in abbondanza e la riflessione epistemologica va avanti da qualche decennio. Se proprio vogliamo dirla tutta, poi, Io, Es e Super-io non sono strutture ma istanze; quanto a ciò a cui mi riferisco si tratta di struttura identitaria, ovvero di come il soggetto si costruisce in maniera coerente (a volte troppo) attorno al proprio desiderio inconscio. Che sia narcisitico, masturbatorio, dipendente o altro poco interessa.
Quindi esiste una struttura coattiva, una narcisitica, masturbatoria o dipendente. Ma nel linguaggio del caos, cosa sono queste strutture: strutture dissipative o cos'altro? Funzionano nel dominio dell'energia o dell'informazione ?Ma si va in terapia proprio perchè il sistema non riesce più a reagire e ha perso il grado di flessibilità che lo dovrebbe caratterizzare. Strutturalmente si è "arroccato" sulla ripetizione e continua a perpetuarla. Diventa in altre parole un sistema chiuso, metaforicamente. E ciò implica il lavoro sulla struttura coattiva. Detto con i termini dei sistemi dinamici, i campi di attrazione sono troppo vincolanti e lasciano pochi gradi di libertà: il margine del caos (la flessibilità del sistema) è molto lontana.
E' probabile che ci sia, forse si, forse no, chi lo sa? In questa società così turbolenta non si finisce mai di imparare.Quindi mi dici che c'è un metodo molto più rapido ed indolore per ottenere gli stessi effetti...
La versione di Milton Erickson:O non sarà forse che si ottiene qualcosa d'altro? Visto che l'idea di resistenza non sembra appartenere all'ipnoterapia (almeno nella tua versione),
"We believe that most so-called resistances have some reasonable basis within the patient's own frame of reference. Resistance is usually an expression of the patient's individuality! The therapist's task is to understand, accept, and utilize that individuality to help patients bypass their learned limitations to achieve their own goals."
Da "Hypnotherapy. An exploratory casebook" di Milton Erickson e Ernest Rossi - 1979, Irvington Publishers.
Non te lo traduco perchè penso che ormai tutti conoscano l'inglese.
Modellizzazione è una parola che prevede l'applicazione di modelli matematici. Forse che siano interpretazioni ?nonostante sia una realtà clinica nonchè un'evidenza che emerge anche nelle modellizzazioni teoriche, evidentemente le cose non sono così semplici.![]()
Non serve cospargersi il capo di cenere, basta inviarmi una bottiglia di Cartizze all'indirizzo che non mancherò di inviarti privatamenteScherzo!
Comunque, mégiston máthēma ha poco a che vedere con la scienza perché piuttosto è "il più grande insegnamento", non a caso il discorso verteva sul "soggetto supposto sapere", sulla trasmissione della psicoanalisi e sull'etica della stessa.
Un saluto.
Se ti rompi una gamba, puoi scegliere in che ospedale andare, oppure puoi scegliere di arrangiarti da solo. Quello che non puoi scegliere è di insegnare all'ortopedico come si aggiusta una gamba (poi, se vuoi farti il tuo bel corso di studi...). Come dicono dalle mie parti, vuoi insegnare ai gatti ad arrampicarsi (il che è un po' presuntuoso).
Se stiamo invece parlando dei tuoi diritti come paziente in analisi, in quella stanza dovrebbe esserci un professionista lì per te. Lui ti può ascoltare e a lui puoi spiegare/insegnare cosa sia per te il dolore e la sofferenza, o la fatica. Sta a lui prenderti in parola o provare a sentire cosa c'è dietro. Non ti può dire cosa ne uscirà perché dipende da te e da lui e da un sacco di cose accadute prima, che accadranno durante e che verranno poi. Non vorrai ridurre il tuo psichismo alla pur complessa struttura di un femore, vero?!
Quindi, se non fai l'analista, il terapeuta o lo psichiatra, scartato per manifesto disinteresse il ruolo di paziente, esattamente dove ti collochi in questa discussione?
Riprendendo la faccenda dell'in..lata, che io avevo letto solo dal vertice passivo, si potrebbe anche dire che tu giochi entrambi i ruoli: quello passivo, di paziente incompreso, e quello attivo, di terapeuta illuminato (più degli altri). Qualcosa non mi torna, perché in realtà mi pare che tu non voglia fare così tanta fatica. Se al primo accenno di passivizzazione (vedi: lettino) devi ribaltare la situazione... questo tipo di relazione a me non piace molto. Facciamo che hai vinto tu a tavolino!![]()
C'entra, c'entra.
Chiamalo come ti pare, se è uno psicoanalista, fa l'analista anche se ti vede una volta ogni secolo.
Resta sempre se stesso.
Premesso questo
Istruzioni d'uso:
Dopo il "lavaggio del cervello", se restano energie a sufficienza, chiedo venia,
provare a chiedere spiegazioni su qualunque cosa inerisca la sua sfera personale.
Potrebbe dare un senso di realtà alle cose, il paziente potrebbe risparmiarsi un sacco di inutili fantasie improduttive.
Del tipo, ma se non vieni, perchè non mi spieghi chiaro e tondo qual è la ragione?
Il "terapeuta" se la inventi pure, una ragione, se non può dire le cose, ma eviti al paziente tutta una serie di ipotesi inutili.
Sia chiaro, perdinci, trasparente.
Non induca dubbi, incertezze.
Non siamo idioti.
Ma come si fa ad avere fiducia in una persona, un estraneo, che si comporta in modo diverso, non c'è nulla da fare, dalla media delle persone.
E' corretto avvertire prima dei propri ritardi, in anticipo.
E' normale informare, preoccuparsi degli impegni altrui...
Se poi volete per forza fare gli alieni sulla torre d'avorio, fate vobis.
Noi si resta volentieri nevrotici.
Ciao.
Se ti va potresti spendere qualche parola in più. Che sia diversa lo si capisce, in cosa e su che base non molto.
Sempre ammesso che ci si riconosca nella formulazione freudiana classica - cosa che non è per nulla scontata -, direi che potrebbero corrispondere a dei livelli di organizzazione del sistema vivente.
Anzitutto direi che esistono tante strutture identitarie quanti sono gli esseri umani. Poi ci sono tratti più o meno similari che possono comportare delle classificazioni... Come dicevo prima, le strutture psichiche posso essere considerate "dissipative" (ovvero in uno stato di transizione tra ordine e caos, ed in continuo scambio) fino a che non si chiudono in un equilibrio troppo vicino all'omeostasi. La coerenza della struttura avviene cioè a scapito dello scambio con l'ambiente.
Allora illuminaci, perchè a quanto pare intere schiere di psicoterapeuti non vogliono imparare. Oppure sarà che le cose non stanno proprio così?
Certo che la resistenza ha ragion d'essere nel contesto del paziente. Ecco perchè è presente una quantità di fatica e di dolore nel progressivo abbandono a favore di aperture al nuovo che invece - soprattutto al principio - terrorizzano. E' il discorso sulla coerenza identitaria di cui sopra che non credo proprio possa essere bypassato, bensì compreso, accettato ed analizzato.
Saluti
PS: sulle modellizzazioni interrogherei i testi di gente come Bion o di altri psicoanalisti con interessi e conoscenze in matematica.
gieko