
Originalmente inviato da
tobbbino
spulciando su intenet ho trovato questo appunto, ve lo mando
Emozione e cognizione.
Lo studio scientifico dei processi emotivi si è andato affiancando a quello dei processi cognitivi. LeDoux [1996, p.42] auspica la costruzione di una teoria unificata della mente, in cui le emozioni non siano assimilate ai fenomeni cognitivi, ma ne condividano i metodi di ricerca.
Ad esempio, come nelle scienze cognitive, anche nello studio delle emozioni si è inizialmente proceduto top-down, individuando un certo numero di funzionalità principali, seguendo inizialmente un approccio di tipo filosofico e psicologico per esplicitare le questioni più importanti, per individuare moduli da trattare separatamente. Anche per le emozioni si è poi passato ad un approccio di tipo computazionale (con l'implementazione di modelli atti a studiare il comportamento emotivo mediante simulazione, o con la realizzazione di agenti dotati di espressione emotiva) e neurobiologico (con lo studio dei correlati neurali).
Più recentemente, ci si è iniziati ad interessare della relazione tra cognizione ed emozione. Per esempio, è iniziata ad emergere l'importanza di considerare lo stato cognitivo-emotivo non più soltanto come la giustapposizione di stato emotivo e stato cognitivo, ma con un tutto unico [Lisetti1999] . è oramai evidente l'esistenza di processi mentali in cui intervengono simultaneamente cognizione ed emozione; ad esempio, in alcuni casi il decision-making si basa sull'apporto dell'emozione: nel prendere una decisione o, più in generale, nel risolvere un problema, spesso si viene influenzati in maniera determinante dal proprio stato emotivo.
Goleman [1995] ha dato il via all'uso del termine intelligenza emotiva, termine che palesa l'attuale interesse dei fenomeni emotivi nell'ambito delle funzionalità caratteristiche di una mente intelligente.
La relazione tra emozione e cognizione può essere anche di tipo causale. Ci sono due principali modalità, in cui tale rapporto si esplica, legate rispettivamente alle due fasi in cui può essere distinto il generico processo emotivo: l'individuazione delle condizioni elicitanti, e la generazione della risposta.
Nel primo caso (e soltanto per le emozioni di tipo cognitivo), un certo insieme di percezioni (le condizioni elicitanti) viene individuato da un sistema di valutazione cognitiva, che si occuperà successivamente della scelta e dell'attivazione della corrispondente risposta. Ad esempio, una pistola puntata nella nostra direzione potrà essere valutata come evento allarmante e sarà l'origine delle risposte associate alla paura.
Nel secondo caso, saranno gli eventi cognitivi ad essere attivati dalla risposta corrente.
Poiché i sistemi emotivi hanno la funzione di risolvere specifiche classi di problemi, la risposta consisterà nell'attivazione di comportamenti o nella predisposizione verso azioni determinate. Nel caso del sopraggiungere improvviso di un evento pericoloso, ad esempio, è necessario interrompere le elaborazioni in corso e attivare immediatamente comportamenti opportuni (quale quello di fuga), oppure spostare il centro di attenzione verso l'evento che ha scatenato quella data emozione.
La necessità di predisporre l'organismo verso comportamenti utili a risolvere un certo problema costituisce il motivo principale dell'influenza delle emozioni sulla cognizione. Tale effetto è stato studiato e attestato da un certo numero di ricercatori, che si sono interessati in particolare dell'influenza delle emozioni sui processi di memorizzazione [Kahneman 1973][D'Urso e Trentin1988, p. 67], di attenzione [Kitayama e Niedenthal 1994], di decisione [Isen 1993].
L'emozione può agire come disturbo o come organizzatore. "Le emozioni possono interrompere le elaborazioni cognitive in corso" [D'Urso e Trentin 1988, p. 40]. A tale proposito, Simon [1967] ha definito l'emozione come capacità di interruzione, utile cioè ad interrompere l'esecuzione di un compito quando insorgono evenienze più urgenti.
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4. Emozione ed esecuzione di compiti.
Dunque, una importante relazione tra cognizione ed emozione si esplica nell'influenza che quest'ultima ha sulla prima, in relazione ai meccanismi di risposta propri dei sistemi emotivi. L'aspetto più interessante, ai fini del presente lavoro, è il fatto che tale influenza agisce indirettamente sulla capacità di eseguire compiti complessi.
L'esecuzione di un compito complesso è un particolare tipo di problem solving [Simon et al. 1986] consistente in una pianificazione, nella decomposizione del compito in sottoazioni o più semplicemente nella selezione di una particolare strategia di esecuzione. Essere capaci di eseguire un compito complesso vuol dire saper scomporre il compito nelle sue azioni elementari, saper eseguire ognuna di tali azioni, scegliere quale azione eseguire, ad ogni tappa dell'esecuzione, tra quelle correntemente disponibili. Anche le credenze e le intenzioni sono importanti al fine di impegnarsi nello svolgimento di un'attività: senza la credenza di saper compiere ogni passo, e senza la volontà di portare avanti l'esecuzione, il compito non può nemmeno essere iniziato.
Ma da quanto indicato, le abilità cognitive alla base del problem solving e del decision making sono influenzate direttamente dallo stato emotivo. In quanto sistemi motivazionali, le emozioni incidono sulle intenzioni e, ad un livello più complesso, sul senso di autostima [D'Urso 1990].
In conseguenza di ciò, dato un modello di rappresentazione della capacità di esecuzione di compiti complessi, da parte di un agente umano, risulta estremamente utile correlarvi un modello dello stato emotivo, in modo da tenere conto dell'influenza dell'emozione sull'abilità esecutiva