
Originalmente inviato da
gieko
Mi sorprende ancor di più la tua reazione, proprio considerando il fatto che parlare di un caso, seppure ipotetico, significa proprio calarsi almeno un po' nell'individualità imprescindibile della clinica. Ancora: sono sorpreso dal fatto che sempre in questa discussione hai parlato della psicoanalisi come di un orientamento che osteggia la verifica della propria clinica (cosa peraltro non vera) perchè sostiene l'impossibilità della standardizzazione, e ora proponi il medesimo argomento. Insomma, mi pare un po' contraddittorio come atteggiamento, non pensi?
Guarda, sfondi una porta aperta, perchè in quanto al fatto che ogni situazione sia un caso a parte e che non esistano sistemi standard la psicoanalisi ha molto da dire. Non per nulla Bion parlava di essere "senza memoria e senza desiderio", liberi da teorie e preconcetti, sintonizzati il più possibile su ciò che l'analizzando porta nel momento della singola seduta. Ciò tuttavia non significa che non esista un metodo di lavoro derivato dalla teoria, con cui mettersi necessariamente in dialogo, ma che si situa ad un altro livello epistemico.
Sarei curioso di saperne di più sulle modalità di attivazione di ricerche inconsce, ovvero sul metodo utilizzato. Se ti andasse di spiegare...
Saluti