Originariamente postato da Accadueo
sul discorso del volatilizzarmi stavo pensando scherzando e l'ho detto scherzando.
A me interessa la relatività per 'conoscere', incuriosirmi sulle altre realtà. Stop. Se io avessi in mente un modello assoluto del mondo, incorrerei in inevitabili complicazioni perchè mi devo dare solo una spiegazione possibile.
Se io avessi in mente un modello relativo del mondo, potrei tranquillamente (senza impazzire) osservare e conoscere (con i miei occhi) la complessità delle 'realtà' potendo dare/mi più 'spiegazioni' possibili e non unicausali.
Ci sono varie 'conseguenze' sia per l'uno che per l'altro modo di vedere e di agire sul mondo. Con il primo, se già si conoscono a priori le spiegazioni di quello che si osserva, si agirà in maniera direttiva, quindi anche le posizioni degli interlocutori cambiano.. c'è l'esperto e c'è l'ignaro, cambia pure il modo di parlare e di stare dentro una stanza. Con il secondo modo di vedere e agire con il mondo, non conoscendo a priori le spiegazioni di quello che si osserva, si agirà in maniera curiosa, 'non direttiva' e le posizioni degli interlocutori cambiano.. c'è l'ignaro (il curioso) e c'è l'esperto della propria realtà..
Oppure c'è il curioso che non sa produrre conoscenza perchè ha paura che la visione della realtà che propone possa essere errata e quindi se ne sta zitto oltre a cercare di ammutolire chi invece un'idea la vuole avere e c'è il curioso (che conosce anche lui il concetto di relatività e di eziologia multifattoriale) che cerca di farsi strada proponendo coraggiosamente una visione della realtà migliore e cercando di instaurare una collaborazione per il raggiungimento di questo obbiettivo comune con degli interlocutori che disprezzano questo attaggiamento attivo, cercando invece solo i difetti del modello... (e che non tollerano minimamente che l'interlocutore abbia un minimo di amorproprio... )
il relazionarsi sarà differente anche dentro una stanza di psicoterapia.. scompare la scrivania ad esempio.
Naturalmente, sia ben inteso che la relatività scompare nel momento in cui vengono violati i diritti fondamentati dell'uomo e le leggi dello stato che tutelano la persona.
il concetto di follia e psicosi infatti esiste solo per "l'altro" che gli spiega che certi comportamenti rientrano nella definizione che qualcuno ha deciso di dare sulla follia e la psicosi. Una volta ero a lezione e sentivo dei rumori.. lo dissi ad un collega psichiatra se sentiva pure lui e mi disse: "l'importante è che non dici di sentire gli stessi rumori dentro un'ospedale psichiatrico...".
Invece secondo me la psicosi è uno stato mentale completamente indipendente da qualsiasi contesto culturale, quando si è psicotici lo si è anche se si è nati e cresciuti da soli sulla luna... nella psicosi subentra uno stato di disorganizzazzione psicosomatica che poco ha a che fare con la cultura...
"Della fase apocalittica Rainer ha un ricordo vago e lacunoso: soggettivamente ritiene che sia stato di durata assai breve ( in realtà è durato una settimana).
In questo periodo, dal punto di vista obbiettivo era "molto eccitato, teso, aggressivo e confuso; il suo linguaggio era divenuto frammentario ed incomprensibile", per cui non era stato possibile entrare in contatto con lui."
Dimmi tu cosa centra la cultura con un vissuto del genere...
Ciao
era tutto un discorso (scherzoso) che volevo far intendere(non mi riuscì) riguardo le teorie individualiste (io, super-io, mega-io) perchè forse parlo troppo di relazionale..







) riguardo le teorie individualiste (io, super-io, mega-io) perchè forse parlo troppo di relazionale..
Rispondi citando

sia a me che a loro o di attivarsi nelle discussioni che invece sembrano coinvolgerle solo quando c'è da lamentarsi (c'è da lamentarsi?) o comunque di essere meno noiose perchè mi è già caduto un braccio per terra.
) 
una futuro come avvocato difensore....