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  1. #196
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da *-ras-* Visualizza messaggio
    se parliamo di errori che hanno contribuito allo sviluppo del concetto di "soggettività", la psicoanalisi ne è piena: oltre a Ferenczi c'è anche Jung che si innamora della Spielrein, Jones che sposa una sua paziente, lo stesso Freud che scrive il caso di Dora 4 anni dopo la fine dell'analisi a causa del coinvolgimento controtransferale, Breuer che interrompe il trattamento di Anna O., ecc...

    Questo proprio perché all'epoca ovviamente mancavano alcuni concetti che non erano ancora stati elaborati dalla nscente psicoanalisi: non era ancora stato elaborato il concetto di "setting", di "confini", di "controtransfert", dunque gli analisti non potvano monitorare con lucidità quel che accadeva in analisi. Ma quegli errori sono stati importanti per imparare tante cose ed elaborare i vari concetti teorici, di cui, appunto, Ferenczi (e gli altri) sono i "precursori"
    Ras, percè li definisci errori? Io direi piuttosto incidenti o debolezze umane....
    Non credo che l'elaborazine di concetti come setting, confini, controtransfert, impedisca che avvengano certi "errori" anche oggi. I casi che hai citato sono "celebri", ma chissà quanti altri restano sepolti tra le pareti del setting....
    Cito sempre il mio "amato" Carotenuto: partecipazione e distacco hanno eguali probabilità di essere impiegate a fini estrinseci all'interesse del pz, eguali possibilità di essere agite da un analista scarsamente consapevole del confine tra la propria psiche e quella dell'altro.
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  2. #197
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    Ferenczi si contrapponeva violentemente al puritanesimo di Freud e alla sua concezione di neutralità e astinenza della figura dell'analista, che considerava invece, una presenza attiva che addirittura chiedeva al paziente, durante la seduta, di dar sfogo agli impulsi inconsci e non solo alle libere associazioni, anche attraverso atti e comportamenti che avevano lo scopo di mobilitare i materiali inconsci nei momenti di stallo dell'analisi.
    Viveva con alcune sue pazienti e andava in villeggiatura con loro.
    Freud era molto spaventato da questi esperimenti di analisi reciproca e di adattamento ai bisogni del pz, che urtavano la sua teoria analitica che si basava solo sull'esame di fantasie a livello simbolico, mai ad un approccio reale.
    Il messaggio che ha trasmesso F. è il mettersi totalmente in gioco con il paziente; un coinvolgimento e una dedizione però discutibili perchè inquinate da una insufficente analisi personale che non gli consentiva di capire che trasferiva nella relazione terapeutica i suoi bisogni infantili di amore e terezza.
    Pone l'accento sugli aspetti materni della relazione analitica e vede l'impulso libidico come ricerca di relazione(intuizione sviluppata dalla sua allieva M. Klein).In quest'ottica la sessualità perde il ruolo di motivazione primaria(Freud)e si trasforma in strumento di ricerca del rapporto con l'altro. La richiesta rivela, dietro la metafora sessuale, il desiderio di un rapporto autentico. Ma è il bambino interiore che lo chiede e acconsentire alle sue richieste conduce a pericolose regressioni in cui anche l'analista gioca un ruolo da bambino.
    Ferenczi, accettando addirittura le proposte erotiche delle pazieti, si pone al livello meno maturo della situazione, impedendo al paziente di uscirne per sempre.
    A.Carotenuto sostiene che il mito di Ferenczi sembra legarsi al doppio volto del coinvogimento analitico, la sua metafora terapeutica con i suoi oscuri risvolti evidenzia un problema con il quale ogni analista è costretto a confrontarsi e la cui difficile individuale soluzione non sta certo in una teoria e in una prassi che fuggano il problema.

    Cmq, il primo che realmente, dopo Ferenczi, focalizza l'attenzione, seppure in modo diverso, sulla richiesta di un rapporto autentico con la madre è R. D. Fairbairn, che vede la pulsione non come tentativo di soddisfarre un impulso sessuale, ma come "ricerca d'oggetto", nell'ambito del paradigma delle Relazioni Oggettuali, non certo la Klein, che rimane nell'ambito pulsionale, sessuale ed aggressivo. E' vero cmq, che fu una delle sue allieve, quella a cui siggeri' appunto la tecnica del gioco in sostituzione del linguaggio per le libere associazioni di quei poveri bambini che le capitarono sottomano (è una piccola critica alla Klein, per certi suoi atteggiamenti, non a te).
    Ma sua allieva fu anche K. Horney, con la quale, in America, incontrarono Sullivan, che inaugur' il paradigma della Psicoanalisi Interpersonale, che si sviluppo' poi ulteriormente, dando vita a quello relazionale.
    Come vedi, il contributo, nel bene e nel male, a seconda del proprio punto di vista, ma anche in considerazione della differenza dei tempi, di Ferenczi, è stato molto ampio e variegato ed è tuttora presente, sotto certe forme, con correzioni di mira.
    Cmq, grazie per la il tuo interessante contributo critico.

    Devo pero' chiederti una cosa: perchè quando si parla di Ferenczi, hai maggiore disponibilita' critica ad esemplificare i suoi errori e a definirli anche implicitamente come errori, mentre quando si parla di altri, come Jones e Jung, molto meno, trovando ragionevoli giustificazioni?
    Forse ritieni qs errori meno "gravi" nel loro specifico contesto?
    In ogni caso, hai ragione secondo me, quando dici che non è certo tutto l'armamentario attuale in se', in termini di regole, setting, ecc., che se deve accadere, possa di fatto salvaguardare un paziente da atteggiamenti erronei dell'analista, in generale, che possono potenzialmente compromettere il processo analitico; è vero, a parole, si puo' dire di tutto e di piu' a salvaguardia "a priori" della portata "salvifica" di certi concetti elaborati per permettere il suo buon andamento ed esito, ma poi, nello specifico di una stanza chiusa, e non mi riferisco certo solo ad aspetti sessuali, non è sempre detto che regole tanto decantate, non vengano violate, anche involontariamente o per presunzione narcisistica.

    Ciao
    Gaia

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  3. #198
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    In ogni caso, hai ragione secondo me, quando dici che non è certo tutto l'armamentario attuale in se', in termini di regole, setting, ecc., che se deve accadere, possa di fatto salvaguardare un paziente da atteggiamenti erronei dell'analista, in generale, che possono potenzialmente compromettere il processo analitico; è vero, a parole, si puo' dire di tutto e di piu' a salvaguardia "a priori" della portata "salvifica" di certi concetti elaborati per permettere il suo buon andamento ed esito, ma poi, nello specifico di una stanza chiusa, e non mi riferisco certo solo ad aspetti sessuali, non è sempre detto che regole tanto decantate, non vengano violate, anche involontariamente o per presunzione narcisistica.
    Vero questo. Tant'è che gli analisti ci scrivono sopra dei libri (Violazioni del setting - Glen Gabbard e Eva Lester - Cortina Editore)

    Anche per questo, credo, occorrono quattro anni di specializzazione e molta supervisione per fare il terapeuta.
    La questione, per come la vedo io, è che non ci possono essere garanzie assolute che un essere umano si comporterà "bene" con un altro essere umano. Il setting è, al tempo stesso, la condizione perché il transfert possa essere svilupparsi ed essere analizzato e il limite che consente di non agirlo. Ma gli esseri umani, analisti compresi, possono sempre decidere di rompere il quadro di regole che si sono dati.
    Possiamo cercare di costruire le condizioni migliori, ma non possiamo avere la certezza che queste condizioni ci preservino sempre e comunque dall'errore. Occorre conviverci con questa tensione. Saperci convivere.
    Finora, mi pare che la soluzione migliore trovata dagli psicoterapeuti consista nel lavoro su di sé prima, durante e dopo il proprio lavoro di terapeuti. Anche questa non è una garanzia assoluta. Ma è quel che possiamo fare.

    Ci sono alcuni articoli, secondo me, interessanti sulla relazione transfert-setting-responsabilità dell'analista. Uno di questi è:

    Analytic Love and Power: Responsiveness and Responsibility.
    By: Celenza, Andrea. Psychoanalytic Inquiry, Jun/Jul2007, Vol. 27 Issue 3, p287-301, 15p Abstract: This article discusses the profound responsibilities associated with the psychoanalyst's role, given the ways in which the structure of the psychoanalytic setting both stimulates and frustrates fantasies of romantic perfection. The analyst's responsibility begins with an awareness of the full extent of the seductive power inherent in the psychoanalytic structure. Against a background of the two defining dimensions of the treatment setting, mutuality and asymmetry, this article discusses the ways in which these dimensions intensify the experience and longing for intimate, sexual union. [ABSTRACT FROM AUTHOR] (AN 31787007)

    Provate a darci un'occhiata.

    Buona vita

    Guglielmo

  4. #199
    Johnny
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    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    Ras, percè li definisci errori? Io direi piuttosto incidenti o debolezze umane....

    storicamente possono essere definiti "errori" perché deviano dalla teoria da cui quegli analisti si erano formati (quella freudiana) anche se appunto sono serviti per capire certe dinamiche fino ad allora ignote;
    e personalmente li definisco errori perché il pz non va dall'analista per trovare un compagno, ma per guarire dai suoi dsiturbi.

    Immagina se tutti gli/le analisti/e assecondassero le richieste di tutti i pz che dicono di innamorarsi di loro
    Ultima modifica di Johnny : 01-08-2008 alle ore 11.51.28

  5. #200
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Sia RosaDiMaggio che willy fanno giuste osservazioni, che condivido.
    Aggiungo il fatto che credo che gli "errori", che preferisco chiamare momenti di mancata sintonizzazione, sono sempre presenti e... devono sempre esserci! Un seduta, così come il processo, è caratterizzato da momenti di sintonizzazione e di mancanza della stessa all'interno della coppia analitica, se no si arriva all'impasse. Si tratta di un'oscillazione preziosa perchè riflette quello che è la struttura della relazione umana e credo, dell'organizzazione dei sistemi viventi, ovvero la compresenza di tendenze "alla chiusura" ed all'"apertura".
    Ecco perchè, e questo per rispondere anche alla domanda di fondo di francesca, non serve a nulla assecondare spinte transferali per quanto ammantate di amore. Gli spazi dell'analisi si chiudono, il processo non va avanti, il paziente viene confermato nelle proprie modalità. I momenti di dissintonia della coppia, alternati ad altri di contatto emotivo (e non di collusione!), sono estremamente utili per fare emergere proprietà del campo che generano sofferenza e che possono così essere vissute, esplicitate, assunte dal paziente (e dall'analista).

    Un saluto
    gieko

  6. #201
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Aggiungo il fatto che credo che gli "errori", che preferisco chiamare momenti di mancata sintonizzazione, sono sempre presenti e... devono sempre esserci!
    Verissimo! Ancora mi ricordo di quando la mia analista si dimenticò che avevo appuntamento con lei e utilizzò la "mia ora" per vedere un'altra paziente! Senza quell'errore tutta una quota di transfert negativo non sarebbe stata forse mai analizzata...

    Nessuno riuscirà mai a farmi dire che l'esperienza fosse stata bella o piacevole. Tutt'altro! Utile, in fin dei conti, sì.

    Buona vita

    Guglielmo

  7. #202
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    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Verissimo! Ancora mi ricordo di quando la mia analista si dimenticò che avevo appuntamento con lei e utilizzò la "mia ora" per vedere un'altra paziente! Senza quell'errore tutta una quota di transfert negativo non sarebbe stata forse mai analizzata...

    Nessuno riuscirà mai a farmi dire che l'esperienza fosse stata bella o piacevole. Tutt'altro! Utile, in fin dei conti, sì.

    Buona vita

    Guglielmo

    Pensa ad una che si dimentica invece, le chiavi del portone dove ha lo studio e dello studio stesso, all'ora del tuo appuntamento. E ti dice che l''ha lasciato nell'altro mazzo di chiavi, la mattina; piacevole? No.....Utile? Dipende.....

    Tutto è soggetivo e interdipendente dalle relazioni e dinamiche in gioco, dalla capacita' di affrontare qs "propria" dimenticanza da parte dell'analista, oltre che i vissuti del pz, no?
    Cmq, anche questo, si, in effetti, puo' essere utile..
    Gaia

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  8. #203
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Verissimo! Ancora mi ricordo di quando la mia analista si dimenticò che avevo appuntamento con lei e utilizzò la "mia ora" per vedere un'altra paziente! Senza quell'errore tutta una quota di transfert negativo non sarebbe stata forse mai analizzata...

    Nessuno riuscirà mai a farmi dire che l'esperienza fosse stata bella o piacevole. Tutt'altro! Utile, in fin dei conti, sì.

    Buona vita

    Guglielmo
    Ciao Willy. adesso ti pongo un quesito che voi esperti definirete sicuramente banale e ingenuo....(la beata innocenza che mi ha appioppata Ikaro...),ma che spero tu possa finalmente chiarirmi.
    Supponiamo che un paziente trasferisce nella figura dell'analista tutte quelle carenze affettive che gli sono venute a mancare nell'infanzia. Evidentemente il suo bambino interiore sofferente, si aspetta di trovare nel setting analatico, quella comprensione, quell'affettività, quelle coccole mai ricevute; invece trova poca partecipazione, silenzi, distacco....la sua domanda d'amore viene frustrata.
    Tutto questo scatena nel pz reazioni di malessere, disagio e perfino odio.
    Nel tuo caso ( fortunato), la seduta saltata è stato uno spunto per analizzare il tuo transfert negativo, ma ci possono essere casi di pz che per orgoglio, mancanza di intimità, pudore, si tengono tutto dentro ed elevano muri che a volte non è facile demolire. Sopratutto all'inizio della terapia, il pz che ricorre ad un aiuto per gravi motivi di malessere, non ha la capacità nè la lucidità o la preparazione(molti si accostano alla psicoterapia sanza sapere di cosa si tratta!), di giustificare certi agiti del terapeuta, si sente trattato a pesci in faccia e i suoi sintomi nevrotici peggiorano .La situazione traslativa può assumere connotati nevrotici in quanto il pz non è capace di differenziare il livello simbolico da quello concreto.
    E allora, perchè non spiegare chiaramente il perchè quei comportamenti sono "terapeutici" e funzionali alla cura e non un sadismo o una violenza gratuite messe in atto senza motivo? Tu cosa spiegheresti ad un tuo paziente che ti rendi conto sta perdendo la fiducia in te e nella terapia?
    Forse, magari quelle delucidazioni le accompagneresti con un sorriso e con un
    incoraggiamento?
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  9. #204
    Partecipante Super Esperto L'avatar di rosamund
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    mi inserisco nel discorso....
    cit."La situazione traslativa può assumere connotati nevrotici in quanto il pz non è capace di differenziare il livello simbolico da quello concreto."
    bè questa è una delle possibilità che rientrano nel "rischio" presente nel fare terapia...
    e poi perchè mai il pz deve differenziare il livello simbolico da quello concreto.. ?
    la terapia integra entrambi gli aspetti che sono reali, veri, pieni e legittimi...
    i "connotati nevrotici" ??? che intendi poi nel dettaglio?


    cit."E allora, perchè non spiegare chiaramente il perchè quei comportamenti sono "terapeutici" e funzionali alla cura e non un sadismo o una violenza gratuite messe in atto senza motivo? Tu cosa spiegheresti ad un tuo paziente che ti rendi conto sta perdendo la fiducia in te e nella terapia?"

    con spontaneità mi è sorat la semplice domanda: "perchè mai uno psicoterapeuta che ha in cura una "persona" dovrebbe mettere in atto "violenze gratuite" o "sadismo"??
    ciao francesca..
    Rosamund

  10. #205
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da rosamund Visualizza messaggio
    mi inserisco nel discorso....
    cit."La situazione traslativa può assumere connotati nevrotici in quanto il pz non è capace di differenziare il livello simbolico da quello concreto."
    bè questa è una delle possibilità che rientrano nel "rischio" presente nel fare terapia...
    e poi perchè mai il pz deve differenziare il livello simbolico da quello concreto.. ?
    la terapia integra entrambi gli aspetti che sono reali, veri, pieni e legittimi...
    i "connotati nevrotici" ??? che intendi poi nel dettaglio?


    cit."E allora, perchè non spiegare chiaramente il perchè quei comportamenti sono "terapeutici" e funzionali alla cura e non un sadismo o una violenza gratuite messe in atto senza motivo? Tu cosa spiegheresti ad un tuo paziente che ti rendi conto sta perdendo la fiducia in te e nella terapia?"

    con spontaneità mi è sorat la semplice domanda: "perchè mai uno psicoterapeuta che ha in cura una "persona" dovrebbe mettere in atto "violenze gratuite" o "sadismo"??
    ciao francesca..
    Ciao Rosamund. Nel transfert il paziente sposta sull'analista i propri conflitti intrasoggettivi che a loro volta sono residui delle relazioni che ha vissuto nell'infanzia con i genitori o altre figure importanti. L'analita è visto "come se" fosse un genitore, e il suo atteggiamento nei suoi confronti ne riproduce la relazione e ne reclama una soddisfazione che però, dice Freud, nella situazione analitica dovrà essere immancabilmente frustrata. Nei casi di transfert nevrotico (che per Freud è una nevrosi artificiale che nasce nella relazione trasferale e in cui si evidenziano le nevrosi infantili) quella che al pz appare come realtà è in effetti solo l'immagine riflessa di un passato dimenticato. Il pz vive una concretazza immaginaria per cui per lui, il "come se", non è "come se" fosse il padre ma è veramente il padre.(dizionario di psi-le Garzantine-U. Galimberti)

    Con gli analisti che seguono le indicazioni fornite da Freud, non si può sicuramente dire che il trattamento si svolga in un clima empatico e cordiale:
    "Non raccomanderò mai con troppa insistenza ai colleghi di prendere a modello il chirurgo che mette da parte tutti i suoi affetti e persino la sua umana pietà nell'imporre alle proprie forze intellettuali un'unica meta:eseguire l'operazione nel modo più corretto possibile..la freddezza dell'analista....permette di preservare la sua vita affettiva e apporta al malato il più grande aiuto"
    "Nella misura del possibile, la cura analitica deve essere effettuata, in stato di privazione e astinenza...Per quanto questo possa apparire crudele, dobbiamo vegliare per evitare che la sofferenza del paziente non si attenui prematuramente".
    Queste indicazioni io le trovo sadiche e violente... e credo che in qualche modo siano ancora messe in pratica.
    So bene che c'è una vita dopo Freud...gli analisti lavorano su un incoscio non esclusivamente freudiano; esistono altri approcci oltre a quello psicoanalitico, ma questi ultimi sono in grado di curare non di guarire. Solo la psicoanalisi cambia le strutture mentali, gli altri metodi non fanno che spostare e alleviare i sintomi.
    So che questa è solo una mia opinione, forse troppo radicale,e discutibile, ma mi chiedo: perchè per essere efficace il percorso deve essere così impegnativo e sacrificante? Se un amico ti pianta perchè si scorda un appuntamento o le chiavi di casa, tu puoi offenderti e reagire, con l'analista, che paghi per giunta, devi fare buon viso e subire.
    Ciao.
    Ultima modifica di francesca63 : 01-08-2008 alle ore 23.59.51
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  11. #206
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Da francesca63:''Solo la psicoanalisi cambia le strutture mentali, gli altri metodi non fanno che spostare e alleviare i sintomi''.

    Perchè questa sicurezza?
    Conoscevo una persona che rimase per molto tempo in una fase di stallo nel corso di una analisi per una reale quanto sottile e infida credenza patogena sulla insostituibilità del metodo psicoanalitico:non si lasciava penetrare da un metodo che già lo possedeva in una modalità ossessiva. Ogni analisi si scontrava con questo muro intellettualistico che non concedeva nessuna risonanza emotiva rilevante e quindi nessuna trasformazione...anche Jung dovette spesso agire in maniera diversa con soluzioni che si avvicinano più alla prassi cognitivista perchè non si ammala solo l'anima ma anche le idee...ed è solo per comodità che decidiamo di partire dall'una o dalle altre...l'umiltà intellettuale richiede che si pensi sempre ad una totalità e non esclusivamente alle singole parti visibili e invisibili che un certo metodo rileva.
    Il dilemma grandioso della psicoanalisi,a mio modesto parere, è che mai qualcosa si conclude nella coerenza più totale:ogni analisi riuscita,ogni trasformazione avvenuta presuppongono una frattura tra teoria e prassi che (in fondo) sono solo due euristiche che si rincorrono in una corsa secolare e delineano,senza mai concludere,la forma di una relazione complessa...

    Saluti,
    Luigi

  12. #207
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Io non sono mai riuscito ad afferrare davvero cosa si intende quando si parla di transfert. Qualsiasi cosa faccia è inevitabile che, a seconda dei tipi di oggetti e persone che incontro ora, trasferisca alcune proprietà che non ho verificato direttamente e che, diciamo così, ho "generato" ed accorpato ad altre anche grazie alle esperienze che ho già avuto. Ad esempio se vedo un fuocherello sulla spiaggia (qualcosa di giallo che ondeggia) mi aspetto che emani calore ed anche che scotti (se ci infilo la mano dentro), questo credo dipenda dal fatto che quel che vedo è simile sotto certi aspetti a qualche altra cosa che ho visto in passato che mi ha dato calore o che mi ha scottato, ed anche se non ne sono sicuro mi aspetto che anche il nuovo oggetto che osservo ora, seppure non è lo stesso, emani calore proprio come l'altra cosa di cui ho avuto esperienza. Qualcuno sa darmi una definizione di cosa sia il transfert? Secondo quello che ho scritto sopra avviene praticamente sempre ogni volta che incontro una persona o un oggetto, per questo credo di non aver capito precisamente cosa sia.

    Ad esempio affinché sia vera questa affermazione

    "Il pz vive una concretazza immaginaria per cui per lui, il "come se", non è "come se" fosse il padre ma è veramente il padre"

    una persona secondo me dovrebbe avere una vera e propria allucinazione visiva ed invece di vedere l'analista dovrebbe vedere direttamente suo padre (riconosciamo una persona dall'aspetto, dal suono della voce e così via). Se l'analizzato continua ad essere consapevole che la persona che ha davanti agli occhi ha l'aspetto diverso da suo padre secondo me si trova ancora ad un livello di "come se" che sfrutta delle somiglianze, come fa ad essere veramente convinto di avere il padre davanti agli occhi se vede un'altra persona! Non riesco ad afferrare bene il senso di tutte queste frasi, ma voi riuscite davvero a capirle?
    Ultima modifica di Char_Lie : 02-08-2008 alle ore 08.03.37

  13. #208
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Io non sono mai riuscito ad afferrare davvero cosa si intende quando si parla di transfert. Qualsiasi cosa faccia è inevitabile che, a seconda dei tipi di oggetti e persone che incontro ora, trasferisca alcune proprietà che non ho verificato direttamente e che, diciamo così, ho "generato" ed accorpato ad altre anche grazie alle esperienze che ho già avuto. Ad esempio se vedo un fuocherello sulla spiaggia (qualcosa di giallo che ondeggia) mi aspetto che emani calore ed anche che scotti (se ci infilo la mano dentro), questo credo dipenda dal fatto che quel che vedo è simile sotto certi aspetti a qualche altra cosa che ho visto in passato che mi ha dato calore o che mi ha scottato, ed anche se non ne sono sicuro mi aspetto che anche il nuovo oggetto che osservo ora, seppure non è lo stesso, emani calore proprio come l'altra cosa di cui ho avuto esperienza. Qualcuno sa darmi una definizione di cosa sia il transfert? Secondo quello che ho scritto sopra avviene praticamente sempre ogni volta che incontro una persona o un oggetto, per questo credo di non aver capito precisamente cosa sia.

    Ad esempio affinché sia vera questa affermazione

    "Il pz vive una concretazza immaginaria per cui per lui, il "come se", non è "come se" fosse il padre ma è veramente il padre"

    una persona secondo me dovrebbe avere una vera e propria allucinazione visiva ed invece di vedere l'analista dovrebbe vedere direttamente suo padre (riconosciamo una persona dall'aspetto, dal suono della voce e così via). Se l'analizzato continua ad essere consapevole che la persona che ha davanti agli occhi ha l'aspetto diverso da suo padre secondo me si trova ancora ad un livello di "come se" che sfrutta delle somiglianze, come fa ad essere veramente convinto di avere il padre davanti agli occhi se vede un'altra persona! Non riesco ad afferrare bene il senso di tutte queste frasi, ma voi riuscite davvero a capirle?
    Non si tratta di vederlo in senso letterale, che a te fa pensare ad una allucinazione, ma di "sentirlo" a livello emotivo "come se" fosse il padre, anche se nella realta' sai bene che non lo è; è proprio per qs che si chiama transfert e nevrosi di transfert, per riferirsi all'esempio fatto da Francesca.
    Tieni presente che il sentire "come se" , vissuto poi non piu' come tale, ma che diventa un non piu' come se ma un "è", si svolge ad un livello inconscio, mentre a livello conscio ne vengono vissuti i suoi correlati affettivi, sui quali, si puo' e si dovrebbe poter lavorare insieme, pz ed analista.
    In ogni caso, finchè c'è un buon esame di realta', il pz, sa bene a livello conscio, che l'analista non è nè suo padre nè sua madre, nè li vede realmente come tali sotto forma di allucinazione visiva, perchè qui andremmo a collocarci ad un altro livello, che non è il caso di affrontare qui e che non fa parte dell'esperienza analitica comune.
    Ciao
    Gaia

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  14. #209
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio


    Ciao Rosamund. Nel transfert il paziente sposta sull'analista i propri conflitti intrasoggettivi che a loro volta sono residui delle relazioni che ha vissuto nell'infanzia con i genitori o altre figure importanti. L'analita è visto "come se" fosse un genitore, e il suo atteggiamento nei suoi confronti ne riproduce la relazione e ne reclama una soddisfazione che però, dice Freud, nella situazione analitica dovrà essere immancabilmente frustrata. Nei casi di transfert nevrotico (che per Freud è una nevrosi artificiale che nasce nella relazione trasferale e in cui si evidenziano le nevrosi infantili) quella che al pz appare come realtà è in effetti solo l'immagine riflessa di un passato dimenticato. Il pz vive una concretazza immaginaria per cui per lui, il "come se", non è "come se" fosse il padre ma è veramente il padre.(dizionario di psi-le Garzantine-U. Galimberti)

    Con gli analisti che seguono le indicazioni fornite da Freud, non si può sicuramente dire che il trattamento si svolga in un clima empatico e cordiale:
    "Non raccomanderò mai con troppa insistenza ai colleghi di prendere a modello il chirurgo che mette da parte tutti i suoi affetti e persino la sua umana pietà nell'imporre alle proprie forze intellettuali un'unica meta:eseguire l'operazione nel modo più corretto possibile..la freddezza dell'analista....permette di preservare la sua vita affettiva e apporta al malato il più grande aiuto"
    "Nella misura del possibile, la cura analitica deve essere effettuata, in stato di privazione e astinenza...Per quanto questo possa apparire crudele, dobbiamo vegliare per evitare che la sofferenza del paziente non si attenui prematuramente".
    Queste indicazioni io le trovo sadiche e violente... e credo che in qualche modo siano ancora messe in pratica.
    So bene che c'è una vita dopo Freud...gli analisti lavorano su un incoscio non esclusivamente freudiano; esistono altri approcci oltre a quello psicoanalitico, ma questi ultimi sono in grado di curare non di guarire. Solo la psicoanalisi cambia le strutture mentali, gli altri metodi non fanno che spostare e alleviare i sintomi.
    So che questa è solo una mia opinione, forse troppo radicale,e discutibile, ma mi chiedo: perchè per essere efficace il percorso deve essere così impegnativo e sacrificante? Se un amico ti pianta perchè si scorda un appuntamento o le chiavi di casa, tu puoi offenderti e reagire, con l'analista, che paghi per giunta, devi fare buon viso e subire.
    Ciao.
    Io credo che tu abbia ragione quando dici che ci sono analisti che utilizzano una prassi che non puo' che essere vissuta che come violenta in senso psicologico-emotiva, dai pazienti, e a volte puo' anche esserlo realmente, inutile negarlo, ma cio' non accade solo per la cosidetta infrangibile "neutralita'" (che poi bisognerebbe capire bene in quale accezione si intende qs termine) ma è vero che anche una loro "invadenza" inopportuna, con continue proposte personali di argomentazioni, o atteggiamenti iperinterpretativi, possono essere vissuti come tali, forse in misura ancora maggiore, dai pz. In sintesi, a volte, sarebbe meglio il silenzio al dire cose inopportune, in tempi inadatti, fino a creare da una parte, un sovraccarico sul pz e dall'altra, dei "buchi neri" su aspetti importanti, che restano o diventano poi ingestibili, fino all'interruzione del processo stesso. Soprattutto, se in modo ripetuto.

    Rispetto all'ultima riga, hai ragione, secondo me. Forse, per qs, il paziente, si chiama cosi' perchè gli è richiesta una grande pazienza, in molti momenti.

    Ciao
    Gaia

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  15. #210
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
    Tieni presente che il sentire "come se" , vissuto poi non piu' come tale, ma che diventa un non piu' come se ma un "è", si svolge ad un livello inconscio, mentre a livello conscio ne vengono vissuti i suoi correlati affettivi, sui quali, si puo' e si dovrebbe poter lavorare insieme, pz ed analista.
    Ma visto che l'inconscio non è visibile cosa osserva l'analista nel paziente che gli fa dire che l'inconscio del paziente indentifica padre e analista?
    Io adesso vedo un oggetto, che significa che al livello inconscio questo oggetto è identico ad un altro oggetto che magari ho conosciuto in passato?
    E soprattutto cosa si dovrebbe osservare per verificare una cosa del genere? Insomma supponendo che sia possibile compiere ogni tipo di osservazione, in linea teorica cosa dovrebbe accadere materialmente per determinare che il mio inconscio sta identificando la persona che sto guardando ora con mio padre? Io davvero non riesco a capire.
    Comunque va be', non voglio interrompere la vostra discussione. Se non ti va di rispondermi non importa. Sarebbe interessante però aprire qualche discussione su dei concetti base come "inconscio", "transfert" e così via con l'intento di definirli meglio e chiarirli piuttosto che usare delle citazioni, ed alla fine aggiornare nell'ultimo messaggio la definizione migliore, che è resistita insomma alla maggior parte delle obiezioni.

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