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  1. #211
    Banned
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    toscana
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Generalizzo perchè non posso andare sul personale, non hai capito?
    Ci sono le regole del forum.

    Io credo che anche voi, usciti dalle scuole di specializzazione, non abbiate un'idea di quel che succede effettivamente aun paziente in terapia.
    Che vive FUORI dalle vostre stanze, ha le proprie idee, una vita precedente, un'educazione, dei valori, non so..
    anche una famiglia, degli affetti..

    la terapia può sconvolgere matrimoni, relazioni, apportare cambiamenti reali..

    Io, boh?
    Che dirvi?
    Buona fortuna.
    Ultima modifica di complicata : 16-03-2010 alle ore 21.37.59

  2. #212
    benedetta14
    Ospite non registrato

    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Ne hanno idea, complicata...oltre ad esercitare hanno fatto o fanno analisi personale.
    Piuttosto mi chiedo se un'analisi così difficoltosa quale tu descrivi non sia dovuta ad una così bassa frequenza degli incontri che non ti permette di lavorarci con i tempi giusti.
    Non so, è una mia idea personale, per carità!
    Saluti

  3. #213
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Che vive FUORI dalle vostre stanze, ha le proprie idee, una vita precedente, un'educazione, dei valori, non so..
    anche una famiglia, degli affetti..

    la terapia può sconvolgere matrimoni, relazioni, apportare cambiamenti reali..
    parlando in generale, una terapia più sconvolgere matrimoni, relazioni, apportare cambiamenti a patto che si lavori con una buona alleanza (ovviamente si presume che questi cambiamenti siano positivi). Questo è anche uno dei motivi per cui non è facile avviare un processo di cambiamento: cambiare significa sconvoglere tutto, non a caso si parla di "resistenza al cambiamento".
    Ultima modifica di Johnny : 16-03-2010 alle ore 22.07.35

  4. #214
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    27-12-2009
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    C'entra, c'entra.

    Chiamalo come ti pare, se è uno psicoanalista, fa l'analista anche se ti vede una volta ogni secolo.
    Resta sempre se stesso.

    Premesso questo

    Istruzioni d'uso:

    Dopo il "lavaggio del cervello", se restano energie a sufficienza, chiedo venia,
    provare a chiedere spiegazioni su qualunque cosa inerisca la sua sfera personale.

    Potrebbe dare un senso di realtà alle cose, il paziente potrebbe risparmiarsi un sacco di inutili fantasie improduttive.

    Del tipo, ma se non vieni, perchè non mi spieghi chiaro e tondo qual è la ragione?
    Il "terapeuta" se la inventi pure, una ragione, se non può dire le cose, ma eviti al paziente tutta una serie di ipotesi inutili.

    Sia chiaro, perdinci, trasparente.

    Non induca dubbi, incertezze.

    Non siamo idioti.
    Ma come si fa ad avere fiducia in una persona, un estraneo, che si comporta in modo diverso, non c'è nulla da fare, dalla media delle persone.

    E' corretto avvertire prima dei propri ritardi, in anticipo.
    E' normale informare, preoccuparsi degli impegni altrui...

    Se poi volete per forza fare gli alieni sulla torre d'avorio, fate vobis.

    Noi si resta volentieri nevrotici.

    Ciao.
    Se è uno psicoanalista, può fare varie terapie, sempre psicoanaliticamente orientate. Non ricordo che, tra le regole delle varie scuole di specializzazione, ci sia la maleducazione. Non ricordo una volta in cui il mio analista non si sia presentato ad una seduta.

    Se stai facendo un'analisi o una psicoterapia psicoanaliticamente orientata, le fantasie sull'analista non sono per nulla inutili e/o improduttive. Al più sono difficili da comunicare. Non è detto che ti venga risposto in merito alla vita privata dell'analista (anzi, se l'analista è "freudiano ortodosso", te lo puoi scordare). Certo, se ci sono delle rotture del setting (ritardi imprevisti, si spera casi più unici che rari), l'analista non si deve trincerare dietro a inutili interpretazioni o giustificazioni campate per aria. Sta a lui gestire la situazione al meglio. Le motivazioni per i ritardi sono talmente vaste e personali, però, che diventa difficile dare un orientamento onnicomprensivo. Per non chiudersi nella torre d'avorio, vale il principio per cui non è giusto inondare i pazienti coi propri problemi sciorinandoli in seduta, ma è altrettanto ingiusto tenere la mente occupata con quegli stessi problemi senza riuscire a sentire il paziente. Occorre trovare una buona media e tenere conto del fatto accaduto, soprattutto a livello controtransferale (diciamo che deve essere considerato come una specie di rumore di fondo).

    La chiarezza e la trasparenza, in analisi, sono due concetti che hanno poco senso, concepiti come li si intende di solito. Di sicuro l'analista è tenuto ad essere onesto, chiaro al momento della stipula del contratto, puntuale, in ascolto e preparato. Anche educato, ovviamente.
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  5. #215
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    non abbiate un'idea di quel che succede effettivamente aun paziente in terapia.
    Che vive FUORI dalle vostre stanze, ha le proprie idee, una vita precedente, un'educazione, dei valori, non so..
    anche una famiglia, degli affetti..
    L'analista, proprio l'analista, cioè il tizio delle 2-3-4 sedute settimanali e delle associazioni libere, non ha idea di tutto questo? Mah...inizio a credere che tu abbia fatta l'analisi con Satana in persona!
    Scherzo, però credo che un analista che possa definirsi tale, è tutto il contrario di quello che hai descritto...questo concedimelo. Una cosa quale tu l'hai descritta non è analisi...almeno da quanto apprendo via via in questi miei ancora giovani anni...

    Saluti,
    Luigi

  6. #216
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Generalizzo perchè non posso andare sul personale, non hai capito?
    Ci sono le regole del forum.

    Io credo che anche voi, usciti dalle scuole di specializzazione, non abbiate un'idea di quel che succede effettivamente aun paziente in terapia.
    Che vive FUORI dalle vostre stanze, ha le proprie idee, una vita precedente, un'educazione, dei valori, non so..
    anche una famiglia, degli affetti..

    la terapia può sconvolgere matrimoni, relazioni, apportare cambiamenti reali..

    Io, boh?
    Che dirvi?
    Buona fortuna.
    Su questo, almeno per me, ti sbagli.
    Sono stato paziente prima, parecchio prima di iniziare una scuola di specializzazione. Prima di iniziare l'università.

    Certo, la psicoanalisi l'ho incontrata solo cinque anni fa. Ed è stato grazie alla psicoterapia prima e alla psicoanalisi dopo se ho potuto fare questo percorso.
    Se ho potuto consentirmi di crescere mia figlia, cambiare lavoro, lasciare e venire lasciato nelle relazioni e negli affetti. Trovare amore e darne, per quel che ho potuto e posso.

    E, sì. La vita cambia. Non so fino a che punto cambia da sola e quanto invece cambia grazie all'analisi.

    Però non ho mai trovato un analista che mi abbandonasse. Forse sono solo stato fortunato. Però mi ricordo che la mia analista, una volta, mi telefonò per chiedermi se mi sarei presentato o no all'ora dell'appuntamento.
    Mi stupii, perché ero in trasferta per lavoro a trecento chilometri di distanza, e lei lo sapeva.
    Ma mi stupì ancora di più la sua spiegazione: "Che lei ci sia o no, quell'ora è sua. Io vorrei utilizzarla per vedere un altro paziente, ma ho bisogno del suo permesso per fare questo".
    Ecco. La mia esperienza è profondamente diversa dalla tua. Io ho trovato rispetto, riconoscimento, stimolo e anche confronto. A volte scontro. Critica serrata.

    Non entro nel merito dei cambiamenti avvenuti, e di quelli tuttora in corso. Appartengono alla dimensione degli affetti e del privato, e non mi va di metterli qui. Dico solo che è una delle poche cose della mia vita che rifarei esattamente nello stesso modo.

    Buona vita
    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  7. #217
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Su questo, almeno per me, ti sbagli.
    Sono stato paziente prima, parecchio prima di iniziare una scuola di specializzazione. Prima di iniziare l'università.

    Certo, la psicoanalisi l'ho incontrata solo cinque anni fa. Ed è stato grazie alla psicoterapia prima e alla psicoanalisi dopo se ho potuto fare questo percorso.
    Se ho potuto consentirmi di crescere mia figlia, cambiare lavoro, lasciare e venire lasciato nelle relazioni e negli affetti. Trovare amore e darne, per quel che ho potuto e posso.

    E, sì. La vita cambia. Non so fino a che punto cambia da sola e quanto invece cambia grazie all'analisi.

    Però non ho mai trovato un analista che mi abbandonasse. Forse sono solo stato fortunato. Però mi ricordo che la mia analista, una volta, mi telefonò per chiedermi se mi sarei presentato o no all'ora dell'appuntamento.
    Mi stupii, perché ero in trasferta per lavoro a trecento chilometri di distanza, e lei lo sapeva.
    Ma mi stupì ancora di più la sua spiegazione: "Che lei ci sia o no, quell'ora è sua. Io vorrei utilizzarla per vedere un altro paziente, ma ho bisogno del suo permesso per fare questo".
    Ecco. La mia esperienza è profondamente diversa dalla tua. Io ho trovato rispetto, riconoscimento, stimolo e anche confronto. A volte scontro. Critica serrata.

    Non entro nel merito dei cambiamenti avvenuti, e di quelli tuttora in corso. Appartengono alla dimensione degli affetti e del privato, e non mi va di metterli qui. Dico solo che è una delle poche cose della mia vita che rifarei esattamente nello stesso modo.

    Buona vita
    Guglielmo
    Belle testimonianze, come sempre. Mi vengono in mente ancora parole, che cozzano un pò, forse, con la visione di complicata...sono anni ormai lontani e tanto è accaduto, ma lo spirito di una pratica analitica degna di questo nome traspare ancora in poche, eleganti, parole:

    ''Non si tratta, dopo tutto, di confermare una teoria, bisogna invece che il paziente riesca a comprendersi come individuo. Questo, comunque, non è possibile senza un raffronto con le concezioni collettive, di cui il medico deve avere conoscenza. Perciò il semplice tirocinio medico non è sufficiente, poiché l'orizzonte della psiche umana comprende infinitamente di più del limitato campo visivo del gabinetto di consultazione medica.
    L'anima è certamente più complessa e inaccessibile del corpo: rappresenta, per così dire, quella metà del mondo che perviene all'esistenza solo quando ne diveniamo coscienti. Per questa ragione la psiche costituisce un problema non solo personale, ma universale, e lo psichiatra ha a che fare con un intero mondo.
    Lo psicoterapeuta, non deve però limitarsi a capire il paziente; è importante anche che capisca se stesso. Per questo motivo la conditio sine qua non della preparazione dell'analista è la sua stessa analisi, la cosiddetta analisi didattica. Il trattamento del paziente comincia, per così dire, dal medico: esso deve rendersi conto che l'analisi lo riguarda, che essa ha che fare con la vita reale, e non è un metodo che si possa imparare a memoria (in senso letterale!). Il medico, o terapeuta, che non arriva a capire questo durante la sua analisi didattica, lo pagherà in seguito a caro prezzo.''

    C.G.Jung ''Ricordi...''

    Saluti,
    Luigi

  8. #218
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da lalangue
    Se ti rompi una gamba, puoi scegliere in che ospedale andare, oppure puoi scegliere di arrangiarti da solo. Quello che non puoi scegliere è di insegnare all'ortopedico come si aggiusta una gamba
    Non chiedo il "come" tecnico ovviamente a me non interessa, ma il "come" che influisce su quel che provo (mi si informerà che mi si metterà un gesso e dovrò tenerlo per un certo periodo ad esempio), inoltre nel caso della gamba è chiaro che lo scopo è lo stesso, "l'immagine di gamba aggiustata" di paziente e medico coincide.
    Ma nel caso della psicoterapia coincide l'immagine di "me stesso aggiustato" tra psicoanalista e paziente?
    Io questo chiedo anche: "in cosa consiste questo aggiustamento?"

    Ho provato a fare delle ipotesi ed ho proposto

    "Consiste nel risolvere i problemi che pone la persona?" E Voi... "NOOOOO!"
    "Consiste nella modifica delle preferenze e dei desideri?" E Voi... "NOOOOO!"
    "Consiste nel far adattare la personalità della persona all'ambiente?" E Voi... "NOOOOO!"

    Abbiamo un individuo di partenza A che si lamenta di questo o quel problema che non sa come risolvere, la psicoterapia punta alla soluzione di questi problemi o ad altro? Se non punta alla soluzione dei problemi che la persona pone coscientemente, quest'altro in cosa consiste?

    L'individuo di arrivo B come dovrebbe essere fatto secondo voi per esser considerato guarito, sano?

    Posso avere un'idea di che idea avete della persona aggiustata che funziona bene? Significa voler diventare un terapeuta se chiedo questo? Io ho un'idea del "me stesso aggiustato" che ovviamente si inserisce in tutto un contesto esistenziale e relazionale di un certo tipo, questa idea coincide con la vostra? Come faccio a saperlo se siete sempre evasivi?
    Nel caso della gamba già sappiamo di essere d'accordo riguardo a cosa sia una gamba funzionante, ma in quest'altro caso come si fa? Non è che abbiamo una funzione che vogliamo ripristinare e perciò bisognerebbe anche provare a spiegare gli obiettivi quali siano, che poi è proprio il tema di questa discussione.
    Io faccio queste domande ma cercate continuamente di non rispondere o di evadere sistematicamente dal quesito per non fissare mai nulla, ci ho pensato un po' ma non è una mia fantasia questa .

    Se prendete due persone e chiedete ad ognuna di queste come dovrebbe esser fatta una persona sana e come dovrebbe essere costituito un ambiente sociale sano, come dovrebbe essere fatto un buon uomo, come dovrebbe essere fatta una buona donna, potrebbero venire fuori cose completamente diverse. Si creerebbero molti meno scontri in ambito politico e sociale se fossimo già tutti più o meno d'accordo come nel caso della gamba. Perciò se una persona dice di voler migliorare il mondo non direi di dare subito il nostro appoggio a quel che vorrebbe fare questa senza chiarirci in cosa consiste per lei questo miglioramento che vorrebbe apportare. Se l'individuo in questione è un nazista convinto e noi guarda caso siamo pure ebrei, dando il nostro appoggio a questa andiamo contro i nostri interessi.

    Ho capito anche perché un po' vi accomuno tutti ed uso questo "voi" , siete sempre un po' ambigui.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 17-03-2010 alle ore 11.01.30

  9. #219
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Char_Lie, dal mio personale punto di vista stai sprecando tempo. Probabilmente ne hai da vendere, e non è affar mio.

    La tua immagine di "aggiustato" è l'unica che conti, per me. Vieni da me e mettiti in terapia. Quando sarai "aggiustato" come dici tu, te ne andrai. Io sono sicuro che prima o poi succederà. Però non so quando.

    Ti va bene? E' così. Non ti va bene? E' ancora così.

    La mente è tua. Se dentro ci sono bulloni invece che cotolette, che c'entro io?

    Buona vita
    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  10. #220
    Partecipante Affezionato L'avatar di Saoshyant
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Char_LIE TO ALL. Mi spiace che tu non abbia risposto ai miei post.

    Dark Tranquillity - Fiction medley / YouTube - Dark Tranquillity: Fiction medley-Video
    You find great teacher when you find yourself
    Lapsus - thrash melodic death metal from Italy http://www.lapsushome.it

  11. #221
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    "Consiste nel risolvere i problemi che pone la persona?" E Voi... "NOOOOO!"
    Qui siamo sul livello direttivo delle terapie sintomo-specifiche di tipo breve o su quelle medico-comportamentali. Possiamo includerci anche la classica terapia psichiatrica. Potresti pensarci: si spende poco.

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    "Consiste nella modifica delle preferenze e dei desideri?" E Voi... "NOOOOO!"
    Qui siamo sul livello, abbastanza grezzamente espresso, di un cognitismo classico o quasi da vulgata: preferenze e desideri si collocano nel contesto delle dissonanze da quietare o modificare tramite nuove ''aggiunte''. Potresti pensarci: molti grandi terapeuti si rifanno al cognitivismo nelle sue varie accezioni più o meno ortodosse.


    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    "Consiste nel far adattare la personalità della persona all'ambiente?" E Voi... "NOOOOO!"
    Qui riassumi un pò la differenza sostanziale fra terapie di tipo direttivo-adattivo e la psicoanalisi.

    Ora, avrai notato ancora una volta che tu, non so per quale oscuro motivo, non hai mai neanche lontanamente afferrato l'oggetto dell'analisi: il suo procedimento si basa essenzialmente sull'indagine dello psichismo inconscio che, nel caso non fosse ancora chiaro, non ha nulla a che vedere con quello che continui a ripetere. Questo è quanto: riesci ad immaginare questo sovvertimento di metodo e prospettiva clinica rispetto ad altre terapie e rispetto a tutti gli ingenui esempi che continui a portare? Se no, c'è ancora la non remota possibilità di mettersi col culo sulla sedia e iniziare a studiare, per esempio. D'altro canto, se non hai la minima concezione della clinica psicoanalitica come pensi di poterti creare un 'ambiente cognitivo' adatto a future concettualizzazioni? Se ancora dopo uno studio più o meno approfondito sei al punto di partenza beh, caro mio, te lo ripetiamo da secoli ormai: rivolgi la tua attenzione altrove, ci sono numerose soluzioni ormai, ci sono i farmaci, ci sono gli 'allenatori psichici'...insomma, hai ampia possibilità di scelta...ma, per favore, non continuare a svilire discorsi e risposte che, già da tempo, ti hanno dato la soluzione e il parere adeguato sulle questioni che poni. Veramente guarda, rischi di diventare antipatico perchè non apprezzi minimamente il fatto che, da tempo, numerosi utenti specialisti si prestano a far chiarezza sulle tue rigide cogitazioni. E' chiaro o no cosè il procedimento psicoanalitico, a grandi linee? Se si e non lo condividi va benissimo lo stesso, per carità: ma non penserai certo di far traballare con ingenui esempi ortopedici una impalcatura clinica più che centenaria e che ha rivoluzionato come nessuna altra la cura delle malattie nervose e mentali...e non solo quello? Suvvia...dovresti cercare di dialogare, ecco il punto. Ascolto, ascolto...

    Saluti,
    Luigi

  12. #222
    Partecipante Super Esperto L'avatar di neuromancer
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Questa posizione si può ben sposare proprio con l'idea di un intervento adattivo, dove si insegna ad utilizzare in maniera più funzionale le modalità di essere.
    Tuttavia a mio parere si ignora in questo modo proprio la sofferenza che viene portata in terapia perchè le risorse sono estremamente limitate per il paziente (altrimenti non ci sarebbe domanda di aiuto). Si ignora in altre parole il fatto che la sofferenza è dovuta ad una struttura troppo irrigidita per poter contemplare "altre risorse". Farle emergere non significa proporne di differenti, con la conseguenza che verranno inglobate nella struttura esistente. Significa piuttosto lavorare con il paziente allo smantellamento della struttura (ed è ciò che causa dolore, perchè - e questo è un punto importante a cui non accenni - per quanto paradossale la soluzione problematica per il paziente è quella a cui si è affezionato) per fare in modo che sia puoi il paziente stesso a trovare altre strade, di propria produzione (e qui siamo al concetto di autopoiesi).

    Saluti
    Ma il paziente nella maggiorparte dei casi viene per uno scompenso, la cui intensità varia in base ai vincoli di sviluppo storico/sistemico.
    Tale scompenso è diverso dalla sofferenza che si tiene dentro per decenni. Spesse volte, mi capita di osservare nella mia modesta pratica al CSM, che se non fosse per lo scompenso il paziente se la terrebbe ancora per decenni la sofferenza. Tale rimane nella maggioranza dei casi (e mi piacerebbe tanto conoscere la vostra esperienza clinica), diversamente dall'obiettivo teorico formale di cambiamento verso una riduzione del malessere che in questo caso è prospettata in una ristrutturazione che si riverbera in una specie di neo-autopoiesi. Ma il ragionamento non mi convince. Per definizione i sistemi complessi adattivi (la formula è di un fisico teorico che previde l'esistenza dei quark in tempi non sospetti), sono autopoietici vincolati alla loro storia familiare e in senso etologico.
    Possiamo prevedere una riduzione in termini di quantità piuttosto che di qualità (a livello di organizzazione dei significati emotivi personali).

    ciaz.

  13. #223
    Partecipante Super Esperto L'avatar di neuromancer
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Generalizzo perchè non posso andare sul personale, non hai capito?
    Ci sono le regole del forum.

    Io credo che anche voi, usciti dalle scuole di specializzazione, non abbiate un'idea di quel che succede effettivamente a un paziente in terapia.
    Che vive FUORI dalle vostre stanze, ha le proprie idee, una vita precedente, un'educazione, dei valori, non so..
    anche una famiglia, degli affetti..

    la terapia può sconvolgere matrimoni, relazioni, apportare cambiamenti reali..

    Io, boh?
    Che dirvi?
    Buona fortuna.
    Molto bello nella sua dura faziosa verità, questo passaggio. Non a caso il rapporto che si decide di intrattenere con il terapeuta è uno dei più paradossali che ci siano in circolazione. Voglio proporti una constatazione: pensi che l'ora di terapia settimanale, 4/5 al mese, una cinquantina di ore l'anno, possano avere un tale potere di cambiamento e di sconvolgimento di relazioni? Ebbene, nella tua sintesi hai precisamente fatto notare più o meno questo: a presciendere dalal terapia, il caso e la necessità la fanno da leoni.

    ciaz.

  14. #224
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Cara Complicata, provo a darti la mia testimonianza, magari ti è utile per capire per muoverti in futuro rispetto ai professionisti che fanno questo lavoro.

    Confermo, mai una seduta saltata, un paio sì spostate, ma il cui spostamento è stato proposto con largo anticipo. Così come la proposta di recuperare anche quelle perse se coincidenti con festività. Mai un telefono acceso a interrompere, mai un niente di niente che interferisse con la seduta e con l’attenzione, e aggiungo il venirmi incontro economicamente in un momento difficile. Il mio analista mi ha fatto seduta con raffreddori epocali, tossi bronchitiche, facce da febbre da cavallo o stanchezza evidente, e attacchi di artrosi che si alzava dalla poltrona con l’argano: ma tra una voce nasale e un fazzoletto e una schiena malconcia è sempre stato lì, effiicace e concentrato. Quando fa freddo mi gira intorno armeggiando con una stufetta portatile, quando fa caldo mi spara le ventole a soffitto a palla, e se la mia poltrona fa le bizze viene a scartrarmela.
    Una volta gli ho scritto una mail chiedendo se fosse possibile fare una seduta d’emergenza e mi ha risposto tre minuti dopo, fissandomela all’ora di cena e scusandosi di non avere a disposizione orario migliore. E se la seduta è particolarmente pregnante, dell’orologio se ne sbatte alla grande. Infine, emette regolare fattura. E se non l’avesse fatto avrei girato i tacchi.
    E questo per quanto concerne l’educazione.

    Sul di lui.
    Non mi interessa conoscere la vita privata del mio analista, probabilmente non è il mio tema, tantomeno sapere perchè mi ha spostato quel paio di sedute. Immagino che questo bisogno, quando si verfica, ad una lettura superficiale aggiunga tensione al paziente, ma anche che sia un nocciolo della scena terapeutica. Ma immagino anche che sia un’eventualità che un analista esperto e degno di questo nome sappia cavalcare e sfruttare. Se davvero interrompesse la terapia per questo, non vedo come potrebbe fregiarsi del titolo di analista.
    Nella mia esperienza personale i suoi momenti di confidenza su se stesso li ha avuti, e molto personali: alcuni credo funzionali a ciò che stiamo facendo, altri direi spontanei, sostanzialmente di due adulti con una vita quotidiana simile. Ma se anche non ci fossero stati non mi immaginerei mai che non sappia cosa succede fuori nel mondo. Andrà a fare la spesa come tutti i comuni mortali, litigherà con le bollette come tutti i comuni mortali, ha divorziato come molti comuni mortali, ha figli come molti comuni mortali, avrà le rogne di molti comuni mortali. E magari sarà stato un nevrotico, esattamente come me. E soprattutto, come dice Benedetta, si è fatto la sua analisi personale e quella didattica, e fa ad altri supervisione e analisi didattica. Da un certo punto di vista è perennemente in analisi e, junghianamente parlando ciò ha un senso: oltretutto, da un certo tempo a questa parte, mi rendo conto con chiarezza che ha inziato a fare analisi attraverso di me, e Luigi sa di cosa sto parlando.
    Per questo non posso che pensare che sa esattamente cosa sto passando, e non sarà un caso che la frase che più ho sentito lì dentro è stata “la capisco”. Che non è “condivido”, o “la penso come lei”, o “fa bene o fa male a far così piuttosto che colà”. Ma è “la capisco”, cioè capisco il suo stato d’animo, la sua sofferenza, il suo disagio. Così come ha detto a volte “non la capisco, si spieghi meglio se può”. Oppure ancora, “questa sofferenza su questo specifico tema è di fatto una resistenza, e adesso le spiego perchè secondo me lo è”.

    Sulla’analisi.
    Sì, gli sconvolgimenti concreti possono essere sono tanti. Il divorzio, o il cambiare di certe relazioni alla luce di una comprensione più profonda di queste, nel bene e nel male. A volte ci si riavvicina a certe persone, a volte ci si allontana da altre, più che altro per quest’ultime perchè si capisce che erano funzionali alle nostre nevrosi e dunque, una volta che le cose si sbrogliano, si sbrogliano anche certi legami, o cambiano di rango. E i nostri genitori, anche se non si è più dei ragazzini e si è genitori a nostra volta, passano in tutta la gamma possibile di sentimenti da parte nostra durante l’analisi. Sono sentimenti forti e a volte dolorosi, e tutto è molto destabilizzante, ma poi queste figure mano a mano rientrano, rinnovate nelle percezione che ne abbiamo di loro.
    Poi ci sono le reazioni degli altri alla tua trasformazione, rispetto a ciò che eri, a come ti vivevi prima. Qualcuno ti rinnova la sua apertura nei tuoi confornti, altri si sentono offesi a morte. Spesso il tuo cambiamento li mette di fronte alla loro stessa domanda di cambiamento, più o meno inconscia, e che fa paura; come a te, quando hai niziato. E per giunta, le loro proiezioni su di te adesso gli tornano indietro come dei boomerang.
    Poi ci sono le gelosie rispetto all’analista, quella specie di “santone che ti sta manipolando in una stanza oscura”, quella relazione che per te rappresenta un apertura ma che alcuni altri leggono come una tua chiusura verso di loro. Eh sì, succede anche questo, che l’analista faccia paura a quelli che ti stanno intorno.
    Ma ci sei tu in gioco, e ad un certo punto capita che scegli di correre tutti i rischi di questo mondo, perchè da un certo punto in poi senti che la posta è troppo alta per rinuciarvi, costi quel che costi.

    Giulietta. O

  15. #225
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da lalangue Visualizza messaggio
    Diciamo che è più un oscillare della diade verso stati dissociativi (l'assonanza tra associativi e dissociativi non era ricercata). Freud ha smesso di praticare l'ipnosi perché il problema era mettere in contatto i due stati.

    Attraverso il raggiungimento di uno stato mentale privo di memoria e desiderio (ovviamente si tratta di una tensione ideale verso), l'analista può entrare in risonanza con la "O" del paziente (potrebbe essere una specie di empatia nel senso più proprio del termine). Pare che l'Inconscio del paziente e quello dell'analista possano comunicare. A questo punto l'analista dovrebbe fare come avviene nel sogno, ovvero farsi portavoce del desiderio del paziente attraverso la sua funzione alfa, attraverso un intervento in seduta (sia anche il silenzio).
    Con trance intendo un qualsiasi stato alterato di coscienza che si raggiunge non necessariamente con induzioni ritualistiche, bensì con lo spostamento dell'attenzione del soggetto sui propri processi interni (immagini, sensazioni, etc.) e facilitato da verbalizzazioni di non-fare e dall'uso ad es. di frasi con una grammatica elementare, tipiche dell'emisfero non dominante.
    Vengono così attivati dei processi di risposta autonomi (inconsci).

    Ci sono analogie di questo stato con le descrizioni fatte prima, che chiaramente non si riferiscono ad un tipico stato di veglia, ma ad uno stato ipnagogico.

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