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  1. #211
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    Riferimento: Vita analitica vs vita reale

    naturalmente sono mie idee, ti cito ciò che è piacevole per me sulla base delle persone che ho incontrato.
    Principalmente due tipi di uomo, l'uno intellettuale e poco corteggiatore, l'altro molto più caldo, non intellettuale, più frivolo e spontaneo. più instintivo, buon amatore, con molte seperienze di donne.

    per esempio, sulla questione complimenti, il primo ti direbbe che non sono importanti, che uno li sente dentro e che tu pretendi di avere complimenti che poi risultano superficiali. Che la stima si sente dallo starti accanto, dall'esserci, ecc.

    un certo tipo di donna, probabilmente, non accetterebbe i complimenti, ti farebbe passare da coglione, le darebbero fastidio, ma esiste anche un tipo di donna,magari più insicura, a cui fanno piacere.

    come fanno piacere le rose, i regalini, le sorprese, i viaggi-sorpresa, tutte stupidaggini, però rendono la vita più fiabesca

    Ne discutevo proprio l'altro giorno col terapeuta, gli ho detto "voi uomini non capite nulla di donne, in genere!"E' rimasto zitto.

    bisogna vedere come una donna è cresciuta, anche, cosa l'ha fatta sognare da bambina!

    Poi c'è la questione alcova,penso che chiunque debba affrontarla: quand'è che un uomo e una donna si attraggono e "funzionano" come amanti.

    Se un uomo e una donna non vanno lì, qualsiasi altra cosa è superflua, vale solo per uscirci a cena senza annoiarsi.

  2. #212
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    Riferimento: Vita analitica vs vita reale

    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    naturalmente sono mie idee, ti cito ciò che è piacevole per me sulla base delle persone che ho incontrato.
    Principalmente due tipi di uomo, l'uno intellettuale e poco corteggiatore, l'altro molto più caldo, non intellettuale, più frivolo e spontaneo. più instintivo, buon amatore, con molte seperienze di donne.

    per esempio, sulla questione complimenti, il primo ti direbbe che non sono importanti, che uno li sente dentro e che tu pretendi di avere complimenti che poi risultano superficiali. Che la stima si sente dallo starti accanto, dall'esserci, ecc.

    un certo tipo di donna, probabilmente, non accetterebbe i complimenti, ti farebbe passare da coglione, le darebbero fastidio, ma esiste anche un tipo di donna,magari più insicura, a cui fanno piacere.

    come fanno piacere le rose, i regalini, le sorprese, i viaggi-sorpresa, tutte stupidaggini, però rendono la vita più fiabesca

    Ne discutevo proprio l'altro giorno col terapeuta, gli ho detto "voi uomini non capite nulla di donne, in genere!"E' rimasto zitto.

    bisogna vedere come una donna è cresciuta, anche, cosa l'ha fatta sognare da bambina!

    Poi c'è la questione alcova,penso che chiunque debba affrontarla: quand'è che un uomo e una donna si attraggono e "funzionano" come amanti.

    Se un uomo e una donna non vanno lì, qualsiasi altra cosa è superflua, vale solo per uscirci a cena senza annoiarsi.
    Stasera non mi sento molto bene, sono troppo nervoso e triste per rispondere in modo articolato, in ogni caso ti ringrazio comply, tu mi riesci a capire. Riguardo alle donne in generale, almeno a capire ci proverò, poi per quanto riguarda il relazionarmi in modo soddisfacente in un qualche rapporto sentimentale, si vedrà se è possibile.

    Un saluto
    Ultima modifica di Char_Lie : 08-06-2011 alle ore 00.04.02

  3. #213
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    Riferimento: Vita analitica vs vita reale

    Uff, più esperienza aggiungo, più quel che credevo trova conferma. Mi si dice e ripete che sono matto, che porto degli occhiali scuri che mi fanno vedere le cose in un certo modo, ma poi com'è che le mie valutazioni, che per certe persone con cui parlo sarebbero pessimistiche, poi risultano vere?
    Quando dico "una ragazza carina non si mette o innamora di un tipo così", la psicoterapeuta mi dice che è tutto nella mia testa. Nooo, per carità una donna guarda oltre, eh oltre, ma oltre che cosa? Qua oltre il mercato di certe caratteristiche che sbattono ogni persona in una bella gerarchia non si va e se non le hai certe caratteristiche appetibili (e ci ho visto giusto mi sembra, le conosco più o meno), ma che non vuoi acquisire per una serie di motivi, non ci sono alternative, sei fuori dal mercato, sei fregato, punto. Queste posizioni le creano gli uomini e le donne per istinto.
    Alla fine ognuno va a posizionarsi nel posto lasciato vacante dal mercato delle domande e delle offerte, e pure in amore è così, altro che irrazionale, è uno dei movimenti più razionali che esistono al mondo e l'amore non è affatto cieco ci vede davvero piuttosto bene. Come si fa a squartare il mercato e ricomporlo? Perché questo dovrei fare per star meglio davvero.
    Alla fine ho compreso tutto, ho capito in linea di principio quali tipi risultano più appetibili, che tipi di azioni, comportamenti e condotte sociali potrebbero funzionare, ma io non ho proprio voglia di fare tutte 'ste cose (ammesso pure che siano funzionanti al 100%, perché non è nemmeno così).
    Da un lato otterrei quello che voglio ma dall'altro perderei molto altro, e me ne accorgo all'atto pratico: faccio certe cose per ottenerne altre, ma pure quando le ho ottenute quelle altre, alla fine sono più incazzato di prima a causa dell'autocostrizione prolungata .
    Altro che movimento dialettico dell'io, quel che si muove a me son sempre e solo le palle che girano ogni volta più velocemente .

    Un saluto
    Ultima modifica di Char_Lie : 12-06-2011 alle ore 21.39.49

  4. #214
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    Sembri uno in terapia!

  5. #215
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    Riferimento: Vita analitica vs vita reale

    A me invece sembro un tipo che più o meno ha capito come gira la ruota, gira grazie a certi pedali, ma vorrebbe smantellare proprio il meccanismo e non pedalare .
    Guarda questo cartoon , che risulta abbastanza in tema, in tema però con quel che mi passa per la testa adesso.

    Ciao
    Ultima modifica di Char_Lie : 12-06-2011 alle ore 21.32.10

  6. #216
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    Riferimento: Vita analitica vs vita reale

    ma dove li scovi, sti video?

    dovrebbero chiudere internet per sempre, fa male alla salute!

    sai cosa, te hai troppo bagaglio culturale, dovresti sgombrare la mente e pensare con la tua testa!

  7. #217
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Uff, più esperienza aggiungo, più quel che credevo trova conferma. Mi si dice e ripete che sono matto, che porto degli occhiali scuri che mi fanno vedere le cose in un certo modo, ma poi com'è che le mie valutazioni, che per certe persone con cui parlo sarebbero pessimistiche, poi risultano vere?
    Quando dico "una ragazza carina non si mette o innamora di un tipo così", la psicoterapeuta mi dice che è tutto nella mia testa. Nooo, per carità una donna guarda oltre, eh oltre, ma oltre che cosa? Qua oltre il mercato di certe caratteristiche che sbattono ogni persona in una bella gerarchia non si va e se non le hai certe caratteristiche appetibili (e ci ho visto giusto mi sembra, le conosco più o meno), ma che non vuoi acquisire per una serie di motivi, non ci sono alternative, sei fuori dal mercato, sei fregato, punto. Queste posizioni le creano gli uomini e le donne per istinto.
    Alla fine ognuno va a posizionarsi nel posto lasciato vacante dal mercato delle domande e delle offerte, e pure in amore è così, altro che irrazionale, è uno dei movimenti più razionali che esistono al mondo e l'amore non è affatto cieco ci vede davvero piuttosto bene. Come si fa a squartare il mercato e ricomporlo? Perché questo dovrei fare per star meglio davvero.
    Alla fine ho compreso tutto, ho capito in linea di principio quali tipi risultano più appetibili, che tipi di azioni, comportamenti e condotte sociali potrebbero funzionare, ma io non ho proprio voglia di fare tutte 'ste cose (ammesso pure che siano funzionanti al 100%, perché non è nemmeno così).
    Da un lato otterrei quello che voglio ma dall'altro perderei molto altro, e me ne accorgo all'atto pratico: faccio certe cose per ottenerne altre, ma pure quando le ho ottenute quelle altre, alla fine sono più incazzato di prima a causa dell'autocostrizione prolungata .
    Altro che movimento dialettico dell'io, quel che si muove a me son sempre e solo le palle che girano ogni volta più velocemente .

    Un saluto
    E se guardasse realmente oltre? Oltre te, ad esempio?
    Oh Char_lie, ma ti rendi conto che tutti i tuoi discorsi, sono finalizzati a farti rimanere immobile, autogiustificandoti? seppure dici che é quello che vuoi effettivamente fare, tu semre questo fai. Ugualmente. Sembri un "uroboro"... Un pò di autostima e di autoefficacia, no? Utlizzare un pò meglio l'"economia" psichica, no? Invece di pensare in termini di soldi, di cui magari a chi tu neanche vedi, non fregherebbere niente.....ma tu pensi ai soldi, quelli dei ricchi che credi possano avere "tutto"....
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

    Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4

  8. #218
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    Riferimento: Vita analitica vs vita reale

    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio
    Oh Char_lie, ma ti rendi conto che tutti i tuoi discorsi, sono finalizzati a farti rimanere immobile, autogiustificandoti?
    E' che non ho nulla da giustificare rispetto a nessuno... Se son da solo. La giustificazione mi potrebbe servire nei confronti di un'altra persona in carne ed ossa. Per esempio quando non hai voglia di far qualcosa per certi motivi che l'altro non riconosce come seri, ti inventi una scusa con dei motivi che l'altro ptrebbe ritenere seri .
    Tipo... "Ma come mai non sei venuto al lavoro?"... Ecco se dici "Mi rompevo di alzarmi dal letto perché ieri sera sono stato a guardare la TV fino a tardi", insomma magari quella che è la verità pura e semplice, l'altra persona soprattutto quando è il capo ufficio o il cosiddetto padrone, s'incazza in genere perché non lo riconosce mica questo come un motivo valido moralmente e rischi pure di perdere il posto perché non è riconosciuto come valido nemmeno legalmente.
    E così inizi a fingere, si fa finta che c'è stata una causa di forza maggiore che l'altro può riconoscere come valida che ti ha portato e spinto ad assentarti, e la situazione si mantiene così su di un equilibrio precario. Capisci alla fine insomma che è meglio non fargliele sapere 'ste cose ad un altro che non le riconosce come valide e te le tieni per te. L'altra persona spesso non vuol sapere affatto il vero perché, il vero motivo per cui tu fai qualcosa, non gli interessa mica davvero questo alla fine, vuole e desidera solo che tu faccia certe cose e basta, che tu vada al lavoro "senza lagnarti".
    Per questo ci si inventa una scusa che all'altro possa piacere di più, con la quale questo possa descrivere la nostra esistenza e i nostri movimenti in maniera tale che possa ritenere tutto corretto, coerente e a posto, secondo il suo punto di vista ovviamente, perché il nostro punto di vista a questo tale non gli interessa mica.
    Per uno psicoanalista ortodosso risulta un'eresia dirgli "non m'è mai venuta voglia di far sesso con mia madre, l'ho vista nuda mille volte ma per me non è mai risultata una donna particolarmente attraente, cioé se pure una donna con l'aspetto simile a mia madre fosse stata disponibile a far di tutto con me, sarei stato io a non aver tanta voglia di far tutte 'ste cose con lei"... No la verità non la si può raccontare manco a questo... Perché se la prende pure lui se gli racconti quel che provi tu... Il vero motivo è sempre un altro, quel che piace allo psicoanalista ovviamente... Ma alla fine presa pure per buona una spiegazione fantasiosa che mette in mezzo motivazioni a dir poco ridicole, lo stesso non si capisce perché dovremmo comportarci diversamente.

    Una giustificazione (ossia sostituire un motivo con un altro) mi può servire nei confronti di qualche altro per cercare di evitare di portarlo ad avere certe reazioni negative nei miei confronti, ma non esistono autogiustificazioni verso sé stessi secondo me, c'è una discrepanza tra i motivi che ritengo io validi per cui faccio qualcosa e quelli che le altre persone ritengono validi o accettabili che giustifichino il mio comportamento. Alla fine questa discrepanza, se ci sono solo io, come si fa a creare?
    Far del male per piacere per esempio non può esistere proprio per qualcuno, è irrazionale, è del tutto "inconscio", il piacere coscientemente non può essere un buon motivo per far del male, chi lo fa è perché lo fa in modo automatico, perché non pensa... Così si ragiona, in modo errato secondo me. Quello che mi chiedo io però è: perché non è un buon motivo? Un buon motivo per far qualcosa o non farla come lo si distingue da un motivo cattivo? Quali sono i motivi buoni per fare o non fare qualcosa?

    Io spesso provo a dire la verità rispetto alle mie motivazioni, a quel che sento e avverto io e vedo un po' l'altro come reagisce, se inizia ad arrabbiarsi e a dirmi "non dovresti far questo per questo motivo qua" capisco come la pensa, ma mica è detto che io e questo funzioniamo allo stesso modo, un buon motivo per me può esser cattivo per lui e viceversa. Se poi allo stesso tempo ho bisogno di tenerlo tranquillo spesso invento e fingo, devo fingere d'essere più buono (secondo i suoi canoni morali) di quel che sono se mi interessa ottenere una certa sua benevolenza, ma se non me ne importa nulla dico la verità.
    Insomma rispetto a me stesso cosa me ne può fregare? Perché dovrei inventarmi una scusa rispetto al fatto che non voglio e desidero lavorare? O allora è il contrario mi invento una scusa perché voglio lavorare e non vedo l'ora di farlo? Come dovrebbe funzionare? Solo io ci sono, come faccio a far finta di non sapere perché voglio e desidero o non voglio e desidero far certe cose?

    Che scusa invento se mi dico, o meglio lo avverto direttamente, di non aver nessuna voglia di farle certe cose? Un mio discorso descrive quel che provo io in questa situazione (la mia) e non ha alcuna finalità se non questa, descrivere.
    Non aver voglia di fare certe cose per quasi tutte le persone intorno a me non è un buon motivo per non farle, mentre per me risulta un motivo più che valido visto che la voglia è la mia e non sta mica dentro di loro, ora spiegami quale sarebbe la mia autogiustificazione?

    Cosa dovrei giustificare? La mia non voglia di mettermi e andarmi a ficcare in certi giochi fastidiosi per me? Ma se lo dico io stesso e lo ammetto questo, dov'è la giustificazione? Cerco per caso di nascondere la mia paura? Ecco ammetto anche questo, sono un vigliacco in molte situazioni, ho paura della sofferenza e di andare incontro a problemi maggiori di quelli che ho adesso, ed anche questo non lo giustifico affatto con altro. L'idea di certe persone che mi stanno attorno è che non dovrei aver paura di certe cose, che dovrei essere coraggioso e così via.
    Aumentare l'autostima poi che significa? Se per aumentarla devo mettermi in gioco ed imparare a far certe cose, dovrei far fatica e mettermi a studiare ma l'ho detto che non ne ho tanta voglia, anzi non c'è n'è proprio di voglia, se invece l'autostima la posso aumentare senza faticar troppo beh aumentiamola... Come si fa? Questo lo vorrei capire.
    Se io vicino che so, ad un bel ragazzo palestrato credo di risultare meno attraente per certe donne, ho capito che per diventare così (qualcosa di simile al bel ragazzo, ammesso che sia possibile) e aumentare l'autostima (cioé poter far presa di più su certe donne e verificare poi che risulto più autoefficace) dovrei fare tutta una serie di operazioni faticose per mantenere poi anche quella posizione, ma è proprio questo il problema. Perché sia a diventare così che a restarlo poi dovrei fare una fatica tale che va a crearsi un altro problema per me (se fosse stata questa una strada percorribile e risolutiva per me l'avrei già imboccata). So tutto questo ma non mi serve a nulla. Faccio l'esempio del ragazzo palestrato, ma al posto dei muscoli si può mettere che so, un'attività che non mi attira e roba del genere.


    Non resto immobile (nei confronti di certi movimenti) a causa di un discorso, ma a causa dei motivi di fondo sottostanti che generano il discorso stesso. Se pure mi muovessi in una direzione che non mi interessa davvero, alla fine pure il movimento a cosa mi servirebbe? Posso tranquillamente far cose che proprio non voglio fare in linea di principio (tipo cadere da una sedia, spezzarmi un braccio da solo, prendere l'auto e schiantarmi contro un muro, niente me lo impedisce di far questo se non la mia volontà stessa, son cose che sono capace di fare ma che non ho alcuna intenzione di fare), ma per me questo che senso avrebbe? Io mi muovo se l'agire mi stimola positivamente, se alla fine devo muovermi non volentieri, perché io stesso poi dovrei causare 'sto movimento? Se il volentieri non c'è, visto che il movimento partirebbe da me... Per quale motivo dovrebbe partire, per i motivi che ritiene validi un altro?

    Se mi sposto verso qualcosa, per farlo con persuasione dovrei farlo volentieri io, ora questa cosa non c'è (nei confronti di certi movimenti) e si possono dare tutte le spiegazioni del mondo da diversi punti di vista, ma se certi ostacoli concreti per me nessuno mi aiuta a farli saltare per aria (ed io non son capace di farlo questo perché le idee le ho esaurite), le cose restano così, ma questo in sé non è il problema, se devo passare da una padella in una brace, non ci tengo molto.

    Però se al posto della brace qualcuno mi mostra che c'è qualcos'altro di molto positivo, qualcosa di diverso che non contiene le solite fregature di cui mi lamento sempre (senza cercare di convincermi che non sono fregature e che va bene così, che il mondo funziona così... e via dicendo) mi muoverò di sicuro. Insomma per farmi muovere o mi si mostra un'alternativa nuova e diversa rispetto a quelle che più o meno conosco già, oppure mi si dovrebbe mostrare che è concretamente falso tutto quel di cui mi lamento ed a cui andrei incontro spostandomi in certe direzioni (certi rischi e operazioni faticose di cui parlo e mi lamento non dovrebbero esistere proprio e così via). Non si provi ad usare giochi retorici, comprendo le intenzioni di chi manda certi messaggi abbastanza bene, questo delle scuse è un altro giochetto tipico.
    Io non mi lamento del fatto che non mi sto muovendo in certe direzioni, questo bisognerebbe tenerlo presente. Io adesso non sto bene ed immagino certe situazioni in cui io valuto che potrei star meglio, ora però sono concretizzabili queste situazioni evitando movimenti molto sgradevoli per me? E' questo il problema di fondo non il muoversi o non muoversi, in mezzo alle cose che faccio volentieri ne provo e ne ho provate diverse. Ma le altre, quelle che cadono al di fuori di questo mio volentieri, credo che non le farò mai, a meno che non si inventa una specie di comando automatico che me fa fare e basta al mio corpo, ma in questo caso forse non sarei io ad avviarle.

    Se si è capaci di farmi imparare a far certi esercizi senza l'ausilio della mia volontà, la si faccia 'sta cosa. Così mentre dorme la coscienza si mette in moto 'sto cavolo di inconscio, se esiste, e lo si fa andare a lavorare al posto mio, poi quando mi sveglio prendo io lo stipendio.

    Nessuno si lancia da un muro alto tre metri perché si trova al sole lassù e visto che cerca l'ombra valuta che la situazione migliorerà con questa azione (visto che a terra si troverà dietro l'ombra del muro). Effettuando questo movimento verrà prodotta l'ombra, ma così facendo si rischia di rompersi una gamba. L'ombra dopo il salto la si raggiunge di sicuro ma mica è detto che si starà meglio. Anche se mi lamentassi del sole e desiderassi l'ombra io non salterei dal muro per l'ombra, il problema del sole c'è e mi lamento, ma saltare in questo caso non rappresenta una buona soluzione per me. Cos'è Migliore e Peggiore sempre noi siamo a giudicarlo, se mi si fa andare verso quello che è Migliore per me, allora resistenze da parte mia non ce ne saranno proprio, perché dovrebbero esserci?

    Se si vuol mettere su invece il solito giochetto di ridefinizione di cos'è meglio o peggio per me, non ci sto e quindi è meglio lasciar perdere. Se mi si vuol far muovere in certe direzioni (la maturità che qualcuno tanto auspica come soluzione dei problemi che pongo) tanto per farmi muovere e basta è ovvio che non è detto che mi sposterò in queste direzioni che all'altra persona sembrano risolutive. Alla fine le osservo anche io queste strade e se fossero risultate risolutive per me le avrei già imboccate, insomma a me devono piacere e a me devono star bene certi movimenti e soluzioni, se sto fermo (rispetto a determinati movimenti, perché è impossibile star fermi in assoluto, se si è vivi e vegeti) è perché i movimenti e le soluzioni proposte tanto allettanti per me non lo sono e non risolvono nulla di quel di cui mi lamento.

    Se fossi stato la volpe della nota favola e avessi guardato l'uva, non avrei detto che non la desideravo e basta, quel che proprio non avrei desiderato fare però sarebbe stato salire con sforzo là dove si trova l'uva (questa diciamo che è la motivazione reale, supponendo pure che ne sia capace). Ora mutatis mutandis rispetto a questa non soluzione si hanno idee alternative? Qualcosa di diverso... Perché alla fine dirmi semplicemente metaforicamente devi salire lassù per prendere l'uva riproduce il problema uguale ed identico ad un livello di analisi che conosco già, non produce alcun pensiero alternativo tanto decantato, è un'analisi questa che non serve a nulla. Questa informazione la possiedo pure io ma non risulta risolutiva e non c'è affatto bisogno di comunicarmela nelle più svariate salse, perché lo capisco già da me che così si può, in linea di principio, arrivare all'uva. Non pensate che se avessi desiderato far questo spontaneamente lo avrei già fatto? Io vorrei alternative, non movimenti costrittivi e canalizzati che non voglio imboccare io stesso e che conosco già.

    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio
    E se guardasse realmente oltre? Oltre te, ad esempio?
    Una donna oltre di me guarda di sicuro, visto che guarda qualcun altro ... Su questo siamo d'accordo.
    Certo che quando qualcuno dice a una persona con un handicap "io guardo oltre il tuo handicap" si vuol comunicare che sempre questa persona si guarda e si è interessati a lei nonostante questo "difetto" e non che si guarda al di là nel senso di interessarsi direttamente a chi è sano . E' un modo di dire.

    Un saluto
    Ultima modifica di Char_Lie : 25-06-2011 alle ore 22.59.24

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