Io penso proprio di si.
Nietzsche scrisse un saggio ''sull'utilità e il danno della storia per la vita''...siamo tutti molto bravi a considerare come nostra più intima caratteristica la 'memoria' ma cosa consegue da ciò gli psicologi fanno fatica a capirlo: la pecora vive il suo destino biologico regolata da istinti che disegnano senza scampo i contorni del suo ‘stare’ nel mondo;l'uomo non vive nessun destino biologico che sia scritto in un immutabile susseguirsi di istinti presenti, immanenti al loro soddisfacimento. L'uomo 'ha memoria di sè' ecco perchè è anche un Io: parlare di struttura di personalità o 'stili' significa mettere in conto ‘una memoria di sé’ che, si dispiega da un punto qualsiasi, ma non ammette diniego perchè se ciò avvenisse non potrei guardarmi allo specchio e riconoscermi ogni mattina. Il sintomo è tale solo in relazione ad un ‘tutto’ che è pressappoco inscindibile: anche gli psicoanalisti dovrebbero guardarsi da una teoria onnicomprensiva che soffoca l'ordine 'causale' degli avvenimenti psichici, così come gli 'strateghi' che pretendono di mettere da parte 'ciò che è stato', e che invece continua a influenzare quello strutturarsi attuale di possibilità che è quel ‘limitare’ che essi tengono d'occhio senza riferirsi a ciò che chiamiamo 'persona' o 'biografia'...cioè, in breve, a ciò che per l'uomo è 'memoria di sè'...
Saluti,
Luigi








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