• Opsonline.it
  • Facebook
  • twitter
  • youtube
  • linkedin
Pagina 16 di 29 PrimoPrimo ... 6141516171826 ... UltimoUltimo
Visualizzazione risultati 226 fino 240 di 433
  1. #226
    Partecipante Esperto
    Data registrazione
    18-01-2010
    Messaggi
    305

    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Charlie, ascolta attentamente per una volta cosa ti dice Luigi.

    il suo procedimento (della psicanalisi) si basa essenzialmente sull'indagine dello psichismo inconscio che, nel caso non fosse ancora chiaro, non ha nulla a che vedere con quello che continui a ripetere

    Tu replichi con argomentazioni e confutazioni sul metodo analitico che non c’entrano un’acca con quello che si fa lì! Non dico che non siano interrogativi che uno non si possa porre nella vita, però li stai ponendo all’interlocutore sbagliato!
    Inconscio, inconscio, inconscio...hai presente? Non cotolette, gessi alla gamba, scatole di pelati...
    Ma tu cosa vuoi sentirti dire, che entrerai in seduta esplicitando la tua lista di richieste? E l’analista le spunta e ti dice quale otterrai e quali no?
    Ma questo mi sembra che ti sia stato detto in tutte le lingue che non è quello che offre la psicanalisi!
    Ma ti rendi conto che tu sostanzialmente replichi che siccome non offre niente a te, allora non offre niente a nessuno?

    Non offrirà niente a te. Ma chi sei tu, per caso il “mondo”?

    Ci sono molte terapie che non prevedono il passare per l’inconscio, alcuni ridono a crepapelle all’idea che se ne possa fare strumento terapeutico la sua indagine, una volta qualcuno nel forum mi ha detto che lo faceva sbellicare l’idea che ci fossero due inconsci in comunicazione tra loro in seduta. E amen.
    Ma la psicanalisi questo fa. E ti è stato spiegato in tutte le sue pieghe, compreso in ciò che comporta in termini di trasformazione dell’indidivduo, e a partire da tutte le scuole e tutti i filoni che della psicanalisi fanno parte.
    Non ti convince?
    Ma io credo che ce ne facciamo tutti una ragione, sai. Tu scambi la generosità di chi ti parla, di chi l’analisi la fa davvero – da paziente o da analista - o l’entusiasmo per ciò che mette nel suo lavoro chi analista è, e la passione di fare un mestiere nel quale si crede, come un bisogno di convincimento, attraverso gli altri, della giustezza di ciò che si è scelto di fare.

    Eh, sì, bravo, arrivi tu...ma va là!

  2. #227
    benedetta14
    Ospite non registrato

    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da neuromancer Visualizza messaggio
    Molto bello nella sua dura faziosa verità, questo passaggio. Non a caso il rapporto che si decide di intrattenere con il terapeuta è uno dei più paradossali che ci siano in circolazione. Voglio proporti una constatazione: pensi che l'ora di terapia settimanale, 4/5 al mese, una cinquantina di ore l'anno, possano avere un tale potere di cambiamento e di sconvolgimento di relazioni? Ebbene, nella tua sintesi hai precisamente fatto notare più o meno questo: a presciendere dalal terapia, il caso e la necessità la fanno da leoni.

    ciaz.
    neuromancer posso anche esser d'accordo con te, ma secondo me c'è un dettaglio che può cambiare tutta la prospettiva. Mi sembrava che lei avesse fatto riferimento da altre parti ad una terapia analitica con frequenza non di un'ora settimanale ogni 4/5 al mese, ma di un'ora al mese. Non so se ho capito bene, ma se così fosse, le reazioni che scaturiscono sono ben comprensibili perché non possono essere monitorate abbastanza, altrimenti, e sono d'accordo con luigi'84, l'analista che segue sedute con frequenza di 2/3/4 volte la settimana con lo stesso paziente se ne dovrebbe accorgere.
    Con una frequenza più assidua ed una terapia che contempli meccanismi inconsci, molto probabilmente, il caso e la necessità la fanno meno da leoni.

    Saluti.
    Ultima modifica di benedetta14 : 17-03-2010 alle ore 14.28.28

  3. #228
    Banned
    Data registrazione
    14-09-2009
    Residenza
    toscana
    Messaggi
    1,780
    Blog Entries
    126

    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Ringrazio tutti per le risposte, molto utili, sinceramente mi pareva di aver sconfinato nel lamento d' Arianna, ieri sera.

    Il mio psicologo nuovo dice che e' plausibile che io abbandoni la terapia strategica breve, da poco iniziata.

    L'unica cosa che mi sento di dire è che, quando sarà passato questo fortunale, forse mi verrà la curiosità, di provare un'analisi "per bene."
    Chissà.

    Col terapeuta che viene con la febbre e i reumatismi in seduta.
    Possibilmente vecchio, bacucco, e sdentato, così non ci sono rischi.)

    E anch'io.)

  4. #229
    Partecipante Esperto
    Data registrazione
    18-01-2010
    Messaggi
    305

    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Hey! Vacci piano! E’solo poco più vecchio di me! Bacucchi e sdentati un cavolo! Vedessi che figaccioni che ancora siamo!

    ...scherzo...però è vero, qualche scricchiolio a parte...

    C’è un tempo per ogni cosa forse, e forse questo non è il momento più adatto per te per fare analisi. Non lo so, sinceramente.

    Forse, ma dico davvero forse, può essere che tu sia incappata in una scuffiata per lo psicologo, e che forse – magari proprio perchè non è un analista, se non lo era (ancora non è chiaro questo) – non ha saputo gestire il transfert come parte della terapia. O forse, ti eri solo innamorata davvero, e il signore non ha capito che non avevi le possibilità psicologiche di affrontare un rifiuto senza soffrire moltissimo – come appare dalla delusione che emerge con forza dalle tue parole – e questo di per sé è già un problema che varrebbe la pena di affrontare in un analisi però.

    In bocca al lupo
    Giulietta.O

  5. #230
    Banned
    Data registrazione
    14-09-2009
    Residenza
    toscana
    Messaggi
    1,780
    Blog Entries
    126

    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da giulietta.o Visualizza messaggio
    Hey! Vacci piano! E’solo poco più vecchio di me! Bacucchi e sdentati un cavolo! Vedessi che figaccioni che ancora siamo!

    ...scherzo...però è vero, qualche scricchiolio a parte...

    C’è un tempo per ogni cosa forse, e forse questo non è il momento più adatto per te per fare analisi. Non lo so, sinceramente.

    Forse, ma dico davvero forse, può essere che tu sia incappata in una scuffiata per lo psicologo, e che forse – magari proprio perchè non è un analista, se non lo era (ancora non è chiaro questo) – non ha saputo gestire il transfert come parte della terapia. O forse, ti eri solo innamorata davvero, e il signore non ha capito che non avevi le possibilità psicologiche di affrontare un rifiuto senza soffrire moltissimo – come appare dalla delusione che emerge con forza dalle tue parole – e questo di per sé è già un problema che varrebbe la pena di affrontare in un analisi però.

    In bocca al lupo
    Giulietta.O
    Crepi.

    In effetti io non ero mai stata "rifiutata", in vita mia...

  6. #231
    Partecipante Esperto
    Data registrazione
    18-01-2010
    Messaggi
    305

    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Il punto, forse, non è essere rifiutati o meno, è piuttosto come la prendi. Se lo vivi cioè non come un rifiuto che accade, ma come un giudizio sulla tua persona, come qualcosa che ti manda in pappa per capirci. Così come a noi è capitato di rifiutare altri a nostra volta, senza per questo pensare che fossero delle persone che non valevano, ma solo perchè qualcosa non scattava.
    Ma se si soffre così tanto, per qualcosa oltretutto che non è successo – qualcosa che non si è evoluto intendo, non un matrimonio, una relazione importante, qualcosa che avrebbe potuto (e aversti voluto) che fosse ma non è stato - beh, diamine, ma questo è il pane dell’analista!
    Parlo a casaccio e non su una base analitica, non sono un analista e non mi sono mai incavolata se non ricambiata, ma certo ho avuto persone intorno a me che ne hanno fatto dei casi esistenziali, e che per lungo tempo non sono riuscita a capire in quelle che pensavo fossero loro esagerazioni, e che l’analisi mi ha insegnato a vedere con un occhio diverso, pur trattandoli lateralmente ai miei temi, ma erano pur sempre persone che avevo rifiutato, e qualche dubbio di essere una stronza patentata me lo avevano pur messo alla fine. E di problemi ne avevo già di per me, così, "d'ufficio", come si dice.

  7. #232
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    2,312

    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da neuromancer Visualizza messaggio
    Tale scompenso è diverso dalla sofferenza che si tiene dentro per decenni.
    Come potrebbe essere "diverso"? Lo "scompenso", o per meglio dire, il sintomo, è il segno di una sofferenza molto più lunga, magari trascinata per decenni. Qui si inserisce il discorso strutturale: qualsiasi sia la struttura, essa può più o meno "flessibilmente" interagire con l'ambiente, oppure irrigidirsi sempre più fino alla comparsa del sintomo.
    Sul discorso dell'autopoiesi starei attento a trasferire tal quale questa proprietà dalla fisica alla psicologia umana. E' in quest'ultima - di cui la prima sa ben poco - che si può riscontrare un "blocco" della funzione autopoietica tipica della psicopatologia. In altre parole il sistema tende alla ripetizione anzichè alla continua ricostituzione.

    Saluti
    gieko

  8. #233
    Banned
    Data registrazione
    14-09-2009
    Residenza
    toscana
    Messaggi
    1,780
    Blog Entries
    126

    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da giulietta.o Visualizza messaggio
    Il punto, forse, non è essere rifiutati o meno, è piuttosto come la prendi. Se lo vivi cioè non come un rifiuto che accade, ma come un giudizio sulla tua persona, come qualcosa che ti manda in pappa per capirci. Così come a noi è capitato di rifiutare altri a nostra volta, senza per questo pensare che fossero delle persone che non valevano, ma solo perchè qualcosa non scattava.
    Ma se si soffre così tanto, per qualcosa oltretutto che non è successo – qualcosa che non si è evoluto intendo, non un matrimonio, una relazione importante, qualcosa che avrebbe potuto (e aversti voluto) che fosse ma non è stato - beh, diamine, ma questo è il pane dell’analista!
    Parlo a casaccio e non su una base analitica, non sono un analista e non mi sono mai incavolata se non ricambiata, ma certo ho avuto persone intorno a me che ne hanno fatto dei casi esistenziali, e che per lungo tempo non sono riuscita a capire in quelle che pensavo fossero loro esagerazioni, e che l’analisi mi ha insegnato a vedere con un occhio diverso, pur trattandoli lateralmente ai miei temi, ma erano pur sempre persone che avevo rifiutato, e qualche dubbio di essere una stronza patentata me lo avevano pur messo alla fine. E di problemi ne avevo già di per me, così, "d'ufficio", come si dice.
    Vedi, ci ho pensato, a me sembra che, quando a rifiutarti è uno psicoanalista, nel senso che il rifiuto si concretizza nel non volerti più come paziente, beninteso,le cose si amplifichino enormemente.

    Ma vuoi mettere che cassa di risonanza è una terapia?

    In fondo, quel tizio rappresenta un sacco di cose.

    Ma se pensi che poi lui sappia "chi" sei, ed è un'ipotesi, e ti pianta in asso, come non immaginarsi di avere chissà quali difetti, o peggio..

    non so se riesco a rendere l'idea, no?

  9. #234
    Partecipante Esperto
    Data registrazione
    18-01-2010
    Messaggi
    305

    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Sì, però allora a questo punto mi sorge spontanea una domanda...

    Se davvero il tizio è un analista, e se ti rifiuta come paziente senza dare spiegazioni, cher ti faceva una seduta al mese, ma scusa, che analista stai perdendo alla fine? Uno così professionale che è ben difficile che alla fine ti avrebbe veramente aiutata, o questo pensiero non ti sfiora?

    Può essere che tu sia incappata in un raro caso di non professionalità, e dico raro perchè di queste storie non ne ho mai sentite per quanto riguarda gli analisti (psicologia del profondo, per capirci).
    Ma allora, capendo benissimo la delusione e l’esborso economico buttato al vento che ciò ha comportato, non puoi semplicemente prendere atto di essere finita da uno che il suo mestiere lo fa malissimo, e provare ad andare da uno che lo fa con serietà?
    Perchè tutta questa sofferenza?

  10. #235
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Care Complicata e Giulietta,
    un sintomo o un modello relazionale sintomatico è un dispositivo che la persona mette in atto come la migliore soluzione possibile ad un disagio in quel momento dato, se funzionasse non sarebbe sintomo (o sintomatico), il fatto che non funzioni lo rende un problema.
    Ma il vero problema non è tanto l’efficacia o meno di quella soluzione, quanto piuttosto che questo viene riproposto nella sua rigidità ad onta del fatto che palesemente non funzioni, che faccia soffrire più di quanto sia utile.
    Non è raro notare come alcune donne, ad esempio, anche quando decidono di lasciare un partner violento, abbiano ottime probabilità di ritrovarne un altro con caratteristiche simili; e come donne che si accompagnano ad uomini che le trascurano o le tradiscono, facilmente tendono a selezionare altri uomini di questo genere.
    Naturalmente la ripetitività della tipologia nella scelta del partner non è appannaggio femminile, anche i maschi ne sono afflitti, c’è chi si cerca la donna anaffettiva (sempre col mal di testa a portata di mano), c’è chi opta per la rompi, chi per la lamentosa, la scelta è varia nel complesso, molto restrittiva nel caso singolo.
    Anche quella dell’analista è una scelta, che il tempo e il dipanarsi del processo analitico rende sempre più comprensibile man mano che attraverso questa relazione ciascun individuo della coppia comprende un po’ meglio come funziona in quella relazione.
    E’ possibile che un analista riservi qualche sorpresa lungo il tragitto, in genere però dal singolo episodio si può ricavare non di rado un salto di livello analitico non da poco, se questa vicenda diventa oggetto d’indagine come tutto ciò che accade nel campo analitico.
    Succede però, rare volte a dire il vero, che esistano indizi di inaffidabilità e motivi di perplessità su un analista fin da subito riguardo ad alcune sue caratteristiche; il fatto che si scelga comunque questo tipo di analista, nonostante gli indizi citati sopra anzi, forse proprio per quello, fa pensare che quel tipo di scelta faccia parte di un modello che in parte si ripropone inalterato e in parte chiede di poter avere un esito diverso, meno doloroso, più efficace.
    Quando un paziente si rivolge ad un analista, indipendentemente da ciò che dice e da ciò che crede razionalmente, non sta chiedendo a quell’analista di cambiare, è spaventato a morte dal cambiamento; gli sta chiedendo semplicemente di “aggiustare” il suo dispositivo che adesso non funziona più come dovrebbe.
    Se il mio vissuto è quello doloroso di non contare molto per gli altri, di non essere molto importante, cercherò persone che mi trascurano su cui esercitare una qualche "abilità" (o una qualche "azione psichica", avrebbe detto Freud) per far loro cambiare idea sul mio conto, per dimostrare loro (e dimostrami) che io valgo qualcosa.
    In genere, in analisi questa “abilità” da esercitare prende la forma dell’idealizzazione, del transfert, dell’amore, attraverso uno di questi legami il paziente è sicuro (o almeno ci punta sopra tutta la posta) di poter riuscire a cambiare la mano di gioco che sembra avergli dato il destino.
    Ma il paziente è consapevole che questo non funziona di per sé, l’ha provato chissà quante volte nella sua vita e adesso sembra essere un’arma scarica (anche se si presume che qualche volta possa aver funzionato); chiede dunque al terapeuta di fargli scorgere dove il dispositivo si inceppa, perché non funziona più.
    E’ ovvio quindi che se ho vissuti abbandonici posso essere inizialmente tranquillizzato da un terapeuta poco attento, anziché il contrario, che se ho la tendenza ad avere partner violenti posso essere attratto dall’analista impulsivo piuttosto che da quello pacato (è vero anche il contrario, ma il discorso a questo punto si farebbe inutilmente complicato se dovessimo discutere anche del fatto che è facilmente osservabile nel corso di una terapia che un sintomo si muti nel suo esatto opposto).
    Se l’analista non riesce a trovare un suo livello analitico nel caso, si avvita inestricabilmente intorno al sintomo del paziente, diventandone una complementarietà statica, un reciproco riconoscimento che intreccia due persone intorno ad un problema che frustra entrambi e da cui non sanno uscirne.
    E’ possibile che l’analista abbia bisogno di un certo tempo per ritrovare la sua strada, la presenza a se stesso, il colpo d’ala che faccia virare l’analisi su un piano diverso; ma talvolta ci sono situazioni in cui un dato analista, per quanto bravo, per quanto prestigioso, per quanto esperiente, dovrebbe chiedere aiuto ad un supervisore o addirittura passare la mano.
    Lungo lo sono stato di sicuro, spero almeno di essere stato chiaro .
    Un caro saluto ad entrambe.
    Ultima modifica di Megiston Matema : 18-03-2010 alle ore 09.04.01

  11. #236
    Partecipante Super Esperto L'avatar di neuromancer
    Data registrazione
    04-03-2006
    Residenza
    Roma
    Messaggi
    626
    Blog Entries
    8

    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Come potrebbe essere "diverso"? Lo "scompenso", o per meglio dire, il sintomo, è il segno di una sofferenza molto più lunga, magari trascinata per decenni. Qui si inserisce il discorso strutturale: qualsiasi sia la struttura, essa può più o meno "flessibilmente" interagire con l'ambiente, oppure irrigidirsi sempre più fino alla comparsa del sintomo.
    Sul discorso dell'autopoiesi starei attento a trasferire tal quale questa proprietà dalla fisica alla psicologia umana. E' in quest'ultima - di cui la prima sa ben poco - che si può riscontrare un "blocco" della funzione autopoietica tipica della psicopatologia. In altre parole il sistema tende alla ripetizione anzichè alla continua ricostituzione.

    Saluti
    Suppongo che parlando di sintomo e di scompenso stiamo pensando a cose differenti. Perchè lo scompenso che ha una persona durante un attacco di panico non è la stessa cosa rispetto alla organizzazione del suo mondo relazionale ed emotivo con le persone significative. Ecco perciò che mi riaggancio ad un discorso sovraordinato sul presunto smantellamento della struttura. Probabilmente ho scritto male, ma l'accenno nozionistico alla fisica era soltanto un abbellimento per ornare la dicitura dell'uomo come sistema adattivo complesso. Quindi non trasferisco l'autopoiesi epistemologicamente dalla fisica alla psicologia. Semmai dalla biologia, disciplina da cui proviene prepotentemente nel discorso epistemico.

    Ripeto, riporto la mia esperienza clinica nel contesto di un centro di salute mentale, da cui osservo una discrepanza fra la sofferenza sistemica/emotiva che la persona si tiene per decenni e l'improvviso scompenso che la porta a chiedere aiuto. Il che non coincide col fatto che chiede lo smantellamento della sua struttura (o organizzazione? ancora non ho capito bene cose intendi per struttura).
    Dubito che i processi autopoietici possano bloccarsi se non negli scompensi estremaente slegati dal concetto di tempo. Ma tali e quali riprendono la loro azione. L'autopiesi come processo esplicativo di come un organismo sia in grado di costruire se stesso dall'interno non coincide con l'opera clinica di intervento. Sono due piani diversi.

    Il lavoro di ricostituzione che tu metti in evidenza suppone due scenari ai miei occhi: il primo prevede un cambiamento di tipo prescrittivo, cosa dovrebbe fare sostituendo lo schema comportamentale disfunzionale (che non mi interessa), il secondo (più strano teoricamente e clinicamente) prevede una ristrutturazione della organizzazione dei significati emotivi personali. In quest'ultimo caso concordo sino ad un certo punto, perchè tale organizzazione non penso possa essere cambiata, vincolata come è dalla storia di sviluppo etologico. Può essere esplorata e narrata ovvero riordinata nei significati personali in termini più complessi ect ect. (lavoro differenziato di ciascun terapeuta congruentemente al proprio impianto teorico clinico specifico)
    Non per questo non è ammissibile un certo tipo di cambiamento quindi, le cui ambizioni del terapeuta non siano troppo epistemolgicamente al di là delle possibilità e necessità del paziente.

    ciaz.

  12. #237
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    2,312

    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da neuromancer Visualizza messaggio
    Ripeto, riporto la mia esperienza clinica nel contesto di un centro di salute mentale, da cui osservo una discrepanza fra la sofferenza sistemica/emotiva che la persona si tiene per decenni e l'improvviso scompenso che la porta a chiedere aiuto.
    In che senso osservi una discrepanza?

    Citazione Originalmente inviato da neuromancer Visualizza messaggio
    Dubito che i processi autopoietici possano bloccarsi se non negli scompensi estremaente slegati dal concetto di tempo. Ma tali e quali riprendono la loro azione. L'autopiesi come processo esplicativo di come un organismo sia in grado di costruire se stesso dall'interno non coincide con l'opera clinica di intervento. Sono due piani diversi.
    Su questo sono molto in dubbio io, perchè se le funzioni autopoietiche fossero sempre funzionanti, non si spiegherebbe la sofferenza psichica (per giunta così diffusa), nè si capirebbe da dove provenga il sintomo (che nella tua ottica pare quasi un evento accidentale che non coinvolge il soggetto, è "scompenso" appunto).
    Non capisco perchè poi il lavoro sulle rigidità strutturali non possa essere connesso con una rimessa in moto delle funzioni autopoietiche del soggetto (a livello psichico).

    Citazione Originalmente inviato da neuromancer Visualizza messaggio
    il secondo (più strano teoricamente e clinicamente) prevede una ristrutturazione della organizzazione dei significati emotivi personali. In quest'ultimo caso concordo sino ad un certo punto, perchè tale organizzazione non penso possa essere cambiata, vincolata come è dalla storia di sviluppo etologico. Può essere esplorata e narrata ovvero riordinata nei significati personali in termini più complessi ect ect. (lavoro differenziato di ciascun terapeuta congruentemente al proprio impianto teorico clinico specifico)
    Qui non ci intendiamo perchè non consideri la dimensione inconscia, ovvero il livello del desiderio. Perchè non si tratta di esplorare e narrare, ma di evidenziare la funzionalità e la contemporanea rigidità del desiderio. Ciò produce dialettica, e quindi riattiva il "dialogo" tra le varie posizioni che il soggetto può assumere.

    Saluti
    gieko

  13. #238
    Partecipante Super Esperto L'avatar di neuromancer
    Data registrazione
    04-03-2006
    Residenza
    Roma
    Messaggi
    626
    Blog Entries
    8

    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    In che senso osservi una discrepanza?
    La discrepanza tipica che ti riferivo nell'esempio dell'attacco di panico. La paura di morire e tutto il quadro psicopatologico è estremamente diversa dal racconto di sofferenza del paziente del suo sistema di relazioni.

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Su questo sono molto in dubbio io, perchè se le funzioni autopoietiche fossero sempre funzionanti, non si spiegherebbe la sofferenza psichica (per giunta così diffusa), nè si capirebbe da dove provenga il sintomo (che nella tua ottica pare quasi un evento accidentale che non coinvolge il soggetto, è "scompenso" appunto).
    Non capisco perchè poi il lavoro sulle rigidità strutturali non possa essere connesso con una rimessa in moto delle funzioni autopoietiche del soggetto (a livello psichico).
    Qui divergiamo molto. è vero. Chiaramente lo scompenso non è affatto accidentale, se non visto dall'esterno come osservatore presunto imparziale.
    Il sistema umano epistemologicamente parlando, è un sistema autopoietico. In termini di spiegazione significa che non è semplicemtente una struttura che ha degli ingressi e delle uscite con al massimo una qualche forma di intercessione mediana. Ma un sistema cibernetico in continua trasformazione interna che permette di conservare la propria organizzazione (self manteinance). Ma siamo su di un piano descrittivo esplicativo da non confondere con l'intervento clinico, perchè i due piani non stanno logicamente sullo stesso livello sennò come tu mi fai osservare incappiamo nel paradosso in cui autopoieticamente un sistema si tiene la sofferenza che il sistema ha come scopo da eliminare.

    Da qui allora la domanda è: cosa intendi per sofferenza? Anche io nel passaggio in cui noto la discrepanza tra sintomo e scompenso ho fatto cenno alla sofferenza, ma temo che in questo caso ho alimentato un po' di confusione. Anche perchè la sofferenza è un sostantivo che mi sembra ci riporta ad un paradigma comportamentale poco interessante.
    Riguardo il lavoro strutturale, rimangono le perplessità su cosa vuoi intendere. Anche perchè da qui ne deriva cosa intendiamo con le dimensioni flessibilità/rigidità della organizzazione del paziente e su cui si può lavorare, ma non in termini di smantellamento. Semmai di complessità autonarrativa.



    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Qui non ci intendiamo perchè non consideri la dimensione inconscia, ovvero il livello del desiderio. Perchè non si tratta di esplorare e narrare, ma di evidenziare la funzionalità e la contemporanea rigidità del desiderio. Ciò produce dialettica, e quindi riattiva il "dialogo" tra le varie posizioni che il soggetto può assumere.

    Saluti

    Sì, qui non ci intendiamo, perchè formazioni teoriche piuttosto diverse. Eppure, se ne avremo spazio e tempo in altro thread, tutte da controntare.

    ciaz.

  14. #239
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Magic shop

    C'è chi parte con un raga della sera
    e finisce per cantare "la Paloma".
    E giorni di digiuno e di silenzio
    per fare i cori nelle messe tipo Amanda Lear
    vuoi vedere che l'Età dell'Oro
    era appena l'ombra di Wall Street?
    La Falce non fa più pensare al grano
    il grano invece fa pensare ai soldi.
    E più si cresce e più mestieri nuovi
    gli artisti pop, i manifesti ai muri
    i Mantra e gli Hare Hare a mille lire
    l'Esoterismo di René Guénon.
    Una Signora vende corpi astrali
    i Budda vanno sopra i comodini
    deduco da una frase del Vangelo
    che è meglio un imbianchino di Le Corbusier.
    Eterna è tutta l'arte dei Musei
    carine le Piramidi d'Egitto
    un po' naifs i Lama tibetani
    lucidi e geniali i giornalisti.
    Supermercati coi reparti sacri che vendono
    gli incensi di Dior
    rubriche aperte sui peli del Papa.

    YouTube - Franco Battiato - Magic Shop

    Estorsione, violenza sessuale, minacce Arrestato a Roma "guru" di una setta - Repubblica.it

  15. #240
    Partecipante Esperto
    Data registrazione
    18-01-2010
    Messaggi
    305

    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Lungo lo sono stato di sicuro, spero almeno di essere stato chiaro .

    Chiaro come il sole, e come sempre. Anzi, grazie anche di più perchè le cose che hai scritto hanno innescato delle mie riflessioni personali rispetto al mio rapporto con l’analista, quindi grazie grazie grazie.

    Il dubbio però nasceva dal fatto che l’analista di Complicata sembrava non aver dato nessuna spiegazione a riguardo della fine dell’analisi con lui, ma che avesse diradato sedute mano a mano fino a interromperle senza un perchè.
    Magari anche questo sarà etico, però non sembrava, detta così almeno.
    Ma solo Complicatapuò far luce su questo, naturalmente.

    Quanto ad alcuni passaggi di ciò che le ho scritto, credo di aver fatto la figura di quella che sgrana gli occhi di fronte alla coazione a ripetere e si domanda come mai certa gente non riesce a reagire ai cattivoni...ma no, ci mancherebbe, sono in analisi anch’io e ho le mie belle coazioni a ripetere, magari non di stampo amoroso, ma comunque le ho.

    Giulietta.O

    PS A questo punto è partito però un bel giochino mentale, e che il tuo bell’interevento ha scatenato...ho trovato l’analista che inconsciamente cercavo?

Pagina 16 di 29 PrimoPrimo ... 6141516171826 ... UltimoUltimo

Privacy Policy