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  1. #226
    Io non vorrei sembrare pignolo, ma da pagine qui si parla di topi fatti a pezzetti, di chiavi inglesi che si piegano, di atomi di uranio che decadono come stelle (de)cadenti, di cani che si risvegliano e parlano in uzbeko...
    Non si potrebbe aprire un altro thread dedicato alla parapsicologia, o a qualsiasi cosa, e qui continuare a parlare di esorcismi e possessioni, che peraltro con la parapsicologia o l'ESP hanno ben poco da spartire?
    Grazie.
    ...but still I am the Cat who walks by himself, and all places are alike to me.

  2. #227
    Partecipante Esperto L'avatar di korianor
    Data registrazione
    30-06-2005
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    335
    ok Dreamstalker, hai perfettamente ragione!
    Chiedo scusa a nome di tutti i para-postatori.

    Cosa si deve fare in questi casi? Per rispondere a Luthien apro un altro thread (e ci incolli tu i messaggi rilevanti di questo...)...
    "Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere" (L. Wittgenstein)

  3. #228
    Partecipante Esperto
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    329
    Originariamente postato da LUTHIEN
    E' questo il problema: conferma della cosa, ma con prove certe...ci credi se vedi coi tuoi occhi questo ragazzo che piega le chiavi? Di solito le persone normali non piegano le chiavi nel giro di due secondi.
    Appunto, le persone normali non piegano chiavi inglesi normali. Chiavi inglesi non normali (o truccate, o difettose) possono essere piegate anche da persone normali. E' per questo che servono ripetizioni


    Per quanto riguarda la definizione di vita io non ne dò una, mi rifiuto di farlo. Io on fo male nemmeno ad una formica, raccolgo i bachi dalla frutta e li metto nel prato, scanso le piccole chioccioline dal selciato del mio portico per evitare che vengano pestate...e pensi che potrei concepire l'uccisione di un embrione?
    Bello e condivisibile questo rispetto della vita.
    Ma quale è il "vero", "oggettivo" limite zoologico ? Cioè, tanto per essere chiari, i bachi della frutta meritano di vivere, ma i poveri piccoli batteri saprofagi che vivono sulla tua pelle, e che massacri a migliaia ad ogni lavaggio di mani, no ?
    I poveri piccoli streptococchi, intere colonie che erano presenti oggi a pranzo sopra la tua insalata, che hai appena sciolto senza sensi di colpa nell'acido cloridrico del tuo stomaco, non sono "vita", voluta in qualche modo da Dio ? Perchè il baco da frutta si e lo streptococco no ? Chi ti garantisce che una sia una forma di vita degna di essere rispettata, e dell'altra non te ne frega nulla ?

    Anzi, provocazione ancora maggiore... ma seria, cui mi piacerebbe una risposta articolata e non una semplice "indignazione": perchè non ti va bene fare ricerca su un embrione, ma ti va benissimo uccidere una zanzara adulta, che è una creatura ben più complessa e sviluppata, biologicamente parlando, di quel piccolo ammasso di cellule indifferenziate che è l'embrione nelle sue primissime fasi ?

    Ovvero, in base a quale DIMOSTRABILE principio "filosofico", o "scientifico", o di qualsivoglia altra natura, ritieni che le cellule somatiche umane siano "superiori" ed "incomparabili" rispetto, ad esempio, a quelle delle zecche o delle zanzare ?

    Sembra una battuta, ma sono estremamente serio...

  4. #229
    Postatore Compulsivo L'avatar di LUTHIEN
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    17-10-2004
    Residenza
    grosseto
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    3,501
    Francamente...io le zanzare non le ammazzo... Qui si entra nello scottante problema delle gerarchie negli esseri viventi. Sai, magari l'uomo viene collocato in cima alla piramide, sul cucuzzolo di una montagna, il batterio nocivo viene visto come dannoso, praticamente invisibile ma pericoloso, da eliminare per la sopravvivenza dell'uomo... ma il fatto è che qui si sfora la filosofia, la biologia. Forse l'uomo è più in alto perchè dotato rispetto agli altri esseri viventi, di una forma di intelligenza superiore, di una coscienza di sè stessi superiore, di un'anima? E qui si sfora la religione...come vedi non è mica facile. Semplicemente non mi sono mai posta il problema del batterio nocivo semplicemente perchè nato per distruggere e per essere distrutto. L'uomo è stato creato per qualcosa di superiore credo, anche se sa essere terribilmente distruttivo, ma semplicemente perchè comunque evolutivamente conserva una parte più primordiale e istintiva che può quindi essere distruttiva. Ma solo l'uomo è capace di concepire l'esistenza di Dio, perchè dotato di un'autoconsapevolezza notevolemte superiore.
    Ma come vedi, l'argomento è spinoso...si rischia di dover aprire altri 20 thread per dissertare sull'aspetto religioso, filosofico, biologico, dell'esistenza umana, molto affascinante, ma capace di scatenare un pandemonio!
    "Sono un viandante sullo stretto marciapiede dela terra e non distolgo il pensiero dal Tuo volto, che il mondo non mi svela..." Karol Woitila
    +Luthien Tinuviel+

  5. #230
    alberag
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da LUTHIEN
    E' questo il problema: conferma della cosa, ma con prove certe...ci credi se vedi coi tuoi occhi questo ragazzo che piega le chiavi? Penso di si...io l'ho visto coi miei occhi, ma delle altre volte che lo ha fatto non so nulla ovviamente. Se tu volessi fare degli esperimenti su questi fenomeni da dove partiresti? La differenza tra me e te è che mentre a me bastano una o due prove per convincermi che quella persona ha dei poteri, forse te ne vorresti di più, per allontanare di più la distanza dalla casualità. A me basta no due volte che una persona mi piega una chiave inglese col pensiero per credere che quella persona ha dei poteri. Di solito le persone normali non piegano le chiavi nel giro di due secondi.

    Per quanto riguarda la definizione di vita io non ne dò una, mi rifiuto di farlo. Non m'interessa dare una definizione di vita per sapere che un embrione vive. Io so che se abortisco sono un'omicida e mi sentirei tale finchè non faccio psicoterapia intensiva per 40 anni, una confessione a un frate ed un ritiro spirituale in un eremo isolato. Io on fo male nemmeno ad una formica, raccolgo i bachi dalla frutta e li metto nel prato, scanso le piccole chioccioline dal selciato del mio portico per evitare che vengano pestate...e pensi che potrei concepire l'uccisione di un embrione? A me basta sapere che quello sarà un individuo unico che avrà un suo posto unico nella vita e io non ho il diritto di cancellarlo per qualsivoglia motivo, anche il più grave. A me questo basta, se non basta ad altri spiacente, non so proprio che farci.
    Come ti dicevo prima anche un orologio fermo segna l'ora giusta due volte al giorno, esistono i prestigiatori, esistono le illusioni ottiche....
    Per quanto riguarda la definizione di vita, come fai a difendere qualcosa che non sai cos'è?
    PS-nota tecnica
    un embrione potrà diventare un individuo a seconda di cosa definisci come individuo: la discussione è molto più complessa di quel che credi....

  6. #231
    grazie korianor vi sposto tutti gli interventi, ovviamente. Solo, non ho idea di come chiamare la nuova discussione, dato che avete toccato duecento argomenti
    Preferite ne apra una sulla discussione parapsicologia/scetticismo scientifico e una sul discorso che è stato accennato sulla vita? Ma alcuni post parlano di entrambe le cose...
    Altrimenti sposto tutti i post da quando il thread è stato riaperto ad oggi in un nuovo thread e continuate lì ditemi voi
    ...but still I am the Cat who walks by himself, and all places are alike to me.

  7. #232
    Partecipante Esperto L'avatar di korianor
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    30-06-2005
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    Secondo me è meglio aprire solo una nuova discussione su Parapsicologia/Scetticismo Scientifico, gli interventi sulla definizione di vita sono sporadici e non costituiscono l'aspetto centrale del nostro dibattito.
    "Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere" (L. Wittgenstein)

  8. #233
    Nel mentre scrivo qui.

    Credo di essere arrivato ad una conclusione essenziale e quasi-definitiva. Credo che ciò che abbiamo davanti agli occhi è la differenza di personalità. In questi post si sono scontrate principalmente persone scettiche,basate sul pensiero e persone basate sul sentimento e sulla fedeltà, intuizione. Questo dimostra le differenze di opinioni. Ovviamente questo rientra nella mia linea di pensiero: la soggettività è la base delle nostre esperienze e comunicazioni, e ciò è imprenscindibile. Certo, voi credete che al di là di questo esiste una realtà oggettivabile, verificabile e prevedibile in base a certe leggi, e ciò è vero, ma basare tutta l'esistenza in base a questo è una caratteristica della personalità e non una verità assoluta come forse qualcuno ipotizza. Non giochiamo a rincorrerci la coda per trovare qual'è la causa iniziale perchè dopo un certo limite sfiora la follia...
    Non ho le idee chiare sulla personalità, la sua esistenza, i suoi tipi e la sua funzione, mi appello alle poche notizie che ho degli studi junghiani, che fra l'altro entro breve studierò. Però questa percezione mi appare molto veritiera. Ovviamente, anche su di me agisce la stessa realtà.
    Com'è possibile che la propria personalità, soggettività, se veramente influisce sulle nostre opinioni, trascenda i significati che la scienza studia e quindi li relativizzi?
    La risposta risiede nella stessa soggettività: perchè i significati che noi produciamo stanno soltanto nella nostra mente, ed il loro uso ed abuso rientra nella tendenza che le nostre motivazioni assumono ( se questa è la personalità ). Non esiste verità all'infuori della nostra mente. La verità risiede solo dentro noi stessi. Non c'è realtà che stia solo fuori di noi.
    Quando voi verificate sperimentalmente qualsiasi cosa, perdete di contatto con la vostra soggettività, orientati verso l'esterno e l'oggettificazione, e sì trovate delle leggi molto importanti, "vere", socialmente utili.... ma ciò non rappresenta niente di diverso rispetto alla nostra condizione: siamo continuamente attratti da questi due poli estremi. Soggettività ed Oggettività. Esterno ed interno. Psiche e materia. Amore e morte. Infinito e finito.
    Non voglio svalutare la vostra percezione riguardo agli studi scientifici, questo vi fa andare in ansia e distorce la vostra visione del mondo. La scienza ha grandissimi meriti. Ma sopra la scienza sta la Psiche.

    " CONOSCI TE STESSO - Γνωθι Σεαυτον " Oracolo di Delfi, Socrate.

  9. #234
    Partecipante Esperto L'avatar di korianor
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    30-06-2005
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    Perdonami Dream, appena apri il thread ci spostiamo…

    Ho già scritto diverse volte che per me entrambi gli approcci sono legittimi: nella vita chiunque di noi li usa costantemente tutti e due. Ti voglio ribadire che la scienza non giunge mai a conclusioni assolute: la conoscenza scientifica, proprio perché aperta a delle nuove evidenze, è costantemente suscettibile di modifiche. Sono parzialmente in disaccordo con te quando affermi:
    Com'è possibile che la propria personalità, soggettività, se veramente influisce sulle nostre opinioni, trascenda i significati che la scienza studia e quindi li relativizzi?
    La risposta risiede nella stessa soggettività: perchè i significati che noi produciamo stanno soltanto nella nostra mente, ed il loro uso ed abuso rientra nella tendenza che le nostre motivazioni assumono ( se questa è la personalità ). Non esiste verità all'infuori della nostra mente. La verità risiede solo dentro noi stessi. Non c'è realtà che stia solo fuori di noi.

    Mi spiego meglio. I risultati che si ottengono col metodo scientifico sono realmente oggettivi, e questa è una verità assoluta nella misura in cui non viene smentita da osservazioni (oggettive) ulteriori. Se ho un sasso e ve lo faccio vedere, tutti constaterete che ho un sasso in mano (è qualcosa di oggettivo, non è un’opinione). Se vi chiedo il colore del sasso, allora ci possono essere delle opinioni (entra in gioco la soggettività), ma rilevando la lunghezza d’onda della luce che riflette, l’osservazione diventa oggettiva. E’ un’osservazione assoluta nella misura in cui non viene smentita nel tempo: mettiamo che quel sasso invece di ‘verde’ è ‘blerde’, e dopo 5 giorni la lunghezza d’onda che riflette da essere soggettivamente verde (alla maggior parte di noi, soggettività), diviene blu; è ovvio che ora come ora non lo posso sapere.
    Hai perfettamente ragione quando inizi a parlare di significato di un’osservazione: per noi il sasso verde è un comune sasso, magari per un gioielliere esperto è una pietra preziosa. A Gianni può ricordare quando è caduto e si è tagliato con un pietra del genere e la sua visione gli suscita emozioni negative, a Luca, invece, la vista del sasso stimola pensieri positivi perché gli viene in mente quando suo padre utilizzava un sasso simile per fermacarte, etc.
    Questa cosa nella scienza è particolarmente vera: il significato attribuito a un risultato oggettivo varia in base a chi lo interpreta, e la storia della scienza è piena di esempi del genere.

    Non voglio svalutare la vostra percezione riguardo agli studi scientifici, questo vi fa andare in ansia e distorce la vostra visione del mondo. La scienza ha grandissimi meriti. Ma sopra la scienza sta la Psiche. Perché devi svalutare gli studi scientifici? A me sembra di essere consapevole delle potenzialità e dei limiti della scienza. Volente o nolente, anche te costantemente tratti con l’oggettività! Se mi vendi un libro a 20 euro, e io te ne do 10, non posso certo dirti che ‘per me, soggettivamente, quei 10 euro valgono 20!’ e te sei soddisfatto, no? Chiameresti altre persone, e, a meno che queste non siano d’accordo con me (ma qui si sta considerando la possibilità di mentire, e ci porterebbe fuori strada), queste constaterebbero che si trattano di 10 euro e non di 20!
    Contemporaneamente, però, non si può certo negare che i significati dei contenuti dell’interiorità umana, non siano (ora come ora almeno, in futuro chissà) studiabili col metodo scientifico. Ciò non mi mette nessuna ansia: è una semplice constatazione che mi induce a mettere in guardia tutti gli psico-qualcosa (compreso me) sul fare affermazioni che riguardano questi significati facendole passare come scientifiche!
    "Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere" (L. Wittgenstein)

  10. #235
    Ciao Korianor, queste questioni portano a molte e profonde riflessioni...
    Ti confesso che adesso sono molto molto confuso...

    Mi sai dire qualunque verità oggettiva che prescinda dai significati soggettivi? Se ha un significato personale allora non è più oggettiva, e se tale significato è condiviso socialmente allora è la società ad avere un particolare punto di vista. Ad esempio misurare la lunghezza d'onda andrà incontro a valutazioni personali riguardo la loro grandezza, relazione con altre proprietà, ecc... Lo scienziato che ne verrà a conoscenza lo userà a proprio piacere, per i propri obiettivi. Sta a dimostrare la paradossale divisione fra interno ed esterno, oggettivo e soggettivo... Tutto sta allora nel mettere al posto giusto ognuna delle due... Non ho ancora capito che relazione reciproca hanno...

    Ho la bruttissima sensazione che ci siamo infilati in un tunnel senza fine. Perlomeno io non vedo l'uscita! Che ruolo ha la realtà oggettiva nella nostra esperienza? Fino a che punto è reale o distorta? Fino a che punto l'adattamento, funzione fondamentale dell'esistenza, ci lascia liberi o ci intrappola?

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  11. #236
    A proposito, che definizione date alla parola SCIENZA? ( così come oggi la concepiamo )
    Io la definirei il sapere (significati) raggiunto attraverso uno studio sistematico ed "oggettivo" dei fenomeni naturali (realtà).
    Nella definizione sta la debolezza quindi... Significati,oggettività e realtà. Tre cose che tendono ad estraniarsi dal mondo interiore per passare a quello esteriore...
    Ultima modifica di Darkgianlu85 : 28-10-2005 alle ore 00.46.02

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  12. #237
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Direi che la scienza è un'attività umana finalizzata alla conoscenza del mondo attraverso l'uso di concetti e strumenti condivisi e verificati. È una definizione personale, non da dizionario. La domanda è bella, perché mi consente di riflettere sul soggettivo nella scienza. E sull'oggettivo nelle persone che fanno scienza.
    Perché, naturalmente, potresti dirmi che, in fondo, a fare scienza sono gli scienziati, i quali sono esseri umani con un loro vissuto soggettivo, che danno significati differenti alle stesse parole. E questo è anche vero.
    Ma, in realtà, quando si parla di scienza, non si parla dei discorsi degli scienziati, o delle loro convinzioni, o delle loro credenze. Si parla di un corpus teorico con un nucleo solido, fatto di equazioni matematiche, scritto in un linguaggio che non è il linguaggio interpretabile e denso di significati proprio degli esseri umani.
    Io penso sia questa la cosa più difficile da afferrare, quando si parla di scienza e di oggettività. Perché, specie da psicologi, siamo abituati a considerare il linguaggio che utilizziamo come un velo o un travestimento, un impedimento. Ma il linguaggio matematico della scienza è altra cosa rispetto a questo. L'oggettività è insita in quel linguaggio. Il problema grosso è che quel linguaggio e quello che usiamo quotidianamente appartengono a grammatiche differenti, non sono traducibili l'uno nell'altro. Occorre fare lo sforzo, tremendo spesso, di impararli entrambi.
    Tu ti chiedevi cosa c'entrasse il decadimento degli atomi di U238 con la casualità e la causalità. Le equazioni della fisica quantistica ci restituiscono un mondo che, a livello microscopico, è profondamente casuale. La causalità entra in gioco al livello macroscopico, come media di una distribuzione, come picco di probabilità. Se andiamo a livello microscopico, quello che osserviamo è il caos.
    Potresti vedere l'analogia con il comportamento umano. Prvedere il comportamento di un singolo in una qualunque situazione è pressoché impossibile. Ma è facilissimo prevedere il comportamento di un grande gruppo, o di una folla. Pure, quella folla, che si muove e risponde in modo così ordinato e prevedibile, è composta da individui del tutto autonomi ed imprevedibili.

    Un'ultima nota. Mi pare che alla base di questa conflittualità tra descrizione oggettiva e descrizione soggettiva del mondo, vi sia una convinzione (per me curiosa) secondo la quale la mente sta dentro la scatola cranica. E, quindi, dato che la mente è individuale e riceve segnali attraverso il corpo, allora ogni mente è solitaria e interpretativa e ogni descrizione possibile è meramente soggettiva.
    Ma esistono altre possibilità. La mente di un bambino (qualunque cosa sia la mente) si forma, cresce nell'intrscambio continuo con la madre e le altre persone che lo circondano. Senza la mente degli altri, non esisterebbero né la mia né la tua. Forse potremmo provare a vedere la mente non come qualcosa che si colloca "dentro" le persone, ma "tra" le persone. Il discorso dela soggettività e dell'oggettività, mi pare, assumerebbe un tono del tutto diverso. La domanda non sarebbe più "Cos'è oggettivo", ma piuttosto "Cos'è un soggetto?".

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  13. #238
    alberag
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Darkgianlu85
    Ciao Korianor, queste questioni portano a molte e profonde riflessioni...
    Ti confesso che adesso sono molto molto confuso...

    Mi sai dire qualunque verità oggettiva che prescinda dai significati soggettivi? Se ha un significato personale allora non è più oggettiva, e se tale significato è condiviso socialmente allora è la società ad avere un particolare punto di vista. Ad esempio misurare la lunghezza d'onda andrà incontro a valutazioni personali riguardo la loro grandezza, relazione con altre proprietà, ecc... Lo scienziato che ne verrà a conoscenza lo userà a proprio piacere, per i propri obiettivi. Sta a dimostrare la paradossale divisione fra interno ed esterno, oggettivo e soggettivo... Tutto sta allora nel mettere al posto giusto ognuna delle due... Non ho ancora capito che relazione reciproca hanno...

    Ho la bruttissima sensazione che ci siamo infilati in un tunnel senza fine. Perlomeno io non vedo l'uscita! Che ruolo ha la realtà oggettiva nella nostra esperienza? Fino a che punto è reale o distorta? Fino a che punto l'adattamento, funzione fondamentale dell'esistenza, ci lascia liberi o ci intrappola?
    Attenzione attenzione: stai facendo un passo oltre.
    Un conto è la dimostrazione di un fenomeno, fatta su basi scientifiche; altro è la lettura (evito di proposito il termine interpretazione perchè per gli psicologi non è indifferente) che si da poi al fenomeno.
    Per esempio, se misuro con un test i livelli di depressione (per semplificare supponiamo che il test misuri davvero la depressione er che tutte le condizioni di campionamento siano adeguate alla sperimentazione in corso) nelle persone ad una settimana, un mese e un anno dalla rottura di un matrimonio, ed osservo un miglioramento nei risultati, cosa vedo veramente? Vedo che esiste una differenza statisticamente significativa che è funzione del tempo e posso notare una direzione: questo lo posso dire perchè rispetto dei criteri di scientificità.
    Altro è dire che con il tempo le persone si fanno una ragione della rottura, che allacciando nuove relazioni si sento meglio e così via. Qui si da una lettura, che può essere condivisibile o no.

    In questo 3d stiamo parlando di fenomeno paranormali, rispetto ai quali ci stiamo ancora confrontando sull'esistenza. Una volta che questa sia stata provata (se così sarà), sarà necessario studiarla e poi darne delle letture sensate. Il vizio di fondo di chi qui dentro dice, pur non avendone prove confutabili, che questi fenomeni esistono ed hanno un effetto sulla vita delle personeè proprio questo: salta molti molti passaggi.

  14. #239
    Postatore Compulsivo L'avatar di LUTHIEN
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    Io penso che più che svalutare la scienza io svaluto una certa rigidità nella mentalità dello scienziato: la scienza è oggettiva presumo, i suoi metodi controllati portano a scoprire leggi oggettive che tutti possono constatare e queste leggi non vengono smentite se non da un nuovo esperimento che le invalida. E' la mentalità dello scienziato che invece mi preoccupa: perchè sembra che lo scienziato non riesca ad ammettere ciò che non è oggettivamente dimostrabile con procedure standardizzate e ciò che non è ripetibile. Ma per me questo è sbagliato perchè vuol dire escludere altre cose che vanno oltre la spiegabilità della scienza. Sbaglio o è caratteristico tra i critici del metodo scientifico ortodosso parlare di riduzionismo? Il metodo scientifico tenta di ridurre un fenomeno a poche variabili perfettamente controllabili per ridurre il più possibile l'errore; ma per far questo è necessario semplificare il fenomeno riducendolo a oche variabili. E' per questo che il metodo scientifico è a mio avviso inappropriato a studiare fenomeni paranormali, perchè troppo complessi per essere semplificati. Del resto anche con le caratteristiche psicologiche c'è stato lo stesso problema: il metodo scientifico ortodosso è stato via via reso più flessibile perchè troppe sono le variabili in gioco che si intrecciano e si è passati ad esempio dai modelli deterministici ed unicausali propri delle scienze classiche a quelli probabilistici e multicausali di molta della ricerca psicologia attuale.
    Ma direi, e qui forse posso riprendere il discorso di Darkgianlu, che non tutti gli scienziati sono rigidi riduzionisti: c'è anche lo scienziato che ammette l'esistenza di qualcosa di "altro" anche se non è controllabile e quello che non lo fa se non gli porti prove certe e incontrovertibili: qui forse entra davvero in gioco la diversa personalità e formazione di una persona.
    "Sono un viandante sullo stretto marciapiede dela terra e non distolgo il pensiero dal Tuo volto, che il mondo non mi svela..." Karol Woitila
    +Luthien Tinuviel+

  15. #240
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    Sottoscrivo le osservazioni di Willy e Alberag.

    Originariamente postato da Darkgianlu85


    Mi sai dire qualunque verità oggettiva che prescinda dai significati soggettivi? Se ha un significato personale allora non è più oggettiva, e se tale significato è condiviso socialmente allora è la società ad avere un particolare punto di vista. Ad esempio misurare la lunghezza d'onda andrà incontro a valutazioni personali riguardo la loro grandezza, relazione con altre proprietà, ecc... Lo scienziato che ne verrà a conoscenza lo userà a proprio piacere, per i propri obiettivi. Sta a dimostrare la paradossale divisione fra interno ed esterno, oggettivo e soggettivo... Tutto sta allora nel mettere al posto giusto ognuna delle due... Non ho ancora capito che relazione reciproca hanno...
    E’ ovvio che ogni accadimento oggettivo, in misura variabile ovviamente, comporta un certo significato soggettivo per l’osservatore. Il punto cruciale è separare quello che è oggettivo nell’accadimento, da quello che è soggettivo (argomento che è stato trattato a lungo dalla filosofia, ma anche dagli psicologi, avete presente la famosa ‘equazione personale?’).

    E’ possibile scindere la parte oggettiva dell’accadimento da quella soggettiva? Direi di si, basta solo distinguere il fatto in sé, da tutti i significati che possiamo attribuirli. Se non fosse possibile, non esisterebbe la conoscenza scientifica (che è condivisa e sostenuta da tutti gli scienziati). Gli aspetti su cui gli scienziati sono in disaccordo riguardano o le prove che non sono oggettive (cioè non riproducibili da tutti), o le ipotesi sui significati, l’interpretazione da dare a certi fatti, non i fatti in sé (che tutti possono riprodurre quando vogliono). Hai mai letto un articolo scientifico? C’è la sezione dei risultati (dove si dice, ad esempio, che c’è una differenza statisticamente significativa tra due gruppi) e la sezione della discussione/conclusioni, dove si cerca di attribuire un significato al dato oggettivo discutendolo alla luce della letteratura (questi due gruppi differiscono probabilmente a causa di…). Quando parli delle valutazioni personali sulla lunghezza d’onda, hai ragione, nessuno vuole negare che esiste un errore di misura: tuttavia ci sono delle procedure statistiche che consentono di avere una misura affidabile (tutti i manuali di fisica descrivono l’errore assoluto e relativo nella misurazione).

    Infine, per quanto riguarda la definizione di scienza, credo bene che tu abbia questi dubbi se per te la scienza è "il sapere (significati) raggiunto attraverso uno studio sistematico ed "oggettivo" dei fenomeni naturali(realtà)". Perché fai l’equazione sapere = significati? Il sapere è anche costituito da dati oggettivi, indipendenti dai significati che li attribuiamo. Se prendi un sasso e lo tiri dalla finestra, questo cadrà a terra, e avrai questo tipo di risultato in ogni caso. Se poi si vuole attribuire un significato all’accadimento, questo è un altro discorso. La scienza quindi tratta in primo luogo di fenomeni oggettivi; è chiaro che poi la comunità scientifica attribuisce un significato a questi fenomeni: questi significati poi, sono sostenuti più o meno da evidenze oggettive (che rimangono dati di fatto riproducibili da chiunque!).

    Per chiarirci meglio comunque, sulla definizione di scienza, penso di averla già data in numerosi post: http://www.opsonline.it/forum/showth...?postid=394664
    http://www.opsonline.it/forum/showth...?postid=404225
    http://www.opsonline.it/forum/showth...?postid=387782
    "Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere" (L. Wittgenstein)

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