avete nominato tali e tanti test per un singolo caso da mettere insieme una parcella per la famiglia equivalente all'acquisto di una moto di grossa cilindrata

avete controllato sul tariffario quanto costa ogni test??
sono molto più ferrata su deviazioni standard e ANOVA che in psico clinica, soprattutto evolutiva, ma posso suggerirvi spassionatamente di ricordarvi che siete/sarete psicologi, e non psichiatri? vedo molti interrogativi sui sintomi, e ben pochi sulle relazioni, che dovrebbero essere il vostro pane quotidiano. il disturbo disintegrativo della fanciullezza è una patologia rara e ben poco "recuperabile": forse è meglio partire da ipotesi più "semplici", più frequenti e psicologicamente più reattive ad un trattamento?

mah...).
sperando di esservi utile, se volete, vi posto parte del materiale (rubacchiato ed integrato da internet, ma non ricordo da dove) che avevo preparato per miei tirocinanti la scorsa sessione dell'EdS - l'hanno passato tutti, quindi tranquilli, il materiale è collaudato
Prerequisito: Porsi tanti perché e formularli per iscritto (senza dare delle risposte) per far capire che sa ragionare su problematiche psicologiche. Cogliere più variabili e aspetti possibili e
tradurli in termini di relazioni,
PRIMA di SCRIVERE:
• Sottolineare i dati salienti, anagrafici e cronologici (es: l’età del soggetto ma anche la data dell’inizio della sintomatologia) riportare i fatti rilevanti: numero componenti della famiglia del minore, psicopatologie presenti…
• Evidenziare ciò che viene richiesto di fare dalla commissione )
ANNOTARE:
1) SETTING E motivazioni
•CHI ha contattato lo psicologo? Se non sono i genitori: domandarsi quant'è la consapevolezza della problematica, quanto è collusione con i sintomi, quanto il disinteresse; se sia solo uno psicologo o anche un altro professionista (medico di base,…): ci dà informazioni sulle fantasie eziologiche di chi chiede la consultazione.
• Ricordarsi che prima di affrontare un caso clinico (anche di un bambino) BISOGNA INFORMARE I GENITORI (sia per deontologia sia per la recente normativa sulla privacy)
• Chiedersi in quale tipologia di servizio avviene la consultazione.
• Perché la consultazione avviene proprio in questo momento: se il sintomo persiste da tempo perché proprio ora??? Se c’è un pregresso del sintomo, capire di che tipo e quali manifestazioni.
• Chiedersi o registrare vissuti hanno gli adulti e il bambino in relazione al sintomo (spesso collimano)
• Domanda e sintomo non sempre coincidono: in tal caso evidenziare la differenza: la domanda riguarda “
qual è l’oggetto della preoccupazione che ha portato alla consultazione”, il sintomo riguarda le
reali manifestazioni.
• Chiedersi quali interventi/servizi sono stati contattati in precedenza: da ciò si potrebbero intuire gli atteggiamenti empatici della famiglia verso il disagio.
2) GLI ATTORI DEL PROTOCOLLO
• Ricercare le figure presenti nel protocollo ed annotare quelle assenti: es. un padre che non compare (chiedersi per
iscritto!) è deceduto? È in corso una separazione? Non c’è mai stato? Attenzione a non dare risposte!!! è solo far capire che si sanno cogliere nessi tra tutte queste ipotesi e la manifestazione del disagio
• Indagare qualità della vita del bambino e socializzazione: grado di scolarizzazione, scuola scelta o lavoro svolto se adolescente, spazi esterni fruiti per tempo libero e hobby, amici e tempo libero.
• Indagare relazione intrafamiliari ed extrafamiliari: anche in questo caso ci basiamo sui dati forniti dal protocollo - e sottolineare le informazioni mancanti ma rilevanti
• Individuare un possibile episodio scatenante (ma più probabilmente la serie di eventi interconnessi, spesso a lungo termine, di cui il sintomo che porta alla consultazione è l’ultimo anello). Non necessariamente sempre è esplicito!
• Cogliere l'eventuale valore attribuito al sintomo da parte del paziente e da parte degli altri (spesso non coincidono).
3) EVIDENZIARE I REGISTI DEL PROTOCOLLO
E’ probabile che il caso comporterà il consulto e coinvolgimento di altre figure professionali per una comprensione più esaustiva della problematica. Es: medico di base o neuropsichiatra per sondare aree somatiche e fisiologiche o riabilitatori come logopedisti o psicomotricisti.
N.B. : bisogna spiegare che si chiede un consulto per meglio approfondire alcuni aspetti (dire quali aspetti ci spingono a ciò), ma mai formulare diagnosi precisa da fornire allo specialista a cui si chiede il consulto!! Mai dire che bisogna prescrivere un farmaco!!! Si può presupporre la necessità, ma è un medico che prescrive o meno!!!
4) COSA NON DIMENTICARE DI ANNOTARE
• Cogliere quante aree fisiologiche psicologiche e sociali risultano in quel preciso momento inficiate.
• Quante risorse e punti di forza restano al paziente
• Esprimere la necessità di una verifica/confronto con un équipe di riferimento
• Formulare domande con verbo al condizionale riportando tra virgolette le frasi del protocollo da cui scaturiscono; non dare risposte chiuse, ma elaborare ipotesi e costrutti dinamici ed alternativi (Es: se si evidenziasse ciò potrebbe essere necessario tale intervento, viceversa bisognerebbe sondare maggiormente quest’altra area…)
INIZIARE A SCRIVERE QUALCOSA
Analizzare per esteso le figure presenti nel protocollo ampliando ed approfondendo le annotazioni, identificando ruoli, importanza, stile di personalità. [attenzione: mica sempre ci sono tutte le informazioni necessarie!!!]
1. ANALISI DEI GENITORI: individuare situazioni psicologicamente rilevanti (pregressa depressione materna, morte di un genitore…); distinguere coniugalità da genitorialità : comprendere problemi di coppia o separazioni in corso, riconoscere comportamenti pedagogici e normativi. Capire a livello temporale le due fasi: momento in cui sono diventati genitori in relazione al momento vissuto dalla coppia. Individuare la presenza di fratelli: rapporti differenziati e/o privilegiati; posizione cronologica all’interno della fratria
2. ANALISI SUL MINORE: domandarsi come sta il minore/adolescente in relazione a:
• Se stesso: in quale fase del processo di crescita (individuazione-separazione-autonomia) si trova, se e quali tappe dello sviluppo sono state raggiunte e quali no, elementi di criticità nell’identità (autostima, autoefficacia, ecc.)
• Con i genitori: analizzare la relazione che il bambino ha con ciascuno dei due genitori, compresi i comportamenti emozionali, in relazione ciò è confrontabile con i parametri di riferimento di sviluppo armonico; se possibile, farsi domande sullo stile di attaccamento. NON dimenticare di farsi domande SULLA FAMIGLIA ALLARGATA, “allungando” i discorso alle generazione precedenti, se il protocollo sembra suggerirlo
• Con gli altri, coetanei ed adulti: valutare il suo inserimento nel contesto scolastico (come passa l’intervallo? sta da solo o in gruppo?), valutare se svolge attività ricreative o sportive (per suo interesse o per “obbligo”); nel caso di adolescenti, soprattutto con problemi di condotta o comportamenti di abuso, valutare il rischio di danno fisico e di coinvolgimento legale.
[se indicato nel protocollo, o comunque da indicare come elemento di valutazione nel corso del colloquio]: • Con lo psicologo: per capire sia come il bambino si relaziona con un estraneo adulto, sia per cogliere come il bambino si pone in relazione alla sua condizione di disagio.
3. DEFINIRE I PASSI PRELIMINARI ALLAPROPOSTA DI INTERVENTO
• Esplicito contratto con i genitori: porre attenzione su condizioni particolari (es. separazioni tra i genitori, presenza di alleanze con e contro; la presenza di nuove famiglie ricostruite in cui bisogna saper cogliere i ruoli…).
• Contratto diretto con il minore: esplicitare il segreto professionale - ma non completo! - tra bambino e psicologo, uso di un linguaggio adeguato in base all’età e alle competenze cognitive
4. ANALISI SUL SINTOMO E DEFINIZIONE DEGLI STRUMENTI DI RILEVAZIONE
In pratica, l'analisi della domanda: perché proprio adesso? È una risposta a richiesta di altre persone o una reale, magari parziale, consapevolezza della situazione? Se portano il problema di un figlio, è veramente del figlio il problema, o è piuttosto loro? Qui massima attenzione a
NON confondere sintomatologia suggestiva di… con diagnosi di… Anche solo per le semplici ipotesi diagnostiche, dichiarare sempre da quale MODELLO interpretativo prendete a prestito i criteri: “per le finalità diagnostiche richieste mi riferirò prevalentemente al manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV)”.
Storia del sintomo: frequenza, durata, intensità e fenomeno scatenante. C'è una costellazione di sintomi? In quale contesto si manifesta? Sono in grado di individuare delle ricorrenze? E' un sintomo solo del paziente od anche del contesto? Ho informazioni a livello cognitivo? Sul funzionamento emotivo? Su quello relazionale (genitori e pari)? Risorse su cui il paziente può contare? Limiti? Con i bambini, sempre in base ai dati forniti, potrebbe essere utile chiedersi se gli insegnanti non possano magari darvi qualche notizia preziosa: non dimenticate di valutare questo aspetto, MA non dimenticare mai che è indispensabile il consenso genitoriale.
Meglio porre più ipotesi specificando quali elementi mancano per definire con sicurezza l’una o l’altra o come ottenere tali informazioni, oltre ai metodi per ottenere tali informazioni :
• CON I GENITORI (se il caso altri familiari): il
COLLOQUIO CLINICO è lo strumento principe. Indicare che dovrà affrontare la storia personale della coppia fino alla genitorialità, il racconto della specifica sintomatologia riportata dal bambino e situazioni di disagio precedenti (si comprendono così la qualità delle relazioni e le dinamiche familiari, e il valore attribuito al disagio del piccolo). Durante il colloquio realizzare un’accurata e strutturata
ANAMNESI (per raccogliere informazioni, punti di forza e debolezza, trend della crescita nelle varie dimensioni dello sviluppo del bambino; iter scolastico); raccogliere informazioni sulla famiglia (composizione, lavoro, fratelli, metodi educativi, malattie degne di nota), sulle attività extrascolastiche e relazioni sociali del minore
• CON IL MINORE: anche qui si privilegia il
COLLOQUIO in cui rientrano: contratto, alleanza, ascolto e restituzione (privilegiare canale verbale, gestuale, ludico in base all’età cronologica e mentale del piccolo), cui si possono
associare anche TEST:
> Utilizzare TEST CARTA - MATITA (solo dopo aver stabilito contratto e alleanza) ad es. il Machover’s test (disegno della persona), il disegno della famiglia mentre sta facendo qualcosa. Sono potenzialmente infiniti, vanno ovviamente scelti tra altri motivando la scelta sulla base delle caratteristiche del bambino (età, livello cognitivo, grado di coinvolgimento possibile, costrutto da )
> Utilizzare il
GIOCO (spontaneo e strutturato: Scenotest ) per osservare e comprendere come il piccolo si muove nello spazio (abilità visuo motorie), come si organizza (problem solving e capacità di pianificazione), quali sono le sue potenzialità cognitive, creative, relazionali (se è in grado di coinvolgere lo psicologo nel gioco o meno).
> Utilizzo dei TEST PROIETTIVI, da suggerire con cautela a seconda della composizione della commissione

le Blacky’s pictures sondano fasi e vissuti psicosessuali: scegliere quelle più utili per il caso e spiegare perché. Le Favole della Duss, meno complesse, sono ideali per i più piccolini, utilizzano disegno e verbalizzazione spontanea. Il TAT è meglio per l’adolescente: spiegare i motivi che sottendono la scelta e spiegare l’interpretazione di un autore piuttosto che un altro fa capire che non siamo superficiali. Il Rorschach’test individua i meccanismi di difesa agiti dal soggetto (proporlo con cautela). Per bambini con sospetto abuso o maltrattamento, il F.A.T (Family Attitudes Test) composto da tavole che rappresentano situazioni tra bambini e adulti: rileva gli atteggiamenti del bambino nei confronti dei singoli componenti della famiglia e i ruoli di ognuno.
> Utilizzo dei
TEST REATTIVI se l’età lo consente: MMPI/A solo per adolescenti; Raven (Standard PM o Colorate PM) per i bimbi più piccoli o averbali, WISC, WPPSI o anche WAIS per adolescenti brillanti
> Utilizzo dei
TEST SPECIFICI soprattutto per ipotesi di problemi specifici; ad esempio, per i Disturbi Specifici dell’Apprendimento le serie MT di Cornoldi; per i per tratti autistici, l’ADI – R o l’ADOS; per la valutazione del comportamento adattivo, presente in vari Disturbi anche pervasivi, le SCALE VINELAND per il comportamento Adattivo.
> se l’età lo consente ed il problema presentato lo suggerisce, valutare la possibilità di OSSERVARE L’INTERAZIONE NEL NUCLEO FAMILIARE (Lousanne Triadic Play, molto usato in mediazione familiare), o lo stile di attaccamento con un caregiver (ad esempio con la Strange Situation).
5. RESTITUZIONE E PROGETTO DI INTERVENTO
Se il paziente è adolescente, sarebbe opportuno lavorare con lui, escludendo almeno nella fase di valutazione ed analisi della domanda i genitori. Solo alla fine del percorso diagnostico, previo accordo sulle modalità e sui contenuti, potrebbe essere programmata una restituzione anche ai genitori, con la presenza del paziente
Se non è esplicitamente chiesta una diagnosi, attenzione a proporre trattamenti! Meglio ipotizzare più linee di intervento, specificando quali siano applicabili a seconda degli ulteriori elementi emergenti, proponendo cose realistiche, NON ideali!
Valutare bene anche quali possono essere le realistiche risorse territoriali attivabili (la capacità dello psicologo di lavorare in rete è molto apprezzata): sia privati, sia soprattutto pubbliche (ASL, consultori, Spazi Giovani, Assistenti Sociali, scuole, programmi di inserimento lavorativo, comunità diurne, casa- famiglia, strutture ricreative, ecc ecc.)
Se è auspicabile proporre un intervento anche con i genitori (tutt’altro
che improbabile), prendere in considerazione oltre all’ovvia terapia familiare (pesantuccia, però, non realisticamente applicabile sempre e a tutti), anche il più soft
Parent training: consiste nell’aiutare i genitori a capire alcune dinamiche nella loro relazione con il figlio, e ad affrontarle con l’atteggiamento e i metodi migliori.