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Discussione: eds parma 2009

  1. #226

    Riferimento: eds parma 2009

    Ciao!
    Per DGS intendo disturbo generalizzato dello sviluppo (autismo o disturbo dsintegrativo dell'infanzia) e lo terrei in considerazione perchè sembrerebbero presenti sia difficoltà comunicative che una compromissione nel gioco simbolico. allora somministro cars (test che misura frequenza e intensità dei comp autistici nei bambini) e ados. Siccome la compromissione del linguaggio c'è anche nel RM somminstro oltre CPM anche ADOS (Valuta il comportamento adattivo di un soggetto con handicap in 5 contesti: autonomia comuncazione abilità sociali abilità scolastiche e abilità lavorative). Escluse queste due categorie diagnostiche consideriamo un disturbo dell'espressione del linguaggio e il TVL è un test per la valutazione del linguaggio dai 2 ai 6 anni). Se fosse ansia da separazione dovrebbe emergere qualcosa dal TAD ( test valutazione globale ansia e depressione nel bambino in vari contest) e il questionario d'ansia per l'età evolutiva di Busnelli. Forse è un DGS ma se io nella trattazione ipotizzo che i test diano esito negativo e mi concentro sull'ansia e magari prospetto un trattamento logopedico dovrebbe andare bene lo stesso, o no?

  2. #227

    Riferimento: eds parma 2009

    la seconda volta non volevo scrivere ADOS, ma ABI che valuta il comportamento adattivo di un soggetto con handicap in 5 contesti: autonomia comuncazione abilità sociali abilità scolastiche e abilità lavorative)...
    ormai sono fusa!!!

  3. #228
    Partecipante
    Data registrazione
    25-09-2006
    Residenza
    Brescia
    Messaggi
    32

    Riferimento: eds parma 2009

    Grazie Elena per i chiarimenti!
    io sono molto più convinto che dalle poche info che abbiamo propendere per un disturbo generalizzato sia troppo avventato e "pesante"; secondo me andrebbe molto di più chiarito con il bambino nel colloquio quali siano le giustificazioni date alle sue ansie rispetto all'allarme che percepisce rispetto all'allontanamento dei suoi genitori. La cosa che poi venga incluso nei criteri di quel disturbo il rifiuto sociale e i problemi del linguaggio mi fa propendere per restringere il campo d'indagine su quello.

    Cosa ne pensi? Grazie
    Ultima modifica di freelancemind : 14-07-2009 alle ore 00.24.34

  4. #229
    Partecipante Esperto
    Data registrazione
    03-04-2006
    Messaggi
    458

    Riferimento: eds parma 2009

    avete nominato tali e tanti test per un singolo caso da mettere insieme una parcella per la famiglia equivalente all'acquisto di una moto di grossa cilindrata avete controllato sul tariffario quanto costa ogni test??
    sono molto più ferrata su deviazioni standard e ANOVA che in psico clinica, soprattutto evolutiva, ma posso suggerirvi spassionatamente di ricordarvi che siete/sarete psicologi, e non psichiatri? vedo molti interrogativi sui sintomi, e ben pochi sulle relazioni, che dovrebbero essere il vostro pane quotidiano. il disturbo disintegrativo della fanciullezza è una patologia rara e ben poco "recuperabile": forse è meglio partire da ipotesi più "semplici", più frequenti e psicologicamente più reattive ad un trattamento? mah...).
    sperando di esservi utile, se volete, vi posto parte del materiale (rubacchiato ed integrato da internet, ma non ricordo da dove) che avevo preparato per miei tirocinanti la scorsa sessione dell'EdS - l'hanno passato tutti, quindi tranquilli, il materiale è collaudato

    Prerequisito: Porsi tanti perché e formularli per iscritto (senza dare delle risposte) per far capire che sa ragionare su problematiche psicologiche. Cogliere più variabili e aspetti possibili e tradurli in termini di relazioni,
    PRIMA di SCRIVERE:
    • Sottolineare i dati salienti, anagrafici e cronologici (es: l’età del soggetto ma anche la data dell’inizio della sintomatologia) riportare i fatti rilevanti: numero componenti della famiglia del minore, psicopatologie presenti…
    • Evidenziare ciò che viene richiesto di fare dalla commissione )
    ANNOTARE:
    1) SETTING E motivazioni
    •CHI ha contattato lo psicologo? Se non sono i genitori: domandarsi quant'è la consapevolezza della problematica, quanto è collusione con i sintomi, quanto il disinteresse; se sia solo uno psicologo o anche un altro professionista (medico di base,…): ci dà informazioni sulle fantasie eziologiche di chi chiede la consultazione.
    • Ricordarsi che prima di affrontare un caso clinico (anche di un bambino) BISOGNA INFORMARE I GENITORI (sia per deontologia sia per la recente normativa sulla privacy)
    • Chiedersi in quale tipologia di servizio avviene la consultazione.
    • Perché la consultazione avviene proprio in questo momento: se il sintomo persiste da tempo perché proprio ora??? Se c’è un pregresso del sintomo, capire di che tipo e quali manifestazioni.
    • Chiedersi o registrare vissuti hanno gli adulti e il bambino in relazione al sintomo (spesso collimano)
    • Domanda e sintomo non sempre coincidono: in tal caso evidenziare la differenza: la domanda riguarda “qual è l’oggetto della preoccupazione che ha portato alla consultazione”, il sintomo riguarda le reali manifestazioni.
    • Chiedersi quali interventi/servizi sono stati contattati in precedenza: da ciò si potrebbero intuire gli atteggiamenti empatici della famiglia verso il disagio.
    2) GLI ATTORI DEL PROTOCOLLO
    • Ricercare le figure presenti nel protocollo ed annotare quelle assenti: es. un padre che non compare (chiedersi per iscritto!) è deceduto? È in corso una separazione? Non c’è mai stato? Attenzione a non dare risposte!!! è solo far capire che si sanno cogliere nessi tra tutte queste ipotesi e la manifestazione del disagio
    • Indagare qualità della vita del bambino e socializzazione: grado di scolarizzazione, scuola scelta o lavoro svolto se adolescente, spazi esterni fruiti per tempo libero e hobby, amici e tempo libero.
    • Indagare relazione intrafamiliari ed extrafamiliari: anche in questo caso ci basiamo sui dati forniti dal protocollo - e sottolineare le informazioni mancanti ma rilevanti
    • Individuare un possibile episodio scatenante (ma più probabilmente la serie di eventi interconnessi, spesso a lungo termine, di cui il sintomo che porta alla consultazione è l’ultimo anello). Non necessariamente sempre è esplicito!
    • Cogliere l'eventuale valore attribuito al sintomo da parte del paziente e da parte degli altri (spesso non coincidono).
    3) EVIDENZIARE I REGISTI DEL PROTOCOLLO
    E’ probabile che il caso comporterà il consulto e coinvolgimento di altre figure professionali per una comprensione più esaustiva della problematica. Es: medico di base o neuropsichiatra per sondare aree somatiche e fisiologiche o riabilitatori come logopedisti o psicomotricisti.
    N.B. : bisogna spiegare che si chiede un consulto per meglio approfondire alcuni aspetti (dire quali aspetti ci spingono a ciò), ma mai formulare diagnosi precisa da fornire allo specialista a cui si chiede il consulto!! Mai dire che bisogna prescrivere un farmaco!!! Si può presupporre la necessità, ma è un medico che prescrive o meno!!!
    4) COSA NON DIMENTICARE DI ANNOTARE
    • Cogliere quante aree fisiologiche psicologiche e sociali risultano in quel preciso momento inficiate.
    • Quante risorse e punti di forza restano al paziente
    • Esprimere la necessità di una verifica/confronto con un équipe di riferimento
    • Formulare domande con verbo al condizionale riportando tra virgolette le frasi del protocollo da cui scaturiscono; non dare risposte chiuse, ma elaborare ipotesi e costrutti dinamici ed alternativi (Es: se si evidenziasse ciò potrebbe essere necessario tale intervento, viceversa bisognerebbe sondare maggiormente quest’altra area…)
    INIZIARE A SCRIVERE QUALCOSA
    Analizzare per esteso le figure presenti nel protocollo ampliando ed approfondendo le annotazioni, identificando ruoli, importanza, stile di personalità. [attenzione: mica sempre ci sono tutte le informazioni necessarie!!!]
    1. ANALISI DEI GENITORI: individuare situazioni psicologicamente rilevanti (pregressa depressione materna, morte di un genitore…); distinguere coniugalità da genitorialità : comprendere problemi di coppia o separazioni in corso, riconoscere comportamenti pedagogici e normativi. Capire a livello temporale le due fasi: momento in cui sono diventati genitori in relazione al momento vissuto dalla coppia. Individuare la presenza di fratelli: rapporti differenziati e/o privilegiati; posizione cronologica all’interno della fratria
    2. ANALISI SUL MINORE: domandarsi come sta il minore/adolescente in relazione a:
    • Se stesso: in quale fase del processo di crescita (individuazione-separazione-autonomia) si trova, se e quali tappe dello sviluppo sono state raggiunte e quali no, elementi di criticità nell’identità (autostima, autoefficacia, ecc.)
    • Con i genitori: analizzare la relazione che il bambino ha con ciascuno dei due genitori, compresi i comportamenti emozionali, in relazione ciò è confrontabile con i parametri di riferimento di sviluppo armonico; se possibile, farsi domande sullo stile di attaccamento. NON dimenticare di farsi domande SULLA FAMIGLIA ALLARGATA, “allungando” i discorso alle generazione precedenti, se il protocollo sembra suggerirlo
    • Con gli altri, coetanei ed adulti: valutare il suo inserimento nel contesto scolastico (come passa l’intervallo? sta da solo o in gruppo?), valutare se svolge attività ricreative o sportive (per suo interesse o per “obbligo”); nel caso di adolescenti, soprattutto con problemi di condotta o comportamenti di abuso, valutare il rischio di danno fisico e di coinvolgimento legale.
    [se indicato nel protocollo, o comunque da indicare come elemento di valutazione nel corso del colloquio]: • Con lo psicologo: per capire sia come il bambino si relaziona con un estraneo adulto, sia per cogliere come il bambino si pone in relazione alla sua condizione di disagio.
    3. DEFINIRE I PASSI PRELIMINARI ALLAPROPOSTA DI INTERVENTO
    • Esplicito contratto con i genitori: porre attenzione su condizioni particolari (es. separazioni tra i genitori, presenza di alleanze con e contro; la presenza di nuove famiglie ricostruite in cui bisogna saper cogliere i ruoli…).
    • Contratto diretto con il minore: esplicitare il segreto professionale - ma non completo! - tra bambino e psicologo, uso di un linguaggio adeguato in base all’età e alle competenze cognitive
    4. ANALISI SUL SINTOMO E DEFINIZIONE DEGLI STRUMENTI DI RILEVAZIONE
    In pratica, l'analisi della domanda: perché proprio adesso? È una risposta a richiesta di altre persone o una reale, magari parziale, consapevolezza della situazione? Se portano il problema di un figlio, è veramente del figlio il problema, o è piuttosto loro? Qui massima attenzione a NON confondere sintomatologia suggestiva di… con diagnosi di… Anche solo per le semplici ipotesi diagnostiche, dichiarare sempre da quale MODELLO interpretativo prendete a prestito i criteri: “per le finalità diagnostiche richieste mi riferirò prevalentemente al manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV)”.
    Storia del sintomo: frequenza, durata, intensità e fenomeno scatenante. C'è una costellazione di sintomi? In quale contesto si manifesta? Sono in grado di individuare delle ricorrenze? E' un sintomo solo del paziente od anche del contesto? Ho informazioni a livello cognitivo? Sul funzionamento emotivo? Su quello relazionale (genitori e pari)? Risorse su cui il paziente può contare? Limiti? Con i bambini, sempre in base ai dati forniti, potrebbe essere utile chiedersi se gli insegnanti non possano magari darvi qualche notizia preziosa: non dimenticate di valutare questo aspetto, MA non dimenticare mai che è indispensabile il consenso genitoriale.
    Meglio porre più ipotesi specificando quali elementi mancano per definire con sicurezza l’una o l’altra o come ottenere tali informazioni, oltre ai metodi per ottenere tali informazioni :
    • CON I GENITORI (se il caso altri familiari): il COLLOQUIO CLINICO è lo strumento principe. Indicare che dovrà affrontare la storia personale della coppia fino alla genitorialità, il racconto della specifica sintomatologia riportata dal bambino e situazioni di disagio precedenti (si comprendono così la qualità delle relazioni e le dinamiche familiari, e il valore attribuito al disagio del piccolo). Durante il colloquio realizzare un’accurata e strutturata ANAMNESI (per raccogliere informazioni, punti di forza e debolezza, trend della crescita nelle varie dimensioni dello sviluppo del bambino; iter scolastico); raccogliere informazioni sulla famiglia (composizione, lavoro, fratelli, metodi educativi, malattie degne di nota), sulle attività extrascolastiche e relazioni sociali del minore
    • CON IL MINORE: anche qui si privilegia il COLLOQUIO in cui rientrano: contratto, alleanza, ascolto e restituzione (privilegiare canale verbale, gestuale, ludico in base all’età cronologica e mentale del piccolo), cui si possono associare anche TEST:
    > Utilizzare TEST CARTA - MATITA (solo dopo aver stabilito contratto e alleanza) ad es. il Machover’s test (disegno della persona), il disegno della famiglia mentre sta facendo qualcosa. Sono potenzialmente infiniti, vanno ovviamente scelti tra altri motivando la scelta sulla base delle caratteristiche del bambino (età, livello cognitivo, grado di coinvolgimento possibile, costrutto da )
    > Utilizzare il GIOCO (spontaneo e strutturato: Scenotest ) per osservare e comprendere come il piccolo si muove nello spazio (abilità visuo motorie), come si organizza (problem solving e capacità di pianificazione), quali sono le sue potenzialità cognitive, creative, relazionali (se è in grado di coinvolgere lo psicologo nel gioco o meno).
    > Utilizzo dei TEST PROIETTIVI, da suggerire con cautela a seconda della composizione della commissione le Blacky’s pictures sondano fasi e vissuti psicosessuali: scegliere quelle più utili per il caso e spiegare perché. Le Favole della Duss, meno complesse, sono ideali per i più piccolini, utilizzano disegno e verbalizzazione spontanea. Il TAT è meglio per l’adolescente: spiegare i motivi che sottendono la scelta e spiegare l’interpretazione di un autore piuttosto che un altro fa capire che non siamo superficiali. Il Rorschach’test individua i meccanismi di difesa agiti dal soggetto (proporlo con cautela). Per bambini con sospetto abuso o maltrattamento, il F.A.T (Family Attitudes Test) composto da tavole che rappresentano situazioni tra bambini e adulti: rileva gli atteggiamenti del bambino nei confronti dei singoli componenti della famiglia e i ruoli di ognuno.
    > Utilizzo dei TEST REATTIVI se l’età lo consente: MMPI/A solo per adolescenti; Raven (Standard PM o Colorate PM) per i bimbi più piccoli o averbali, WISC, WPPSI o anche WAIS per adolescenti brillanti
    > Utilizzo dei TEST SPECIFICI soprattutto per ipotesi di problemi specifici; ad esempio, per i Disturbi Specifici dell’Apprendimento le serie MT di Cornoldi; per i per tratti autistici, l’ADI – R o l’ADOS; per la valutazione del comportamento adattivo, presente in vari Disturbi anche pervasivi, le SCALE VINELAND per il comportamento Adattivo.
    > se l’età lo consente ed il problema presentato lo suggerisce, valutare la possibilità di OSSERVARE L’INTERAZIONE NEL NUCLEO FAMILIARE (Lousanne Triadic Play, molto usato in mediazione familiare), o lo stile di attaccamento con un caregiver (ad esempio con la Strange Situation).
    5. RESTITUZIONE E PROGETTO DI INTERVENTO
    Se il paziente è adolescente, sarebbe opportuno lavorare con lui, escludendo almeno nella fase di valutazione ed analisi della domanda i genitori. Solo alla fine del percorso diagnostico, previo accordo sulle modalità e sui contenuti, potrebbe essere programmata una restituzione anche ai genitori, con la presenza del paziente
    Se non è esplicitamente chiesta una diagnosi, attenzione a proporre trattamenti! Meglio ipotizzare più linee di intervento, specificando quali siano applicabili a seconda degli ulteriori elementi emergenti, proponendo cose realistiche, NON ideali!
    Valutare bene anche quali possono essere le realistiche risorse territoriali attivabili (la capacità dello psicologo di lavorare in rete è molto apprezzata): sia privati, sia soprattutto pubbliche (ASL, consultori, Spazi Giovani, Assistenti Sociali, scuole, programmi di inserimento lavorativo, comunità diurne, casa- famiglia, strutture ricreative, ecc ecc.)
    Se è auspicabile proporre un intervento anche con i genitori (tutt’altro che improbabile), prendere in considerazione oltre all’ovvia terapia familiare (pesantuccia, però, non realisticamente applicabile sempre e a tutti), anche il più soft Parent training: consiste nell’aiutare i genitori a capire alcune dinamiche nella loro relazione con il figlio, e ad affrontarle con l’atteggiamento e i metodi migliori.

  5. #230
    Matricola
    Data registrazione
    02-11-2008
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    24

    Riferimento: eds parma 2009

    GRAZIE MILLE Prof.ssa Pelosi.......... aspettavamo il suo aiuto!!! ci voleva proprio uno schema riassuntivo....infatti pensavo proprio che è meglio andare cauti con ipotesi di disturbi (a volte le informazioni sono poche), ma curare più la parte dell'analisi della domanda..raccolta di informazioni..colloqui.. giusto? un'altra cosa..la commissione è orientata cognitivo-comportamentale? grazie!!

  6. #231

    Riferimento: eds parma 2009

    Grazie Professoressa,il suo contributo è FONDAMENTALE!!!!!!

  7. #232

    Riferimento: eds parma 2009

    Grazie mille! In effetti ho citato talmente tanti test che la consultazione con la bambina sarebbe dovuta durare 4 mesi!!!
    Ora sono un po' più tranquilla. Avrebbe una scaletta simile da proporre per il progetto? Io pensavo di fare anche n questo caso la traccia evolutiva, da struuturare più o meno così (molto dipende da quello che richiede la traccia):
    -definizione del problema
    -analisi della domanda
    -destinatari dell'itervento
    -obiettivi
    -metodologia (modello teorico- attività- tempi e fasi- risorse e costi)
    -valutazione

    Può andare?

  8. #233
    Partecipante Esperto
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    03-04-2006
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    458

    Riferimento: eds parma 2009

    Citazione Originalmente inviato da chiarat81 Visualizza messaggio
    la commissione è orientata cognitivo-comportamentale? grazie!!
    i due prof interni sì... i commissari esterni non li conosco, anche se penso che la formazione di almeno una di loro sia molto centrata sulle relazioni familiari e sulla mediazione.
    per elena123: mi spiace, so davvero poco del progetto di intervento. la tua scaletta mi sembra molto ragionevole, però. nell'analisi della domanda hai incluso anche l'analisi dei bisogni degli utilizzatori finali e soprattutto l'analisi delle risorse disponibili? da un punto di vista teorico non saprei, ma dal punto di vista empirico esperenziale ci è capitato spesso che i bisogni dei committenti (dirigenti scolastici, dirigenti sanitari, ecc.) fossero in realtà almeno parzialmente differenti dai bisogni dei destinatari finali del progetto stesso (alunni, insegnanti, infermieri, pazienti, ecc). anche l'analisi delle risorse disponibii (umane, economiche, logistiche, temporali, di rete, ecc ) è essenziale per un progetto fattibile.
    altro non so, però...

  9. #234
    Neofita L'avatar di Ursulacatenazzi
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    15-01-2009
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    Milano
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    14

    Riferimento: eds parma 2009

    Ciao a tutti...io affronterò il caso clinico dell'adulto perchè con i bambini non ho praticamente mai avuto a che fare!!
    Per quanto riguarda il progetto dopo averne letti un po (alias tutti quelli che ho trovato) ho pesato di trutturarlo così:

    Premessa: breve descrizione del problema con epidemiologia (se me laricordo); analisi della domanda (chi ha richiesto il progetto, perchè e per quale motivo si ritiene opportuno applicare tale progetto)
    Finalità generale: si esaurisce in 3 o 4 punti generici
    Obiettivi specifici: sono l'estensione degli obiettivi generali e si articolano intorno al fatto di riuscire a promuovere gli elementi carenti portati dalla problematica
    target/destinatari: o bambini+genitori+insegnanti, o malati+care giver
    modello di intervento: due punti sulle tecniche che verranno utilizzate
    fasi di realizzazione: attività che si dovrebbero svolgere per la realizzazione
    mezzi e risorse: cosa serve (proprio i materiali, i luoghi ecc) e cosa c'è già
    personale e costi: personale psicologi e insegnanti ecc...per i costi faccio genericamente riferimento al listino prezzi in geneali
    tempo: o una progettazione molto generale del tipo due o tre mesi...oppure ho trovato alcuni progetti che proprio specificano i tempi previsti per ogni attività...non so quale sia il metodo migliore
    valutazione: valutazione di almeno tre punti: pre progetto, in itinere e post per vedere come e se è servito...eventualemente anche una valutazione longitudinale con un bel follwup

    Non so voi cosa ne dite? Potrebbe andare bene come schema generale?? L'unico problema è se poi la traccia prevede di strutturare un intervento su una problematica specifica...se non la si conosce insorge davvero un bel problema!!!

  10. #235
    Partecipante Affezionato
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    09-09-2005
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    66

    Riferimento: eds parma 2009

    Citazione Originalmente inviato da annalisapelosi Visualizza messaggio
    avete nominato tali e tanti test per un singolo caso da mettere insieme una parcella per la famiglia equivalente all'acquisto di una moto di grossa cilindrata avete controllato sul tariffario quanto costa ogni test??
    sono molto più ferrata su deviazioni standard e ANOVA che in psico clinica, soprattutto evolutiva, ma posso suggerirvi spassionatamente di ricordarvi che siete/sarete psicologi, e non psichiatri? vedo molti interrogativi sui sintomi, e ben pochi sulle relazioni, che dovrebbero essere il vostro pane quotidiano. il disturbo disintegrativo della fanciullezza è una patologia rara e ben poco "recuperabile": forse è meglio partire da ipotesi più "semplici", più frequenti e psicologicamente più reattive ad un trattamento? mah...).
    sperando di esservi utile, se volete, vi posto parte del materiale (rubacchiato ed integrato da internet, ma non ricordo da dove) che avevo preparato per miei tirocinanti la scorsa sessione dell'EdS - l'hanno passato tutti, quindi tranquilli, il materiale è collaudato

    Prerequisito: Porsi tanti perché e formularli per iscritto (senza dare delle risposte) per far capire che sa ragionare su problematiche psicologiche. Cogliere più variabili e aspetti possibili e tradurli in termini di relazioni,
    PRIMA di SCRIVERE:
    • Sottolineare i dati salienti, anagrafici e cronologici (es: l’età del soggetto ma anche la data dell’inizio della sintomatologia) riportare i fatti rilevanti: numero componenti della famiglia del minore, psicopatologie presenti…
    • Evidenziare ciò che viene richiesto di fare dalla commissione )
    ANNOTARE:
    1) SETTING E motivazioni
    •CHI ha contattato lo psicologo? Se non sono i genitori: domandarsi quant'è la consapevolezza della problematica, quanto è collusione con i sintomi, quanto il disinteresse; se sia solo uno psicologo o anche un altro professionista (medico di base,…): ci dà informazioni sulle fantasie eziologiche di chi chiede la consultazione.
    • Ricordarsi che prima di affrontare un caso clinico (anche di un bambino) BISOGNA INFORMARE I GENITORI (sia per deontologia sia per la recente normativa sulla privacy)
    • Chiedersi in quale tipologia di servizio avviene la consultazione.
    • Perché la consultazione avviene proprio in questo momento: se il sintomo persiste da tempo perché proprio ora??? Se c’è un pregresso del sintomo, capire di che tipo e quali manifestazioni.
    • Chiedersi o registrare vissuti hanno gli adulti e il bambino in relazione al sintomo (spesso collimano)
    • Domanda e sintomo non sempre coincidono: in tal caso evidenziare la differenza: la domanda riguarda “qual è l’oggetto della preoccupazione che ha portato alla consultazione”, il sintomo riguarda le reali manifestazioni.
    • Chiedersi quali interventi/servizi sono stati contattati in precedenza: da ciò si potrebbero intuire gli atteggiamenti empatici della famiglia verso il disagio.
    2) GLI ATTORI DEL PROTOCOLLO
    • Ricercare le figure presenti nel protocollo ed annotare quelle assenti: es. un padre che non compare (chiedersi per iscritto!) è deceduto? È in corso una separazione? Non c’è mai stato? Attenzione a non dare risposte!!! è solo far capire che si sanno cogliere nessi tra tutte queste ipotesi e la manifestazione del disagio
    • Indagare qualità della vita del bambino e socializzazione: grado di scolarizzazione, scuola scelta o lavoro svolto se adolescente, spazi esterni fruiti per tempo libero e hobby, amici e tempo libero.
    • Indagare relazione intrafamiliari ed extrafamiliari: anche in questo caso ci basiamo sui dati forniti dal protocollo - e sottolineare le informazioni mancanti ma rilevanti
    • Individuare un possibile episodio scatenante (ma più probabilmente la serie di eventi interconnessi, spesso a lungo termine, di cui il sintomo che porta alla consultazione è l’ultimo anello). Non necessariamente sempre è esplicito!
    • Cogliere l'eventuale valore attribuito al sintomo da parte del paziente e da parte degli altri (spesso non coincidono).
    3) EVIDENZIARE I REGISTI DEL PROTOCOLLO
    E’ probabile che il caso comporterà il consulto e coinvolgimento di altre figure professionali per una comprensione più esaustiva della problematica. Es: medico di base o neuropsichiatra per sondare aree somatiche e fisiologiche o riabilitatori come logopedisti o psicomotricisti.
    N.B. : bisogna spiegare che si chiede un consulto per meglio approfondire alcuni aspetti (dire quali aspetti ci spingono a ciò), ma mai formulare diagnosi precisa da fornire allo specialista a cui si chiede il consulto!! Mai dire che bisogna prescrivere un farmaco!!! Si può presupporre la necessità, ma è un medico che prescrive o meno!!!
    4) COSA NON DIMENTICARE DI ANNOTARE
    • Cogliere quante aree fisiologiche psicologiche e sociali risultano in quel preciso momento inficiate.
    • Quante risorse e punti di forza restano al paziente
    • Esprimere la necessità di una verifica/confronto con un équipe di riferimento
    • Formulare domande con verbo al condizionale riportando tra virgolette le frasi del protocollo da cui scaturiscono; non dare risposte chiuse, ma elaborare ipotesi e costrutti dinamici ed alternativi (Es: se si evidenziasse ciò potrebbe essere necessario tale intervento, viceversa bisognerebbe sondare maggiormente quest’altra area…)
    INIZIARE A SCRIVERE QUALCOSA
    Analizzare per esteso le figure presenti nel protocollo ampliando ed approfondendo le annotazioni, identificando ruoli, importanza, stile di personalità. [attenzione: mica sempre ci sono tutte le informazioni necessarie!!!]
    1. ANALISI DEI GENITORI: individuare situazioni psicologicamente rilevanti (pregressa depressione materna, morte di un genitore…); distinguere coniugalità da genitorialità : comprendere problemi di coppia o separazioni in corso, riconoscere comportamenti pedagogici e normativi. Capire a livello temporale le due fasi: momento in cui sono diventati genitori in relazione al momento vissuto dalla coppia. Individuare la presenza di fratelli: rapporti differenziati e/o privilegiati; posizione cronologica all’interno della fratria
    2. ANALISI SUL MINORE: domandarsi come sta il minore/adolescente in relazione a:
    • Se stesso: in quale fase del processo di crescita (individuazione-separazione-autonomia) si trova, se e quali tappe dello sviluppo sono state raggiunte e quali no, elementi di criticità nell’identità (autostima, autoefficacia, ecc.)
    • Con i genitori: analizzare la relazione che il bambino ha con ciascuno dei due genitori, compresi i comportamenti emozionali, in relazione ciò è confrontabile con i parametri di riferimento di sviluppo armonico; se possibile, farsi domande sullo stile di attaccamento. NON dimenticare di farsi domande SULLA FAMIGLIA ALLARGATA, “allungando” i discorso alle generazione precedenti, se il protocollo sembra suggerirlo
    • Con gli altri, coetanei ed adulti: valutare il suo inserimento nel contesto scolastico (come passa l’intervallo? sta da solo o in gruppo?), valutare se svolge attività ricreative o sportive (per suo interesse o per “obbligo”); nel caso di adolescenti, soprattutto con problemi di condotta o comportamenti di abuso, valutare il rischio di danno fisico e di coinvolgimento legale.
    [se indicato nel protocollo, o comunque da indicare come elemento di valutazione nel corso del colloquio]: • Con lo psicologo: per capire sia come il bambino si relaziona con un estraneo adulto, sia per cogliere come il bambino si pone in relazione alla sua condizione di disagio.
    3. DEFINIRE I PASSI PRELIMINARI ALLAPROPOSTA DI INTERVENTO
    • Esplicito contratto con i genitori: porre attenzione su condizioni particolari (es. separazioni tra i genitori, presenza di alleanze con e contro; la presenza di nuove famiglie ricostruite in cui bisogna saper cogliere i ruoli…).
    • Contratto diretto con il minore: esplicitare il segreto professionale - ma non completo! - tra bambino e psicologo, uso di un linguaggio adeguato in base all’età e alle competenze cognitive
    4. ANALISI SUL SINTOMO E DEFINIZIONE DEGLI STRUMENTI DI RILEVAZIONE
    In pratica, l'analisi della domanda: perché proprio adesso? È una risposta a richiesta di altre persone o una reale, magari parziale, consapevolezza della situazione? Se portano il problema di un figlio, è veramente del figlio il problema, o è piuttosto loro? Qui massima attenzione a NON confondere sintomatologia suggestiva di… con diagnosi di… Anche solo per le semplici ipotesi diagnostiche, dichiarare sempre da quale MODELLO interpretativo prendete a prestito i criteri: “per le finalità diagnostiche richieste mi riferirò prevalentemente al manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV)”.
    Storia del sintomo: frequenza, durata, intensità e fenomeno scatenante. C'è una costellazione di sintomi? In quale contesto si manifesta? Sono in grado di individuare delle ricorrenze? E' un sintomo solo del paziente od anche del contesto? Ho informazioni a livello cognitivo? Sul funzionamento emotivo? Su quello relazionale (genitori e pari)? Risorse su cui il paziente può contare? Limiti? Con i bambini, sempre in base ai dati forniti, potrebbe essere utile chiedersi se gli insegnanti non possano magari darvi qualche notizia preziosa: non dimenticate di valutare questo aspetto, MA non dimenticare mai che è indispensabile il consenso genitoriale.
    Meglio porre più ipotesi specificando quali elementi mancano per definire con sicurezza l’una o l’altra o come ottenere tali informazioni, oltre ai metodi per ottenere tali informazioni :
    • CON I GENITORI (se il caso altri familiari): il COLLOQUIO CLINICO è lo strumento principe. Indicare che dovrà affrontare la storia personale della coppia fino alla genitorialità, il racconto della specifica sintomatologia riportata dal bambino e situazioni di disagio precedenti (si comprendono così la qualità delle relazioni e le dinamiche familiari, e il valore attribuito al disagio del piccolo). Durante il colloquio realizzare un’accurata e strutturata ANAMNESI (per raccogliere informazioni, punti di forza e debolezza, trend della crescita nelle varie dimensioni dello sviluppo del bambino; iter scolastico); raccogliere informazioni sulla famiglia (composizione, lavoro, fratelli, metodi educativi, malattie degne di nota), sulle attività extrascolastiche e relazioni sociali del minore
    • CON IL MINORE: anche qui si privilegia il COLLOQUIO in cui rientrano: contratto, alleanza, ascolto e restituzione (privilegiare canale verbale, gestuale, ludico in base all’età cronologica e mentale del piccolo), cui si possono associare anche TEST:
    > Utilizzare TEST CARTA - MATITA (solo dopo aver stabilito contratto e alleanza) ad es. il Machover’s test (disegno della persona), il disegno della famiglia mentre sta facendo qualcosa. Sono potenzialmente infiniti, vanno ovviamente scelti tra altri motivando la scelta sulla base delle caratteristiche del bambino (età, livello cognitivo, grado di coinvolgimento possibile, costrutto da )
    > Utilizzare il GIOCO (spontaneo e strutturato: Scenotest ) per osservare e comprendere come il piccolo si muove nello spazio (abilità visuo motorie), come si organizza (problem solving e capacità di pianificazione), quali sono le sue potenzialità cognitive, creative, relazionali (se è in grado di coinvolgere lo psicologo nel gioco o meno).
    > Utilizzo dei TEST PROIETTIVI, da suggerire con cautela a seconda della composizione della commissione le Blacky’s pictures sondano fasi e vissuti psicosessuali: scegliere quelle più utili per il caso e spiegare perché. Le Favole della Duss, meno complesse, sono ideali per i più piccolini, utilizzano disegno e verbalizzazione spontanea. Il TAT è meglio per l’adolescente: spiegare i motivi che sottendono la scelta e spiegare l’interpretazione di un autore piuttosto che un altro fa capire che non siamo superficiali. Il Rorschach’test individua i meccanismi di difesa agiti dal soggetto (proporlo con cautela). Per bambini con sospetto abuso o maltrattamento, il F.A.T (Family Attitudes Test) composto da tavole che rappresentano situazioni tra bambini e adulti: rileva gli atteggiamenti del bambino nei confronti dei singoli componenti della famiglia e i ruoli di ognuno.
    > Utilizzo dei TEST REATTIVI se l’età lo consente: MMPI/A solo per adolescenti; Raven (Standard PM o Colorate PM) per i bimbi più piccoli o averbali, WISC, WPPSI o anche WAIS per adolescenti brillanti
    > Utilizzo dei TEST SPECIFICI soprattutto per ipotesi di problemi specifici; ad esempio, per i Disturbi Specifici dell’Apprendimento le serie MT di Cornoldi; per i per tratti autistici, l’ADI – R o l’ADOS; per la valutazione del comportamento adattivo, presente in vari Disturbi anche pervasivi, le SCALE VINELAND per il comportamento Adattivo.
    > se l’età lo consente ed il problema presentato lo suggerisce, valutare la possibilità di OSSERVARE L’INTERAZIONE NEL NUCLEO FAMILIARE (Lousanne Triadic Play, molto usato in mediazione familiare), o lo stile di attaccamento con un caregiver (ad esempio con la Strange Situation).
    5. RESTITUZIONE E PROGETTO DI INTERVENTO
    Se il paziente è adolescente, sarebbe opportuno lavorare con lui, escludendo almeno nella fase di valutazione ed analisi della domanda i genitori. Solo alla fine del percorso diagnostico, previo accordo sulle modalità e sui contenuti, potrebbe essere programmata una restituzione anche ai genitori, con la presenza del paziente
    Se non è esplicitamente chiesta una diagnosi, attenzione a proporre trattamenti! Meglio ipotizzare più linee di intervento, specificando quali siano applicabili a seconda degli ulteriori elementi emergenti, proponendo cose realistiche, NON ideali!
    Valutare bene anche quali possono essere le realistiche risorse territoriali attivabili (la capacità dello psicologo di lavorare in rete è molto apprezzata): sia privati, sia soprattutto pubbliche (ASL, consultori, Spazi Giovani, Assistenti Sociali, scuole, programmi di inserimento lavorativo, comunità diurne, casa- famiglia, strutture ricreative, ecc ecc.)
    Se è auspicabile proporre un intervento anche con i genitori (tutt’altro che improbabile), prendere in considerazione oltre all’ovvia terapia familiare (pesantuccia, però, non realisticamente applicabile sempre e a tutti), anche il più soft Parent training: consiste nell’aiutare i genitori a capire alcune dinamiche nella loro relazione con il figlio, e ad affrontarle con l’atteggiamento e i metodi migliori.

    GRAZIE MILLE PROF.SSA!!!
    SEMPRE MOLTO GENTILE E DISPONIBILE


    DOMANDONA DELLA SERA PRIMA...
    I CRITERI DIAGNOSTICI VANNO SCRITTI (E QUINDI SAPUTI A MENADITO) OPPURE BASTA CITARE, "COME INDICANO I CRITERI DEL DSM-IV-TR???!!?!"



    RAGA...
    IN BOCCA AL LUPO A TUTTI!!!!!!!!!!!!!!!!
    IN CULO ALLA BALENA
    TRA LE PALLE DEL RICCIO



    E UNA FRESCA FRESCA
    TRA LE TETTE DELLE FORMICHE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    POI X CHI E' FORTUNATO... VACANZA!!

    IO TORNO AL LAVORO!!!! MA PIU' LEGGERA (SXO!!!!!)


  11. #236

    Riferimento: eds parma 2009

    Grazie Professoressa, in bocca al lupo amici!!!!!!

  12. #237
    Partecipante Affezionato
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    Riferimento: eds parma 2009

    Ciao colleghi!!!!
    Smaltito la tensione della 2prova?!?!!?
    2 giorni di mare ci volevano... ora lavoro...!!!

    Volevo un commento su tutta la giornata e in particolare sulle tracce...
    Robe da urlo l'organizzazione della nostra facoltà ...
    C'è da vergognarsi con chi è venuto a fare la prova da altre facoltà....
    SEGRETERIA EDS SCANDALOSA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    Per quando riguarda le tracce, io ho fatto l'evolutivo (mamma giovanna accompagna il figlio da un consulente libero professionista...)
    voi cosa avete messo'?!?!?!!!?!?!

    io ho fatto analisi della domanda (Xkè la madre va dopo segnalazione della scuola, xkè il padre non c'è....) colloquio genitori - colloquio insegnanti - osservazione e colloquio con Michele (con analisi dei nodi fondamentali!)
    ipotesi: DOP o DDAI
    strumenti: CBCL - SCOD (versione I - G) - TAD (x frasi "mi ammazzo...") - TMA ("non capisco niente")
    invio: professionista con orientamento cognitivo comportamentale



    p.s. MA E' STATO CORRETTO CHE NON CI FOSSERO LE TRACCE DI LAVORO E COMUNITA'!?!?!!



    BACI A TUTTI

    ASPETTO RISPOSTE!!!!!!!!!!!!!!!!

  13. #238
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    vendo a metà prezzo libri fondamentali per la preparazione dell'Esame di Stato.
    - M.Falabella - ABC DELL PSICOPATOLOGIA € 6,00
    Kaneklin/Gozzoli - PSICOLOGO DOMANI Vol. 1 PROVA TEORICA € 12,00
    - Kaneklin/Gozzoli - PSICOLOGO DOMANI Vol. 1 PROVA TEORICA € 11,00
    Cell. 346.5206909

  14. #239
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    uella in attesa dei risultati mi stavo chiedendo se qualcuno ha un a mezza idea di quando usciranno! io nn ho sentito nemmeno un ipotesi di data o di periodo...!!!!
    grazie!

  15. #240

    Riferimento: eds parma 2009

    io ho capito che si sarebbero incontrti intorno al 5-6 settembre per la correzione e che i risultati sarebbero usciti verso la fine di settembre....gli orali quindi a metà ottobre! qualcuno conferma la mia versione dei fatti?!?!perchè alla fine della giornata della seconda e terza prova ero un po' confusa!!!!!!!!!!

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