
Originalmente inviato da
Megiston Matema
Caro Lalangue,
ascoltiamo ciò che il paziente dice, ok ... e se invece di limitarci a questo con attenzione liberamente fluttuante fluttuassimo (Io fluttuo, Lei fluttua? ... parafrasando il grande Totò) ancora un po' fino a porre il paziente davanti a noi e cercare di cogliere ANCHE tutte quelle comunicazioni non-verbali che trasmette e che sono altrettanto importanti per capire cosa sta accadendo, trovi che sarebbe un gran male?
E se, dopo questo, ci sforzassimo (lo so, qui chiedo troppo) di mettere davanti a noi anche l'analista ... si, noi stessi, perché anche noi siamo nella relazione, ne siamo parte integrante, la modifichiamo, ci siamo detti tante volte che in paziente che andasse putacaso dall'analista Lalangue o che andasse dall'analista Megiston non direbbe le stesse cose e non farebbe la stesa analisi ... e allora, ce lo vogliamo mettere anche l'analista nel campo analitico?
Così da poter cogliere contemporaneamente ciò che è del paziente (il suo intrapsichico), ciò che è mio (il mio intrapsichico) e ciò che è della relazione fra me e lui; ciò che è di Cesare, ciò che è di Dio e finalmente ciò che è NOSTRO!
Oltre alle interpretazioni di transfert è possibile pensare ad interpretazioni basate sulla relazione? Interpretazioni che mirano a cogliere cosa sta succedendo fra noi e a scendere nelle dinamiche di ciascuno che si intrecciano, possono diventare complementari o fortemente polarizzate, ma sono reciprocamente funzionali al mantenimento di uno status quo, che fino al momento prima di coglierle stava bene ad entrambi e che una volta colte non è più possibile o pensabile riattestarsi su quel baluardo.
Ciao