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  1. #241
    Partecipante Assiduo
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    20-03-2009
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    167

    Riferimento: caso clinico adulto 3 prova

    Citazione Originalmente inviato da lovvina82 Visualizza messaggio
    vi posto questo caso...

    lilliana studentessa di 19 anni viene inviata dal medico di base ad una visita psicologica per disturbi alimentari. al primo colloquio si presenta accompagnata dalla mamma che appare preoccupata per il rapido dimagrimento della figlia: ha perso 8 kg in 2 mesi con conseguente amenorrea.
    dall'osservazione la ragazza appare triste,scoraggiata,rallentata nei movimenti.
    riferisce di non piacersi fisicamente: di avere naso lungo, capelli troppo ricci e crespi e gambe storte. la ragazza afferma di nn vALalere niente, di essere inferiore alle sue amiche. asserisce continuamente di essere sfortunata e che per lei non esiste soluzione per uscire da questa situazione. lilliana è la seconda di 3 figli ed è l'unica fammina. proviene da una famiglia di professionisti di classe medio-alta. dal suo racconto sembra trasparire la presenza di difficoltà di rapporto tra madre e il padre e tra i genotiri e i figli, tuttavia nessun altro menbro della famiglia ha richeisto una visita psicologica.
    la ragazza frequenta il primo anno di univ e ilsuo rednimento è scarso, i rapporti con i colleghi di corso e con le maiche nn vengono ricercati ,anzi sono spesso rifiutati. non esce mai di casa se non per andare a scuola trascorre la maggior parte del tmepo in camera ad ascoltare musica fissando il soffitto.

    un anamnesi approfondita rivela che i suoi problemi d'alimentazione sono iniziati nell'adolesc. è quasi un anno che si sente triste e a disagio incapace e insignificante. il peso raggiunto massino è stato di 52kg, all'età di 15 anni; il peso minimo, quello attuale, 44kg.
    il soggetto riferisce di nn essersi mai sentita grassa al contrario avrebbe desiderato aumentare di peso senza però riuscirvi.



    il candidato illustri:
    - ipotesi diagonostica
    -quali altri dati ha bisogno per una diagnosi differenziale-
    - strumenti
    - tipo di intervento
    - eventuali risorse di rete psicosociali da attivare


    secondo voi???
    Lilliana studentessa di 19 anni viene inviata dal medico di base ad una visita psicologica per disturbi alimentari. Accompaganta dalla madre al primo colloquio riporta di aver perso 8 kg in 2 mesi con conseguente amenorrea (assenza di almeno tre cicli mestruali consecutivi). Un anamnesi approfondita rivela che i suoi problemi d'alimentazione sono iniziati nell'adolesc. è quasi un anno che si sente triste e a disagio incapace e insignificante. il peso raggiunto massino è stato di 52kg, all'età di 15 anni; il peso minimo, quello attuale, 44kg.
    Nel tentativo di commentare ed interpretare un simile caso verrà fatto riferimento al manuale diagnostico DSM IV TR.
    Dal colloquio si rileva che la paziente è quasi da un anno che si sente triste e a disagio incapace e insignificante. La ragazza appare triste,scoraggiata,rallentata nei movimenti, non si piace fisicamente, riporta quelli, che a suo dire, sono numerosi diffetti fisici, afferma, inoltre, di nn valere niente, di essere inferiore alle sue amiche, di essere sfortunata e che per lei non esiste soluzione per uscire da questa situazione. Il rendimento nello studio è scarso (frequenta un corso universitario) e il rapporto con i colleghi, così come con le amiche, è assente se non, in alcuni casi, rifiutato. Passa gran parte delle sue giornata chiusa in camera a fissare il soffito a ad ascoltare musica ed esce solo per andare all'università.
    Alla luce di tutti questi simili si potrebbe diagnosticare, in linea del tutto provvisoria e ipotetica, un disturbo dell'umore (si potrebbe pensare ad un dist. depressivo maggiore). Le informazioni in nostro possesso non sono ancora sufficienti perchè si possa parlare del suddetto disturbo con maggiore certezza; ciononostante, ai fini diagnostici, simili ipotesi andrebbero comunque sottoposte ad ulteriori indagini ed accertamenti.
    In sede di diagnosi differenziale si potrebbe parlare di un disturbo dell'alimentazione (anoressia nervosa); sintomi come il peso al di sotto di quello normale, amenorrea e e la mancanza di autostima potrebbero indirizzare il clinico verso una simile direzione diagnostica. Ancora una volta l'insufficienza di informazioni, la necessità di approfondire alcune presenti rendono necessari ulterioir accertamenti e colloqui mediante i quali indagare diversi aspetti (tra i tanti potrebbe essere particolarmente utile indagare il livello di strutturazione dell'Io, il rapporto con la realtà e il contesto familiare in cui la paziente vive).
    Si potrebbe suggerire l'uso dell'intervista semistrutturata SCID-I, utile nelle indagini sui disturbi di Asse I e il MMPI-II per indagare su aspetti di personalità.
    Si suggerirebbe, inoltre, un trattamento di tipo supportivo(per sostenere un Io incapace di esercitare tutte le normali funzioni)/espressivo ad approcio psicodinamico (al fine di favorire l'insight della paziente e l'elaborazione dei termini conflittuali). Si potrebbe suggerire una terapia sistemica familiare, in quanto la paziente potrebbe essere una portavoce di eventuali nuclei depressivi presenti in ambito familiare.

  2. #242
    Partecipante Assiduo
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    20-03-2009
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    167

    Riferimento: caso clinico adulto 3 prova

    ...si cavolo...nel caso di Liliana il disformisomo corporeo ci sta tutto...è vero!!! Mi trovate pienamente d'accordo anche sul fatto che il distubo dell'alimentazione possa essere citato solo in sede di diagnosi differenziale!
    Ultima modifica di Giupeppe : 11-07-2010 alle ore 13.46.20

  3. #243
    Partecipante Esperto
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    15-04-2010
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    Riferimento: caso clinico adulto 3 prova

    allora tutti daccordo????
    se volete piu tardi ne posto altri...:-)

  4. #244
    Partecipante Assiduo
    Data registrazione
    20-03-2009
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    Riferimento: caso clinico adulto 3 prova

    Citazione Originalmente inviato da lovvina82 Visualizza messaggio
    allora tutti daccordo????
    se volete piu tardi ne posto altri...:-)
    metti metti così mi esercito

  5. #245
    Partecipante Esperto
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    15-04-2010
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    Riferimento: caso clinico adulto 3 prova

    anna ha 34 anni,coniugata, due figli di 10 e 7 anni, lavora part-time come ragioniera. è una bella donna, nagra e curata nell'aspetto. si rivolge allo psicologo perche due anni fa ha subito un incidente d'auto e da allora ha una paura di morire che le altera completamente stile e qualità di vita.

    vorrebbe rinunciare a lavorare pur di non dover uscire la mattina, ma è consapevole di dover continuare a portare i figli a scuola e a far condurre loro una vita normale. per cui finge.
    solo con il marito anna si permette di esprimere quello che sent, tanto che dall'epoca dell'incidente non hanno piu rapporti sessuali ed approfitta della disponibilità dell'uomo per fargli fare tante cose fuori casa.
    ma soprattutto è la paura di avere un "brutto male" che angoscia anna, la quale tuttavia non vuole sottoporsi ad accertamenti medici per paura di scoprire qualche malattia, ne vuole prendere in considerazione eventuali prescrizioni di farmaci.
    afferma che il momento peggiore è quando si sveglia la mattina ed il primo pomeriggio quando si rilassa .
    da icolloqui che seguono anna si rivela con tratti di personalità rigida e con tono dell'umore orientato in senso depressivo come conseguenza delle sue paure e della mancanza di fiducia nel futuro.

  6. #246
    Partecipante Assiduo
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    20-03-2009
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    Riferimento: caso clinico adulto 3 prova

    Anna, 34, coniugata e con 2 figli (10 e 7 anni), di bell'aspetto e curata. Impiegata part-time come ragioniera. 2 anni fa ha avuto un incidente d'auto e da allora ha paura di morire, paura che altera completamente il suo stile di vita.
    Ai fini diagnostici del caso verrà fatto riferimento al manuale diagnostico DSM IV-TR. Le manifestazioni cliniche riportate nel seguente caso (l'angoscia, la paura di "avere un brutto male", i tratti di personalità rigidi, il tono dell'umore orientato in senso depressivo e la mancanza di fiducia nel futuro) potrebbero suggerire, in via del tutto ipotetico e certamente provvisoria, una diagnodi di disturbo dell'umore (ulteriori indagini tornerebbero utili per comprendere se si tratti, eventualemnte, di disturbo depressivo maggiore o disturbo distimico) accompagnato da un disturbo somatoforme (riconducibile alla paura di avere un "brutto male"). Le informazioni in possesso sono comunque del tutto insufficienti perchè tali disturbi possano essere diagnosticaticon un certo margine di probabilità; a tal proposito si consigliano vivamente ulteriori colloqui con la paziente.
    In sede di diagnosi differenziale si potrebbero ricondurre alcuni sintomi (la paura di morire, il non voler uscire di casa, il delegare il marito a tutte quelle mansioni che potrebbero farla uscire di casa, il non avere più rapporti sessuali) ad un disturbo d'ansia e, poichè la sintomatologia sembrerebbe risalire a 2 anni fà, in seguito all'incidente, si portebbe ritenere che si tratti di un dist. post traumatico da stress. QUest'ultima ipotesi non troverebbe conferma in alcuni sintomi che, comunque non vengono riportati dalla paziente, come per esempio il rivivere, sottoforma di incubi notturni o flashback, l'evento traumatico.
    Sarebbe opportuno, come più volte suggerito, un'altra serie di colloqui necessaria per approfondire numerosi aspetti della vita della paziente. Innanzitutto si dovrebbe sapere se la paziente è stata indirizzata da qualcuno dallo psicologo o se vi sia venuta di sua spontanea volontà e per volontà ed insistenza di altri; si renderebbe utile sapere perchè la paziente ha deciso di vedere lo psicologo in questo momentoe quali siano le sue aspettative nei confronti del trattametno eventuale. Si dovrebbe verificare sul livello di strutturazione dell'Io, delle sue funzioni e del rapporto con la realtà.
    Un altro contesto piuttosto importante d'indagine risulta essere quello familiare: spesso chi va dallo psicologo in presenza di un probabile disturbo depressivo, altri non è che il portavoce di un nucleo depressivo presente in ambito familiare.
    Si potrebbe suggerire l'impiego di strumenti come lo SCID-I (intervista semistrutturata per la diagnosi di disturbi di Asse I) e l'MMPI-II.
    Potrebbe tornare utile un trattamento espressivo supportivo di orientamento psicodinamico per sostenere un Io compromesso e provvedere ad una sua ristrutturazione, così come alla rielaborazione dei termini conflittuali.
    Prima ancora di qualsiasi trattamento potrebe, tuttavia, essere necessario un incontro con lo psichiatra per una eventuale cura farmacologica in modo da stabilizzare il tono dell'umore.

    CHE VE NE PARE? PUO' ANDARE? SBAGLIATO O DIMENTICATO QUALCOSA????

  7. #247
    Partecipante Super Esperto L'avatar di roberta80
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    Riferimento: caso clinico adulto 3 prova

    ragazze mi spiegate la diagnosi differenziale sono andata nel pallone

  8. #248
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: caso clinico adulto 3 prova

    [QUOTE=roberta80;2378374]ragazze mi spiegate la diagnosi differenziale sono andata nel pallone[/QUO

    in poche parole la diagnosi differenziale è la (sempre potenziale e mai certa) diagnosi di un disturbo i cui sintomi potrebbero essere presenti o molto simili a quelli rilevabili in un altro quadro clinico...spero di essere stato chairo!
    Ad esempio alcuni sintomi come l'ansia, tono dell'umore dpresso, agitazione, disturbi del sonno sono presenti sia nei disturbi depressivi che in quelli d'ansia

  9. #249
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: caso clinico adulto 3 prova

    io in realtà avevo pensato ad un disturbo d'ansia accompagnato da un disturbo somatoforme...in realtà il disturbo depressiovo o distimico io nn lo ritrovo...

  10. #250
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: caso clinico adulto 3 prova

    Citazione Originalmente inviato da lovvina82 Visualizza messaggio
    io in realtà avevo pensato ad un disturbo d'ansia accompagnato da un disturbo somatoforme...in realtà il disturbo depressiovo o distimico io nn lo ritrovo...
    Forse hai proprio ragione...il dist. depressivo maggiore o evenutalmente quello distimico porebbe starci come diagnosi differenziale mentre come diagnosi principale un dist. somatoforme in comorbidità ad un disturbo d'ansia, che potrebbe essere dist. di panico con agorafobia, fobia sociale o dist. post traumatico da stress (nell'incertezza meglio rimanere sul vago e lasciare solo DISTURBO D'ANSIA)....si si hai perfettamente ragione
    Ultima modifica di Giupeppe : 11-07-2010 alle ore 17.23.55

  11. #251
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: caso clinico adulto 3 prova

    ecco bravo io avevo pensato ad una fobia sociale in particolare...il soggetto presenta un eccessiva ansia suscitata da situazioni o prestazioni sociali che determinano condotte di evitamento (come il fatto di delegare al marito commissioni esterne)

  12. #252

    Riferimento: caso clinico adulto 3 prova

    Citazione Originalmente inviato da Giupeppe Visualizza messaggio
    Forse hai proprio ragione...il dist. depressivo maggiore o evenutalmente quello distimico porebbe starci come diagnosi differenziale mentre come diagnosi principale un dist. somatoforme in comorbidità ad un disturbo d'ansia, che potrebbe essere dist. di panico con agorafobia, fobia sociale o dist. post traumatico da stress (nell'incertezza meglio rimanere sul vago e lasciare solo DISTURBO D'ANSIA)....si si hai perfettamente ragione
    vero però considera che un elemento importante per decidere quale sia la diagnosi principale è vedere quale disturbo è presente da più tempo ergo io metterei come diagnosi primaria disturbo post traumatico da stress

    p.s. piccolo appunto di netiquette scrivere maiuscolo equivale ad urlare
    ---------------------------------------------

    "figliuolo è in momenti drammatici come questo che un padre... SI METTE A URLARE COME UNA RAGAZZINA AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHH!!!!"

    di questo passo diventerò un grande attore di prozac

  13. #253
    Partecipante Super Esperto L'avatar di roberta80
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    Riferimento: caso clinico adulto 3 prova

    ragazze nn ho capito la diagnosi differenziale...quella principale riporta un disturbo i cui sintomi si manifestano da +tempo...la differenziale???

  14. #254
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    Riferimento: caso clinico adulto 3 prova

    anch'io concordo nella diagnosi di disturbo d'ansia accompagnato da disturbo somatoforme e in sede di diagnosi differenziale disturbo dell'umore dato che il suo umore orientato in senso depressivo è dovuto alle sue paure e alla mancanza di fiducia nel futuro.
    qualcuno di voi è riuscito a trovare casi clinici con disturbi di personalità?io no...

  15. #255
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: caso clinico adulto 3 prova

    si io dopo ne posto uno adesso devo uscire

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