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  1. #241
    Matricola
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    Riferimento: Perizia sulla psicoanalisi.

    Caro amico, mi dispiace ma è evidente che non posso prendere per utili i "postulati" della tua disciplina in quanto l'adesione a un postulato richiede un atto di fede. I riferimenti della mappa devono essere condivisi, non "appropriati" ai sensi di una dottrina che "postula" e a cui solo una delle due parti aderisce. Io questo terreno di condivisione lo vedo solo nel campo empirico, cioè dell'esperienza: non necessariamente personale, ma verificabile - pur con tutti gli enormi margini e le enormi incertezze che che questo aggettivo comporta. E infatti mentre non ti seguo sui concetti psicoanalitici - io non sono psicoanalitico e non sono tenuto ad esserlo per discutere costruttivamente con te - mi ritrovo "sugli esperimenti e sui risultati degli esperimenti".

    Se tu mi spieghi la psicoanalisi in termini psicoanalitici, io non posso che prenderne atto. È come se io ti spiegassi la mia esperienza nei termini della mia esperienza. Tutti i sistemi si sostengono internamente e perfettamente, e quindi? Mi dispiace che, pur con tutto l'impegno con cui scrivi e rispondi puntualmente, insinui da parte mia ideologismo, cioè l'intendere la discussione come "un percorso che impedisca di cambiare opinione su di un argomento". Io non potrei dire lo stesso di te? Non è, la discussione tra posizioni diverse, un esercizio specularmente frustrante e specularmente costruttivo? È già la seconda volta che poni condizioni e minacci di lasciare il confronto. Liberissimo, ma ti prego di apprezzare che io non l'ho mai fatto con te, avendone le tue stesse eventuali ragioni.

    E infine, dovrei "mettere tra parentesi le mie convinzioni a favore dei risultati degli esperimenti" Che è un modo elegante per dire che sono anti-scientifico, sostituisco la realtà con i miei desideri, metto la mia piccola esperienza al di sopra delle meta-analisi ecc. Ti ho semplicemente fatto notare che, accanto allo studio che hai citato, ne esistono altri che affermano il contrario. Sono secondo te meno autorevoli? Prevenuti? Metodologicamente flawed? Parliamone, ma ti prego di restare su un terreno di condivisione e correttezza.

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Dal mio punto di vista continui a confondere due concetti diversi.
    Intanto, il concetto di "malattia" non appartiene alla psicoanalisi. E' un concetto medico, non psicologico. E non è applicabile ai disturbi psichici, dato che si dà malattia quando l'agente eziologico sia noto (cosa che non è, nel campo dei disturbi psichici).
    Magari mi troverai eccessivamente pignolo, ma stiamo discutendo di questioni piuttosto serie, e ci tengo ad utilizzare i riferimenti appropriati. La mappa non sarà il territorio, ma se leggiamo le mappe con punti di riferimento non validi sarà assai dura trovare la strada.

    Un postulato della psicoanalisi (fin dai tempi di Freud, peraltro; e quando parlo di postulato lo faccio in termini geometrici, alla stessa stregua dei postulati di Euclide, per intenderci) è che esistano differenze di grado tra "salute" e "malattia", ma non di sostanza. Siamo tutti malati, per così dire. Sì, compresi i terapeuti. I quali, anzi, "scelgono" questo lavoro proprio per guarire, attraverso i loro pazienti, dalla loro "malattia". Tant'è che alcuni psicoanalisti sostengono che dovrebbero essere i terapeuti a pagare i pazienti.

    Per continuare, rilevo una contraddizione (e vedo che avevo fatto bene a porre un "caveat" circa il peso dell'esperienza personale): se vuoi discutere con una persona che la pensa diversamente da te, devi (ed è un DEVI) ritenere legittime le argomentazioni di quella persona. Se le svaluti e le disconosci, non c'è discussione possibile. Io, impegnandomi in questa discussione, riconosco legittimità al tuo pensiero ed alle tue affermazioni. Tu fai lo stesso con me, altrimenti che discussione potrà mai esserci?

    E il mio intento non è persuasivo. Non mi interessa di persuadere te o altri, non più di quanto sia importante persuadere qualcuno circa la correttezza di un'equazione. Cerco solamente di spiegare una serie di concetti che mi pare siano stati fortemente distorti. Ma quel che uno crede non è affar mio.

    Io, per ora, mi fermo qui. Perché davvero la "conditio sine qua non" di una discussione è che ognuno dei partecipanti riconosca la possibilità che l'altro abbia ragione. Nel momento in cui escludi questa possibilità, escludi anche ogni possibilità di discussione. A meno che tu, col termine "discussione", non intenda un percorso che impedisca di cambiare opinione su di un argomento. La scienza non si fonda sulle convinzioni, ma sugli esperimenti e sui risultati degli esperimenti. Se non intendi mettere tra parentesi le tue convinzioni a favore dei risultati degli esperimenti, non vedo cosa ci sia da discutere.

    Buona vita

  2. #242
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    Riferimento: Perizia sulla psicoanalisi.

    Non ritengo applicabili le ricerche di Libet al mio discorso, per quanto invece interessanti sul piano teorico che poni. La separazione tra pensiero e atto è per me una prospettiva (auto)terapeutica e quindi pratica, che risiede proprio nel fatto che gli individui "presentano sensi di colpa legati ai pensieri e alle emozioni". Poiché la colpa investe l'ambito dell'etica, è utile e possibile ridurre il giudizio etico agli atti, sollevando pensieri ed emozioni da un fardello assolutamente inutile e non funzionale. Non sento il bisogno di analizzare pensieri ed emozioni, che mantengono comunque intatto il loro mistero - salvo postulare modelli che possono convincere alcuni ma non altri. Se vuoi puoi chiamarlo uno stratagemma, che è però utile ed antico quanto il Buddha.

    La psicoanalisi, nella mia opinione, carica l'attività mentale di significati ridondanti e in larga misura arbitrari, incanalando energie in un'attività di ri-flessione non funzionale al benessere, anzi potenzialmente molto dannosa per le personalità di tipo ossessivo.

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Solo un appunto su questa parte, poi aspetto la tua risposta al mio intervento precedente, prima di decidere se continuare o meno.
    Suppongo tu conosca il lavoro di Libet. Che, proveniendo da un ambito assai diverso dalla psicoanalisi, credo possa venire utilizzato come prova dell'esistenza di processi non coscienti e dell'ipotesi del determinismo psichico.
    Libet, nei suoi esperimenti, dimostra che l'atto non è governabile, dato che le aree motorie del cervello si attivano circa 500 millisecondi prima che il soggetto sia cosciente di voler compiere un'azione. Quindi, in base ai risultati degli esperimenti di Libet, nemmeno gli atti dovrebbero crearti problemi, dato che non sei cosciente di averli iniziati e la decisione non è sotto controllo della volontà (qualunque cosa tu voglia intendere con questo termine).

    Quanto al fatto che solo gli atti creano problemi, questa affermazione contraddice tutta l'evidenza clinica. Ci si trova quotidianamente di fronte a persone che, pur senza compiere alcun atto, purtuttavia presentano sensi di colpa legati ai pensieri e alle emozioni. Cosa che non dovrebbe accadere, fosse vero quello che sostieni.

    Buona vita

  3. #243
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    Riferimento: Perizia sulla psicoanalisi.

    Ci resto. O, perlomeno, faccio del mio meglio per restarci. Sei tu a scrivere che sei mio "nemico", e sei sempre tu a scrivere che "non riconosci validità" alle mie argomentazioni.

    Che posso farci? La metti in termini di atti di fede. Aspetto. Se sei disposto a riconoscere che anch'io posso avere ragione, continuiamo, altrimenti no.

    E mi pare che Libet non sia propriamente un autore "interno" alla psicoanalisi.

    Buona vita
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  4. #244
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    Riferimento: Perizia sulla psicoanalisi.

    Citazione Originalmente inviato da minimino Visualizza messaggio
    Non ritengo applicabili le ricerche di Libet al mio discorso, per quanto invece interessanti sul piano teorico che poni. La separazione tra pensiero e atto è per me una prospettiva (auto)terapeutica e quindi pratica, che risiede proprio nel fatto che gli individui "presentano sensi di colpa legati ai pensieri e alle emozioni". Poiché la colpa investe l'ambito dell'etica, è utile e possibile ridurre il giudizio etico agli atti, sollevando pensieri ed emozioni da un fardello assolutamente inutile e non funzionale. Non sento il bisogno di analizzare pensieri ed emozioni, che mantengono comunque intatto il loro mistero - salvo postulare modelli che possono convincere alcuni ma non altri. Se vuoi puoi chiamarlo uno stratagemma, che è però utile ed antico quanto il Buddha.

    La psicoanalisi, nella mia opinione, carica l'attività mentale di significati ridondanti e in larga misura arbitrari, incanalando energie in un'attività di ri-flessione non funzionale al benessere, anzi potenzialmente molto dannosa per le personalità di tipo ossessivo.
    Fammi una cortesia, se riesci. Invece di dire semplicemente cosa è giusto e cosa sbagliato, prova a discutere le affermazioni mie. Prova ad analizzarle, controbatterle, portare risultati differenti. Insomma, discutere.

    Non col dire: "Questo va bene, questo no", che costruiamo conoscenze.

    Buona vita

    P.S.: Non minaccio nulla. E' mia facoltà intraprendere una discussione, come è mia facoltà ritirarmi da essa se non riscontro le condizioni che ritengo necessarie alla sua continuazione.
    Se vai da una persona e le dici "Discutiamo, ma sappi che non riconosco validità alle tue affermazioni", voglio vedere quanti sono disposti a discutere con te...
    Ultima modifica di willy61 : 22-09-2012 alle ore 14.10.57
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  5. #245
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    Riferimento: Perizia sulla psicoanalisi.

    Ma perché, chiedere garanzie non é fare un atto di fede? (In psicologia poi...) Un rimedio all'angoscia di sentirsi precari? Minimino non é che il metodo analitico ti spaventa perché può minare le tue certezze (o illusioni)? Io qualche dubbio c'è l'ho.

  6. #246
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    Riferimento: Perizia sulla psicoanalisi.

    Benedetta, questa si chiama argomentatio ad personam, ed è un brutto vizio quanto si discute di merito. Peraltro già viziato in premessa, che è posta da te: il metodo analitico non mi spaventa (dove l'ho scritto?). Comunque chiedere garanzie non è un atto di fede, accettarle può esserlo.

    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    Ma perché, chiedere garanzie non é fare un atto di fede? (In psicologia poi...) Un rimedio all'angoscia di sentirsi precari? Minimino non é che il metodo analitico ti spaventa perché può minare le tue certezze (o illusioni)? Io qualche dubbio c'è l'ho.

  7. #247
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    Riferimento: Perizia sulla psicoanalisi.

    Citazione Originalmente inviato da minimino Visualizza messaggio
    Non ritengo applicabili le ricerche di Libet al mio discorso, per quanto invece interessanti sul piano teorico che poni.
    Perché?
    Citazione Originalmente inviato da minimino Visualizza messaggio
    La separazione tra pensiero e atto è per me una prospettiva (auto)terapeutica e quindi pratica, che risiede proprio nel fatto che gli individui "presentano sensi di colpa legati ai pensieri e alle emozioni".
    Spiega, per cortesia, come questa separazione può essere terapeutica. E che cosa significa, nel tuo quadro d'insieme, "auto-terapeutica".
    Citazione Originalmente inviato da minimino Visualizza messaggio
    Poiché la colpa investe l'ambito dell'etica, è utile e possibile ridurre il giudizio etico agli atti, sollevando pensieri ed emozioni da un fardello assolutamente inutile e non funzionale.
    Dimostra l'utilità e la possibilità che affermi; indica il quadro di riferimento all'interno del quale questa operazione è possibile, specifica in quali condizioni non sia possibile.
    Spiega perché rappresenti un fardello, esamina quali altre possibilità esistono, dimostra l'inutilità "assoluta" (mammamia, che spreco di aggettivi.... se una cosa è inutile, è inutile, no?) e la non funzionalità dell'operazione che critichi.
    E, naturalmente, porta qualche tipo di esperimento (mi accontento di esperimenti mentali se non ne hai sottomano di reali) i cui risultati avvalorino le tue ipotesi.
    Citazione Originalmente inviato da minimino Visualizza messaggio
    Non sento il bisogno di analizzare pensieri ed emozioni, che mantengono comunque intatto il loro mistero - salvo postulare modelli che possono convincere alcuni ma non altri. Se vuoi puoi chiamarlo uno stratagemma, che è però utile ed antico quanto il Buddha.
    Sinceramente, il fatto che io non senta il bisogno di calcolare il peso atomico del Nettunio non ha alcuna influenza sull'operato di chi lavora con materiali radioattivi. Il fatto che tu non senta il bisogno di fare X non ti esime dal dovere di farlo, se vuoi capirlo e se vuoi discuterne.
    Chiamalo come vuoi. Ma se vuoi discutere con un contadino, non puoi dirgli che non senti il bisogno di comprendere come si munge una vacca.


    Citazione Originalmente inviato da minimino Visualizza messaggio
    La psicoanalisi, nella mia opinione, carica l'attività mentale di significati ridondanti e in larga misura arbitrari, incanalando energie in un'attività di ri-flessione non funzionale al benessere, anzi potenzialmente molto dannosa per le personalità di tipo ossessivo.
    E fuori dalla tua opinione, basandosi sui fatti? Le opinioni contano zero, in una discussione. Altrimenti ribatterei che, nella mia opinione, la torre eiffel non esiste, non è a parigi, è di cioccolata. E potrei persino sostenere che, siccome questa è la mia opinione, ho ragione io.

    Buona vita

    P.S.: Che c'entrano le "personalità di tipo ossessivo", con quanto scritto fin qui? In ogni caso, prova a dimostrare la tua affermazione.
    Ultima modifica di willy61 : 22-09-2012 alle ore 17.33.53
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  8. #248
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    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Fammi una cortesia, se riesci. Invece di dire semplicemente cosa è giusto e cosa sbagliato, prova a discutere le affermazioni mie. Prova ad analizzarle, controbatterle, portare risultati differenti. Insomma, discutere.Non col dire: "Questo va bene, questo no", che costruiamo conoscenze.
    Ti invito nuovamente a guardare la situazione in termini speculari. Io non apprezzo il metodo analitico, anzi penso che sia iatrogeno in molte situazioni di malessere. Tu "non riconosci validità" a questa affermazione. Dove sta la differenza tra me e te? Negli attriti dialettici occorre mantenere i nervi saldi e sforzarsi di restare nel merito, concedendo all'avversario tutto ciò che vorremmo sia concesso a noi stessi.

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    P.S.: Non minaccio nulla. E' mia facoltà intraprendere una discussione, come è mia facoltà ritirarmi da essa se non riscontro le condizioni che ritengo necessarie alla sua continuazione.
    Evidentemente ti è sfuggito ciò che ho scritto:

    Citazione Originalmente inviato da minimino Visualizza messaggio
    È già la seconda volta che poni condizioni e minacci di lasciare il confronto. Liberissimo, ma ti prego di apprezzare che io non l'ho mai fatto con te, avendone le tue stesse eventuali ragioni.
    P.S. Pochi secondi dopo avere postato l'ultimo messaggio mi sono imbattuto in un tuo post sul Fatto Quotidiano, che ho condiviso. Non siamo destinati ad essere "nemici" (non prendere troppo drammaticamente certe parole, altrimenti mi tocca riquotare anche quel pezzo)!

  9. #249
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    Riferimento: Perizia sulla psicoanalisi.

    Citazione Originalmente inviato da minimino Visualizza messaggio
    Ti invito nuovamente a guardare la situazione in termini speculari. Io non apprezzo il metodo analitico, anzi penso che sia iatrogeno in molte situazioni di malessere. Tu "non riconosci validità" a questa affermazione. Dove sta la differenza tra me e te? Negli attriti dialettici occorre mantenere i nervi saldi e sforzarsi di restare nel merito, concedendo all'avversario tutto ciò che vorremmo sia concesso a noi stessi.
    Sbagli. Io riconosco validità alle tue affermazioni. Semplicemente, dal mio punto di vista, contengono errori, distorsioni, informazioni sbagliate e scorrettezze. Quando discuto non mi limito a sostenere che una cosa va bene e un'altra no. Cerco di spiegare e di dimostrare quanto affermo.

    Ovviamente, riconoscere che un'affermazione sia valida, non equivale a sostenere che sia vera. "Il Sole gira attorno alla Terra" è un'affermazione valida, in un determinato sistema di riferimento, benché non sia affatto "vera".

    Buona vita



    Citazione Originalmente inviato da minimino Visualizza messaggio
    Evidentemente ti è sfuggito ciò che ho scritto:



    P.S. Pochi secondi dopo avere postato l'ultimo messaggio mi sono imbattuto in un tuo post sul Fatto Quotidiano, che ho condiviso. Non siamo destinati ad essere "nemici" (non prendere troppo drammaticamente certe parole, altrimenti mi tocca riquotare anche quel pezzo)!
    Non mi è sfuggito. Sono solo abituato a prendere sul serio le parole. Se usi un termine, sei responsabile del fatto che hai scelto di utilizzare quel termine, e non altri. E ne affronti le conseguenze, ovviamente.
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  10. #250
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    Riferimento: Perizia sulla psicoanalisi.

    Shedler (2006) That was then, this is now R7.pdf

    Per chi vuole qualche informazione su cosa sia la psicoanalisi contemporanea, in allegato un buon articolo di Shedler (in inglese)

    Buona vita
    Guglielmo
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  11. #251
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    Riferimento: Perizia sulla psicoanalisi.

    Ah si? Perché tu muovi una critica a quella che tu consideri la psicoanalisi che non dà garanzie che poi non avresti accettate?
    Non sempre si riesce a dire ciò che ci spaventa. Molto spesso non si riesce neanche a farne pensiero e a me sembra che tu ne sia ampia dimostrazione.
    Cosa ti spinge a partecipare ad una sola discussione in un intero forum di psicologia con argomentazioni critiche (per carità legittime) se ti é indifferente e se un altro tipo di psicoterapia ti ha dato serenità? Sicuro che la tua esperienza psicoanalitica non ti abbia smosso proprio nulla? ( i miei dubbi continuano....)

  12. #252
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    Riferimento: Perizia sulla psicoanalisi.

    Va bene. Allora affiniamo le parole. Anch'io riconosco validità alle tue affermazioni, come tu intendi. Che esista un inconscio, ad esempio, lo trovo valido e corretto, che esista un inconscio dinamico à la Freud lo trovo valido e potenzialmente corretto - ma mai dimostrato (solo postulato), quindi non corretto salvo ulteriori dimostrazioni. Libet ha infatti dimostrato la prima affermazione, non certo la seconda (ne ha eventualmente posto le basi). Che infine l'analisi di detto inconscio e dei suoi "contenuti" e delle sue "strategie" abbia un effetto terapeutico lo troverei valido nella misura in cui ritenessi corretta la precedente affermazione. Della correttezza mi ci occuperei in seguito. In quanto alla messe di dimostrazioni che mi chiedi, non posso che fare esattamente ciò che faresti tu se ti incalzassi in questo modo, cioè rimandandoti agli studi sull'efficacia, in questo cado delle terapie cognitivo-comportamentali, tra le cui "coping strategies" figurano una serie di raccomandazioni sull'opportunità di non analizzare i sentimenti ma di prenderne atto, basandosi sul fatto che "feelings and thoughts are not actions". Oltre naturalmente alla mia personale esperienza, che però è stata censurata e quindi non utilizzabile!

    Qui però, se possiamo abbandonare il dente avvelenato, dobbiamo fermarci e prendere atto dell'abisso epistemologico che separa le terapie psicoanalitiche da quelle cognitivo-comportamentali. Queste ultime non offrono un modello di funzionamento della mente ma si limitano all'individuazione e messa in atto di strategie per alleviare la sofferenza mentale. Non è quindi fattibile chiedere a una pratica unicamente evidence-based di esplicitare il contesto teorico in cui agisce, in quanto ne è consapevolmente e deliberatamente priva. Io mi muovo in queste acque, e lascio alla filosofia e alle neuroscienze il resto.

    In quanto all'analizzare pensieri ed emozioni secondo uno schema simbolico, per quanto elastico, simil-psicoanalitico, mi pare che la buona riuscita delle terapie cognitive deponga a sfavore della necessità sempre-e-comunque dell'analisi (cioè del misurare il "nettunio"). Quindi la mia opinione è fortunatamente condivisa, anche se (altrettanto fortunatamente) non da tutti. Ma farei un passo indietro: gli schemi interpretativi offerti dalla psicoanalisi, in tutte le sue varie essenze, in che misura sono postulati e in che misura rispecchiano il reale funzionamento della mente? Freud ci aveva messo le sue personali fantasie, specialmente erotiche, altri sono stati molto più cauti. Ma si tratta pur sempre di una meta-psicologia, di una "mappa" appoggiata su un territorio sconosciuto. Per tornare ai miei primi interventi: c'è chi trova questa mappa plausibile e affascinante, c'è chi la trova lacunosa e improbabile (come me). E fin qui è questione di gusti intellettuali. Poi si può parlare di efficacia terapeutica, e aggiungere un ulteriore interrogativo: quanto questa è legata al modello epistemologico e quanto alla pratica, che peraltro si va facendo sempre più "sincretica"?

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Sbagli. Io riconosco validità alle tue affermazioni. Semplicemente, dal mio punto di vista, contengono errori, distorsioni, informazioni sbagliate e scorrettezze. Quando discuto non mi limito a sostenere che una cosa va bene e un'altra no. Cerco di spiegare e di dimostrare quanto affermo.

    Ovviamente, riconoscere che un'affermazione sia valida, non equivale a sostenere che sia vera. "Il Sole gira attorno alla Terra" è un'affermazione valida, in un determinato sistema di riferimento, benché non sia affatto "vera".

    Buona vita





    Non mi è sfuggito. Sono solo abituato a prendere sul serio le parole. Se usi un termine, sei responsabile del fatto che hai scelto di utilizzare quel termine, e non altri. E ne affronti le conseguenze, ovviamente.

  13. #253
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    Riferimento: Perizia sulla psicoanalisi.

    Ok. Mi pare che, su queste basi, si possa discutere quanto vogliamo.

    Una cosa che non comprenderò mai, temo, è il continuo riferimento a Freud da parte di chi critica la psicoanalisi.
    Dal mio punto di vista è l'equivalente di criticare la fisica dei quanti basandosi su Newton. Dico, è passato un poco di tempo dal 1899 ad oggi, no? Nemmeno la terapia cognitiva è rimasta identica nel corso del tempo (prova a leggere Liotti e ti parrà di leggere uno psicoanalista; Guidano sembra un maestro Zen e di terapia comportamentale basata su concatenazioni stimolo-risposta non ne parla più nessuno).

    Non è quindi fattibile chiedere a una pratica unicamente evidence-based di esplicitare il contesto teorico in cui agisce, in quanto ne è consapevolmente e deliberatamente priva. Io mi muovo in queste acque, e lascio alla filosofia e alle neuroscienze il resto.
    Non scherziamo, per cortesia. Non esistono dati puri, lo sai bene. Ogni "dato" assume significato all'interno di una determinata teoria. E la psicoterapia cognitiva si fonda su un modello della mente ben preciso che è quello dell'uomo come elaboratore di informazioni.
    Sotto questo aspetto, la pratica della psicoterapia cognitivo comportamentale deriva direttamente da teorizzazioni circa la struttura della mente umana. Altro che "unicamente evidence-based".

    Alcuni esempi:

    Mindfulness-Based Cognitive Therapy: Theory and Practice.
    By: Sipe, Walter E. B.; Eisendrath, Stuart J. Canadian Journal of Psychiatry. Feb2012, Vol. 57 Issue 2, p63-69. 7p. 2 Charts. Abstract (English): Mindfulness-based cognitive therapy (MBCT) incorporates elements of cognitive-behavioural therapy with mindfulness-based stress reduction into an 8-session group program. Initially conceived as an intervention for relapse prevention in people with recurrent depression, it has since been applied to various psychiatric conditions. Our paper aims to briefly describe MBCT and its putative mechanisms of action, and to review the current findings about the use of MBCT in people with mood and anxiety disorders. The therapeutic stance of MBCT focuses on encouraging patients to adopt a new way of being and relating to their thoughts and feelings, while placing little emphasis on altering or challenging specific cognitions. Preliminary functional neuroimaging studies are consistent with an account of mindfulness improving emotional regulation by enhancing cortical regulation of limbic circuits and attentional control. Research findings from several randomized controlled trials suggest that MBCT is a useful intervention for relapse prevention in patients with recurrent depression, with efficacy that may be similar to maintenance antidepressants. Preliminary studies indicate MBCT also shows promise in the treatment of active depression, including treatment-resistant depression. Pilot studies have also evaluated MBCT in bipolar disorder and anxiety disorders. Patient and clinician resources for further information on mindfulness and MBCT are provided. INSET: Abbreviations. [ABSTRACT FROM AUTHOR] (AN: 73791897)
    A theory of clinical practice: the cognitive and the narrative.
    By: Bertrando, Paolo. Journal of Family Therapy. May2011, Vol. 33 Issue 2, p153-167. 15p. Abstract: Today the extent of the difference between theoretical models of therapy is under discussion. There have been proposals to abandon such models altogether, or to create others, such as integrative or meta- theoretical models. This article proposes, through the analysis of a clinical situation, the possibility of building a theory of practice which could account for most of the aspects of the therapeutic process that remain tacit and implicit. Such a theory could help us explain what concretely happens when a therapist is doing therapy, and also how theoretical models interact with the everyday practice of therapists. [ABSTRACT FROM AUTHOR] DOI: 10.1111/j.1467-6427.2010.00501.x. (AN: 59749131)
    Maladaptive Schemas and Psychopathology in Adolescence: On the Utility of Young’s Schema Theory in Youth.
    By: Van Vlierberghe, Leen; Braet, Caroline; Bosmans, Guy; Rosseel, Yves; Bögels, Susan. Cognitive Therapy & Research. Aug2010, Vol. 34 Issue 4, p316-332. 17p. 7 Charts. Abstract: The present article reports on two studies that investigated the utility of Young’s cognitive theory Young et al. (Schema therapy: A practitioner’s guide, Guilford Publications, New York, ) in adolescents. Study 1 focused on the factorial validity of the Young Schema Questionnaire (YSQ) in youth. In Study 2, the dimensionality of Young’s schemas and their (content-specific) association with psychopathology were investigated. In Study 1, 635 adolescents were asked to complete the YSQ. In Study 2, participants were 112 non-referred and 104 referred adolescents. They were interviewed with the Structured Clinical Interview for DSM-IV–Child edition and completed the YSQ and the Youth Self Report. Their parents were asked to fill out the Child Behavior Checklist. It was demonstrated that Young’s theoretically proposed taxonomy of schemas and domains can be retrieved in adolescents. Referred youth displayed a higher severity of maladaptive schemas as compared with non-referred adolescents. A content-specific association of schemas and psychopathology was established. Young’s schema theory might constitute a valuable framework to understand psychopathology in youth. [ABSTRACT FROM AUTHOR] DOI: 10.1007/s10608-009-9283-5. (AN: 51989234)
    Back to Basics: The Application of Cognitive and Behavior Theory to Forensic Treatment.
    By: Galietta, Michele. Journal of Cognitive Psychotherapy. Summer2010, Vol. 24 Issue 2, p67-70. 4p. Abstract: Since 1976, when the landmark case Estelle v. Gamble first recognized the right of prisoners to medical care, subsequent legislation has expanded this right to include mental health treatment for serious disorders. National standards for the treatment of prisoners and other forensic populations have been developed, and continue to be debated. Research studies on effective interventions with forensic populations, as well as the large body of literature pertaining to empirically supported psychotherapies in general clinical samples, offer insights for the effective treatment of offenders. However, many gaps in knowledge remain. In particular, questions exist about whether transmission of empirically supported treatments (ESTs) from the lab into forensic contexts is possible. Moreover, there is little guidance available regarding how to adapt treatments for appropriate use in forensic settings, while maintaining fidelity to essential treatment principles. This article provides a framework for synthesizing literature related to this endeavor, and serves as an introduction to the special theme: applications of cognitive and behavioral therapy to forensic treatment. [ABSTRACT FROM AUTHOR] DOI: 10.1891/0889-8391.24.2.67. (AN: 57270596)
    Direi che c'è un sacco di teoria dentro le varie forme di terapia cognitiva e cognitivo-comportamentale. Non ti pare?

    Buona vita
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  14. #254
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: Perizia sulla psicoanalisi.

    Per quanto riguarda le prove sperimentali a favore di alcune ipotesi esplicative proprie della psicoanalisi (parlo di prove sperimentali, ed escludo - di conseguenza - l'immensa mole di "prove cliniche"), credo che la cosa migliore che io possa fare sia rimandarti ad alcuni testi:

    I disturbi del Sé - La disregolazione degli affetti

    La regolazione degli affetti e la riparazione del Sé

    Cervello attaccamento e personalità - Lo sviluppo neuroaffettivo

    I modelli della psicoanalisi - Un metodo per descrivere e confrontare gli approcci psicoanalitici

    Neuropsicoanalisi. Un'introduzione clinica alla neuropsicologia del profondo

    La mente relazionale. Neurobiologia dell'esperienza interpersonale

    Buona vita
    Ultima modifica di willy61 : 22-09-2012 alle ore 20.35.24
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  15. #255
    Partecipante Assiduo L'avatar di ludovicamaria
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    Riferimento: Perizia sulla psicoanalisi.

    Ciao, si parla anche in psichiatria di cervello plastico (es V. Andreoli) di cause stressanti che possono influire sull'esordio dei disturbi mentali (o "malattia mentale" definita così in base a teorie organicistiche) e dell'importanza della soddisfazione dei primissimi bisogni infantili per lo sviluppo delle varie aree del cervello e questo non esclude che ci sia di base una "vulnerabilità" iniziale che possa determinare al di là delle cure primarie soddisfatte o carenti una psicosi.

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