
Originalmente inviato da
willy61
Dal mio punto di vista continui a confondere due concetti diversi.
Intanto, il concetto di "malattia" non appartiene alla psicoanalisi. E' un concetto medico, non psicologico. E non è applicabile ai disturbi psichici, dato che si dà malattia quando l'agente eziologico sia noto (cosa che non è, nel campo dei disturbi psichici).
Magari mi troverai eccessivamente pignolo, ma stiamo discutendo di questioni piuttosto serie, e ci tengo ad utilizzare i riferimenti appropriati. La mappa non sarà il territorio, ma se leggiamo le mappe con punti di riferimento non validi sarà assai dura trovare la strada.
Un postulato della psicoanalisi (fin dai tempi di Freud, peraltro; e quando parlo di postulato lo faccio in termini geometrici, alla stessa stregua dei postulati di Euclide, per intenderci) è che esistano differenze di grado tra "salute" e "malattia", ma non di sostanza. Siamo tutti malati, per così dire. Sì, compresi i terapeuti. I quali, anzi, "scelgono" questo lavoro proprio per guarire, attraverso i loro pazienti, dalla loro "malattia". Tant'è che alcuni psicoanalisti sostengono che dovrebbero essere i terapeuti a pagare i pazienti.
Per continuare, rilevo una contraddizione (e vedo che avevo fatto bene a porre un "caveat" circa il peso dell'esperienza personale): se vuoi discutere con una persona che la pensa diversamente da te, devi (ed è un DEVI) ritenere legittime le argomentazioni di quella persona. Se le svaluti e le disconosci, non c'è discussione possibile. Io, impegnandomi in questa discussione, riconosco legittimità al tuo pensiero ed alle tue affermazioni. Tu fai lo stesso con me, altrimenti che discussione potrà mai esserci?
E il mio intento non è persuasivo. Non mi interessa di persuadere te o altri, non più di quanto sia importante persuadere qualcuno circa la correttezza di un'equazione. Cerco solamente di spiegare una serie di concetti che mi pare siano stati fortemente distorti. Ma quel che uno crede non è affar mio.
Io, per ora, mi fermo qui. Perché davvero la "conditio sine qua non" di una discussione è che ognuno dei partecipanti riconosca la possibilità che l'altro abbia ragione. Nel momento in cui escludi questa possibilità, escludi anche ogni possibilità di discussione. A meno che tu, col termine "discussione", non intenda un percorso che impedisca di cambiare opinione su di un argomento. La scienza non si fonda sulle convinzioni, ma sugli esperimenti e sui risultati degli esperimenti. Se non intendi mettere tra parentesi le tue convinzioni a favore dei risultati degli esperimenti, non vedo cosa ci sia da discutere.
Buona vita