scusa gronchio . forse sono allucinata... ma di quale specializzaione parli? quella dopo la triennale o quella per diventare psicoterapeuta?
scusa gronchio . forse sono allucinata... ma di quale specializzaione parli? quella dopo la triennale o quella per diventare psicoterapeuta?
Ciao a tutti,
Da una settimana sono graduate member della BPS, volevo raccontarvi la mia esperienza, spero possa esservi utile.
I documenti che ho prodotto sono stati i seguenti:
certificato di laurea in italiano
certificato degli esami sostenuti in italiano
application form che ho richiesto direttamente alla BPS, compilato attentamente
Curriculum vitae
Da notare: i primi due li ho fatti tradurre dal British Council (da spedire anche quelli in lingua italiana).
Consiglio: fatevi un'esperienza in Inghilterra e fatevi presentare da 2 psicologi iscritti. Risultato, la procedura sara' molto piu veloce.
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Corsi di specializzazione professionalizzanti (solo per chi ha la Graduate Basis for Registration, che viene conferita automaticamente se diventate membri della BPS. Ovviamente i laureati in Inghilterra che hanno seguito un corso di laurea accreditato dalla BPS sono automaticamente eligible for GBR, senza dover iscriversi per forza alla BPS. Forte no?):
Tutte le informazioni su questi corsi sono in funzione dell'area in cui volete specializzarvi. date un'occhiata qui http://www.bps.org.uk/careers/areas/areas_home.cfm
Tutti i corsi, qualunque sia la vostra scelta, prevedono che abbiate superato lo IELTS.
Se decidete di applicare per la specializzazione in Psicologia Clinica (D Clin Psy) sappiate che dovrete avere un background adeguato sia nella clinica (preferibilmente esperienze in UK) sia nella ricerca.
Grande soddisfazione per i fortunati: specializzazione pagata e destino segnato ("profumatamente").
Per riguarda la psicoterapia, le cose sono molto diverse rispetto alla realta' italiana. Mi spiego brevemente.
Generalmente, i corsi (possono essere o meno accreditati dalla BPS), sono tenuti dalle universita' che accettano solo specializzandi occupati nel campo della salute mentale, o richiedono di essere assunti in qualche dove nel corso del primo anno. Il motivo? chi non ha pazienti su cui lavorare e fare pratica non ha ragione di intraprendere un percorso di studio nel campo della psicoterapia. Il risultato? Nessun psicoterapeuta rusulta disoccupato (ma non ho dati ufficiali). Infine, la retta e' a carico dello studente, o se siete fortunati, del datore di lavoro.
Veniamo alla mia PERSONALE esperienza:
Ho madato mail a quasi tutti i direttori dei programmi in Clinical Psychology qui in inghilterra attraverso il sito della Clearing House http://www.leeds.ac.uk/chpccp/.
Che cosa ho chiesto, riassumendo fino all'osso? Presto detto: se fossi stato un candidato, mi avresti chiamato per l'intervista di selezione?
Mi hanno risposto quasi tutti dicendomi, sufficiente preparazione nella ricerca, ma sotto media in campo clinico.
Tradotto in soldoni, se avete svolto 6 mesi presso un dipartimento di psicologia in italia (con un manoscritto in preparazione) + 6 mesi di lavoro nel campo clinico (sempre in Italia) + 6 mesi di ricerca in Inghilterra, allora dovrete trovarvi un lavoro nella clinica in Inghilterra, altrimenti sembrerebbe che non si sia abbastanza competitivi.
Solo un'anima pia mi ha scritto che ho acquisito "valuable experience" (al che' ho iniziato a ballare la rumba), ma....
"our recommendation would be for you to gain a good knowledge of our health care system in the UK".
Concludendo:
Non e' impossibile espatriare ma bisogna sapere a cosa si va incontro. Nel mio caso devo lavorare ancora un sulla lingua e sulla esperienza clinica. Ma il GRANDE problema per chi vuole espatriare lavorando come psicologo e' la lingua; nel nostro lavoro e' fondamentale, non siamo ricercatori, ci chiederanno di fare anche quello, ma non staremo la maggior parte del tempo davanti ad un pc chiedendoci il perche' del priming semantico; dovremo lavorare con le persone, creare relazioni empatiche e capire il linguaggio in tutte le sue sfumature (abbastanza banale dirlo a psicologi, pardon). Pertanto ci vuole tempo, e non sono certo che in 6 mesi si sia pronti, ma ovviamente tutto dipende dalla persona, motivazioni, etc...ma come ho spiegato all'inizio, questa e' solo la mia personale esperienza (statisticamente non significativa quindi)
All the best!!!
Valentino
p.s. ho saputo che il governo e' caduto!! mamma mia come siamo messi male
Ultima modifica di cortex78 : 22-02-2007 alle ore 23.41.03
Lavoro a Lancaster.Originariamente postato da cortex78
Shiren,
dove lavori di bello?
Io sono a York, sto terminando il tirocinio ed intanto ho mandato tutti i documenti alla BPS, speriamo.
Sinceramente, come ti trovi qui in Inghilterra?
Saluti,
Valentino
Per rispondere alla seconda domanda, beh, dato che hai specificato sinceramente devo ammettere che, nonostante qua in UK mi trovi bene (ci ho fatto anche l'erasmus), se dovessi scegliere tornerei in Italia al volo.
Non fraintendermi, qua ho buoni amici, un buon lavoro, buone prospettive etc.. ma qualora in italia avessi la possibilità di trovare un lavoro decente, tornerei subito.
Non che si viva male "quassù" ma la qualità della vita in generale, per me, ovviamente, è più alta in Italia.
In soldoni, le cose negative sono la pioggia costante (il primo mese è romantico e tutto ma alla lunga stanca), la vita sociale basata sul Pub, i negozi che chiudono alle 5, gli "Yobs", la pioggia costante, la costante pioggia...
Certo che dal punto di vista lavorativo è tutta un'altra musica rispetto all'Italia.
E tu come ti trovi? da quel sinceramente che hai usato sospetto qualcosa.
In quanto a quello che hai scritto dopo sulla llingua, hai super ragione. Per fare lo psicologo, se sei straniero, loro pretendono che la conoscenza della lingua sia come quella di un nativo.
In breve bisogna essere capaci di capire TUTTO quello che ci viene detto ( e con certi accenti, o con pazienti non proprio tranquillissimi non è sempllice) e allo stesso tempo essere in grado di comunicare in modo appropriato.
Per arrivare a questo, ovviamente ci vuole il suo bel tempo!
Quindi, dal mio punto di vista, la vedo dura partire con l'idea di fare attività clinica subito, senza avere una conoscenza perfetta della lingua: si rischierebbero grosse delusioni!
Infatti qua il CV lo spulciano, non come in Italia dove tutti possono permettersi di scrivere "Conoscenza Lingua Inglese: Ottima", tanto nessuno controlla.
Molto meglio farsi un pò di pratica linguistica in loco (vale più di 10000 corsi fatti in Italia) e poi, quando si è pronti, provare nel campo Mental Health!
Hey,Originariamente postato da Shiren75
Lavoro a Lancaster.
Per rispondere alla seconda domanda, beh, dato che hai specificato sinceramente devo ammettere che, nonostante qua in UK mi trovi bene (ci ho fatto anche l'erasmus), se dovessi scegliere tornerei in Italia al volo.
Non fraintendermi, qua ho buoni amici, un buon lavoro, buone prospettive etc.. ma qualora in italia avessi la possibilità di trovare un lavoro decente, tornerei subito.
Non che si viva male "quassù" ma la qualità della vita in generale, per me, ovviamente, è più alta in Italia.
In soldoni, le cose negative sono la pioggia costante (il primo mese è romantico e tutto ma alla lunga stanca), la vita sociale basata sul Pub, i negozi che chiudono alle 5, gli "Yobs", la pioggia costante, la costante pioggia...
Certo che dal punto di vista lavorativo è tutta un'altra musica rispetto all'Italia.
E tu come ti trovi? da quel sinceramente che hai usato sospetto qualcosa.
Perfettamente in sintonia con cio' che hai postato.
Figurati che dovendo scegliere tra una posizione di research assistant a York (pagata) e la prospettiva di iniziare una specializzazione clinica al san raffaele (pagando!), ho tuttora dei dubbi: forse varrebbe la pena tornare in Italia?!
Pertanto il tuo sospetto, se l'ho interpretato in modo corretto, risulta fondato.
Ancora in sintonia sulle tue riflessioni sulla natura della vita extralavorativa: pub, pint, pub and pint e ancora...pub.
Ma devo puntualizzare: se avessi la padronanza della lingua come un "indigeno" (leggi: nativo inglese), forse sarei piu' positivo (leggi: consapevole di poter competere allo stesso livello con i madrelingua nelle selezioni per i jobs in campo clinico).
Perche' nel campo della ricerca, e forse non lo si e' sottolineato abbastanza, le cose sono molto piu' semplici.
Pertanto il mio personale consiglio e': volete espatriare?
Bene.
Domandatevi. Che cosa mi interessa?
Mi piace la ricerca!
Allora non e' importante avere una competenza linguistica a livello proficiency. E molto probabilmente otterrai successi nel breve periodo (per esempio io sono qui da 5 mesi e mi hanno offerto una posizione)
No io preferisco la clinica!
Allora a meno che tu non abbia una competenza proficiency sara' mooolto dura trovare lavoro in campo clinico e pertanto dovrai aspettarti successi nel lungo periodo; parlo di almeno 1 anno o 1 anno e mezzo, ma qui dipende ovviamente dal livello di partenza e dalla tua/mia tenacia nel lavorare e studiare (inglese) contemporaneamente.
Spero che queste info, forse meno spendibil a livello pratico, possano essere d'aiuto a tutti.
Bye,
Valentino
Ultima modifica di cortex78 : 24-02-2007 alle ore 22.00.12
[Originariamente postato da cortex78 ]
[Perche' nel campo della ricerca, e forse non lo si e' sottolineato abbastanza, le cose sono molto piu' semplici.]
Cosa intendi per più semplici?
A me la ricerca è sempre piaciuta non per niente ho scelto l'indirizzo sperimentale del vecchio ordinamento!
Sai darmi qualche informazione in merito?
Conosci links che ricercano questa figura?
Bisogna avere ulteriore esperienza oltre a quella accademica?
![]()
Ti sto sommergendo di domande, ma finora non se ne è parlato molto e non conosco molto di come funziona in UK.
Grazie![]()
Semplicemente per dirti che ti straquoto su tutto: non c'è una riga che non condivida.Originariamente postato da cortex78
Hey,
Perfettamente in sintonia con cio' che hai postato.
Figurati che dovendo scegliere tra una posizione di research assistant a York (pagata) e la prospettiva di iniziare una specializzazione clinica al san raffaele (pagando!), ho tuttora dei dubbi: forse varrebbe la pena tornare in Italia?!
Pertanto il tuo sospetto, se l'ho interpretato in modo corretto, risulta fondato.
Ancora in sintonia sulle tue riflessioni sulla natura della vita extralavorativa: pub, pint, pub and pint e ancora...pub.
Ma devo puntualizzare: se avessi la padronanza della lingua come un "indigeno" (leggi: nativo inglese), forse sarei piu' positivo (leggi: consapevole di poter competere allo stesso livello con i madrelingua nelle selezioni per i jobs in campo clinico).
Perche' nel campo della ricerca, e forse non lo si e' sottolineato abbastanza, le cose sono molto piu' semplici.
Pertanto il mio personale consiglio e': volete espatriare?
Bene.
Domandatevi. Che cosa mi interessa?
Mi piace la ricerca!
Allora non e' importante avere una competenza linguistica a livello proficiency. E molto probabilmente otterrai successi nel breve periodo (per esempio io sono qui da 5 mesi e mi hanno offerto una posizione)
No io preferisco la clinica!
Allora a meno che tu non abbia una competenza proficiency sara' mooolto dura trovare lavoro in campo clinico e pertanto dovrai aspettarti successi nel lungo periodo; parlo di almeno 1 anno o 1 anno e mezzo, ma qui dipende ovviamente dal livello di partenza e dalla tua/mia tenacia nel lavorare e studiare (inglese) contemporaneamente.
Spero che queste info, forse meno spendibil a livello pratico, possano essere d'aiuto a tutti.
Bye,
Valentino
Dal punto di vista lavorativo si sta gran meglio che in italia, non c'è proprio paragone.
Però che nessuno si aspetti una Terra Promessa o un nuovo Eldorado.
Ciao Alessandra,Originariamente postato da alessandra
[Originariamente postato da cortex78 ]
Cosa intendi per più semplici?
A me la ricerca è sempre piaciuta non per niente ho scelto l'indirizzo sperimentale del vecchio ordinamento!
Sai darmi qualche informazione in merito?
Conosci links che ricercano questa figura?
Bisogna avere ulteriore esperienza oltre a quella accademica?
![]()
Ti sto sommergendo di domande, ma finora non se ne è parlato molto e non conosco molto di come funziona in UK.
Grazie![]()
Cerchero' di risponderti sulla base della mia esperienza, pertanto dovro' restringere il campo non parlando della ricerca in generale ma delle neuroscienze cognitive, e, in particolare, la ricerca per mezzo delle neuroimmagini funzionali.
Una premessa importante: io ho potuto offrirmi come tirocinante non pagato, senza soffrire eccesivi cali di autostima; tirocinio non pagato in italia o tirocinio non pagato all'estero? Mi sono buttato sulla seconda ipotesi.
Rispondo subito alla tua ultima domanda:
non so se interpreto correttamente la tua frase "ulteriore esperienza oltre a quella accademica". Intendi esperienza oltre il percorso di studi? Sinceramente non so risponderti in modo assoluto; io nel primo semestre del mio tirocinio ho svolto attivita' di ricerca e, nello stesso tempo attivita' clinica, ma non so dirti se mi avrebbero tenuto in considerazione se non avessi avuto alcuna esperienza di ricerca. Ma posso ipotizzare che non sia molto importante e comunque fossi in te proverei ugualmente.
Detto questo.
Come mi sono mosso?
Prima cosa ho identificato le universita' che avevano le facilities per questo tipo di ricerca (in UK ed in USA) e tra questi ho selezionato quelli in cui lavoravano professori con interessi di ricerca compatibili con i miei.
Ho spedito email a tappeto offrendomi per un semestre di tirocinio e spiegando a grandi linee i miei interessi e talvolta sollevando qualche quesito di ricerca che li stuzzicasse.
Risultato: taaanti rifiuti, ma diverse opportunita':
York, Londra, New York, e Chicago.
Ho scelto York per diverse ragioni che nn ti sto a spiegare.
Tieni conto che per partire in settembre 2006 ho iniziato a mandare mail da dicembre 2005!
Una cosa abbastanza importante sono le referenze; le richiedono tutti. Di conseguenza trova qualcuno (relatore, datore di lavoro) che sia disponibile a scrivere per te una lettera di presentazione.
Non preoccuparti di risultare Einstein, loro vogliono sapere solo se sei una persona affidabile. I risultati li valuteranno poi loro sul campo nel momento in cui inizierai.
Ora posso parlare piu' in generale, conseguentemente tali info sono applicabili al campo "ricerca in UK".
Per quanto riguarda le posizioni ufficiali, quelle per cui quindi devi sostenere una selezione prevedono quasi tutte o che tu abbia un dottorato o che tu voglia iniziarne uno da loro.
MA le borse di studio per i cittadini europei nella maggior parte dei casi, coprono solo la retta, anche se molto spesso, sono disponibili altre forme di funding support che variano di caso in caso, di solito sono posizioni di research assistant. Tieni conto che, molto probabilmente, il percorso di formazione diventera' Phd Part-Time, che concluderai in circa 6 anni piuttosto che in 3.
Non esiste un esame vero e proprio per entrare ma una selezione attraverso intervista dove ti valuteranno a 360 gradi. L'iter e': vai sul sito del dipartimento, vedi l'area di ricerca che ti interessa, scegli una rosa (da 1 a 4) possibili supervisori per il tuo progetto di ricerca, li contatti e gli spieghi le tue mirabolanti idee. Successivamente se il professore e' disponibile a supervisionarti (sei a buon punto), inserirai il suo nome nell'application form.
In questo caso le referenze sono molto importanti, non vogliono sapere solo se sei affidabile ma vogliono capire se sarai produttivo a livello accademico. Pertanto i tuoi referees (almeno 2) devono scriverti delle "belle " lettere di referenza. Ovviamente il "peso specifico" delle referenze, generalmente, cambia a seconda di chi scrive: se un tuo referee e' Alan Baddley e tu vuoi fare ricerca sulla memoria, va da se' che avrai moooolte piu' chance rispetto ad altri candidati.
Infine tengono anche conto anche dei precedenti risultati accademici (ma meno delle referenze) e di eventuali pubblicazioni.
Ovviamente, lo IELTS (almeno 6.5) e' indispensabile
Pertanto il mio consiglio (qui parlo del mio caso in particolare e qui puoi capire cosa intendevo per "se vuoi fare ricerca le cose sono molto piu' semplici"): inizia come tirocinante (se ti prendono e' perche' vedono in te del potenziale), poi ti chiederanno: che cosa vuole fare? Perche' non fa qualcosa da noi? Se sei titubante perche' ti sei accorto che la ricerca fine a se stessa (leggi pura) non ti rende un uomo felice, ti diranno, ma perche' non resta ancora un po' da noi? Le diamo un po' di soldi. Quanto vorrebbe?
Tieni inoltre conto poi che faresti il Phd nello stesso posto dove hai fatto il tirocinio, dove le referenze te le fa la stessa persona che poi ti supervisionera' e che e' conosciuta dal panel che ti valutera'...fatti i tuoi conti.
Spero di esserti stata utile,
Valentino
Ciao Alessandra,Originariamente postato da alessandra
[Originariamente postato da cortex78 ]
Cosa intendi per più semplici?
A me la ricerca è sempre piaciuta non per niente ho scelto l'indirizzo sperimentale del vecchio ordinamento!
Sai darmi qualche informazione in merito?
Conosci links che ricercano questa figura?
Bisogna avere ulteriore esperienza oltre a quella accademica?
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Ti sto sommergendo di domande, ma finora non se ne è parlato molto e non conosco molto di come funziona in UK.
Grazie![]()
Cerchero' di risponderti sulla base della mia esperienza, pertanto dovro' restringere il campo non parlando della ricerca in generale ma delle neuroscienze cognitive, e, in particolare, la ricerca per mezzo delle neuroimmagini funzionali.
Una premessa importante: io ho potuto offrirmi come tirocinante non pagato, senza soffrire eccesivi cali di autostima; tirocinio non pagato in italia o tirocinio non pagato all'estero? Mi sono buttato sulla seconda ipotesi.
Rispondo subito alla tua ultima domanda:
non so se interpreto correttamente la tua frase "ulteriore esperienza oltre a quella accademica". Intendi esperienza oltre il percorso di studi? Sinceramente non so risponderti in modo assoluto; io nel primo semestre del mio tirocinio ho svolto attivita' di ricerca e, nello stesso tempo attivita' clinica, ma non so dirti se mi avrebbero tenuto in considerazione se non avessi avuto alcuna esperienza di ricerca. Ma posso ipotizzare che non sia molto importante e comunque fossi in te proverei ugualmente.
Detto questo.
Come mi sono mosso?
Prima cosa ho identificato le universita' che avevano le facilities per questo tipo di ricerca (in UK ed in USA) e tra questi ho selezionato quelli in cui lavoravano professori con interessi di ricerca compatibili con i miei.
Ho spedito email a tappeto offrendomi per un semestre di tirocinio e spiegando a grandi linee i miei interessi e talvolta sollevando qualche quesito di ricerca che li stuzzicasse.
Risultato: taaanti rifiuti, ma diverse opportunita':
York, Londra, New York, e Chicago.
Ho scelto York per diverse ragioni che nn ti sto a spiegare.
Tieni conto che per partire in settembre 2006 ho iniziato a mandare mail da dicembre 2005!
Una cosa abbastanza importante sono le referenze; le richiedono tutti. Di conseguenza trova qualcuno (relatore, datore di lavoro) che sia disponibile a scrivere per te una lettera di presentazione.
Non preoccuparti di risultare Einstein, loro vogliono sapere solo se sei una persona affidabile. I risultati li valuteranno poi loro sul campo nel momento in cui inizierai.
Ora posso parlare piu' in generale, conseguentemente tali info sono applicabili al campo "ricerca in UK".
Per quanto riguarda le posizioni ufficiali, quelle per cui quindi devi sostenere una selezione prevedono quasi tutte o che tu abbia un dottorato o che tu voglia iniziarne uno da loro.
MA le borse di studio per i cittadini europei nella maggior parte dei casi, coprono solo la retta, anche se molto spesso, sono disponibili altre forme di funding support che variano di caso in caso, di solito sono posizioni di research assistant. Tieni conto che, molto probabilmente, il percorso di formazione diventera' Phd Part-Time, che concluderai in circa 6 anni piuttosto che in 3.
Non esiste un esame vero e proprio per entrare ma una selezione attraverso intervista dove ti valuteranno a 360 gradi. L'iter e': vai sul sito del dipartimento, vedi l'area di ricerca che ti interessa, scegli una rosa (da 1 a 4) possibili supervisori per il tuo progetto di ricerca, li contatti e gli spieghi le tue mirabolanti idee. Successivamente se il professore e' disponibile a supervisionarti (sei a buon punto), inserirai il suo nome nell'application form.
In questo caso le referenze sono molto importanti, non vogliono sapere solo se sei affidabile ma vogliono capire se sarai produttivo a livello accademico. Pertanto i tuoi referees (almeno 2) devono scriverti delle "belle " lettere di referenza. Ovviamente il "peso specifico" delle referenze, generalmente, cambia a seconda di chi scrive: se un tuo referee e' Alan Baddley e tu vuoi fare ricerca sulla memoria, va da se' che avrai moooolte piu' chance rispetto ad altri candidati.
Infine tengono anche conto anche dei precedenti risultati accademici (ma meno delle referenze) e di eventuali pubblicazioni.
Ovviamente, lo IELTS (almeno 6.5) e' indispensabile
Pertanto il mio consiglio (qui parlo del mio caso in particolare e qui puoi capire cosa intendevo per "se vuoi fare ricerca le cose sono molto piu' semplici"): inizia come tirocinante (se ti prendono e' perche' vedono in te del potenziale), poi ti chiederanno: che cosa vuole fare? Perche' non fa qualcosa da noi? Se sei titubante perche' ti sei accorto che la ricerca fine a se stessa (leggi pura) non ti rende un uomo felice, ti diranno: ma perche' non resta ancora un po' da noi? Le diamo un po' di soldi. Quanto vorrebbe?
Considera poi che faresti il Phd nello stesso posto dove hai fatto il tirocinio, dove le referenze te le fa la stessa persona che poi ti supervisionera' e che e' conosciuta dal panel che ti valutera'...fatti i tuoi conti.
Spero di esserti stata utile,
Valentino
p.s. Shiren, se capito a lancaster te lo faccio sapere, cosi ci beviamo qualcosa (no birra!!)
cortex scusa, a livello pritico come hai fatto a selezionare le università che avevano facilities per un determinato ambito di ricerca..
Ciao,anche a me piacerebbe partire.....ho fatto tutto il nostro solito iter,ma dopo l'esame di stato mi sono fermata,proprio perchè mi pesa il pensiero di stare qui 4 o 5 anni bloccata da una scuola di specializzazione che non mi decido a fare..
Ma uno deve sapere bene la lingua vero?a me piace la spagna e l'inghilterra ma piu che altro so il francese.e quindi mi chiedo:per lavorare all'estero nel nostro campo uno deve prima imparare bene la lingua stando sul posto magari facendo altri lavoretti o ci si butta direttamente nella psicologia?mi immagino fare certe figuracce...sempre se trovo il coraggio di partire e lasciare tutto!
Ciao a tutti. L'argomento trattato è per me di grande interesse, dopo aver letto i vostri messaggi ho pensato di darmi una mossa e di organizzarmi per "emigrare". Leggo però, con una nota di tristezza e di disappunto, che coloro che sono andati via, se potessero, tornerebbero in Italia!!! Ma avete già dimenticato la situazione lavorativa di m.... che c'è nella terra del sole e del mare e .... basta?!
Ciao Monica,Originariamente postato da 27monica
Leggo però, con una nota di tristezza e di disappunto, che coloro che sono andati via, se potessero, tornerebbero in Italia!!! Ma avete già dimenticato la situazione lavorativa di m.... che c'è nella terra del sole e del mare e .... basta?!
potrei risponderti elencandoti tutto cio' che qui in Inghilterra, A MIO PARERE, non e' compatibile con la MIA idea di vita.
Ma se rispondessi in questo modo, di fatto, renderei legittimo cio' che hai postato.
Credo che sia fuori luogo NON perche' esprime una diversa opinione, ma per il giudizio di valore che afferma. Di fatto il tuo disappunto esprime un giudizio di valore, negativo suppongo, sulle opinioni mie e di Shiren che riguardano soprattutto la vita non lavorativa, e ripeto la vita extralavorativa, qui in Inghilterra.
Inoltre, non abbiamo dimenticato la situazione lavorativa in italia, altrimenti saremmo tornati, non credi?
Tirando le somme: sui gusti personali si dovrebbe sindacare poco.
E, per concludere, ti ripeto, non mi piace vivere in Inghilterra.
Ok, provi disappunto.
E non mi piacciono neanche i broccoli! E Magari a te si.
"Disappuntata" anche per questo?
Un abbraccio,
Valentino
Ultima modifica di cortex78 : 27-02-2007 alle ore 20.58.38
Presto detto: a me piace la branca che si occupa della social neuroscience,Originariamente postato da cinzia
cortex scusa, a livello pritico come hai fatto a selezionare le università che avevano facilities per un determinato ambito di ricerca..
ho inserito questa chiave di ricerca.
In altri casi ho utilizzato semplicemente neuroimaging center ed altre chiavi simili, ho utilizzato anche la graduatoria delle migliori uni inglesi tramite il guardian. Altre volte leggendo gli articoli mi andavo a vedere dove lavoravano gli autori. Una tecnica utile e' stata di cercare chi offriva un dottorato in neuroscienze cognitive e cosi' via.
Spero di esserti stato utile,
Valentino
Una domanda per quanto riguarda le referenze... so che in britain è usanza chiedere le 2 lettere di referenze, e non avrei problemi ad ottenerle dai miei "datori di lavoro" (virgolettati perchè se mi dessero davvero da lavorare non sarei qui a pensare di emigrare!) o tutor del tirocinio... il problema è che nessuno di loro sa una parola di inglese, quindi nel caso venissero contatti per confermare quanto scritto nelle lettere non capirebbero un'acca!
Voi che avete esperienze: i datori di lavoro lì chiamano sempre i referees o qualche volta si limitano a leggere le lettere?
grazie, e un bacio a chi sta all'estero e convive con la nostalgia di casa, la voglia di sole, di pasta, di calore umano, etc...: conosco la sensazione e vi capisco!
Originariamente postato da 27monica
Ciao a tutti. L'argomento trattato è per me di grande interesse, dopo aver letto i vostri messaggi ho pensato di darmi una mossa e di organizzarmi per "emigrare". Leggo però, con una nota di tristezza e di disappunto, che coloro che sono andati via, se potessero, tornerebbero in Italia!!! Ma avete già dimenticato la situazione lavorativa di m.... che c'è nella terra del sole e del mare e .... basta?!
Velocissimo dato che sono in pausa al lavoro.
Non mi sono dimenticato, come potrei, della situazione che ho lasciato in Italia. Me li ricordo bene i tanti CV mandati e le poche patetiche risposte.
Detto questo, personalmente, cerco sempre di essere onesto con me stesso. Ciò include avere uno sguardo critico sulla realtà che ti circonda. E questa non è costituita solo dal lavoro.
Sicuramente sarebbe più semplice vivere da "entusiasta", sull'onda di un lavoro che mi piace e le prospettive di carriera, eliminando selettivamente tutti quegli altri aspetti che non risultano altrettanto positivi.
Niente di più stupido.
Specialmente dato che non si tratta di cose grossolane come "mi manca il cielo blu, lo mare la pizza e il mandolino"; i tempi degli emigranti alla Mario Merola sono andati.
Si tratta di elementi più profondi e strettamente concatenati che influiscono sullo stile/qualità della vita di un individuo.
Personalmente mi sono integrato bene con gli inglesi e la società inglese: conosco la loro lingua e la loro cultura, ho amici, una casa, buoni rapporti con l'altro sesso e quindi in teoria nonmi manca niente.
Ed invece non è così: i ritmi di vita sono diversi, la vita sociale è scandita da tempi e luoghi diversi, il clima è diverso, persino la luce lo è. E tutti questi "dettagli" li ho capiti, accettati e mi ci sono adattato.
Però resta il fatto che adattarsi ed integrarsi in un determinato contesto non significa per forza l'accettazione passiva ed acritica di quest'ultimo.
Ed è questo che mi fa dire che se potessi tornerei in Italia.
Ultima modifica di Shiren75 : 28-02-2007 alle ore 15.49.55