
Originalmente inviato da
oscarmoreno
Gaia, non sono bravo nello svolgere discordi troppo articolati, perche' la mia spinta e' :- Sbrigati!-, oltre al :- Sii forte!-, perche' spesso divento una spina nel fianco e devo sorbirmi le reazioni[Socrate docet].
Oltre a dire che ogni generalizzazione rischia di essere incongruente, perche' non sappiamo quanto ci sia di ereditario e quanto acquisito dal contesto [relazione con mamma, famigilia, altri soggetti carismatici, compresi alcuni compagni di gioco], direi che sia necessario vedere anche il soggetto nel momento in cui e'.
Se e' una bambino e chiaro che probabilmente la continuita' affettiva puo' ridimensionare la sua diffidenza ed il suo rifiuto, almeno generalmente. Il bambino non aspetta altro che carezze e se arrivano, dopo un po' di insistenza, le difese cedono.
Se invece siamo nell'adolescenza sono maggiori anche i danni verso se e' gli altri, e ormai la diffidenza e' diventata un habitus, che rigetta ogni buona intenzione del salvatore di turno.
Il marginale si vanta di sentirsi diverso e a volte non e' nemmeno vero che sia un isolato.
Diventa naturale intrupparsi con altri soggetti simili, di cui percepisce l'odore da lontano.
Ma anche qui le possibilita' di ridare una dimensione al suo bisogno affettivo e' possibile.
In fondo lui non chiede altro che qualcuno lo ami.
In mancanza di carezze positive cerchera' anche carezze negative. Essere rigettato puo' diventare un modo per poter dire a se stesso:- Allora esisto!-
Alcuni usano l'arma del rifiuto totale e integrale se si sentono avvicinati nel loro intimo. Altri un rifiuto parziale, che, anche in modo conflittuale, viene mantenuto.
Di fronte alla carenza di carezze positive si cercano le carezze illusorie, come la canapa o l'eroina, ma anche quello che capita, pur di "sballare".
Sopratutto se cosi facendo si sente parte di un gruppo di infelici come lui.
Ma se passa oltre questa eta' collezionando frustrazioni e consolidando le sue convinzioni perde la speranza sempre piu' flebile di essere amato, mentre invece scopre che attraverso i mezzi materiali, di ogni tipo puo' ottenere almeno un falso amore, un falso rispetto, una falsa attenzione [che in alcuni puo' essere anche vera ammirazione].
Ma lui non ci crede, perche la sua diffidenza ormai e' strutturata. Diventera' scaltro, furbo, manipolatore, amorale, pronto a tutto per parseguire i suoi fini, accumulatore di beni, oppure gettera' la spugna, e rifiutera' ogni contatto col mondo.
Allora il rifiuto diventera' anche verso le cose, gli oggetti, oltre che le persone, e la sua vita avra' buone probabilita' di essere quella del reietto.
Poi tutto dipende dalla gravita' del copione. Ci sono copioni perdenti di primo secondo o terzo grado, secondo l'AT.
Anche chi e' apparentemente vincente, divorato dalla sua smania e la sua incontentabilita', finira' per crollare, travolto dalla sua insaziabilita'.
Peste ha detto qualcosa circa l'anaffettivita'.
A me sembra che apparentemente ci sia, ma sia solo di facciata inizialmente, fino a quando non sara' talmente interiorizzata da essere impenetrabile.
Comunque penso che la genesi non sia soltanto da ricercare in famiglie disatrate, o affettivamente insufficenti.
Anche i soggetti viziati da un genitore troppo amorevole e permissivo, porta allo stesso risultato di fondo. Ma forse questo stimola piu' alla antisocialita' e all'egoismo, che non alla marginalita'.
Ma sono considerazioni basate sull'esperienza e sull'osservazione diretta, per cui possono essere anche molto soggettive.
Ciao.