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Discussione: Poesie

  1. #256
    Partecipante Super Figo L'avatar di Hermes Ankh
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    Riferimento: Poesie

    La cometa


    Quel mio amore per lui aveva ali di cera
    lunghe le ali sembravano eterne
    battevano il cielo sicure, sfioravano picchi,
    puntavano al sole con nervature nervine.

    Fuse le ali ormai mi ricrescono dentro,
    soltanto ora perdute mi diventano vere,
    e ai cuori incauti grido: la passione è un fantasma
    troppo importante, uomini, per potersi incarnare.

    Chiomate vaganti comete di Halley, presagi
    disastri prodigi che infiammano e gelano il sangue,
    nessuno osi fissarvi, si arrischi a sfiorare
    coaguli di pura lontananza - morgane


    (Maria Luisa Spaziani)


  2. #257
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    Riferimento: Poesie

    Ho messo la mia anima fra le tue mani.
    Curvale a nido.
    Essa non vuole altro che riposare in te.
    Ma schiudile,
    se un giorno la sentirai fuggire.
    Fa' che siano allora
    foglie e come vento
    assecondando il suo volo.
    E sappi che l'affetto nell'addio
    non è minore che nell'incontro.
    Rimane uguale e sarà eterno.
    Ma diverse sono talvolta
    le vie da percorrere
    in obbedienza al destino.


    (M. Guidacci, All'ipotetico lettore)

  3. #258
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    Riferimento: Poesie

    TEMPO E TEMPI
    (Eugenio Montale)

    Non c'è un unico tempo: ci sono molti nastri
    che paralleli slittano
    spesso in senso contrario e raramente
    s'intersecano. E' quando si palesa
    la sola verità che, disvelata,
    viene subito espunta da chi sorveglia
    i congegni e gli scambi. E si ripiomba
    poi nell'unico tempo. Ma in quell'attimo
    solo i pochi viventi si sono riconosciuti
    per dirsi addio, non arrivederci.

  4. #259
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    Riferimento: Poesie

    Nel guscio dei tuoi occhi
    sverna una stella dura, una gemma eterna.

    Ma la tua voce è un mare che si calma
    a una foce di antiche conchiglie,
    dove s’infiorano mani, e la palma
    nel cielo si meraviglia.

    Sei anche un’erba, un’arancia, una nuvola…
    T’amo come un paese.

    (Gesualdo Bufalino, "Paese")

  5. #260
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    Riferimento: Poesie

    Mi sono svegliato sotto l’azzurro dell’assenza
    Nel mezzogiorno immenso della malinconia.

    (Oskar Wladyslaw Milosz)

  6. #261
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    Riferimento: Poesie

    A volte si tocca il punto fermo e impensabile
    (Mario Luzi)


    A volte si tocca il punto fermo e impensabile
    dove nulla da nulla è più diviso,
    né morte da vita
    né innocenza da colpa,
    e dove anche il dolore è gioia piena.
    Sono cose, queste, che si dicono per noi soltanto.

    Altri ne riderebbero.
    Ma dire si devono. Le annoto
    per te che le sai bene e per testimonianza dell'amore eterno.


    (da Il pensiero fluttuante della felicità)

  7. #262
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    Riferimento: Poesie

    La mia tattica è
    guardarti
    imparare come sei
    amarti come sei

    la mia tattica è
    parlarti
    e ascoltarti
    costruire con le parole
    un ponte indistruttibile

    la mia tattica è
    fermarmi nel tuo ricordo
    non so come né so
    con quale scusa
    ma rimanere in te

    la mia tattica è
    essere onesto
    e sapere che tu sei onesta
    e che non ci vendiamo
    simulacri
    affinché tra noi due
    non ci sia un sipario
    né abissi

    la mia strategia
    invece è
    più profonda e più
    semplice
    la mia strategia è
    che un giorno qualunque
    non so come né so
    con quale scusa
    avrai bisogno di me.


    (Mario Benedetti, "Tattica e strategia")



  8. #263
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    Riferimento: Poesie

    Congedo del viaggiatore cerimonioso

    Amici, credo che sia
    meglio per me cominciare
    a tirar giù la valigia.
    Anche se non so bene l'ora
    d'arrivo, e neppure
    conosca quali stazioni
    precedano la mia,
    sicuri segni mi dicono,
    da quanto m'è giunto all'orecchio
    di questi luoghi, ch'io
    vi dovrò presto lasciare.

    Vogliatemi perdonare
    quel po' di disturbo che reco.
    Con voi sono stato lieto
    dalla partenza, e molto
    vi sono grato, credetemi,
    per l'ottima compagnia.

    Ancora vorrei conversare
    a lungo con voi. Ma sia.
    Il luogo del trasferimento
    lo ignoro. Sento
    però che vi dovrò ricordare
    spesso, nella nuova sede,
    mentre il mio occhio già vede
    dal finestrino, oltre il fumo
    umido del nebbione
    che ci avvolge, rosso
    il disco della mia stazione.

    Chiedo congedo a voi
    senza potervi nascondere,
    lieve, una costernazione.
    Era così bello parlare
    insieme, seduti di fronte:
    così bello confondere
    i volti (fumare,
    scambiandoci le sigarette),
    e tutto quel raccontare
    di noi (quell'inventare
    facile, nel dire agli altri),
    fino a poter confessare
    quanto, anche messi alle strette,
    mai avremmo osato un istante
    (per sbaglio) confidare.

    (Scusate. È una valigia pesante
    anche se non contiene gran che:
    tanto ch'io mi domando perché
    l'ho recata, e quale
    aiuto mi potrà dare
    poi, quando l'avrò con me.
    Ma pur la debbo portare,
    non fosse che per seguire l'uso.
    Lasciatemi, vi prego, passare.
    Ecco. Ora ch'essa è
    nel corridoio, mi sento
    più sciolto. Vogliate scusare).

    Dicevo, ch'era bello stare
    insieme. Chiacchierare.
    Abbiamo avuto qualche
    diverbio, è naturale.
    Ci siamo - ed è normale
    anche questo - odiati
    su più d'un punto, e frenati
    soltanto per cortesia.
    Ma, cos'importa. Sia
    come sia, torno
    a dirvi, e di cuore, grazie
    per l'ottima compagnia.

    Congedo a lei, dottore,
    e alla sua faconda dottrina.
    Congedo a te, ragazzina
    smilza, e al tuo lieve afrore
    di ricreatorio e di prato
    sul volto, la cui tinta
    mite è sì lieve spinta.
    Congedo, o militare
    (o marinaio! In terra
    come in cielo ed in mare)
    alla pace e alla guerra.
    Ed anche a lei, sacerdote,
    congedo, che m'ha chiesto s'io
    (scherzava!) ho avuto in dote
    di credere al vero Dio.

    Congedo alla sapienza
    e congedo all'amore.
    Congedo anche alla religione.
    Ormai sono a destinazione.

    Ora che più forte sento
    stridere il freno, vi lascio
    davvero, amici. Addio.
    Di questo, sono certo: io
    son giunto alla disperazione
    calma, senza sgomento.

    Scendo. Buon proseguimento.

    Giorgio Caproni

  9. #264
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    Riferimento: Poesie

    A galla
    (Eugenio Montale, da "Poesie disperse")



    Chiari mattini,
    quando l'azzurro è inganno che non illude,
    crescere immenso di vita,
    fiumana che non ha ripe né sfocio
    e va per sempre,
    e sta - infinitamente.

    Sono allora i rumori delle strade
    l'incrinatura nel vetro
    o la pietra che cade
    nello specchio del lago e lo corrùga.
    E il vocìo dei ragazzi
    e il chiacchiericcio liquido dei passeri
    che tra le gronde svolano
    sono tralicci d'oro
    su un fondo vivo di cobalto,
    effimeri...

    Ecco, è perduto nella rete di echi,
    nel soffio di pruina
    che discende sugli alberi sfoltiti
    e ne deriva un murmure
    d'irrequieta marina,
    tu quasi vorresti, e ne tremi,
    intento cuore disfarti,
    non pulsar più! Ma sempre che lo invochi,
    più netto batti come
    orologio traudito in una stanza
    d'albergo al primo rompere dell'aurora.
    E senti allora,
    se pure ti ripetono che puoi
    fermarti a mezza via o in alto mare,
    che non c'è sosta per noi,
    ma strada, ancora strada,

    e che il cammino è sempre da ricominciare.


  10. #265
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    Riferimento: Poesie

    Infrapensieri la notte

    Il sonno, il nero fiume -
    v'immerge la sua tempra
    per il fuoco dell'aurora
    che lo avvamperà, lo spera,
    l'indomani -
    Sono oscuri
    il turchese ed il carminio
    nei vasi e nelle ciotole,
    li prende
    la notte nel suo grembo,
    li accomuna a tutta la materia.
    Saranno - il pensiero lo tortura
    un attimo, lo allarma -
    pronti alla chiamata
    quando ai vetri si presenta
    in avanscoperta l'alba e, dopo,
    quando irrompe
    e sfolgora sotto la navata
    il pieno giorno -
    hanno
    incerta come lui la sorte
    i colori o il risveglio
    per loro non è in forse,
    la luce non li inganna,
    non li tradisce? E stanno
    nella materia
    o sono
    nell'anima i colori? -
    divaga
    o entra nel vivo
    la sua mente
    nella pausa
    della notte che comincia -
    smarrisce
    e ritrova i filamenti
    dell'arte, della giornata...
    Esce
    insieme ai lapislazzuli
    l'oro dal suo forziere, sì,
    ma incerto
    il miracolo ritarda,
    la sua trasmutazione
    in luce, in radiosità
    gli sarà data piena? Avrà
    lui grazia sufficiente
    a quella spiritualissima alchimia?
    Si addorme,
    s'inabissa,
    è sciocco,
    lo sente,
    quel pensiero, è perfida quell'ansia.
    Chi è lui? Tutto gioca con tutto
    nella universale danza.

    Mario Luzi

  11. #266
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    Riferimento: Poesie

    Il mio arrivo nella città di N.
    è avvenuto puntualmente.

    Sei stato avvertito
    con una lettera non spedita.

    Hai fatto in tempo a non venire
    all’ora prevista.

    Il treno è arrivato sul terzo binario.
    È scesa molta gente.

    La mia persona, assente,
    si è avviata all’uscita tra la folla.

    Alcune donne mi hanno sostituito
    frettolosamente
    in quella fretta.

    A una è corso incontro
    qualcuno che non conoscevo,
    ma lei lo ha riconosciuto
    immediatamente.

    Si sono scambiati
    un bacio non nostro,
    intanto si è perduta
    una valigia non mia.

    La stazione della città di N.
    ha superato bene la prova
    di esistenza oggettiva.

    L’insieme restava al suo posto.
    I particolari si muovevano
    sui binari designati.

    È avvenuto perfino
    l’incontro fissato.

    Fuori dalla portata
    della nostra presenza.

    Nel paradiso perduto
    della probabilità.

    Altrove.
    Altrove.
    Come risuona questa parolina.


    (Wisława Szymborska, "La stazione")


  12. #267
    Partecipante Super Figo L'avatar di Hermes Ankh
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    Riferimento: Poesie

    C’è un tempo per partire
    (de María Mercedes Vendramini, Argentina, 1945)


    Tutto se ne va
    l’amore
    i figli
    la vita
    questo è il tuo corpo
    lasciami indugiare sulla tua fronte
    che ti nomini con tutte le voci
    che chiuda turbata gli occhi
    per non vedere
    come svanisci nel cammino
    ancora non so
    se c’è un tempo
    per tornare.

    Ultima modifica di Hermes Ankh : 02-11-2015 alle ore 11.09.54

  13. #268
    Styrofoam Crown L'avatar di Grace
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    Riferimento: Poesie

    Cos'è morire?
    Sono davanti al mare.
    Una barca a vela salpa nella brezza mattutina alla volta
    dell'oceano.
    E' un oggetto, e io la guardo
    finché non scompare all'orizzonte,
    e qualcuno al mio fianco dice: <<Se n'è andata!>> Andata
    dove?
    Dove non la vedo più, tutto qui;
    è ancora tanto ampia di alberatura, scafo e pennone quanto
    lo era quando l'ho vista per l'ultima volta,
    e altrettanto capace di portare il suo carico vivo a
    destinazione.
    Se è più piccola, se non la vedo più, è colpa mia, non sua;
    e proprio nel momento in cui la persona al mio fianco dice:
    << Se n'è andata>>.
    Altri la guardano arrivare
    e altre voci gridano felici:
    <<Eccola>>.
    Questo è morire.


    T.R.Richmond

    UNBELIEVABLE..I was surprised..I was surprised..I'm still surprised
    17 Luglio 2011, Udine
    We're gonna try to remember this picture right here in my mind,when I close my eyes tonight on that pillow..when I look up in the sky,I thank God of what I had here..I'll be thinking of this!
    We're gonna record this moment in time..the night we laid up in the sky of San Siro..at the end of It

    29 Giugno 2013, Milano
    Jon Bon Jovi

    vinciamonoigrace(at)hotmail.it

  14. #269
    Antonia
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    Riferimento: Poesie

    Prima che bruci Parigi di Nazim Hikmet.

    Finch'é ancora tempo, mio amore
    e prima che bruci Parigi
    finch'é ancora tempo, mio amore
    finché il mio cuore è sul suo ramo
    vorrei una notte di maggio
    una di queste notti
    sul lungosenna Voltaire
    baciarti sulla bocca
    e andando poi a Notre-Dame
    contempleremmo il suo rosone
    e a un tratto serrandoti a me
    di gioia paura stupore
    piangeresti silenziosamente
    e le stelle piangerebbero
    mischiate alla pioggia fine.
    Finch'é ancora tempo, mio amore
    e prima che bruci Parigi
    finch'é ancora tempo, mio amore
    finché il mio cuore è sul suo ramo
    in questa notte di maggio sul lungosenna
    sotto i salici, mia rosa, con te
    sotto i salici piangenti molli di pioggia
    ti direi due parole le più ripetute a Parigi
    le più ripetute, le più sincere
    scoppierei di felicità
    fischietterei una canzone
    e crederemmo negli uomini.
    In alto, le case di pietra
    senza incavi né gobbe
    appiccicate
    coi loro muri al chiar di luna
    e le loro finestre diritte che dormono in piedi
    e sulla riva di fronte il Louvre
    illuminato dai proiettori
    illuminato da noi due
    il nostro splendido palazzo
    di cristallo.
    Finch'é ancora tempo, mio amore
    e prima che bruci Parigi
    finch'é ancora tempo, mio amore
    finché il mio cuore è sul suo ramo
    in questa notte di maggio, lungo la Senna, nei depositi
    ci siederemmo sui barili rossi
    di fronte al fiume scuro nella notte
    per salutare la chiatta dalla cabina gialla che passa
    – verso il Belgio o verso l’Olanda? –
    davanti alla cabina una donna
    con un grembiule bianco
    sorride dolcemente.
    Finch'é ancora tempo, mio amore
    e prima che bruci Parigi
    finch'é ancora tempo, mio amore.

  15. #270
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    Riferimento: Poesie

    Torniamo ai giorni del rischio,
    quando tu salutavi a sera
    senza essere certo mai
    di rivedere l'amico al mattino.

    E i passi della ronda nazista
    dal selciato ti facevano eco
    dentro il cervello, nel nero
    silenzio della notte.

    Torniamo a sperare
    come primavera torna
    ogni anno a fiorire.

    E i bimbi nascano ancora,
    profezia e segno
    che Dio non s'è pentito.

    Torniamo a credere
    pur se le voci dai pergami
    persuadono a fatica
    e altro vento spira
    di più raffinata barbarie.

    Torniamo all'amore,
    pur se anche del familiare
    il dubbio ti morde,
    e solitudine pare invalicabile…

    David Maria Turoldo

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