con scienza mi riferisco a modelli come la fisica, la chimica.. quella scienza..Originariamente postato da Lpd
... dopodichè....
dopo di chè lo psicologo prova a crearsi una rappresentazione coerente della situazione della persona.
Si chiede cosa l'abbia spinta a cercare una consultazione. Si chiede, in maniera organica e strutturata, quale sia il suo livello di funzionamento generale, quale sia il tipo di sintomatologia che esprime, le forme del suo disagio.
Prova, appunto, a farsi raccontare la sua vita. Ovvero, a chiedere alla persona che ha davanti di produrre e condividere una "rappresentazione" di sè e del suo percorso personale e relazionale fino a quel momento. Analizza questa rappresentazione, inizia a notare i temi che in tale rappresentazione sembrano essere ricorrenti, problematici o di particolare rilievo clinico o esistenziale.
Inizia quindi a fare "ipotesi", inferendole dai dati a sua disposizione e dal suo modello teorico.
Ipotesi che devono, nel corso dei colloqui, entrare progressivamente in un sistema sempre più coerente e comprensivo, un buon modello dei processi funzionali della persona che ha davanti.
Continua ad esplorare, per capire se le sue ipotesi sono soddisfacenti o meno, se qualcosa le conferma o - soprattutto - le falsifica.
Prova a progettare, in base a questo, le forme possibili di un intervento diretto ad affrontare questo disagio che la persona porta con sè. Sceglie i criteri generali di tale intervento, in base ai dati ed alle ipotesi in suo possesso: un intervento supportivo o espressivo; cognitivo, sistemico o dinamico; individuale, famigliare, gruppale; solo psicologico, psicoterapeutico o di tipo psichiatrico.
Inizia ad avviarlo, secondo le teorie ed i modelli di tale indirizzo, adattandoli in base al tipo di dati, variabili, ipotesi e situazioni che si troverà davanti, e li articolerà in base allo sviluppo evolutivo che la situazione avrà.
Verificherà ogni tanto i processi in corso, e così potrà se del caso modificare o aggiornare le sue ipotesi iniziali.
E così via.
.... ecco, questo è il modo di strutturare un "processo di pratica clinica" coerente, indipendentemente dal proprio approccio teorico.
Ed avere un processo coerente di pratica clinica è alla base di un approccio "scientifico", inteso in senso lato, alla psicologia clinica.
Sul senso del concetto "scienza", però, è importante essere consapevoli che dobbiamo essere certi di usare lo stesso termine per esprimere lo stesso significato, altrimenti facciamo un pasticcio.
Ed adesso ti giro una domanda.
Cosa intendi con "scienza", esattamente ?
E soprattutto, in subordine a questo (la domanda, lo so, ti sembrerà sciocca o scontata, ma probabilmente non lo è - almeno, non del tutto):
perchè, soggettivamente, ti crea un così forte disagio applicare qualcosa che non sia "scientifico" (secondo la definizione che segui di "scientifico") alla sfera dello psichismo ?
Credo che te lo debba domandare con attenzione, perchè la risposta potrebbe esserti utile per chiarirti su questo punto...
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riguardo al fatto del perchè mi crea disagio appicare qualcosa di non scientifico è una domanda che mi sono posta un milione di volte: perchè non credo sia giusto avere una responsabilità del tipo che ha lo psicolgo, nei confronti di una persona bisognosa di aiuto, SENZA AVERE DELLE BASI OGGETTIVE SU CUI POTERSI BASARE!!!!!







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