non so se intendo bene a quale definizione di logos ti riferisci. premesso.
ma non sono d'accorod su questa specie di fisiognomica sociale nella dimensione psicopatologica. anche perchè io per mia formazione, sono più propenso a privilegiare l'aspetto autorganizzativo del sistema umano, e quindi tendiamo ad adattare il mondo alla nostra personale organizzazione.
certo, in termini epistemologici, il mondo rimane fonte di perturbazioni, delle quali decidiamo traaverso i vari livelli organizzativi del nostro organismo (evolutivamnete sempre più complessi) quali debbano diventare informazioni e quali no. è anche vero, che in termini evolutionistici, emergendo lì'attività autoriflessiva (in termini soprattutto relazionali/emotivi) operiamo dei processi di condivisione col mondo delle relazioni, forse sarebbe melgio correlazione, modulate emotivamente e quiondi cognitivamente.
in un ottica sociale, storicamente determinata, si può etichettare una condizione psicopatologica come folle, oppure di emarginazione, di povertà, di angoscia dell'uomo moderno, di disperazione ironica dell'uomo post moderno, ma scivoliamo in un ambito filosofico se ci va bene, sociologico, se ci va male!
insomma, nella mia personale pratica clinica, rimane il fatto che la persona che mi sta davanti è comunque un individuo con la sua storia personale/familiare, auspicabilmente in un contesto geografico simile al mio. perchè di pratica clinica mi serve operare. fuori di essa, si può parlare di tutt'altro.