un altro paio di dubbi, se qualcuno sa rispondere.
1) "Il candidato formuli un’ipotesi diagnostica e le connessioni con i costrutti psicologici di riferimento che ne guidano l’inquadramento" (prima sessione 2011). che cosa s'intende per 'costrutti psicologici' che guidano l'inquadramento diagnostico? l'elenco sintomatologico della categoria diagnostica?
2) "In relazione al seguente caso descrivere le modalità di lavoro per una valutazione del profilo psicologico e accenni dell'intervento clinico che si considera più indicato." (prima sessione 2009). In quest caso non chiede la diagnosi ma una valutazione del profilo..com'è corretto procedere?
Premetto che sono ancora all'inizio dello studio per il caso clinico ma rispondo un pò basandomi sul tirocinio che ho svolto. Il primo punto: io credo che per costrutti psicologici ci si riferisca a quegli aspetti della personalità che permettono di inquadrare il disturbo all'interno della categoria diagnostica. Non so per esempio potrebbe essere nel caso di un pazisnte che riporta di dimenticare spesso dove mette le cose, di perdersi in strade a lui familiari o di avere reazioni aggressive verso i propri cari. I costrutti di riferimento che potrebbero far pensare ad ipotesi di Demenza dio Alzheimer sono: Memoria, disorientamento spaziale ed aggressività.
Cosa ne pensate? Magari ho detto delle stupidate...però è l'unica idea che mi è venuta in mente.
secopndo punto: sempre in riferimento al tirocinio ho visto che nella compilazione del profilo si tiravano un pò le somme dei diversi test somministrati e quindi, ad esempio scrivevano: " il profilo neuropsicologico evidenzia deficit a carico delle abilità di attenzione, di memoria a breve termine e delle funzioni esecutive" oppure " il profilo neuropsicologico è compatibile con la diagnosi di...... (in questo caso c'è una diagnosi precedente e i test, con i loro risultati, confermano tale diagnosi). Nel caso di un profilo psicologico si può un po riassumere la sintomatologia ma credo che un inquadramento diagnostico debba essere fatto.
Ditemi cosa ne pensate!
Scusate informazione per procedura UNIWEB. Quando devo scegliere per l'esame di stato devo cliccare Psicologo Post Riforma?
Salve ragazzi, sto provando a svolgere qualche caso clinico e volevo confrontarmi con voi.
Ho trovato questo caso , tra quelli già usciti gli anni precedenti e ho ipotizzato un disturbo di ansia, nello specifico un disturbo di panico senza agorafobia.
Voi che ne pensate?
Grazie mille!
ciao! qualcuno mi passerebbe un tema già svolto sulla coscienza? mi farebbe un favore enooormeee...purtroppo non ho molto tempo per prepararlo. se qualcuno è così gentile da passarmelo scrivo la mia mail in un messaggio privato! grazie!![]()
ragazzi se qualcuno ha fatto dei progetti li può pubblicare così ci semplifichiamo un pò il lavoro?
io ho provato a fare questo
TERAPIA TOSSICODIPENDENZA IN COMUNITà
TITOLO
PREMESSA
La tossicodipendenza è un problema complesso che investe vari ambiti: sociale, psicologico, politico. Inquadrando il problema unicamente dal punto di vista psicologico, non esiste un quadro univoco del tossicodipendente così come non esiste un intervento univoco per le situazioni di tossicodipendenza.
Esistono diverse modalità di consumatori di sostanze tossiche: da un lato troviamo infatti i consumatori occasionali, che riescono ancora a mantenere il controllo della situazione e la possibilità di interrompere senza alcuna conseguenza, mentre all’altro ci sono i consumatori abituali.
Tale tipo di consumatori ha l’abitudine, caratterizzata da uno stato di intossicazione prodotto dall’assunzione di una sostanza, dalla tendenza a ripetere l’esperienza e dal bisogno di procurarsela.
Infine ci sono i tossicomani, che hanno bisogno di continuare ad usare le sostanze procurandosele a qualsiasi prezzo ed allentandosi sempre più da tutti gli altri interessi e dai legami con gli altri.
L’intervento in Comunità, spesso può colmare le gravi carenze a livello dei rapporti sociali e familiari, accogliendo la persona in un gruppo “sostitutivo”.
TARGET:
-Beneficiari diretti: 10 pazienti tossicodipendenti
-indiretti: famiglie
OBIETTIVO GENERALE:
Lo scopo è quello di offrire un trattamento intensivo e strutturato atto a far fronte alle problematiche dell’utente, coinvolgendo le sue aree comportamentali, intrapsichiche e socio-relazionali, per un suo reinserimento funzionale nella società.
OBIETTIVI SPECIFICI:
-Offrire moduli flessibili e individualizzati di trattamento
-Offrire la possibilità di risperimentare una vita attiva e senza droga
-Miglioramento della qualità di vita del paziente e della famiglia
METODOLOGIA, FASI E ATTIVITà
Il metodo usato è un approccio multimodale che agisce su più fronti integrati tra loro e si suddivide in fasi. Nel passaggio da una fase a quella successiva, rispettando i tempi diversi di reazione degli ospiti, si chiede loro di raggiungere degli obbiettivi che vadano dall’adeguatezza del comportamento al rispetto delle regole e norme di vita in comune, alla responsabilizzazione per attuare il processo di differenziazione/individuazione.
Prima fase (1 mese):
- selezione pazienti mediante colloqui individuali (2 da 1 ora ciascuno)
- colloqui motivazionali e di orientamento (2 da 1 ora ciascuno)
-Accoglienza nella struttura
Seconda fase (se i pz sono già in struttura cancellare la prima), 3 mesi.
- Si effettua un lavoro di sostegno individuale e d’osservazione delle modalità relazionali e comportamentali messe in atto nella vita all’interno della comunità. Somministrazione test psicodiagnostici.
-E’ prevista all’entrata in Comunità la sospensione per un mese di ogni forma di comunicazione fra l’utente e l’esterno per effettuare la separazione dai condizionamenti preesistenti.
-In questa fase il paziente viene assegnato a un educatore di riferimento, offrendo così alla persona una situazione che le permetterà l’adeguamento al nuovo contesto e l’apprendimento di nuove regole che segnino la rottura col sistema di vita precedente. Questo processo viene agevolato da una “pedagogia strutturante” che riattiva i punti di riferimento sostanziali, affettivi ed autorevoli. In tal modo gli interventi educativi forniranno messaggi capaci di essere introiettati e rielaborati al fine di ricostruire nel soggetto le capacità di sentire, di vedere e di cogliere la valenza positiva degli strumenti educativi offertigli.
-Colloqui psicoterapici con lo psicologo a cadenza settimanale (1 ora) al fine di ricostruire una progressiva maturazione emotiva resa possibile da una migliore conoscenza di sé e dell’altro e per un miglior adattamento alla propria realtà interna ed esterna. Dopo 15 giorni viene inserito nel gruppo verbale di psicoterapia settimanale che favorisce lo scambio reciproco delle proprie emozioni, da cui partire per relazionarsi meglio con se stesso e con gli altri.
Terza fase (4 mesi)
-inserimento in un determinato gruppo di lavoro (es falegnameria). Questa scelta metodologica è finalizzata al recupero delle “parti sane” dell’individuo potenziando la capacità del ragionamento logico ed aiutando il soggetto ad entrare in rapporto con se stesso e con l’ambiente in cui vive per trovare significati ai propri stati interiori e agli avvenimenti esterni .
-Altre attività di gruppo condotte da uno psicologo, settimanalmente (laboratori creativi, psicodramma…)
-In questa fase avviene la prima visita della famiglia che avrà un colloquio con lo psicoterapeuta che segue la persona con l’obiettivo di aiutare i vari membri della famiglia a rompere il giro vizioso di isolamento, vergogna e angoscia in un clima accettante e non colpevolizzante. Si intende inoltre dare informazioni corrette per una presa di coscienza realistica dei problemi affinché possano elaborare modi nuovi per affrontarli.
-Alla fine di questa fase si intensificano i rapporti con la famiglia e si fanno colloqui preparatori (2 da un’ora) per la prima verifica a casa. In questo periodo si ottiene la responsabilità di un settore lavorativo dove il soggetto si sperimenta nella capacità di reggere sia allo stress, sia alle frustrazioni nel gestire i rapporti con gli altri utenti con l’autorevolezza conseguita. L’utente inizia ad uscire dalla C.T. per passare una giornata con i genitori e per le attività ricreative (permessi a casa).
Quarta fase ( 4 mesi)
-il soggetto oltre ad una maggiore responsabilizzazione, ottiene l’autonomia operativa ed organizzativa delle mansioni. Aumento frequenza permessi di verifica a casa dove il soggetto ha l’opportunità di sperimentare sul piano di realtà i nuovi modelli di pensiero appresi nel contesto comunitario. In tutti i permessi viene prescritto all’utente di presentarsi al Sert, previo appuntamento preso dall’operatore in comunità, per colloqui di verifica con l’operatore di riferimento del Sert. Durante i permessi viene responsabilizzata la famiglia rispetto alla necessità che l’utente mantenga un comportamento idoneo.
-incontri tra gli operatori della CT e quelli del Ser.T. In questa fase si inizia a programmare il futuro reinserimento socio-lavorativo dell’utente anche tramite la partecipazione a corsi di formazione lavoro o favorendo la scolarizzazione.
Quinta fase ( 4 mesi)
si decide insieme all’utente, e in base alle prospettive di rientro in famiglia, la strada da percorrere per il reinserimento, nell’ambito familiare. Se l’utente viene da un contesto che consente occasioni di reinserimento nella rete sociale di provenienza, terminerà il programma nella nostra sede; per gli altri invece è previsto un trasferimento in una sede di tipo B (sede specifica per il reinserimento). Alla fine del programma viene dato un mese di verifica all’utente, al termine del quale verrà dimesso. Con le persone che lo desiderano si mantengono contatti telefonici e visite periodiche per permettere loro di continuare i rapporti con la struttura che li ha ospitati. In caso di difficoltà vengono anche sostenuti con rapporti di counseling.
TEMPI: 15 mesi
Risultati attesi: Miglioramento della qualità di vita del paziente e del suo funzionamento globale
Valutazione e/o monitoraggio:
-In itinere: Osservazione da parte degli operatori e discussione durante le riunioni d’equipe
-Ex post: risomministrazione test psicodiagnostici
Risorse umane: 1 infermiere specializzato, 1 neuropsichiatra, 3 psicologi, 3 educatori, 1 responsabile amministrativo
Costi: 250 000 euro
Vincoli: Abbandono
6-LA COSCIENZA
Definizione:
Si può definire la coscienza come la consapevolezza degli stimoli interni ed esterni del soggetto. La coscienza è intimamente legata all’attenzione, in quanto quest’ultima è la porta d’ingresso per la coscienza: di conseguenza la coscienza ha una natura selettiva e di filtro.
E’ corretto parlare di processi, piuttosto che di stati della coscienza, in quanto si tratta di un’attività psichica continua e costantantemente mutevole in qualità e intensità. Fin’ora non è stata elaborata una teoria esauriente che spieghi in che modo il SNC generi un’esperienza consapevole. Sebbene il vissuto soggettivo della coscienza sia unitario, si ritiene che esso sia sotteso ad una molteplicità di strutture nervose, ovvero la coscienza avrebbe una base nervosa distribuita e non localizzata. L’indagine psicofisiologica della coscienza può avvenire stimolando specificatamente aree cerebrali diverse (es la stimolazione di quelle temporali fa emergere ricordi passati), sia con osservazioni sul cervello diviso (rimozione del corpo calloso) dove emerge una coscienza divisa e deputata a funzioni diverse per ogni emisfermo che sarebbe integrata in una più ampia e unitaria.
La coscienza si esplica in diverse funzioni:
-Consapevolezza percettiva e cognitiva: esperienza e capacità di rispondere agli stimoli provenienti dall’esterno (consapevolezza percettiva). La consapevolezza dello stimolo avviene dopo circa 500 ms dalla sua comparsa, perciò in questa funzione la coscienza avviene dopo gli avvenimenti. La coscienza confronta istante per istante lo stato attuale del mondo con quello previsto in base alle proprie conoscenze e aspettative (consapevolezza cognitiva).
-Controllo: la coscienza esercita un continuo monitoraggio sui processi cognitivi, permettendo di organizzare l’attività mentale. Ha perciò anche la funzione di rilevare gli errori nella condotta rispetto all’ambiente.
-Consapevolezza metacognitiva e autocoscienza: a differenza di altre funzioni cognitive, la coscienza può essere consapevole di se stessa, in un processo teoricamente infinito (sapere, sapere di sapere, sapere di sapere di sapere...). Questa capacità autoriflessiva è alla base sia dello sviluppo psichico del bambino sia della costruzione dell’identità, sia dei processi di comunicazione attraverso la teoria della mente. Le opportunità della coscienza sono favorite dal processo della coscienza esternalizzata e distribuita, in quanto le conoscenze sono fornite anche dall’ambiente.
Attivazione – attenzione
Un aspetto interessante dello studio dei livelli di vigilanza è il livello di attivazione o Arousal. La teoria dell’Arousal presuppone che lo stato di vigilanza vari lungo un continuum che va dal sonno all’eccitazione diffusa.
Il livello di attivazione viene considerato un fattore importante nella determinazione dell’efficienza di un soggetto nell’esecuzione di prestazioni o compiti: succede che a bassi livelli di attivazione l’individuo si distrae facilmente e a livelli troppo elevati l’eccessiva ansietà che si accompagna al compito ha ugualmente un effetto deleterio sull’efficienza.
Il livello di attivazione è correlato all’attenzione; per semplificare possiamo dire che l’attivazione è uno stato globale dell’organismo mentre l’attenzione è una funzione selettiva che pur essendo presente fin dalla nascita si perfeziona nei suoi modi di manifestarsi insieme al progredire dello sviluppo percettivo e cognitivo. L’attenzione, infatti, opera come un meccanismo in grado di selezionare le informazioni in ingresso in base alla loro importanza biologica e psicologica e ad escludere dalla coscienza tutte le altre.
I cambiamenti stimolanti l’attenzione possono essere di due tipi variazione dell’intensità degli stimoli e mutazioni ambientali per la comparsa di stimoli che hanno acquisito un significato per il soggetto.
Come Freud ha messo in evidenza, la coscienza si fonda su processi inconsci. Esistono 2 modelli nella concezione della dinamica conscio-inconscio. Quello psicodinamico e quello cognitivista. Secondo quest’ultimo, come messo in evidenza da recenti ricerche, i contenuti della coscienza costituiscono l’esito funzionale di processi neuro-psichici elaborati inconsapevolmente. In questa dimensione si può parlare di inconscio cognitivo ed emotivo. Nell’ambito dell’elaborazione delle informazioni si è distinto tra conoscenze proposizionali o dichiarative (proposizioni che stabiliscono relazioni fra idee e riguardano contenuti) e procedurali (concerno i procedimenti, il come e si basano sull’esercizio). Si è giunti di conseguenza a denifire un processamento automatico (rapido, inconsapevole, non richiede grossa attenzione o mbt, permette esecuzione di altri processi in parallelo) e controllato (lento, richiede risorse attentetive e cognitive, non consente di svolgere altri compiti in parallelo) delle informazionni.
Secondo il modello Freudiano l’inconscio è in primo luogo caratterizzato da impulsi primari, soprattutto legati alla sessualità. La loro consapevolezza è solo parziale e sarebbero all’origine dei comportamenti volontari e coscienti. Nei sogni, nei sintomi e negli atti mancati della coscienza questi si rendono più evidenti
La coscienza, come flusso che varia di continuo, subisce una rilevante modificazione nel sonno, quest’ultimo definito come uno stato caratterizzato da una ridotta reattività agli stimoli ambientali e riduzione della consapevolezza. Quest’ultimo è spontaneo, periodico e reversibile. Sono stati identificati diversi livelli dell’attività cerebrale: veglia attiva (onde beta, rapide e irregolari), veglia rilassata (one piùlenti e irregolari), stadio 1 del sonno (onde theta con ampiezza ridotta), stadio 2 ( variazioni rapide e irregolari, i fusi del sonno), stadio 3 e 4, sonno profondo (onde lente e ampie), ritorno allo stadio 1 ( REM, movimenti rapidi dei bulbi oculari: sonno paradosso, onde simili allo stato di veglia). Secondo alcuni il sonno è utile per recuperare risorse a livello cerebrale, per altri connesso all’evoluzione dell’animale per renderli inattivi in periodi nei quali non devono impegnarsi in attività per la sopravvivenza. Al risveglio dal sonno rem vengono riportati con più frequenza i sogni.
Applicazioni
-Clinica: Freud
AVVISO DAL MODERATORE:
ragazze qui su ops è vietato riportare per inetro contìenuti (temi o altro)...vi suggerisco di fare delle scalette (che potete tarqnuillamente postare) altriemnti devo editare (canecellare i post!)...attenzione per favore!
e per il resto, comunque: molto brave!![]()
." all'origine gli esseri umani erano doppi:possedevano 2 teste, 4gambe, 2 sessi uguali o diversi.Questa condizione cionferivaloro una grande forza e un ambizione tale che un giorno si lanciarono all'assalto del cielo.Allora zeus infuriato tagliò in due ciascuno di loro e da qual giorno ognuno è alla ricerca della sua metà!"
.................
nuovo regolamento: http://www.opsonline.it/help/
---------------------
VENDITRICE ACCREDITATA DI OPSonline
grazie mille bluemind!!!!!!!!!!!non ho ancora iniziato a studiare la seconda prova, figuriamoci la terza! forza e coraggio!
![]()
e allora..daicominciamo a studiare!!!!!!!!!
." all'origine gli esseri umani erano doppi:possedevano 2 teste, 4gambe, 2 sessi uguali o diversi.Questa condizione cionferivaloro una grande forza e un ambizione tale che un giorno si lanciarono all'assalto del cielo.Allora zeus infuriato tagliò in due ciascuno di loro e da qual giorno ognuno è alla ricerca della sua metà!"
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nuovo regolamento: http://www.opsonline.it/help/
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Ciao ragazzi, mi sono laureata a Cesena ma sto valutando di fare l'eds a Padova. E' vero che da voi c'e un'impostazione prevalentemente dinamica? Impostare il caso clinico, facendo riferimento prevalentemente al dsm e alla diagnosi differenziale (come mi hanno insegnato) potrebbe penalizzarmi? purtroppo non hpo una buona infarinatura di dinamica o.O
poi quanto costa sostenere l'esame? in qualche mese si finisce??
Grazie a tutti![]()
anch io vengo da cesena. il dsm e la diagnosi differenziale prescindono da qualsiasi approccio, visto che dovrebbe essere ateoretico, si dice. se non fai riferimento al dsm per la diagnosi l'unico altro riferimento che puoi fare è l'icd-10, ma non credo. al massimo ti puoi chiedere se un approccio di comprensione del caso e terapia cbt, piuttosto che dinamica, ti possa penalizzare.