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Discussione: Poesie

  1. #271
    Antonia
    Ospite non registrato

    Riferimento: Poesie

    I tuoi occhi, i tuoi occhi, i tuoi occhi di Nazim Hikmet.

    I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
    che tu venga all'ospedale o in prigione
    nei tuoi occhi porti sempre il sole.
    I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
    questa fine di maggio, dalle parti d'Antalya,
    sono così, le spighe, di primo mattino;
    i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
    quante volte hanno pianto davanti a me
    son rimasti tutti nudi, i tuoi occhi,
    nudi e immensi come gli occhi di un bimbo
    ma non un giorno ha perso il loro sole;
    i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
    che s'illanguidiscono un poco, i tuoi occhi
    gioiosi, immensamente intelligenti, perfetti:
    allora saprò far echeggiare il mondo
    del mio amore.
    I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
    così sono d'autunno i castagneti di Bursa
    le foglie dopo la pioggia
    e in ogni stagione e ad ogni ora, Istanbul.
    I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
    verrà giorno, mia rosa, verrà giorno
    che gli uomini si guarderanno l'un l'altro
    fraternamente
    con i tuoi occhi, amor mio,
    si guarderanno con i tuoi occhi.

  2. #272
    Antonia
    Ospite non registrato

    Riferimento: Poesie

    La mia donna è venuta con me fino a Brest di Nazim Hikmet.

    La mia donna è venuta con me fino a Brest
    è scesa dal treno è rimasta sul marciapiede
    si è fatta più piccola più piccola più piccola
    un seme di grano nell’azzurro infinito
    poi, eccetto i binari, non ho visto più niente.
    E poi mi ha chiamato, dalla terra polacca non potevo
    rispondere
    non potevo chiederle dove sei, mia rosa, dove sei
    mi ha detto vieni ma non potevo andare da lei
    il treno correva come se non dovesse fermarsi più
    soffocavo dalla tristezza.
    E poi sulla terra i pezzi di neve si scioglievano
    e a un tratto ho capito che la mia donna mi vedeva
    mi chiedeva mi pensi ancora mi pensi ancora
    mentre la primavera camminava coi nudi piedi fangosi
    sul cielo
    e le stelle scendevano a posarsi sui fili del telegrafo
    e l’oscurità batteva come pioggia sul treno
    la mia donna restava in piedi sui pali del telegrafo
    e il suo cuore batteva – tac tac – come se stesse tra le
    mie braccia
    i pali si muovevano e passavano ma lei non si muoveva
    di lì
    il treno correva come se non dovesse fermarsi mai
    soffocavo dalla tristezza.
    E poi ho capito che da anni da lunghi anni stavo in quel
    treno
    ma come l’ho capito e perché mi stupisce ancora
    come cantando la grande canzone della speranza
    m’allontano dalle città dalle donne amate
    porto la nostalgia di loro come ferita che non rimargina
    nella mia carne
    ma vado sempre, per avvicinarmi in qualche luogo a
    qualcosa.

  3. #273
    Antonia
    Ospite non registrato

    Riferimento: Poesie

    Notturno in tram a Berlino di Nazim Hikmet.

    La vecchiaia la solitudine e io e poi una malinconia tutti
    e quattro camminiamo fianco a fianco senza parlarci
    ciascuno cammina solo ma siamo l'uno a fianco dell'altro
    che cosa non avremmo dato gli uni e gli altri per non sentire
    il rumore dei passi gli uni degli altri
    dentro di noi abbiamo pietà imprechiamo gli uni contro gli
    altri ma ci amiamo perchè non crediamo gli uni negli altri
    che cosa non avremmo dato per arrivare a un incrocio e
    infilare presto quattro strade diverse ma non so se uno di
    noi morisse se quelli che restano sarebbero contenti
    la vecchiaia la solitudine e io e poi una malinconia tutti e
    quattro camminiamo fianco a fianco
    la notte prendiamo il tram i tram che non sappiamo dove vadano
    la notte i tram puliti larghi a tre vagoni ci portano in
    qualche luogo con stridori sferragliamenti
    a un tratto si levano davanti a noi dei muri bruciati e sotto
    il riverbero dei lampioni marciano diritti e testardi verso di noi
    delle finestre appaiono davanti a noi e vengono in folla verso
    di noi schiacciandosi l'una con l'altra
    finestre che non hanno nè vetri nè infissi che non sono finestre
    delle stanze degli uomini ma finestre del vuoto
    passiamo davanti alle porte senza battenti le porte che aprono su nulla
    sui marciapiedi degli uomini con tre punti sopra il bracciale aspettano il tram
    sono appoggiati sui loro bastoni dalle punte di gomma
    non so se tutti i muti sono anche dei sordi ma certo la maggior
    parte dei ciechi sono dei ciechi con gli occhi aperti e le luci
    dei tram cadono nei loro occhi aperti ma loro non si rendono
    conto che la luce cade nei loro occhi
    vecchie bigliettaie stanche fanno salire i ciechi sui tram
    donne che mi avete guidato teneramente tenendomi per mano
    a quasi tutte voi non ho dato che qualche poesia e forse un po' di tristezza
    sono grato a voi tutte
    traversiamo le tenebre degli spiazzi vuoti dove crescono i ciuffi d'erbacce
    i tram traversano le piazze i cui palazzi barocchi sono distrutti
    e le pietre bruciate spezzate si somigliano talmente che la testa
    ci gira e giriamo in tondo
    questa città è tutta bucata perchè ha mandato i suoi soldati a distruggere altre città
    ho visto città rase al suolo avevano mandato i loro soldati
    a distruggere altre città e i soldati delle altre città le avevano rase al suolo
    ho visto città che preparavano i loro soldati per mandarli
    a distruggere altre città ed essere distrutte esse stesse
    dei violinisti salgono in tram con le scatole dei violini sotto
    il braccio e i loro lunghi capelli tristi non riescono a
    nascondere la loro calvizie
    questo agosto è forse l'ultimo agosto del mondo ha chiesto uno
    dei violinisti alla bigliettaia in una lingua che non conosco
    sulle piattaforme dei tram ci sono dei giovani in collera
    credo ch'essi stessi non sappiano perchè e contro chi sono in collera
    che ora sarà adesso all'Avana amore mio sarà notte o giorno
    le ragazze scendono dai tram
    le loro gambe sono abbastanza ben fatte
    senza fare un gesto seduto dove sono le seguo e sotto il ponte
    di pietra sento vicinissimo al mio viso il calore delle loro
    bocche e volto la testa a una giovane donna che mi tocca la spalla
    senza ch'io sappia dov'è
    i suoi capelli son paglia d'oro le sue ciglia azzurre
    il suo collo bianco è lungo e rotondo
    alle fermate vecchie donne terribili con cappelli di
    paglia nera traversano le rotaie tenendosi per mano
    l'uomo seduto alla mia destra s'è inabissato dentro se stesso
    s'è perduto dentro se stesso
    è così lo so è così che la vecchiaia comincia
    tuttavia non è in mio potere non cadere nelle onde tristi
    così comincia la vecchiaia
    l'uomo seduto alla mia destra è caduto ancora nelle onde tristi
    alla porta del deposito siamo scesi dall'ultimo tram
    rientriamo a piedi
    tutti e quattro
    la vecchiaia la solitudine e io e poi una malinconia
    quando arriviamo all'albergo il sole comincia a spuntare
    nella nostra stanza apriamo la radio
    parla dei vascelli cosmici.

  4. #274
    Partecipante Super Figo L'avatar di Hermes Ankh
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    Riferimento: Poesie

    Perché solo non morire conta
    in quest’aria provvisoria d’autunno
    che accarezza gli alberi e poi li spoglia
    come fossero una donna bella.

    La resistenza al nulla è una lotta
    che lascia ferite e tagli
    è un labbro squarciato da un pugno
    è un figlio espulso da un utero contuso.

    Ci sono case che accolgono chiunque
    e finestre che restano chiuse per sempre.


    (Francesco Iannone)

  5. #275
    Styrofoam Crown L'avatar di Grace
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    Riferimento: Poesie

    Prima sono stata a una lettura di poesie di Alda Merini.
    Questa è stata la più sconvolgente

    Il mio primo trafugamento di madre

    Il mio primo trafugamento di madre
    avvenne in una notte d'estate
    quando un pazzo mi prese
    mi adagiò sopra l'erba
    e mi fece concepire un figlio.
    O mai la luna gridò così tanto
    contro le stelle offese,
    e mai gridarono tanto i miei visceri,
    né il Signore volse mai il capo all'indietro,
    come in quell'istante preciso,
    vedendo la mia verginità di madre
    offesa dentro a un ludibrio.
    Il mio primo trafugamento di donna
    avvenne in un angolo oscuro
    sotto il calore impetuoso del sesso,
    ma nacque una bimba gentile
    con un sorriso dolcissimo
    e tutto fu perdonato.
    Ma io non perdonerò mai
    e quel bimbo mi fu tolto dal grembo
    e affidato a mani più « sante »,
    ma fui io ad essere oltraggiata,
    io che salii sopra i cieli
    per avere concepito una genesi.

    UNBELIEVABLE..I was surprised..I was surprised..I'm still surprised
    17 Luglio 2011, Udine
    We're gonna try to remember this picture right here in my mind,when I close my eyes tonight on that pillow..when I look up in the sky,I thank God of what I had here..I'll be thinking of this!
    We're gonna record this moment in time..the night we laid up in the sky of San Siro..at the end of It

    29 Giugno 2013, Milano
    Jon Bon Jovi

    vinciamonoigrace(at)hotmail.it

  6. #276
    Partecipante Super Figo
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    Riferimento: Poesie

    Potrei strappare la pagina di Te....

    Potrei staccarti dal cuore
    strappare la pagina di Te
    inventarmi un nuovo sogno
    scarabocchiare la parola fine
    potrei fare a meno di Te ora
    perché sono più forte del mio cuore.

    Sono la mia ragione
    sono le mie scelte
    sono il mio coraggio
    sono il mio amare
    sono il mio osare
    sono le mie ali.

    Padrona delle mie direzioni
    sono le mie azioni
    sono le mie lacrime
    sono i miei sorrisi.

    Conosco il tempo
    di un attimo
    il sapore di un rimpianto
    il coraggio di un sogno
    l’intensità di un respiro
    il piacere di un sospiro
    e la magia di una poesia
    di questa nostra poesia.

    Potrei strappare la pagina di Te
    ma ti tengo stretto al cuore.

    (Silvana Stremiz - http://silvanastremiz.altervista.org/ )

  7. #277
    Partecipante Super Figo L'avatar di Hermes Ankh
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    Riferimento: Poesie

    Ho l’età in cui le cose si osservano con più calma, ma con l’intento di continuare a crescere.
    Ho gli anni in cui si cominciano ad accarezzare i sogni con
    le dita e le illusioni diventano speranza.
    Quel che importa è l’età che sento.
    Ho gli anni che mi servono per vivere libero e senza paure.
    Per continuare senza timore il mio cammino, perché porto con me l’esperienza acquisita e la forza dei miei sogni.
    Quanti anni ho, io? A chi importa!
    Ho gli anni che servono per abbandonare la paura e fare ciò che voglio e sento.


    (José Saramago)

  8. #278
    Postatore Epico L'avatar di Alejandro85
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    Riferimento: Poesie

    Rincorremmo il vento, ben ci sta
    Niente di nuovo sotto il sole
    Tutto è niente
    Tutto è vento
    Tutto è vanità.
    (Ugo Pierri- Ossetia)

  9. #279
    Partecipante Super Figo L'avatar di Hermes Ankh
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    Riferimento: Poesie

    Mi affacciai alla finestra e, al posto del giardino, trovai la notte
    costellata di neve.
    La neve rende tangibile il silenzio.
    È il crollo della luce e si spegne.
    La neve non vuole dire nulla:
    è solo una domanda che lascia cadere milioni di segni
    interrogativi sopra il mondo.

    Notte e neve

    (José Emilio Pacheco)

  10. #280
    Partecipante Leggendario L'avatar di Lyanne
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    vivo a Genova
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    Riferimento: Poesie

    Altro tempo verrà diverso da questo.
    E qualcuno dirà:
    “Hai parlato male. Altre storie
    avresti dovuto raccontare:
    violini che si tendevano indolenti
    in una notte densa di profumi,
    belle parole elogiative
    per esprimere l’amore infinito,
    amore infine sopra ogni
    cosa ”.

    Ma oggi,
    quando la luce dell’alba
    è come sporca schiuma
    di un giorno inutilmente giunto prima,
    io sono qui,
    insonne, stanco, che veglio
    le mie armi sconfitte,
    e canto
    tutto ciò che ho perso, per cui muoio
    .


    Ángel González

  11. #281
    Antonia
    Ospite non registrato

    Riferimento: Poesie

    Confidare (Antonia Pozzi).

    Ho tanta fede in te. Mi sembra
    che saprei aspettare la tua voce
    in silenzio, per secoli
    di oscurità.
    Tu sai tutti i segreti,
    come il sole:
    potresti far fiorire
    i gerani e la zàgara selvaggia
    sul fondo delle cave
    di pietra, delle prigioni
    leggendarie.
    Ho tanta fede in te. Son quieta
    come l’arabo avvolto
    nel barracano bianco,
    che ascolta Dio maturargli
    l’orzo intorno alla casa.

    8 dicembre 1934

  12. #282
    Antonia
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    Riferimento: Poesie

    Terrazza al Pincio (Antonia Pozzi).

    Dai viali, a fiotti, corre sullo spiazzo
    una fragranza amara d’oleandri.
    Roma, immensa, s’abbuia a poco a poco,
    sfiorata di rintocchi. Non un volto,
    né una voce, né un gesto afferro intorno:
    solo l’anima tua, solo il mio amore,
    sbiancato dalla tua purezza. In breve,
    nel cielo smorto di sfrenata attesa,
    proromperà un rimescolio di stelle.

    Roma, 27 luglio 1929

  13. #283
    Partecipante Esperto L'avatar di Keblish
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    Riferimento: Poesie

    Cape sbottate da rana che ormai ti guardano dai muretti
    Sui muretti,
    Farai qualcosa di più, ma la faccia
    Guardi tu, stavolta
    Le cose tue
    C'aveva gli occhi
    Lo sguardo affanculo, la testa un po' inclinata
    Che se uno ha visto o meno le stesse cose poco conta
    Possibilità di morire sul muschio
    Sforzo di stare con la testa in cose che cadono
    Detriturare a terra ma dove ci stanno i cosi
    Apicalità del fa schifo, ricaduta,valle
    quindi bello

  14. #284
    Antonia
    Ospite non registrato

    Riferimento: Poesie

    Nel duomo (Antonia Pozzi).

    Sospingo una delle grevi porte
    e mi cade alle spalle
    la furia del meriggio ventoso.
    A lenti passi m’inoltro,
    bevendo l’ombra improvvisa
    in lunghi battiti
    delle palpebre stanche:
    suonano i passi come morte cose
    scagliate dentro un’acqua tranquilla
    che in tremulo affanno rifletta
    da riva a riva
    l’eco cupa del tonfo.
    Remiga la tristezza ad ancorarsi
    in golfi arcani
    d’oscurità profonde;
    remiga per un mare favoloso,
    ove sono i pilastri
    tronchi d’una subacquea pineta,
    viva e fitta così
    per lontananze senza confine…
    Brucia nella tenebra
    una lucente siepe di ceri:
    gli occhi vi si fissano
    subitamente
    e l’anima discende
    dalle sperdute immensità
    chiudendosi
    in un nodo di fiamme.
    Dinnanzi alla tremante fioritura
    che chissà qual divino alito
    inclina
    verso il sorriso di un’antica madonna,
    è immoto un bimbo.
    Guarda, il piccolo, assorto,
    e certo vede
    nella cappella accesa
    uno stupendo albero di Natale,
    a cui siano fronde
    le diafane dita dei ceri.
    Certo sogna, il bambino,
    che sian tutti balocchi
    i rozzi vetri sanguigni
    in cui esita un pallido lume…
    Gli sbocca nei grandi occhi intenti
    la piccola vita
    e tutta si allarga
    nella celeste immensità del sogno.
    Sfocia così il tumulto
    d’ogni mio male
    nel riposo di un’estasi
    senza confine
    e l’anima ritrova la sua pace,
    come un folle balzo di acque
    che si plachi, incontrando
    la suprema quiete del mare.

    Milano, 3 marzo 1931

  15. #285
    Postatore Epico L'avatar di Alejandro85
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    Riferimento: Poesie

    Grazie per aver ricordato Antonia Pozzi, Anais.

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