Per qual che riguarda invece l'apertura della partita iva puoi farlo in autonomia presso l'agenzia delle entrate
Per il resto ho lo stesso problema riguardo all'indirizzo, tu poi hai risolto? Io non voglio che il mio indirizzo di casa appaia sulle fatture che diamo ai pazienti, perchè comunque stiamo parlando di situazioni delicate e non si sa mai, come si fa a rischiare che un paziente, magari molto problematico, si presenti a casa tua? Magari ad orari serali o notturni? Secondo me nel nostro lavoro la tutela della privacy è fondamentale, non solo per il paziente, ma anche per noi! Però anch'io ho uno studio in prestito, che non penso di poter indicare, quindi come fare?
Voi come avete fatto? Se c'è qualcuno che può darci delucidazioni ve ne sarei grata!!








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Ma sia un commercialista, sia un ragioniere esperto in materia, mi hanno rassicurata e mi hanno detto che posso procedere tranquillamente in tal senso. Essendo una libera professionista, posso avere il domicilio fiscale in una regione, e operare in altre regioni. Tra l'altro, chi sta nel nuovo regime dei minimi, è esonerato dalla registrazione e dalla tenuta delle scritture contabili, per cui si può indicare una sede in cui non si svolge effettivamente la professione. Mi rimane un grosso dubbio sul quadro I del modulo per l'apertura della Partita IVA, in cui si chiedono vari dati sull'immobile in cui si esercita la professione (tipo di catasto, titolarità, particella, etc.) e gli estremi di registrazione del contratto di locazione o di comodato. Gli "esperti" di cui sopra mi hanno consigliato di non riempire quel quadro, appunto perché non potrei indicare lo studio di Roma, e visto che indico la mia residenza anagrafica (la casa dei miei, per intenderci) non ho nessun contratto di comodato da segnalare, né tantomeno posso dire di essere in possesso dell'immobile perché non intestato a me.