
Originalmente inviato da
giulietta.o
Beh, ma infatti lo stesso ragionamento capita che lo faccia anche il paziente, non è che sia un minus habens. Quando sei sposata o con un compagno stabile, e ti rendi conto che qualcun altro ti suscita interesse, è quella la domanda che ti fai: come va la mia relazione? La risposta di solito è: mica tanto ben! E questo anche indipendentemente che sia analista o barista, colui che fa suonare il campanellino.
E’ il ruolo del “terzo”, che può servire a darti una sveglia, a farti vedere ciò che nella relazione manca, o come sei cambiata ma come questo non sia stato condiviso. O anche, ancora più positivamente, qualcosa che puoi comunque riportare nella coppia, nel senso che magari la relazione si è fatta troppo esclusiva e c’è bisogno di riaprirsi di nuovo al mondo, per poter vivere al meglio e nuovamente il sentimento di coppia. Oppure, ci si rende conto che è tempo di suonare il requiem.
Con l’analista si va a fondo della questione. Con il barista agisci se vuoi, ma può essere, e in certe condizioni, che la domanda rimanga sul tavolo e non si venga a capo di niente: per esempio se a ciò si unisce anche la necessità da parte tua, e in una fase della vita che lo domanda, la richiesta di un’indagine a tutto campo, o l’incapacità comunque di vivere ancora l’amore come qualcosa che non chiede. Insomma, le cose ancora non girano, barista o non barista si sente che c’è un inghippo di fondo.
Nell’andare in profondità in analisi, si considera anche il colore che prende la cosa: il modello Bovary (portami via da questo grigiore e accendimi di passione lussuosa), il modello Karenina (prove d’amore che non finiscono mai), il modello salvatore (tu solo sai indicarmi la strada, senza di te non sono nulla), ecc. Indagine che è in grado di dire proprio tante cose di noi stessi. Questa è una cosa che puoi fare anche tu, metterti lì e capire se ci sono delle ripetizioni di modalità, se è musica che hai già sentito, quali invece le discontinuità, le differenza dal passato via via che si snoda il rapporto.
Le proiezioni ci sono, e di infiniti tipi (non ci sono solo quelle erotiche, evidente): a questo non si scappa. Ecco, sentirmele proprio buttate sul groppone questo no, non mi è mai capitato. Diciamo che ognuno si è sempre assunto la sua parte di contributo nella vicenda. Interessava capire, crescere ed evolversi. Non reprimere, frustrare, far sentire dei minorati.
Il transfert come dice Lalangue è un rapporto d’amore, qui e ora e ripetuto. Non necessita, per fare analisi, far sentire qualcuno in colpa per questo, o un bambino di tre anni. Necessita far capire, o ricordare a chi ha finito per dimenticarlo, che attraverso questo – un rapporto d’amore – si può essere di nuovo in contatto con noi e con gli altri, a patto di superare gli inghippi che lo impediscono, se vi sono.
Per questo è così bello amare.