Non è quello che hai scelto è il fatto che si tratta di un mestiere che ti piace e ti interessa è proprio il fatto che semplicemente, si tratta di un mestiere=lavoro=fatica2) naturalmente il mestiere che ho scelto mi fa cagare e dovrei trovare il coraggio di rivelarlo al mondo che sempre mi ha fatto sentire prigioniera delle peggiori convenzioni, sognando altresì di mandare tutti a quel paese e rivelare la vera me stessa: una scamorza senza interesse alcuno, suppongo.
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Gaia
Tessera n° 15 Club del Giallo
Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4
Cara Rosa, come sono entrato e ho visto che le mie risposte alle tue due domande sono state mal capite, mal interpretate ò semplicemente non lette , vorrei in due secondi dirti che il pagamento, al inizio della seduta, cerca di non trascurare cosa accade nei prossimi 45/50 minuti di analisi, cioè: dopo che questo pagamento sia avvenuto, certamente non è un pagamento "anticipato" come è stato tradotto in automatico (seguendo un post recente) Soprattuto è non mancare di rispetto a un accadimento cosi importante che si ripete mensilmente ignorandolo come un fatto "normale" che non se ne parla. Se ti fai pagare quando il paziente sta andando via come lo puoi analizzare la prossima ? In base alla teoria e non su quello che a lui accade ?? Potresti tornare a parlare di qual cosa che non è presente??? Io trovo difficoltà a farlo.
In uguale modo, la fattura o ricevuta ha un valore altamente simbolico che viene elaborato , non la faccio e, come si nulla fosse, si prosegue domani . Mantengo le orecchie aperte per ascoltare se qualcosa di significativo emerge. Noi , le persone , abbiamo dei problemi con certo divario tra realtà e le nostre fantasie (come ha citato poco fa Char_Lie) Senza importare il grado di coscienza che li vogliamo aggiudicare. Il famoso setting marca il campo di gioco nel quale si fa la partita.
Non voglio farla tropo lunga, ho trovato qualcosa che ti potrebbe interessare a te e chi abbia pari interessi, riguarda il transfert è la attualità del argomento in psicoanalisi tratatto in un bellissimo dizionario che vi raccomando (Dizionario della Psicoanalisi , sotto la direzione di Alain de Mijolla) Uscito da poco tempo... nel 2002 in francese e da molto meno in Italiano.
Traslazione
Amore di traslazione
Nevrosi di traslazione
Odio di traslazione
Tralazione (psicologia analitica) (Jung)
Tralazione creativa
Traslazione e introiezione
Traslazione nel bambino
Traslazione speculare
Traslazione gemellare
Traslazione idealizante
Traslazione laterale
Traslazione narcisista
Traslazione negativa
Traslazione paradossale
Traslazione psicotica
Traslazione nella relazione
Ad ogni punto di questo lungo elenco segue una più o meno lunga, ed esauriente, spiegazione, con la aggiunta della corrispondente bibliografia. Mi auguro possa essere utile.
Scusate se vi ho disturbato con questa mia digressione.
Alla prossima! Buona settimana!
Ale.
Appunto, il problema è tuo, questo è importante.Potresti tornare a parlare di qual cosa che non è presente??? Io trovo difficoltà a farlo.
Diventa un problema del paziente anche il tuo, così; su questo ci lavori con lui?
Comunque, se ho ben capito, ora hai detto che ti fai pagare mensilmente.
Da noi, il paziente, deve potersi dimentricare di pagare, per capire cosa e come succede; tanto sul pagamento si lavora, perchè è inevitabile.
Una domanda: per parlare del pagamento, utilizzi il metodo della "proposizione analitica" ( stile A. B. Ferrari, Brasile-Argentina-Italia) e poi l'interpretazione?
Gaia
Tessera n° 15 Club del Giallo
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Sì Alejandro ma che si fa quando s'è capito comunque com'è la realtà e non si vive comunque bene in questa realtà? Il problema spesso s'è capito che è questo, ma come lo si dovrebbe affrontare?Originalmente inviato da Alejandro
Adattarsi?
Niente credo impedisca a qualcuno di far questo, ma se una persona avesse avuto l'intenzione di farlo già lo avrebbe fatto. I problemi in genere sono questi.
E' irrisolvibile la cosa, a meno che una persona non s'è sbagliata a guardare quel che può fare effettivamente non sapendo che con uno schiocco di dita eseguito in un certo modo può far comparire banconote, ed allora forse qualcosa si può aggiustare, perché il ventaglio di possibilità che s'era analizzato prima si amplia grazie ad una nuova operazione di accesso reale che può tornare utile. Acquisendo conoscenze simili a queste si può migliorare le situazioni davvero.
Ho esagerato con l'esempio, però può darsi che con dei piccoli accorgimenti ai quali uno non aveva pensato e mai messo in pratica può ottenere molto, ed in questi casi è utile un aiuto che permetta di ampliare le possibilità di azione e di effetti.
Solo che queste cose dovrebbero funzionare davvero, ed è necessario che uno dei due conosca realmente meglio dell'altro le dinamiche relazionali per potergli essere di aiuto, se uno degli scopi è migliorare la sua vita di relazione, bisogna chiedersi cosa questa persona è disposta a fare, quali sono le azioni disponibili (verso le quali non c'è né attrazione né repulsione) e vedere se in mezzo a queste ce ne sono alcune che la persona può mettere in atto per migliorare le cose.
Se c'è un divario tra la realtà vera e propria (non quella che crediamo esista e ci siamo costruiti noi) e quel che davvero vorremmo, non è sanabile proprio in alcun modo la cosa, a meno che non si modifica quel che si vuole davvero e lo si adatta alla realtà. Ma questa strada non è detto che si abbia intenzione di percorrerla, spesso fa parte di tutto il problema posto il vincolo stesso "non adattarsi tramite le possibilità già conosciute". Insomma si chiede di ampliare il ventaglio se possibile.
Riguardo al punto 1) hai fatto cenno alla cosa in un messaggio precedente in cui hai detto che ti eri innamorata del fatto che un uomo portasse avanti un certo progetto professionale creativo, questo intendevo quando ho detto, dopo aver fatto l'elenco di cose che per me non avevano valore in sé, che non potevo essere il tuo tipo. Io non sono realmente ambizioso in tal senso, mi sono costretto talvolta a fare certe cose per la pagnotta. Ma a darmi piacere quando le ho fatte era soprattutto la pagnotta dopo alla fine perché nel mezzo le detestavoOriginalmente inviato da giulietta.o
.
Spesso invidio i quattrini di certe persone e quel che n'è venuto, non il successo professionale in sé e quel che devono fare per averli 'sti quattrini.
Pensa se qualcuno mi proponesse di pagarmi per scrivere in questo forum, però a patto che venda la mia anima senza poter scrivere come, quando e cosa mi pare, non mi starebbe più bene a me arrivare ad un successo professionale del genere, non m'interessa davvero abbastanza se questo mi impedirà poi di vivere ed esprimermi liberamente.
In fin dei conti non è propriamente il successo che m'interessa, a me piace scrivere qui e basta, parlare con voi. Se non fosse stato così già sarei sparito dalla circolazione. Preferisco scrivere per hobby, quindi da dilettante, ed esser così libero piuttosto che trasformarlo in una professione, poi non so se mi piacerà lo stesso, dati tutti i vincoli ai quali dovrò sottostare, per poi poter ricevere il compenso stabilito.
Un'entrata economica fissa senza dover far nulla che è vincolato a qualcos'altro, per me significa poter essere abbastanza libero.
Riguardo al punto 2) io te l'ho chiesto proprio per capire come la pensavi, se no non ti facevo quella domanda, a te il tuo lavoro dà abbastanza piacere direttamente, a me no fino ad ora, anche a scuola ci sono sempre andato malvolentieri, sono arrivato al diploma, ma questa era la verità per me. I mestieri che posso scegliere (o che mi sembra che io possa scegliere) non funzionano così come il tuo funziona con te, ecco tutto.
Saluti
Ultima modifica di Char_Lie : 08-03-2011 alle ore 13.49.11
Non è che svalutando le aspirazioni altrui vieni a capo della tua infelicità. Anzi, così facendo non fai altro che scavarti la fossa ancora più profondamente.
Giudicare il mondo intorno a te sbagliato, e decidere dunque di non prendervi parte in un qualsiasi modo -compreso quello non acritico - non fa che mettere in luce il tuo desiderio bruciante - e sacrosanto - di farne parte.
Cosa credi di comunicare a noi con ciò che scrivi? Credi di apparire convincente quando ci giudichi una schiera di bravi soldatini che fanno il loro dovere? Ma credi davvero di darcela (dartela) a bere?
Noi ci confrontiamo quotidianamente con il mondo, le sue contraddizioni, il disagio che ci provoca insieme alla felicità che ci riserva; noi non stiamo dietro ad uno schermo a teorizzarlo questo mondo, terrorizzati di non esserene all’altezza.
Per quello non riesci ad evolverti, perchè il girone infernale nel quale ti sei cacciato è proprio questo, di svalutare continuamente te stesso, anche se la fai apparire a te stesso come svalutazione degli altri e delle loro scelte, e che a te non farebbero mai felice. Balle. Non sei credibile in alcun modo.
Ti illudi che attribuire agli altri ciò che ti appartiene ti liberi da un te stesso del quali sei arcistufo tu per primo: non tua mamma, non un ipotetica fidanzata, non la maestra o il datore di lavoro, ma Charlie che non ne può più di Charlie.
Devi smarcarti da questo meccanismo una buona volta. Devi capire perchè non scommetteresti neanche un centesimo su di te. Da dove ti viene l’idea balzana di non valere nulla.
Riguardo al punto 2, hai capito quel che volevi che lei ti dicesse, perché in realtà a lei piace eccome, il suo lavoro; è questo che ha detto e che non dirà per corrispondere al tuo desiderio di sentirtelo dire che il suo mestiere la fa ca......e che non ha nessun interesse, come fosse una scamorza (formaggio di per sè insipido) perchè non é così. Il suo, di mestiere che tra l'altro è anche molto affascinante, mi sembra che con lei funzioni eccome. E' difficile per te trovarne uno che funzioni allo stesso modo, qualunque esso sia.Riguardo al punto 2) io te l'ho chiesto proprio per capire come la pensavi , se no non ti facevo quella domanda, a te il tuo lavoro dà abbastanza piacere direttamente, a me no fino ad ora, anche a scuola ci sono sempre andato malvolentieri, sono arrivato al diploma, ma questa era la verità per me. I mestieri che posso scegliere (o che mi sembra che io possa scegliere) non funzionano così come il tuo funziona con te, ecco tutto.
Speriamo che ti passi o che tu abbia un vitalizio che ti faccia fare la vita che ti piace fino a quando ne avrai bisogno e/o non ti romperai di essa.
Intanto proporrò di proporti di scrivere solo per lavoro qui su Opsa qualcuno in modo che verificheremo strada facendo questo tuo modo di vivere le cose normali (nel senso che mediasmente, facciamo tutti) come costrizioni
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Gaia
Tessera n° 15 Club del Giallo
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Io non ho alcun potere di svalutare quello a cui qualcun altro dà valore, dove ho detto che tu fai male a provare piacere nel far quel che fai?Non è che svalutando le aspirazioni altrui vieni a capo della tua infelicità. Anzi, così facendo non fai altro che scavarti la fossa ancora più profondamente.
Giudicare il mondo intorno a te sbagliato, e decidere dunque di non prendervi parte in un qualsiasi modo -compreso quello non acritico - non fa che mettere in luce il tuo desiderio bruciante - e sacrosanto - di farne parte.
Cosa credi di comunicare a noi con ciò che scrivi? Credi di apparire convincente quando ci giudichi una schiera di bravi soldatini che fanno il loro dovere? Ma credi davvero di darcela (dartela) a bere?
Noi ci confrontiamo quotidianamente con il mondo, le sue contraddizioni, il disagio che ci provoca insieme alla felicità che ci riserva; noi non stiamo dietro ad uno schermo a teorizzarlo questo mondo, terrorizzati di non esserene all’altezza.
Per quello non riesci ad evolverti, perchè il girone infernale nel quale ti sei cacciato è proprio questo, di svalutare continuamente te stesso, anche se la fai apparire a te stesso come svalutazione degli altri e delle loro scelte, e che a te non farebbero mai felice. Balle. Non sei credibile in alcun modo.
Ti illudi che attribuire agli altri ciò che ti appartiene ti liberi da un te stesso del quali sei arcistufo tu per primo: non tua mamma, non un ipotetica fidanzata, non la maestra o il datore di lavoro, ma Charlie che non ne può più di Charlie.
Devi smarcarti da questo meccanismo una buona volta. Devi capire perchè non scommetteresti neanche un centesimo su di te. Da dove ti viene l’idea balzana di non valere nulla.
Ho detto solo che io al tuo posto, o al posto di altre persone comunque non starei bene, invidio certi effetti, un certo guadagno, ma non il lavoro in sé che fa un'altra persona, se no in certi affari mi ci sarei già buttato a capofitto.
Sei tu invece che sostieni che io al tuo posto (seguendo una certa scala di crescita ed evoluzione) dovrei star bene, non io... Io un posto in cui star bene non l'ho trovato, ma occhio e croce mi sono fatto un'idea riguardo a quello che proprio non voglio fare.
Io dovrei evolvere secondo il tuo senso per star bene? Ma lo star bene fino a prova contraria è il mio, non il tuo. Non è che se a te piace un certo tipo di pietanza o inserirti in un certo modo da qualche parte, questo dovrà piacere e far bene a tutti!
Tu dai il valore che vuoi a cose, persone e mestieri per conto tuo, io lo do per conto mio. Le due scale di valori non è che non possono esistere insieme, anche se sono diverse.
Se tu stai bene facendo quel che fai, buon per te, ma il fatto che io non ci starei bene nella posizione che mi continui a proporre (che sia pure di confronto continuo con questo e quell'altro, che devo fare raccontarti balle?). Io ho detto che per me certe cose non hanno valore, perché in fin dei conti mi fanno stare più male che bene, mica ho detto che per tutti dev'essere così!
Ammetto pure che il confronto e le gare mi fanno stare piuttosto male, preferirei inserirmi in altri modi, non sono un agonista, a qualcuno vincere una gara lo gratifica, per me invece è uno stress enorme anche quando, diciamo così, vinco. Perciò non è che invidio molto chi deve sottoporsi in continuazione ad esami di vario tipo, se la vita è proprio in sé fatta così, io ci vivo male in questo mondo, c'è poco da fare.
Ho preso pure la patente ma tutta la cosa m'ha provocato un tale stress, ed è stato tutto così pesante che non lo rifarei più, io voglio cercare di vivere bene secondo il mio senso, non il tuo o quello di chi ama le sfide, gli esami e le rotture di palle senza fine. Così io so solo che vivo male, perciò o l'alternativa c'è o non c'è proprio nulla da fare.
Proprio perché adesso un po' mi conosco, sto cercando di avvicinarmi davvero a quello che piace a me, quel che posso fare spinto da un interesse mio senza alienarlo.
Saluti![]()
Ultima modifica di Char_Lie : 08-03-2011 alle ore 15.12.57
A me non sembra che lei abbia detto che per lei il suo mestiere non funziona. quanto il contrario solo che tu l'hai letto in questo modo, con un tipico meccanismo proiettivo che alla fine, potrebbe rischiare di impoverirti. Cerca di prenderne atto e di fare qualcosa, per migliorare la tua vita, se non ti piace così com'è. Puoi farlo, ne hai la forza e le energie, solo che mi sembra che tu le utilizzi troppo in modo sbagliato, per ingrovigliarti ancora di più; a meno che tu non tu non viva un momento in cui sei davvero convinto che senza far nulla si stia molto meglio.Riguardo al punto 2) io te l'ho chiesto proprio per capire come la pensavi , se no non ti facevo quella domanda, a te il tuo lavoro dà abbastanza piacere direttamente, a me no fino ad ora, anche a scuola ci sono sempre andato malvolentieri, sono arrivato al diploma, ma questa era la verità per me. I mestieri che posso scegliere (o che mi sembra che io possa scegliere) non funzionano così come il tuo funziona con te, ecco tutto.
Gaia
Tessera n° 15 Club del Giallo
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Hai proprio ragione; la proiezione del resto è inconscia......................................... .
Ultima modifica di RosadiMaggio : 08-03-2011 alle ore 14.52.15
Gaia
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Per la verità non scommetterei su di me nel fare determinate cose non tanto per imperizia, è che proprio poi a fare queste cose mi stanco (stanchezza equivale ad una forma di nervosismo fortissimo per me), riesco a fare talvolta qualcosa ma con una tale fatica che poi alla fine sto pure peggio. E' proprio la voglia di farle certe cose che non c'è poi praticamente, quando si passa dalla teoria alla pratica valuto occhio e croce che certe capacità ci sarebbero pure, ma è la voglia a monte che proprio non c'è di affrontare certe cose.Devi smarcarti da questo meccanismo una buona volta. Devi capire perchè non scommetteresti neanche un centesimo su di te. Da dove ti viene l’idea balzana di non valere nulla.
A scrivere qui ci riesco perché la voglia probabilmente c'è, e pure quella di litigare, di difendermi ecc. ma a fare altre operazioni no. Non è nemmeno propriamente una mancanza d'autostima, la stima per mettere in pratica certe cose spesso ce l'ho, è la voglia poi di eseguirle effettivamente, di affrontare certi sottoproblemi ed imprevisti che manca, se no non interromperei qualcosa che ho iniziato a fare.
Mi sono confrontato già con tante cose, non è che sono stato chiuso in casa sempre, ma da questo confronto ne sono uscito malconcio non tanto per le vittorie e le sconfitte (per la verità non sono mai stato né una cima, né proprio l'ultimo della classe), ma per tutta la fatica ed il malcontento provati.
Ad un certo punto non ce la facevo più a sopportare, a vivere così io vivevo male. Così a far certe cose, nell'insieme, finiva col non piacermi proprio più, e continuare non aveva davvero senso per me, adesso tornare in una posizione già provata e che già non funzionava, non so quanto potrebbe rappresentare una buona soluzione per me.
Tutto questo alla fine io lo traduco in una mia intenzione di non farle certe cose per certi motivi miei personali, ma non posso generalizzarlo a tutti, ognuno è fatto a modo suo.
In ambito affettivo con l'altro sesso comunque m'è andata sempre piuttosto male, qua davvero non ci scommetterei nulla su di me a giudicare dai risultati, anche se una volta m'è capitato che una donna, che proprio non mi piaceva, mi ha fatto delle avances. Comunque ammetto d'essere pure un po' difficile in questo, se fossi stato uno che si accontentava di tutto forse avrei avuto successo, mi piacciono donne piuttosto particolari. Riesco comunque a relazionarmi con persone dell'altro sesso, non ho particolari difficoltà in questo.
Saluti
Ultima modifica di Char_Lie : 08-03-2011 alle ore 16.04.32
Caro Char_lie,
introdurre nel tuo scrivere in questo forum la variabile "pagamento" cambierebbe radicalmente il tuo scrivere e il tuo atteggiamento verso il tuo scrivere. Anche ammesso che tu potresti scrivere quello che ti pare, come ti pare e quando ti pare, il compenso farebbe sorgere in te un gioco complesso si aspettative che prima non c'erano, un gioco che ti vincolerebbe.
Non sarebbe più "scrivo perché mi piace", ma "scrivo perché mi pagano per farlo" e allora qualcuno al tuo posto nella stessa condizione potrebbe pensare di scrivere di più per giustificarsi la cifra che riceve (anche senza alcuna sollecitazione da parte di chi paga), qualcun altro potrebbe pensare di scrivere meglio, di documentarsi, di leggere qualcosa in più e riferirla, si potrebbe sentire responsabile quando il forum langue, in crisi al pensiero che se non c'è più nessuno magari lo chiudono e smettono di pagarmi o, in assenza di tutto questo, sentire di non fare nulla di utile, di essere una specie di parassita che non produce proprio niente ... un punto debole in ciascuno di noi si trova sempre e il "contratto" (ti pago e tu scrivi) lo farebbe emergere. E' un po' come le regole del setting analitico, prima o poi salta sempre fuori qualcosa relativa al pagamento delle sedute, qualcosa di dinamico; si può dire che quasi ogni regola viene contestata, ricontrattata, negoziata, è spunto per riflettere sulla relazione fra analizzante ed analista. Io faccio un lavoro che mi piace, ho fatto un largo giro per poterci arrivare, accettando in precedenza cose che mi piacevano meno, non lo cambierei per niente al mondo (come ti ha già detto Giulietta del suo, e come lei spero che l'alzheimer sia lento da permettermi di esercitare a lungo), ma quello che è certo è che è molto vincolante. Quando prendi in cura qualcuno ti assumi la responsabilità di un percorso, ti assumi la responsabilità di una sofferenza che ti chiede aiuto, ti assumi un compito fondamentalmente etico. Nello stesso tempo questa assunzione di responsabilità è un lavoro, è il tuo lavoro e chiedi al tuo lavoro di poterti sostenere materialmente, per cui chiederai un compenso per il compito che ti sei dato nella coppia analitica, calibrerai attentamente le responsabilità di cui puoi farti carico senza crollare, cercherai di non perdere di vista la tua crescita personale e professionale, perché è molto importante nel lavoro che stai svolgendo (mi riferisco ad una analisi perpetua e a una formazione permanente). Cosa molto importante è che per poter aiutare qualcuno a fare i conti con la sua sofferenza, devi aver attraversato la tua; non esistono tecniche, competenze professionali, esperienze e strumenti che possano sostituire questa unica e fondamentale variabile.
Questo per dirti che i vincoli li trovi ovunque, persino nel gioco se vuoi, o nei passatempi più ingenui, ma questi vincoli piuttosto che limitare il piacere di quello che fai, possono accrescerlo, farlo diventare un piacere più maturo, più "rotondo".
Un saluto
.Questo per dirti che i vincoli li trovi ovunque
Anche volere un certo tipo di libertà è un vincolo notevole per i limiti che può porre (E. Fromm, ci scrisse anche un bel libro " La paura della libertà" che può travolgere l'uomo moderno man mano che si allontana dalla natura; uno dei rischi, secondo me, potrebbere essere che in una condizione di non equipaggiamento adeguato, possa arrivare troppo vicino alla propria).
Da piccola, io ad es. dopo un pò mi rompevo a giocare a Monopoli, con tutti quei vincoli. Ed all'inizio, non lo capivo per niente. Infatti, se fossero stati veri, avrei perso un sacco di soldi![]()
Mentre giocavo benissimo a dama![]()
Gaia
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Però la cosa bella dei giochi è che puoi smettere di giocare quando vuoi, se giochi per sopravvivere le cose invece cambiano e diventano drammatiche nel momento in cui vieni costretto a giocare dalle circostanze.
Una cosa è andare in guerra convinti di quel che si fa avendo una personalità spartana, altra è esser costretti dalle circostanze a fare i gladiatori.
E' questo che mi capita, io a certi giochi non ho intenzione di giocare, ma ci sono costretto, i vincoli non li ho creati io per divertimento, mi sono stati imposti e non ho scelto un gioco (quello dell'esistenza) con dei vincoli che mi fossero simpatici, son stato gettato qua.
Far scarabocchi è un gioco che mi piace per esempio, non devo ritrarre per forza qualcosa, non devo rappresentare, se desidero aggiungere vincoli li aggiungo, se desidero toglierli li tolgo... Il vincolo usare penna e matita e foglio non mi pesa.
Ho fatto questo esempio prima non a caso. Un gioco che mi piaccia abbastanza e che possa diventare una professione senza esser stravolto io non l'ho trovato. Per questo sono arrivato a credere che una possibile soluzione potrebbe essere quella di campar di rendita in qualche modo.
Se tentassi di fare la gavetta per fare l'insegnante o qualcos'altro senza esser persuaso produrrei solo danni a me stesso e ad altre persone, farei qualcosa che non avrei davvero intenzione di fare. Diverse strade già le ho tentate per capire cosa volevo fare, in mezzo a queste non sono riuscito a trovare nulla, ora davvero avrei bisogno di qualche alternativa diversa, ripetermi di ritentare il già tentato non mi serve, se avesse funzionato questo, ora io non mi lamenterei di nulla.
Se hai davvero voglia di scalare una montagna (e le difficoltà sono alla tua portata, nel senso che devi seguire solo un sentiero) ci riesci, ma se questa intenzione non c'è non riesci nemmeno a fare una passeggiata in giro per il tuo quartiere, ma non è che non riesci per un qualche impedimento, manca a monte l'intenzione e la volontà di far qualcosa, e questa non la tiri fuori dal nulla.
Un fumatore si lamenta degli acciacchi causati dal fumo e qualcuno ingenuamente crede che questo abbia voglia di smettere di fumare, ma l'intenzione di smettere di fumare magari questo non ce l'ha proprio mai avuta, e così un giorno una persona come giulietta ascolta le sue lamentele e gli suggerisce di rivolgersi a qualcuno per avere quest'intenzione, perché le sue lamentele questo indicano secondo certe persone come giulietta, che quel tizio non vuol fumare più, bisogna solo persuaderlo in tal senso.
Bisogna supporre che davvero la psicoanalisi possieda la capacità di persuadere le persone a fare altro per assumere questo, e torniamo al discorso di Alejandro. Perché non la si usa in ambito politico per rovesciare un governo eletto democraticamente? Come si fa a convincere qualcuno a non votare per il pdl?
Io non so se si può fare una cosa del genere. So solo che se si esagera nel dire a qualcuno che non ha intenzione in realtà di far qualcosa o viceversa che in realtà ha intenzione di far qualcosa sostenendo che questo proprio non lo sa mai, si può arrivare allo scontro perché questo modo d'agire può risultare aggressivo ed invadente. E' come se io importunassi una ragazza in continuazione che m'ha comunicato in vari modi esplicitamente e a parole che con me non ci vuol stare, ed io insisto nel sostenere che questa inconsciamente in realtà vuol stare con me, ma non lo sa ancora, che il contenuto manifesto di quel che dice non conta nulla, che se viene interpretato bene quel che dice, questa in realtà è innamorata persa di me. Se si incazza 'sta ragazza nel momento in cui, ogni volta che la incontro, io le dico di sapere quel che prova e pensa nei miei confronti molto meglio di lei e che in realtà mi svaluta a causa di una qualche coazione a ripetere ed infine che questa non desidera altro che stare con un uomo come me, secondo voi ha torto lei o ho torto io?
Se io dico che non desidero e non ho intenzione di fare l'insegnante universitario e cose del genere per certi motivi miei (perché mi stresserebbe oltremodo la cosa), che non invidio proprio tanto certe persone in altre posizioni perché io al loro posto dubito che starei bene o meglio e che quella posizione dal mio punto di vista non assume particolare valore, ma perché diavolo non mi si deve credere?
Io ti credo giulietta quando hai detto di fare qualcosa che ti gratifica (dove ho sostenuto di non crederci?), non so perché hai capito che sospettavo altro, te l'ho chiesto proprio per questo, la domanda che te la facevo a fare se già avevo chiaro tutto! Nessuno meglio di te può sapere questo.
Invece io dico che una cosa non ho voglia di farla e non mi si crede mai... Perché? Perché io dovrei aver voglia di fare le stesse cose che fanno tutti gli altri, non posso essere o funzionare diversamente, devo "guarire" e funzionare come Tizio, Caio e Sempronio, non posso essere una pappa molla, non posso essere sfaticato o pigro, insomma io non posso essere così come sono, devo preoccuparmi delle stesse cose e devo trovare problematico quel che questi sostengono che debba esser ritenuto problematico da una persona "normale". Già questa era una sorta di malattia per me e me ne sono liberato abbastanza, ritornarci significa star male di nuovo, è l'ultima cosa di cui ho bisogno, ora cerco di curare i miei interessi, ai tuoi bada tu, se sei già felice buon per te, io non posso certo dirti in cosa consista la tua felicità, tu invece sostieni che io dovrei esser abbastanza felice nel condurre un certo tipo di esistenza come te ed altre persone, che inconsapevolmente questo vado cercando, ma guarda che non è detto che sia così.
Saluti
Ultima modifica di Char_Lie : 08-03-2011 alle ore 22.13.23
Caro Char_lie,
la psicoanalisi non ti persuade a fare alcunché, non ti adatta ad alcunché, la psicoanalisi ti aiuta soltanto ad essere ciò che sei, a sviluppare coerentemente un tuo progetto di vita; men che mai serve a persuadere le persone a non votare (o a votare) per chiunque.
Ora, essere ciò che sei ti permette di poter partire da te nel momento in cui ti chiedi cosa vuoi, nel momento in cui si parla di vincoli o di responsabilità.
Nel mio caso nessuno mi da dei vincoli, sono io a prendermeli, avrei potuto benissimo fare lo psicoterapeuta di altro indirizzo, di quelli che hanno le tecniche scientificamente collaudate, i protocolli efficaci, quelli che hanno ed affinano le loro competenze professionali, quelli che applicano procedure standard di sicura efficacia. Dove stanno i vincoli e le responsabilità? All’esterno sia del soggetto terapeuta sia del soggetto paziente (o cliente, come loro lo chiamano). C’è un sapere che trascende entrambi, il transfert quando c’è è inevitabilmente esterno alla situazione analitica, si santifica la scienza, il libro, il caposcuola, le tecniche, .... La sofferenza (i sentimenti in generale) sono un intralcio da eliminare al più presto; la relazione (che tutti gli studi più recenti danno come il fattore terapeutico fondamentale, da approfondire) viene vista tuttalpiù come “buongiorno e buonasera”, pacca sulla spalla, sorriso e stretta di mano.
I vincoli e le responsabilità su di te te li assumi man mano che cresci, man mano che maturi, man mano che diventi te stesso, sono tutt’uno col prendere le briglie della vita nelle tue mani e non attenderti la rendita, la manna dal cielo, la pappa col pomodoro in tavola ... è bello poter dirigere la biga della propria vita, senti addosso il vento e l’ebbrezza, ma senti tutto il carico della responsabilità, il timore del fallimento, l’incubo del naufragio.
Charl_lie, non è che non ti si crede mai, è che tu poni le cose in maniera impossibile, secondo me ci tieni ad essere un’equazione che non ha soluzioni nel campo dei numeri reali ... quando la soluzione è semplice e la soluzione sei tu .. basta che la smetti per un attimo di dare testate sul vetro.
Un saluto