Ultima modifica di Megiston Matema : 08-03-2011 alle ore 22.13.38
Relazionarsi è una cosa, ma farsene qualcosa di quella relazione è tutt'altro paio di maniche. Che poi uno cerca anche delle approvazioni da "una donna, che proprio non mi piaceva", ma ottiene spesso l'effetto opposto: "se fossi stato uno che si accontentava di tutto forse avrei avuto successo", ma invece sono esigente, sfigato e incompreso. Una buona parte della realtà.
C'è da dire che tutti hanno gusti particolari, in qualche angolino della relazione. Forse il problema è trovare quella serenità d'animo di rischiare l'imprevisto: rischiare di piacere per i propri difetti, che è l'opposto che rischiare di piacere nonostante i propri difetti. Sembra grottesco, forse scontato, ma da qualche parte ci sarà una persona che apprezzerà il tuo modo di stare al mondo per come sei. Ci litigherai, ma ci sarà sempre quell'impasto tra litigio e voglia.
Ora, le questioni sono due: 1) come sei? e 2) cosa/chi ti piace?
Ovviamente sono domande che ti devi fare tu, dentro di te. Altrettanto ovviamente non ti chiedo di rispondere su di un forum, pur essendoci una certa privacy. Tuttavia, nel rispondere ti prego di svincolarti da "come mi vedono gli altri" o da "dovrei essere così": lasciati libero di essere come ti senti, con le esigenze che sorgono spontanee. Ora, di tutte le donne poco comprensive che hai conosciuto, credo che ce ne sarà una a cui saresti potuto piacere in questo modo, se solo ti avesse conosciuto così. La cosa strana è che, con altrettanta probabilità, ti sarai sentito attratto da lei, a suo tempo.
O forse è solo l'ora tarda e la stanchezza.
Non è che mi convinca tanto la cosa, alla fine è proprio questo il punto: per te e pure per altre persone, quelli che pongo io non sono problemi perché soluzioni sembra non ne possediate proprio come me, e un incontro non lo si trova mai. E' bello poter fare certe cose per te, ma non per me, ed in questo non mi sento mai davvero capito da nessuno, il problema non è render bello ciò che è brutto per me, ma poter fare quel che ritengo bello io. O mi si aiuta davvero in questo o non mi si aiuta affatto, altre possibilità non ce ne sono. Quella biga poi non la dirigi Megiston, la traini come un cavallo, perché non ci sono cavalli ad obbedirti da nessuna parte, ci sei tu stesso là sotto a spingerla e beccarti le tue stesse frustate, questo aspetto qua l'hai dimenticatoOriginalmente inviato da Megiston Matema
, è questo che a me dà noia, autocostringermi. Se ci fosse un cavallo a trainare il carro, ossia un altro effettivamente e non io, ci salirei sopra volentieri, ma se mi devo costringere a spingerlo io stesso le cose cambiano. La responsabilità della direzione me la prenderei pure è quella della fatica materiale per far camminare il carro che proprio non mi sta bene.
Saluti
Ultima modifica di Char_Lie : 08-03-2011 alle ore 22.52.50
“è un dire tu non hai diritto di pretendere questo dall'esistenza, adattati come facciamo noi, cresci e lavora senza lamentarti” (Charlie)
Questa è la svalutazione di cui parlavo. Il vedere coloro che cercano di realizzarsi come coloro che si sono adattati a delle fantomatiche regole imposte.
Il punto è che se c’è qualcuno qui che si adatta ed è vittima delle sue stesse regole quello sei tu.
E la tua regola d’oro, quella che ti autoimponi a costo di giocarti ogni futuro possibile, è quella di raccontare/ti ossessivamente quali siano i tuoi limiti, ma mai, mai e poi mai, le tue potenzialità.
Per questo salti sulla sedia ogni volta che qualcuno cerca di indicarti una possibilità che dipenda da te, e non dalla magia di una soluzione (lo schiocco di dita) che il tuo despota – quello che fa le regole del tuo gioco al massacro - sa benissimo non arriverà.
Non sia mai che ti venga di ribellarti a quel te stesso che vive il grado zero di sé.
La tua non è vita.
E questo forum per te non rappresenta uno spazio di discussione e di confronto, ma il tentativo di fuga dal tuo despota. E’ un luogo nel quale chiedi aiuto, seppur declinato con la ricerca totalmente irragionevole di una soluzione modello scacco al re, qualcosa che ovviamente mai avverrà. Ma questo almeno tiene viva la parte di te che ancora chiede aiuto, l’unica che possa tirarti fuori un giorno, forse, da questo notevole casino. A patto di darle ascolto davvero, di avere il coraggio di ribellarti, e non di piegarti all’illusione di essere libero perché nullafacente.
Per tornare alla tua frase citata in apertura, sappi che per entrare in un’aula universitaria, o aiutare qualcuno a esser se stesso – come i nostri amici di questo forum hanno scelto di fare nella vita - richiede infinito spirito di ribellione, e assai poco di quello d’adattamento.
“è un dire tu non hai diritto di pretendere questo dall'esistenza, ribellati come facciamo noi, cresci e lavora senza lamentarti”
Ecco qui così va meglio giulietta? Alla fine la sostanza è la stessa. Allora ribaltando le cose voi avete uno spirito ribelle io mi adatto a me stesso, ma perché io dovrei esser felice come voi, facendo quel che fate voi?
Io solo questo contesto, tu sei sicura di questo anche quando ti dico che non è così. Se tu nel cercare di realizzarti nel lavoro sei contenta, buon per te, quand'è che t'ho detto che fai male? Io non lo sono affatto contento conoscendo tutta la situazione, che vuoi che ti dica che è così per farti contenta? Che hai ragione, che io non chiedo altro, che sarei felicissimo di poter svolgere un mestiere che per me risulterebbe un lavoro forzato?!
Tu parla per te rispetto a quel che provi e senti nei confronti del tuo lavoro, io parlo per me rispetto a quel che provo io.
Dipende da me di sicuro mettermi a lavorare da qualche parte, ma questo futuro possibile manco riesce ad allettarmi, che ti devo dire, lo trovo comunque faticoso, a realizzarmi vorrei realizzarmi (cioé fare tutta quella serie di cose che ho elencato prima a lalangue) ma così non funziona comunque, tu subito supponi che quel che hai fatto tu risolverà il tipo di problemi che pongo, ma perché deduci questo? Da cosa l'intuisci?Originalmente inviato da giulietta.o
L'avevo detto che lo schiocco di dita era solo un esempio esagerato. Certe piccole cose però hanno funzionato nella psicoterapia, quando la psicoterapeuta non si ostinava a tenere lo stesso atteggiamento che tieni tu con me, non mi era tanto utile tutto questo. Tu non so perché pensi che io credo che tu sei una sciocca, ora te lo dico, non lo penso affatto. Non sto giudicando negativamente quel che hai fatto tu, sono io che al tuo posto non ci sarei stato tanto bene, questo volevo dire quando ho detto che certe cose per me non avevano valore. Forse è il termine valore che non dovevo usare dato che aveva un significato più soggettivo che oggettivo.
Il grado zero per me per me comunque è vivere contro le mie tendenze e lo stavo raggiungendo davvero.
Saluti
Ultima modifica di Char_Lie : 08-03-2011 alle ore 23.57.04
Lalangue spero proprio che sia così... Stavo per rispondere... Non avevo capito che non dovevo farlo quiOriginalmente inviato da lalangue
, comunque ho risposto alle domande che mi hai posto.
Saluti
Caro Char-lie,
“vorrei delle soluzioni da voi, ma sembra che voi non le possediate”; no, non le possediamo (parlo per me, almeno), io non possiedo le soluzioni ai problemi di vita che le persone mi portano, non ho idea di cosa possa essere un bene per loro o un male, non appiccico loro addosso soluzioni pre-confezionate, prêt-à-porter, non ho idea di dove andremo a parare (ad esempio una donna che mi porta un fortissimo desiderio di avere un figlio e tutta una serie di ostacoli, problemi, che le impediscono di averlo, è possibile che alla fine realizzi che il figlio non le interessa davvero e non lo voglia o, viceversa, un’altra donna può scoprire un desiderio di maternità che pensava di non avere; io non mi pongo per ciascuna di loro il problema se è bene avere un figlio o non averlo, cerco di capire insieme a loro chi sono, cosa vogliono davvero e perché non riescono ad ottenerlo). In linea generale potrei dire che ciò che accade nella fucina dell’analisi è un processo di soggettivizzazione, dove una persona smarrita o “fatta fugacemente” (la citazione è dello Schreber di Freud), cioè con potenzialità inespresse, con parti di sé non sviluppate, mai nate, o mai osate, inizia ad essere ciò che è, a sviluppare e a far scorrere limpido il fiume della sua vita, in precedenza ostruito da sassi, sterpaglie, rami d’albero e quant’altro (anche quella del fiume è una metafora freudiana).
Tu dici “quello che è bene per te non è necessariamente bene per me”, non saprei più che parole usare per farti capire che nessuno vuole darti delle soluzioni, sei tu che da un lato le chiedi e dall’altro dici che non ti vanno bene, come Penelope tessi la tela di giorno e di notte la disfi, incessantemente ... ma credo che sia davvero brutto essere in un vicolo cieco, soffrire e non sapere che pesci prendere. E allora meglio il giochino infinito del: “io vi chiedo aiuto e voi non riuscite a darmelo, non avete niente per me, niente che mi possa andare bene”, piuttosto che sentirsi impotente contro la sofferenza.
Anche con la metafora della biga, non è che io la traino o la dirigo, io faccio entrambi, perché sono l’auriga e i cavalli (metafora platonica), perché auriga e cavalli sono la stessa cosa, non ho auriga da un pezzo, da quando ho attuato quella che Lacan chiama la “destituzione soggettiva”, la destituzione del soggetto supposto sapere (cioè, piuttosto che chiedere all’analista di dirmi e di darmi quel sapere che lui certamente possiede, almeno io glielo suppongo, che è il senso stesso della mia vita, sono io che costruisco il senso della mia vita e mi chiedo, forse per la prima volta, chi sono e cosa voglio), o se preferisci il “wo Es war, soll ich werden”, Io mi sostituisco ad Esso, dove c’era qualcos’altro Io vengo ad essere, è il sorgere del soggetto.
Il fatto che tu non riesca a vedere la metafora della biga come la vedo io, significa che o tu vedi i cavalli, e l’auriga è esterno (e magari ti sferza con la frusta, ti costringe a fare), oppure vedi l’auriga senza cavalli, un auriga a piedi, che non va da nessuna parte, che vorrebbe ma non può. In un certo senso quando dici mi piace una ragazza ma a lei non piaccio io, sei come l’auriga senza cavallo, e quando dici le persone pretendono da me delle cose, vorrebbero che io facessi e dicessi certe cose, fossi in un certo modo, ti senti come il cavallo, e l’auriga è esterno (come se non riuscissi a percepire che comunque sei tu che accetti o non accetti da fare, dire, essere).
Condivido la distinzione che fa Lalangue sul piacere per i nostri difetti o nonostante i nostri difetti, non condivido invece il “da qualche parte ci sarà una persona che apprezzerà il tuo modo di stare al mondo per come sei”, sembra la teoria dell’anima gemella, da qualche parte c’è, basta cercarla, e se mi avessero fatto uno scherzo e la mia si trovasse fra i canguri dell’Australia? O fra gli Inuit dell’Artico? Un mio paziente una volta constatò che gli sembrava strano che la sua anima gemella gliela avessero fatta trovare ad un solo isolato da casa sua, ironizzava certo, ma secondo me era un segno di grande maturità da parte sua, stava perdendo l’immagine che gli accadimenti (fortuna, sfortuna) dipendano esclusivamente dall’esterno.
Una donna può non guardarti nemmeno all’inizio, o guardarti persino con antipatia, disinteresse, oppure i suoi occhi possono brillare ogni volta che ti vedono e il suo cuore può palpitare come il battito d’ali di una farfalla, per te, solo per te .... eppure tutto questo significa ancora ben poco.
Significa che questa donna infastidita o palpitante non sa ancora chi sei, cosa dovrebbe accettare dunque? Magari è disposta a conoscerti un po’ meglio, magari devi corteggiarla un po’ perché si accorga di te, però quella accettazione, quel tessere il filo doppio dell’amore, quel conoscersi reciprocamente, è un processo che dura tutta a vita (o per tutta la durata di un rapporto) senza mai essere esaustivo.
Un saluto
Ultima modifica di Megiston Matema : 09-03-2011 alle ore 09.19.35
Non l'ho mica mai escluso questo, la possibilità d'essere impotenti, può darsi che davvero non si possa far niente... Prima ho scritto questa cosa non per caso...E allora meglio il giochino infinito del: “io vi chiedo aiuto e voi non riuscite a darmelo, non avete niente per me, niente che mi possa andare bene”, piuttosto che sentirsi impotente contro la sofferenza.
Se c'è un divario tra la realtà vera e propria (non quella che crediamo esista e ci siamo costruiti noi) e quel che davvero vorremmo, non è sanabile proprio in alcun modo la cosa, a meno che non si modifica quel che si vuole davvero e lo si adatta alla realtà. Ma questa strada non è detto che si abbia intenzione di percorrerla, spesso fa parte di tutto il problema posto il vincolo stesso "non adattarsi tramite le possibilità già conosciute". Insomma si chiede di ampliare il ventaglio se possibile.
Se quel che mi sembra insanabile è davvero insanabile, non si può proprio più aggiustare nulla, l'esistenza è quella che ho ossevato, le possibilità quelle che ho già vagliato e può anche non piacermi affatto nel suo svolgersi naturale, il problema è questo. Io non chiedo a nessuno di convincermi a farmi piacere delle cose che non mi piacciono o che non sopporto proprio, questo l'ho ripetuto sempre, ma questo messaggio non riesce mai ad arrivare a destinazione.
Voglio soluzioni "magiche"? Sì probabilmente è qualcosa del genere che cerco davvero, ma una magia che funzioni, proprio come la scienza, una pillola che fa addormantare una persona è impensabile che possa esistere per un uomo primitivo, un carro che cammina senza esser spinto da un animale lo stesso, eppure è possibile ed esistono cose del genere oggi, queste conoscenze avanzate che ampliano le possibilità di modifica, che allargano il ventaglio di possibilità umane, mi interesserebbero e potrebbero tornarmi utili, se qualcuno possiede qualcosa in più di me in tal senso potrebbe aiutarmi senza tentare di ridefinire con tecniche persuasive ciò che è bene o male per me.
Immaginate un intruglio che fatto bere ad una donna la faccia innamorare, ora l'esempio è esagerato, ma più in piccolo quel che mi chiedo è: si può fare qualcosa che sia abbastanza semplice al livello relazionale per migliorare le cose che non consista in un cambiamento radicale in cui io dovrei cercarmi un lavoro convincermi a faticare (che sono pure abbastanza pigro) e cose del genere, visto che a far tutto questo ci ho già pensato e non sono tanto persuaso, perché poi non funziona affatto con me?
Insomma se non ci sono cavalli la tecnica permette oggi di poterci montare un motore su quel carro se non lo si vuol spingere a mano, però ci vuole un buon meccanico per far questo, inoltre questo genere di aiuto non è equivalente a quello di una persona che ci convinca a spingerlo e che ci faccia divenire bestie da soma mansuete nello svolgere questi compiti. Sono due cose completamente diverse per me.
Questa sarebbe una soluzione per me, cerco cose del genere, se non ci sono non ci sono, ma non ho intenzione di sostituirle con altro.
Saluti
Ultima modifica di Char_Lie : 09-03-2011 alle ore 10.15.10
Caro Char_lie,
leggendoti la prima impressione che ho è questa: ma se qualcuna di quelle ipotetiche ragazze che ti piacciono e che tu pensi che ti dicano di no (a proposito, ci hai mai provato?), per qualche motivo ti dicesse di si, tu come reagiresti? Io credo che nonostante tu dica che dipende solo da loro e che tu saresti l’uomo più disponibile di questo mondo, saresti invece l’uomo più imbarazzato della Terra. Comincio a pensare che il tuo inseguire ragazze non interessate e sfuggire quelle magari più disponibili sia soltanto un alibi per stare nell’immobilismo più totale, perché il coinvolgimento con una donna costa fatica, impegno, sudore et sanguine, e non ti ci vedo a trafficare con una donna anche se dovesse piacerti moltissimo. Insomma, Char_lie, tu ribadisci il tuo desiderio, come se dicessi: “Non sono io che non le desidero, non sono io che ho paura delle donne, è solo che quelle che mi piacciono con me non ci stanno, dipende tutto da loro, altrimenti ....”.
Questo ti costa l’immobilità, un desiderio continuamente sospeso nel vuoto, però ti rimane un vago desiderio .... inappagabile, un’equazione senza soluzione, la mosca che continua a sbattere contro il vetro.
Anche con l’analisi è la stessa cosa, non vai da un analista (ci sei andato dici, ma questo non significa nulla, potresti semplicemente non esserti trovato bene ... succede, non è un dramma o potresti essere scappato appena hai avvertito un qualche coinvolgimento, proprio come io immagino faresti di fronte a quella ragazza che ti piace se dovesse acconsentire), però vieni qui creando una specie di surrogato di analisi, dove ingaggi tutti (analisti e non) intorno a te e al tuo problema, come tanti medici al capezzale di un malato incurabile.
Una soluzione che possa fare innamorare una donna (o in alternativa migliorare la situazione a livello relazionale) e che non costi molta fatica? Hai provato ad andare a Lourdes? Se accade che si guarisca da malattie invalidanti, sarà addirittura uno scherzo per loro darti una mano con le donne.... e poi dici che non troviamo delle soluzioni valide per te
Un saluto
Ultima modifica di Megiston Matema : 09-03-2011 alle ore 11.58.46
Embè? E perché lo chiedi qui? Su questo 3d? Chiedilo ai pillolari, quelli del “cliente” come diceva Meg! Un prozac oggigiorno non si nega a nessuno.
Il fatto è che sai benissimo di essere nel posto sbagliato, quello nel quale sai che ti sarà detto che non c'è soluzione a come tu imposti il problema. Ma è proprio per questo che ci rimani!
Hai ragione Meg, tutti al capezzale. Certo sta agonia è proprio lunghina...
Ultima modifica di giulietta.o : 09-03-2011 alle ore 12.02.11
Ultima modifica di benedetta14 : 09-03-2011 alle ore 12.50.09
No, cara Giulietta,
Char_lie sa benissimo di non aver sbagliato, non vuole in realtà pillole, prozac o gli intrugli di Wanna Marchi, altrimenti non sarebbe qui già da un pezzo, lui qui è come se stesse facendo prove tecniche di una analisi, vuole garanzie analitiche, un certificato di efficacia, certificato impossibile ed infinito.
Ciao
Si Benedetta,
hai perfettamente ragione (come sempre del resto) costa fatica, impegno e sudore solo in chi già fa fatica (conosci qualcuno che non fatica più e che vive nell'Olimpo nutrendosi beatamente di nettare e di ambrosia?); per il resto è la cosa più semplice, bella e naturale di questo mondo ... proprio come la fatica
. Hai mai raggiunto una vetta dopo ore di cammino? La prima volta che mi è successo è stato sul Falzarego, avevo tutti i muscoli delle gambe indolenziti, con l'acido lattico superavo abbondantemente le quote latte consentite dalla Comunità Europea, mi muovevo che sembravo Frankenstein, un debito d'ossigeno che ho recuperato nel corso degli anni (in comode rate mensili), eppure ... quando mi sono affacciato su quella terrazza panoramica e ho visto il coro delle Alpi, le cime delle Dolomiti, il ghiacciaio della Marmolada e ho avuto l'impressione di poter dare del tu a Dio in persona .... in quel momento ho sentito un forte senso di gioia, un intreccio di fatica e di felicità. L'unica differenza è che con le donne la fatica è di gran lunga più intensa
.
Ciao
Ultima modifica di Megiston Matema : 09-03-2011 alle ore 13.29.49