Da quanto ci racconta durante la settimana si divide tra lavoro e palestra e, come scriveva nei post precedenti, gli attacchi di fame si collocano proprio tra il lavoro e l’attesa della palestra ma potrebbe essere significativo il fatto che quando condivide il suo tempo con il suo ragazzo nei fine settimana, le “crisi” non si verificano.
Per rimanere nell’ottica della distrazione dal pensiero sul cibo, nei giorni in cui lavora, ha la possibilità di vedere il suo ragazzo o delle amiche per trascorrere il suo tempo?
Lei dice che da poco più di un mese va da una psicologa ma si rende conto che le “crisi arrivano comunque”. Le posso dire che nel momento in cui si decide di lavorare su di sé, anche per trovare un’”identità” alle proprie emozioni, bisogna avere un po’ di pazienza perché l’elaborazione della propria storia, dei pensieri e dei vissuti richiede del tempo.
Il fatto di aver scelto di chiedere aiuto in un momento delicato della sua vita è una grande risorsa che l’aiuterà a maturare una maggiore consapevolezza di se stessa e cioè a dare un significato al suo bisogno di mangiare per riempire i momenti di “attesa” quando si ritrova a casa da sola.
Ci faccia sapere come va
Un saluto
Pamela Serafini
Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572