Mah, a me sembra che in generale quello che suscita irritazione è proprio l’aggettivo “falso”, e anche “mito” se vogliamo andare proprio a vedere. Getta cioè una luce maliziosa all’intero articolo: come non pensare infatti che proprio il puntare l’indice pr esempio sulla lunghezza del trattamento dell’analisi del profondo - e guardacaso da chi sostiene viceversa le terapie più brevi - non sia tendenzioso?
Non condivido neanche l’assunto della mancata comunicabilità dei risultati, o che la psicanalisi ometta dati sulla sua efficacia perchè non verificabili: io direi proprio il contrario.
Freud o Jung e molti altri, nei loro scritti, richiamano continuamente la clinica e le loro molte esperienze pratiche.
Capisco che sia più immediatamente comprensibile, e forse anche quantificabile in termini di numeri, affermare che “Il paziente è entrato in trattamento con l’agorafobia e dopo sei mesi non ha più avvertito sintomi a riguardo, e neanche dopo due anni dalla fine del trattamento”; piuttosto che “Il paziente ha raggiunto l’individuazione e ha realizzato il Sé”.
Per esempio, per quanto riguarda il “falso mito della guarigione definitiva”, l’analisi del profondo, tanto per precisare, non promette affatto niente del genere: se ti “individui” nel tuo percorso analitico junghiano per esempio, mica ti sei individuato per sempre!
Non è mica come raggiungere il “livello quattro” di un videogame!
E’ un processo che continuerà per il resto della vita, è un imparare a stare nella trasformazione continua, è un risettaggio di se stessi costante e quotidiano anche una vlta che hai lasciato la stanza d’analisi. E non è detto che tu non ti perda di nuovo.
Certo, hai raggiunto una consapevolezza di te stesso molto profonda, dunque sai dove andare ad attingere in questo lavoro di ri-plasmazione di te stesso senza fine, dunque è presumibile che tu te ne vada in giro messo meglio di quando sei entrato.
Ecco, diciamo allora che questa acquisizione di consapevolezza in effetti richiede tempo, ma mica perchè ci si specula su da parte dell’analista, ma perchè a volte emergono contenuti per i quali c’è realmente bisogno di un tempo lungo perchè essi possano, da informazione su di te che emerge nel lavoro analitico, diventare consapevolezze realmente parte di te. Alcuni temi di te stesso, alcuni conflitti, alcuni contenuti, sono di una durezza indicibile; e per questi, spesso, ti trovi nella necessità di tornarci su moltissime volte, di prenderli da angolazioni differenti, di metterli poi in relazione con altri contenuti consci o inconsci, per poterli finalmente elaborare e assorbire.
E questo, chiunque abbia fatto un analisi, lo sa bene.
Giulietta.O







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