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Discussione: falsi miti

  1. #16
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: falsi miti

    Mah, a me sembra che in generale quello che suscita irritazione è proprio l’aggettivo “falso”, e anche “mito” se vogliamo andare proprio a vedere. Getta cioè una luce maliziosa all’intero articolo: come non pensare infatti che proprio il puntare l’indice pr esempio sulla lunghezza del trattamento dell’analisi del profondo - e guardacaso da chi sostiene viceversa le terapie più brevi - non sia tendenzioso?

    Non condivido neanche l’assunto della mancata comunicabilità dei risultati, o che la psicanalisi ometta dati sulla sua efficacia perchè non verificabili: io direi proprio il contrario.
    Freud o Jung e molti altri, nei loro scritti, richiamano continuamente la clinica e le loro molte esperienze pratiche.
    Capisco che sia più immediatamente comprensibile, e forse anche quantificabile in termini di numeri, affermare che “Il paziente è entrato in trattamento con l’agorafobia e dopo sei mesi non ha più avvertito sintomi a riguardo, e neanche dopo due anni dalla fine del trattamento”; piuttosto che “Il paziente ha raggiunto l’individuazione e ha realizzato il Sé”.

    Per esempio, per quanto riguarda il “falso mito della guarigione definitiva”, l’analisi del profondo, tanto per precisare, non promette affatto niente del genere: se ti “individui” nel tuo percorso analitico junghiano per esempio, mica ti sei individuato per sempre!
    Non è mica come raggiungere il “livello quattro” di un videogame!
    E’ un processo che continuerà per il resto della vita, è un imparare a stare nella trasformazione continua, è un risettaggio di se stessi costante e quotidiano anche una vlta che hai lasciato la stanza d’analisi. E non è detto che tu non ti perda di nuovo.
    Certo, hai raggiunto una consapevolezza di te stesso molto profonda, dunque sai dove andare ad attingere in questo lavoro di ri-plasmazione di te stesso senza fine, dunque è presumibile che tu te ne vada in giro messo meglio di quando sei entrato.

    Ecco, diciamo allora che questa acquisizione di consapevolezza in effetti richiede tempo, ma mica perchè ci si specula su da parte dell’analista, ma perchè a volte emergono contenuti per i quali c’è realmente bisogno di un tempo lungo perchè essi possano, da informazione su di te che emerge nel lavoro analitico, diventare consapevolezze realmente parte di te. Alcuni temi di te stesso, alcuni conflitti, alcuni contenuti, sono di una durezza indicibile; e per questi, spesso, ti trovi nella necessità di tornarci su moltissime volte, di prenderli da angolazioni differenti, di metterli poi in relazione con altri contenuti consci o inconsci, per poterli finalmente elaborare e assorbire.

    E questo, chiunque abbia fatto un analisi, lo sa bene.

    Giulietta.O

  2. #17
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: falsi miti

    Citazione Originalmente inviato da bella primavera Visualizza messaggio
    Giusto, era quello l'argomento, la fisica quantistica!
    Piuttosto l'argomento era un certo uso che si può fare della fisica quantistica su cui non mi trovi d'accordo perchè ci sono collegamenti alquanto arbitrari (con pretese ricadute sulla clinica). Tutto qui.

    Saluti
    gieko

  3. #18
    Partecipante Figo L'avatar di bella primavera
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    Riferimento: falsi miti

    L'articolo, dal sottoscritto postato, stimola, una riflessione interessante, su un punto specifico; "la ristrutturazione della personalità".
    Le critiche mosse, dall'orientamento analitico, alle cosidette terapie brevi, è la mancata ristrutturazione di personalità, in quanto lavorando solamente sul sintomo, non andrebbero a modificare le parti stutturate della personalità".
    Ma come afferma l'autrice dell' articolo, in questione. Anche questo è un falso mito; "perchè non esiste nessuna prova evidente, che la personalità possa realmente essere modificata, nè con le terapie corte, nè con le lunghe".
    Ultima modifica di bella primavera : 28-04-2010 alle ore 22.53.26

  4. #19
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: falsi miti

    Sì, e non fornisce nessuna citazione in merito nè sembra tenere conto degli studi che mostrano che i trattamenti di lunga durata producono effetti più stabili e duraturi nel tempo (vd. l'ultimo di una serie di articoli in merito citato da willy in una recente discussione Shedler J., The effects of psychodynamic psychotherapy, American Psychologist Vol 65(2), Feb-Mar, 2010). Per quanto riguarda la personalità il discorso è di complessa operazionalizzazione, ma l'acquisizione di nuove caratteristiche stabili suggerisce che anche a livello empirico si possano ipotizzare modifiche nella struttura della personalità. A tal proposito:
    http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19516058
    http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19205963
    http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17154733

    Saluti
    Ultima modifica di gieko : 28-04-2010 alle ore 23.29.40
    gieko

  5. #20
    Banned
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    Riferimento: falsi miti

    Citazione Originalmente inviato da gieko
    Rimani sconcertato quanto vuoi... Ci sono certi fenomeni per cui non si dispone di strumenti in grado di verificarli. Si possono dedurre, esattamente come l'esistenza delle particelle subatomiche. E quelli sono serissimi fisici nucleari...
    Ma guarda che le particelle subatomiche si possono comunque osservare tramite strumenti, nel senso che ci sono dei rilevatori ed in base a questi effetti si può dire qualcosa indirettamente tramite una teoria riguardo al comportamento di queste particelle e poi tramite altri rilevatori osservare certi effetti per assicurarsi che la teoria è corretta (si effettuano esperimenti comunque, l'inosservabilità ad occhio nudo non rappresenta un vero limite per le verifiche empiriche). Ma se si sostiene che qualcosa è completamente inosservabile in modo condiviso con qualsiasi strumento, allora di cosa parliamo?
    Poi niente è direttamente osservabile (un oggetto va distino dalle sue rappresentazioni che raggruppano degli effetti osservabili) in questo senso non c'è bisogno di arrivare alle particelle subatomiche, ma non vedo cosa c'entri.

    Ad esempio si può usare una fotocamera per rilevare la presenza di un oggetto che si muove in un ambiente tramite qualche software capace di monitorare le immagini, questo risulta ovvio a tutti, ma a monte un qualche strumento che rileva qualcosa e che funziona in un qualche modo deve esserci.

    Se ad esempio un clinico, uno scienziato o qualsiasi altro dice che una persona è mutata ad un certo livello, lui (questa persona, il clinico, lo scienziato e così via) cosa ha osservato per affermare questo?
    E che tipo di deduzione ha effettuato ed usato per arrivare a dire che quel livello è cambiato?
    Tutto questo procedimento dovrebbe essere ripetibile tranquillamente anche da altri proprio come le dimostrazioni condotte in modo corretto.
    Se lui riesce a dedurre tramite delle osservazioni che questo livello "inosservabile" è variato, si può sapere quali sono queste osservazioni e quali sono le sue deduzioni in base a quello che ha osservato? Tanto inosservabile questo livello non lo è visto che poi il clinico pretende di produrre conoscenze riguardo a questo.

    Se il suo sistema deduttivo teorico poi permette di dedurre di tutto non è che c'è da fidarsi troppo, bisogna assicurarsi che anche questo sia ben costruito. Ad esempio se una persona osserva qualcosa e deduce che il livello "nascosto" è fatto in un certo modo e poi in seguito osserva la stessa cosa in un altro momento e dice che il sistema "nascosto" (tutto comunque è "nascosto" in questo senso ci tengo a precisarlo non solo le particelle subatomiche) è fatto in tutt'altro modo, questo sistema come si fa a sapere che è cambiato in un senso o in un altro se qualsiasi osservazione non ci può dare informazioni che escludano qualcosa riguardo al suo stato?

    Se ci riesce lui ad osservare (dedurre) questo cambiamento tramite delle tracce osservabili, lo possono fare anche altri e la cosa diventa verificabile ed accessibile praticamente a tutti.

    Lo spiritismo ad esempio non rappresenta per me alcun campo di indagine che produce qualche "oggetto concreto", anche se ci sono libri, studiosi e "dati" in questo campo, per il semplice fatto che di fronte a certi avvenimenti rilevati in qualche modo, presi due esperti, questi non riescono a dedurre le stesse cose tramite passaggi ben chiari riguardo al livello spiritico "nascosto" e non sono nemmeno capaci di dedurre separatamente quali siano gli stati più probabili in cui si trova questo sistema o ente spiritico inaccessibile ai più. Se si richiamano due medium e gli si chiede: lo spirito cosa dice? Un esperto dirà qualcosa, un altro qualcos'altro, certo può darsi che lo spirito esista e che qualcuno dei due abbia ragione, ma a questo punto mi chiedo: loro in base a cosa suppongono che ci sia uno spirito che dice qualcosa?
    Se non si costruisce una qualche teoria simile a quelle usate dai fisici nucleari per descrivere il comportamento delle particelle subatomiche e che permette anche di compiere esperimenti condivisi, di costruire nuovi strumenti di rilevazione e così via, si è ancora ad un livello di fantasie private secondo me, sono congetture, ipotesi, non scienza.

    Se qualcuno dicesse che un avvenimento è stato prodotto da uno spirito che non si può guardare ad occhio nudo, mi sta anche bene (non è questo il problema tante cose non sono osservabili ad occhio nudo), ma se la conoscenza riguardo a cosa fa lo spirito e com'è fatta questa entità è un qualcosa di privato che riguarda solo questa persona e nessun altro può sapere, tramite passaggi deduttivi di qualche teoria (ammesso che esista una teoria) cosa fa lo spirito oltre a questa persona, con un buon margine di accordo rispetto a questa, in mano per me non si ha nulla, si possono anche scrivere trattati e trattati e pubblicare osservazioni ed avvistamenti di spiriti e fantasmi vari di persone morte che fanno questo e quell'altro, che producono effetti... Cosa questa che tra l'altro avviene puntualmente, ci sono ed esistono persone che fanno questo tipo di esperienze, ma se tutto questo non viene convogliato all'interno di una costruzione astratta coerente capace di far rilevare con deduzioni condivise questo tipo di entità, non abbiamo prodotto alcuna forma di conoscenza a mio avviso.
    Visto che direttamente non si può osservare praticamente quasi nulla dobbiamo concludere allora che ognuna di queste persone abbia ragione, che sia attendibile quel che sostiene, che esiste di tutto con certi margini di probabilità?

    E' caduto un oggetto dal tavolo dunque è possibile che sia stato lo spirito di quel tale morto qualche anno fa che abitava in questa casa che lo ha spostato e fatto cadere.

    Se le deduzioni che rilevano la presenza di uno spirito in un appartamento che fa qualcosa sono di questo tipo stiamo freschi, si può rilevare la presenza di qualsiasi tipo di ente così facendo senza impegnarsi mai a poter essere smentiti, l'ente tanto è completamente invisibile, non si può toccare, non si può rilevarne la presenza con qualche strumento ma la persona in questione "sente" che l'ente fa queste cose.
    Tieni presente poi che questo argomento da te citato riguardo "a quello che non si può osservare" viene usato spesso da correnti new age che parlano di energie varie presenti nel corpo, fluidi, spiriti e quant'altro.


    Questo livello di oggettività per me è importante raggiungerlo e perciò non sono d'accordo con te riguardo al fatto che non si possa "oggettificare" la conoscenza in ambito psicoterapeutico, io seguo proprio l'idea opposta, senza enti o oggetti condivisi non c'è proprio alcuna conoscenza o sapere ed in tal senso perciò vanno "oggettificate" tutte queste cose un po' vaghe, se si vuol provare ad affermare qualcosa in generale che sia più attendibile rispetto a quel che dice un medium, un santone o altre persone che vengono investite socialmente (dai più ingenui secondo me) di possedere la capacità di accedere a questi livelli nascosti in modo magico e senza metodi chiari e formalizzati e che producono delle ontologie strambe, che possono essere sicuramente interessanti dal punto di vista creativo e speculativo e riutilizzate in seguito in certi ambiti, ma che non hanno alcun appiglio stabile e condivisibile con quel che osservano tutti all'infuori della persona dotata di questi "poteri".

    Se non si può "oggettificare" la relazione psicoterapeutica non si possono proprio produrre conoscenze in questo ambito che abbiano maggiore attendibilità della convinzione di qualcuno che abbia visto la madonna e che è persuaso che l'ente che gli è apparso "esista davvero" (spiego dopo cosa intendo con questo termine). La madonna chi l'ha vista, magari l'ha vista di sicuro e davvero, altro però è voler andare a sapere se si può produrre una qualche teoria coerente e condivisa che permetta a questo ente (la madonna) di poter essere studiato dal punto di vista scientifico e sperimentale anche da altre persone, in questo senso secondo me si può iniziare a parlare di una qualche ontologia ben fondata, che riesce ad "atterrare" da qualche parte, poi ognuno può credere che esiste quello che gli pare, ma non si può accomunare o confondere questi tipi di sapere, quello scientifico è comunque vincolato ed è proprio per questo che si allontana da un sapere basato sull'opinione soggettiva. Voler sfuggire a questi criteri di oggettività, alle sistematizzazioni ed alle verifiche (per quanto riguarda soprattutto l'efficacia) credendo di potersi inventare "il mondo" in qualsiasi modo illudendosi così di poter essere più liberi di speculare, a cosa serve?
    Nella speculazione si è comunque sempre liberi, ma è nella verifica, nel confronto con quel che si ha davvero attorno, nel cercare di capire quanto regge o quanto è efficace la costruzione astratta che poi non lo si è più.

    Della oggettività e della verità non è possibile liberarsi tanto facilmente, se si ha intenzione di affermare qualcosa al di fuori dell'ambito privato e che si allontani da certe proprie fantasie.

    Cito dall'articolo:

    Altre critiche mettono in forse proprio l'applicazione del metodo sperimentale alla psicoterapia: pertanto sono queste a meritare il nome di "resistenze"
    mi sembra gieko che la tua posizione sia abbastanza simile a quella di questo tipo di critici.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 29-04-2010 alle ore 14.09.33

  6. #21
    Partecipante Figo L'avatar di bella primavera
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    Riferimento: falsi miti

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Sì, e non fornisce nessuna citazione in merito nè sembra tenere conto degli studi che mostrano che i trattamenti di lunga durata producono effetti più stabili e duraturi nel tempo (vd. l'ultimo di una serie di articoli in merito citato da willy in una recente discussione Shedler J., The effects of psychodynamic psychotherapy, American Psychologist Vol 65(2), Feb-Mar, 2010). Per quanto riguarda la personalità il discorso è di complessa operazionalizzazione, ma l'acquisizione di nuove caratteristiche stabili suggerisce che anche a livello empirico si possano ipotizzare modifiche nella struttura della personalità. A tal proposito:
    Changes in defensive functioning in completed psyc... [J Am Psychoanal Assoc. 2009] - PubMed result
    The effectiveness of long-term psychoanalytic ther... [Harv Rev Psychiatry. 2009] - PubMed result
    Change in attachment patterns and reflective funct... [J Consult Clin Psychol. 2006] - PubMed result

    Saluti
    Sulla personalità, concordo sulla complessa operalizzazione.
    Sull'efficacia lungo termine Vs breve Termine, forse è meglio, non assolutizzare, visto che esistono altri ricercatori, che con altri dati, sembrano dimostrare la schiacciante superiorità delle terapie brevi, es: (Nardone).

  7. #22
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: falsi miti

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Ma guarda che le particelle subatomiche si possono comunque osservare tramite strumenti, nel senso che ci sono dei rilevatori ed in base a questi effetti si può dire qualcosa indirettamente tramite una teoria riguardo al comportamento di queste particelle e poi tramite altri rilevatori osservare certi effetti per assicurarsi che la teoria è corretta (si effettuano esperimenti comunque, l'inosservabilità ad occhio nudo non rappresenta un vero limite per le verifiche empiriche).
    Appunto. Il setting clinico è lo strumento tramite cui osservare indirettamente l'inconscio e farne inferenze. Nella ricerca si tenta di rendere rendere "trattabili" i fenomeni osservati, ma è ciò è possibile con molti limiti. Ergo, esiste una ricerca extra-clinica ed una ricerca clinica (che è l'attività quotidiana della seduta).

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    mi sembra gieko che la tua posizione sia abbastanza simile a quella di questo tipo di critici.
    Ti sembra molto male, allora e come sempre consideri solo ciò che fa comodo per sostenere le tue tesi e cercare di squalificare i tuoi interlocutori. Se fosse vero:
    A) non avrei fatto il ricercatore in psicoterapia
    B) non avrei scritto di sostenere la ricerca extra-clinica, nonostante ritenga errato elevarla ad unico parametro di giudizio.

    Hai toppato charlie. Ritorna alla casella di partenza e magari prova a leggere meglio prima di sprecare il tuo e nostro tempo.

    Saluti
    gieko

  8. #23
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: falsi miti

    Citazione Originalmente inviato da bella primavera Visualizza messaggio
    Sull'efficacia lungo termine Vs breve Termine, forse è meglio, non assolutizzare, visto che esistono altri ricercatori, che con altri dati, sembrano dimostrare la schiacciante superiorità delle terapie brevi, es: (Nardone).
    A parte che fa ridere leggere di "schiacciante superiorità" come se fosse una gara a chi è più forte...
    E' ovvio che esistono studi che dimostrano alcuni punti ed altri che li contraddicono. Quindi a maggior ragione trovo poco corretto parlare di miti.
    Poi bisogna considerare che spesso si confrontano procedimenti completamente diversi e bisogna vedere la metodologia di ricerca adottata. In alcuni casi ci sono presupposti di partenza che andarebbero discussi attentamente prima di sbandierare risultati (tanto più sospetti quanto più troviamo percentuali bulgare...). E poi si parla sempre di studi sull'outcome con tutti i limiti insiti in essi...

    Saluti
    gieko

  9. #24
    Megiston Matema
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    Riferimento: falsi miti

    Citazione Originalmente inviato da bella primavera Visualizza messaggio
    Sull'efficacia lungo termine Vs breve Termine, forse è meglio, non assolutizzare, visto che esistono altri ricercatori, che con altri dati, sembrano dimostrare la schiacciante superiorità delle terapie brevi, es: (Nardone).
    Nardone esercita la Terapia Breve Strategica, non ti pare che citarlo come autorità sulla "bontà" delle psicoterapie brevi versus quelle che durano nel tempo sia come chiedere all'oste se il suo vino è buono?
    Come sottolinea anche Gieko, il termine "schiacciante superiorità" è più da curva sud, da "Fossa dei Leoni", più che un modo corretto per indicare una presunta maggiore efficacia di una terapia nei confronti di qualche altra.
    Sembra quasi che si voglia "battere" e "umiliare" un gruppo di colleghi sentiti come "avversari" (o più francamente "nemici") ... non c'è male per chi pretende di di seguire un certo rigore scientifico .
    Ah, anche il titolo del thread "falsi miti" (usato anche nell'articolo che citi) mi lascia molto perplesso, cosa giustifica un atteggiamento tanto denigratorio?
    Un saluto.

  10. #25
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  11. #26
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Nardone esercita la Terapia Breve Strategica, non ti pare che citarlo come autorità sulla "bontà" delle psicoterapie brevi versus quelle che durano nel tempo sia come chiedere all'oste se il suo vino è buono?
    Anche l'autore di questo articolo non è certo neutrale, visto che a suo dire esisterebbe una nuova sindrome psicopatologica da lui individuata e denominata "sindrome del paziente psicodinamico" (http://www.crpitalia.eu/psychomed%202%202007.pdf). E tutto ciò senza che ci si renda conto che ammettere che la psicoanalisi può modifica in senso patologico la personalità, significa ammettere che la può modificare (anche in senso di benessere). Alla faccia dell'affermazione che "la personalità non si può modificare".

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    Ah, anche il titolo del thread "falsi miti" (usato anche nell'articolo che citi) mi lascia molto perplesso, cosa giustifica un atteggiamento tanto denigratorio?
    L'intento denigratorio appare piuttosto evidente. E così si scivola dal dibattito scientifico, dove possono esserci posizioni molto contrastanti ma si discute di questioni teoriche e cliniche, all'espressione di opinioni mirate a colpire gli "avversari" sul piano emotivo.

    Saluti
    gieko

  12. #27
    Partecipante Figo L'avatar di bella primavera
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    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    Nardone esercita la Terapia Breve Strategica, non ti pare che citarlo come autorità sulla "bontà" delle psicoterapie brevi versus quelle che durano nel tempo sia come chiedere all'oste se il suo vino è buono?
    Come sottolinea anche Gieko, il termine "schiacciante superiorità" è più da curva sud, da "Fossa dei Leoni", più che un modo corretto per indicare una presunta maggiore efficacia di una terapia nei confronti di qualche altra.
    Sembra quasi che si voglia "battere" e "umiliare" un gruppo di colleghi sentiti come "avversari" (o più francamente "nemici") ... non c'è male per chi pretende di di seguire un certo rigore scientifico .
    Ah, anche il titolo del thread "falsi miti" (usato anche nell'articolo che citi) mi lascia molto perplesso, cosa giustifica un atteggiamento tanto denigratorio?
    Un saluto.
    Nardone non ha nessuna autorità, volevo solamente sottolineare, che come studi affermano, l'efficacia maggiore delle terapie lunghe, altri affermano il contrario!
    saluti

  13. #28
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Nardone non ha nessuna autorità, volevo solamente sottolineare, che come studi affermano, l'efficacia maggiore delle terapie lunghe, altri affermano il contrario!
    saluti
    Se vogliamo iniziare a fare una discussione un po' più approfondita, si può iniziare a considerare che non si può confrontare l'efficacia di trattamenti che hanno obbiettivi e risultati così differenti. Possiamo cioè discutere sul fatto che ci sono evidenze che trattamenti diversi comportano risultati altrettanto diversi e capire quali sono le motivazioni a sostegno di una scelta piuttosto che dell'altra.

    Saluti
    gieko

  14. #29
    Megiston Matema
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  15. #30
    Megiston Matema
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    Nardone non ha nessuna autorità, volevo solamente sottolineare, che come studi affermano, l'efficacia maggiore delle terapie lunghe, altri affermano il contrario!
    saluti
    Nessuno, mi pare, ha dichiarato che le Psicoterapie Brevi non siano efficaci, tu piuttosto hai citato Nardone come auctoritas che avrebbe dimostrato una “schiacciante superiorità” di quelle brevi. Mi hanno sempre lasciato alquanto perplesso questi studi comparativi che escludono la soggettività del paziente, quelli cioè che pretendono di dire cosa sia migliore in assoluto per tutti. E’ possibile che Giovanni possa trovarsi bene in una terapia breve, mentre Girolamo preferisca il lungo percorso, che Geremia si senta più a suo agio con un terapeuta direttivo, mentre Geroboamo prediliga un terapeuta accogliente e che gli lasci spazio autonomo di manovra piuttosto che consigliargli la direzione da prendere. Giuseppe, poi, potrebbe trovarsi più a suo agio in un rapporto “tecnico” in cui si usino degli strumenti e dei dispositivi terapeutici collaudati, mentre Giuliano essere più incline ad un rapporto profondo e coinvolgente.
    La verità, caro Bella Primavera, è che i vari modelli teorici sottostanti alle psicoterapie oggi in uso sono troppo diversi fra di loro e “sbottano” (per usare una felice espressione di Stephen Mitchell) nella clinica facendo cose completamente diverse e non paragonabili fra loro.
    La psicoanalisi (come anche molte psicoterapie dinamiche) è un’esperienza esistenziale che riorganizza per intero il soggetto, anzi, è un processo di soggettivazione e di autoconsapevolezza, che si occupa solo molto indirettamente del sintomo, nel senso che sarebbe per uno psicoanalista riduttivo occuparsi dell’ansia senza occuparsi del soggetto che la avverte. Un sintomo che sparisce (o si attenua molto) nel corso della terapia in due tempi: il primo, relativamente precoce, dopo poche sedute o pochi mesi, perché il paziente sostituisce la relazione col suo terapeuta al suo sintomo (quello che viene comunemente chiamato transfert); il secondo, quando al termine della terapia il paziente si rende conto che il sintomo non gli serve più e che è padrone di abbandonarlo o di mantenerlo consapevolmente.
    Il sintomo, in quest’ottica, non è qualcosa da eliminare, un problema, un ostacolo per la terapia, ma già una soluzione totalmente (ma molto più spesso parzialmente) inefficace; è come i paletti che sorreggono un edificio che ha subito un violento terremoto, è probabile che senza di essi l’edificio crolli o si danneggi ancora di più, ma è innegabile che i paletti stessi non siano la soluzione definitiva.
    Altre forme terapeutiche, invece, lavorano principalmente sul sintomo, selezionandolo in un attento assessment, valutandone i benefici secondari che lo tengono in vita, desensibilizzandolo, asportandolo quasi chirurgicamente e mettendo un paletto più elegante (e più “adattivo”) laddove prima ce n’era uno antiestetico e “disadattivo”).
    Altre ancora, come il cognitivismo costruttivista e l’interazionismo simbolico, si prefiggono lo scopo di una ristrutturazione globale della personalità (e per questo prediligono i tempi lunghi perché Roma non fu costruita in un solo giorno e solo se sei Gesù Cristo puoi distruggere il tempio di Gerusalemme e ricostruirlo in soli tre giorni, e iniziano a parlare di processi inconsci, anche se il loro non è necessariamente un inconscio dinamico e strutturale), ma fanno passare questa ristrutturazione attraverso tecniche che stimolano l’aspetto cognitivo o quello emotivo (considerando però le emozioni come strumenti conoscitivi).
    Vista la differenza epistemologica, teorica, di obiettivi, clinica, è difficile poi pretendere che questo immenso bazar passi al vaglio dello stesso tritacarne valutativo, quello stesso tritacarne che ormai dovrebbe rappresentare un residuato bellico, un pezzo da museo, e parlo del “mitico” modello sperimentale causale (erano anni che non ne sentivo parlare prima che venisse rievocato dall’articolo di Sibilia, ormai più nessuno fa ricerca “causale” sugli esiti delle terapie, tuttalpiù qualcuno si avventura con impianti correlazionali che si limitano a ravvisare una probabilità di comparsa congiunta fra determinate tecniche terapeutiche e determinate modifiche cognitive e/o comportamentali.
    Più spesso, adesso, mi capita di leggere ricerche che prendono in considerazione variabili qualitative e non quantitative e che si occupano non tanto di come è andata a finire una terapia, ma del perché è andata a finire come è andata a finire (le cosiddette ricerche sul processo, process research) che, forse, è più interessante.
    Un saluto.
    Ultima modifica di Megiston Matema : 29-04-2010 alle ore 20.56.07

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