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  1. #16
    Partecipante Assiduo
    Data registrazione
    22-08-2009
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    190

    Riferimento: la "terapia riparativa" di Nicolosi (l'omsessualità come patologia)

    io sono del parere che ci siano delle persone che ci provano gusto ad esserlo anche se non sono di propria natura omosessuali e questo secondo me è un problema,perchè poi si ritrovano intrappolati in un immagine che non è la loro.Poi qualunque punto di vista può essere accettato come discusso.
    Virus Freudiano:il vostro computer è ossessionato dall'idea di sposare la sua scheda madre.

  2. #17
    Neofita
    Data registrazione
    30-10-2004
    Residenza
    Masone (GE)
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    4

    Riferimento: la "terapia riparativa" di Nicolosi (l'omsessualità come patologia)

    Che cosa si pensa di poter/dover riparare? La terapia riparativa (il termine utilizzato parla da se) presuppone che ci sia qualcosa di "rotto" a cui l'onnipotente terapeuta deve porre tempestivo rimedio. Mi pare assolutamente antietico ed assurdo che un terapeuta parta da questi presupposti.
    Ci è stato fornito lo spazio per esprimere il nostro dissenso come terapeuti: se siete interessati vi invito a leggere ed eventualmente sottoscrivere la petizione all'indirizzo:
    noriparative

  3. #18
    Banned
    Data registrazione
    21-03-2008
    Residenza
    Salerno
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    1,546

    Riferimento: la "terapia riparativa" di Nicolosi (l'omsessualità come patologia)

    Io penso che ognuno definisce da sé quali siano gli stati di salute migliori ai quali può accedere, alla fine che si sia omosessuali naturalmente o per scelta poco cambia. Un omosessuale che si reca da uno psicologo, si reca lì per far cosa? Per modificare i propri gusti sessuali? Ecco che un dottore come Nicolosi, che a suo dire ha escogitato un qualche sistema per modificare tutto questo (credo in ogni caso che comunque sia una bufala ) può risultare utile.
    Se viceversa un omosessuale non ha affatto intenzione di modificare le proprie preferenze sessuali (al di là del fatto se sia possibile farlo o meno effettivamente, questo io non lo so) al di là dei motivi per cui vuol mantenere integri questi aspetti della sua sessualità allora il metodo di Nicolosi non gli serve a un bel niente.
    Esistono operazioni chirurgiche in cui si cerca di modificare il sesso del paziente, perché dire che queste risultano "scorrette" se ci sono persone che hanno questa esigenza? A me non servirebbe cambiar sesso ed anche ad altre persone credo, ma per alcuni significherebbe poter accedere ad uno stato di salute più elevato, perché allora non farlo, se risulta possibile?
    Oggi come oggi io direi che non ha più senso parlare di certi stati come patologici rispetto ad altri, uno stato può essere effettivamente per un soggetto patologico mentre per tutte le persone attorno risulta perfettamente normale e viceversa.
    La cosa discutibile è affermare che l'omosessualità è una patologia, non il fatto che qualcuno metta "in commercio" un sistema per poter cambiare gusti sessuali, così come analogamente sarebbe discutibile dire che chi nasce di sesso maschile dovrebbe essere curato e reso di sesso femminile soltanto perché qualcuno ha inventato un sistema chirurgico per far cambiare sesso e magari in seguito qualche femminista medico particolarmente agguerrita contro l'altro sesso ha pensato bene di far rientrare "l'esser maschio" all'interno di una qualche particolare e personale versione di dizionario nosologico . Non è il sistema medico-chirurgico per cambiar sesso (qualora qualcuno riuscisse ad inventarne uno perfetto) che rappresenta un qualcosa di scorretto in sé, ma il definire un qualche genere sessuale come più sano rispetto all'altro, il far ricadere certe tendenze sessuali all'interno di una qualche categorizzazione patologica che risulta discutibile.
    L'elaborazione di sistemi per mutare aspetti di sé, fisici o psicologici, non rappresenta a mio avviso una violazione di alcunché, la violazione viene compiuta a monte e sempre quando qualcuno ha deciso arbitrariamente di affermare che questo o quello stato fisico o psicologico risultano patologici. Secondo me non si può stabilire quando un individuo sta male, il malfunzionamento o il conflitto in quale struttura individuale dovrebbe risiedere, e nemmeno se risiede localmente nell'individuo o fuori da questo... Secondo me la decisione di cosa non funzioni è rimandata ad ogni singola persona e perciò in fin dei conti è rimandata a questa anche lo stabilire se esistono davvero soluzioni per il suo disagio. Essere omosessuali significava in passato essere disprezzati, presi in giro, ed emarginati socialmente (ed in parte la cosa è vera ancora oggi), è ovvio che in queste condizioni si vive abbastanza male, ma da questo non si può certo dedurre che essere omosessuali deve rappresentare per forza una malattia per l'omosessuale, e che quest'ultimo debba desiderare realmente di guarire da questo stato (nel caso in cui un sistema di conversione di questi gusti sessuali esista davvero).
    Un discorso analogo però poi vale anche per i pedofili, i serial killer, le prostitute, e quant'altro di bizzarro si discosti dalla norma si possa incontrare.
    Cos'è per ognuna di queste persone uno stato di salute migliore? Noi non lo sappiamo e non credo sia qualcosa di oggettivo che una qualche scienza psicopatologica potrà indicarci o stabilire, compresa la psicoanalisi.
    Possiamo come collettività metterci d'accordo e stipulare leggi che puniscono certi tipi di comportamenti e tendenze (mettendo in evidenza un conflitto tra interessi individuali di certi singoli individui e quelli di gruppi più estesi, che non possono coesistere), ma dire che questi sono patologici io non riesco a capire cosa potrebbe mai significare.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 18-06-2010 alle ore 02.57.34

  4. #19
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
    Data registrazione
    10-02-2006
    Residenza
    Tra le Alpi e gli Appennini
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    11,960

    Riferimento: la "terapia riparativa" di Nicolosi (l'omsessualità come patologia)

    Char_Lie

    Un discorso analogo però poi vale anche per i pedofili, i serial killer, le prostitute, e quant'altro di bizzarro si discosti dalla norma si possa incontrare.
    Cos'è per ognuna di queste persone uno stato di salute migliore? Noi non lo sappiamo e non credo sia qualcosa di oggettivo che una qualche scienza psicopatologica potrà indicarci o stabilire, compresa la psicoanalisi.
    Possiamo come collettività metterci d'accordo e stipulare leggi che puniscono certi tipi di comportamenti e tendenze (mettendo in evidenza un conflitto tra interessi individuali di certi singoli individui e quelli di gruppi più estesi, che non possono coesistere), ma dire che questi sono patologici io non riesco a capire cosa potrebbe mai significare.



    Non ti sembra di fare un pò di confusione nel modo di considerare per analogia omosessuali, pedofili, serial killer e prostitute?
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 18-06-2010 alle ore 09.42.16
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

    Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4

  5. #20
    Banned
    Data registrazione
    21-03-2008
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    Salerno
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    1,546

    Riferimento: la "terapia riparativa" di Nicolosi (l'omsessualità come patologia)

    Citazione Originalmente inviato da Rosadimaggio
    Non ti sembra di fare un pò di confusione nel modo di considerare per analogia omosessuali, pedofili, serial killer e prostitute?
    No, ho fatto esempi che a tutti possono sembrare intuitivamente discostarsi dalla norma proprio per far capire quello che possono provare certe persone nei confronti di certi tipi di comportamento. Ti faccio degli esempi.

    Se io mi gratto il capo e chi mi sta di fronte inorridisce chiediamoci: cos'è che è patologico in sé il mio grattarmi il capo o il suo inorridire?
    Cambiamo esempio. Se io mi gratto i testicoli e chi mi sta di fronte inorridisce chiediamoci: cos'è patologico il mio comportamento o il suo inorridire?
    Cambiamo esempio ancora. Se io sgozzo un maiale per farne salsicce e sanguinaccio e chi mi sta di fronte inorridisce chiediamoci: cos'è patologico il mio comportamento o il suo inorridire?
    Di nuovo cambiamo esempio. Se io scuoio un gatto per il piacere di ucciderlo e chi mi sta di fronte inorridisce chiediamoci: cos'è che è patologico il mio comportamento o il suo inorridire?

    A mio avviso nessuno dei due individui va annoverato tra i soggetti patologici in tutti i casi. Oggettivamente non esistono patologie, esistono solo stati esistenziali migliori o peggiori per certi soggetti ed individui, in fin dei conti secondo me la salute individuale è questa, perciò non è detto che coincida per tutti e non è nemmeno detto che lo stato di salute migliore per un soggetto non vada a confliggere con altri stati di salute individuali migliori per altri: a me può far bene far qualcosa che danneggia fisicamente o moralmente altre persone ed animali.

    Se io come soggetto non avverto un qualcosa che non va in un certo atteggiamento e comportamento che io tengo e non ho alcuna intenzione di cambiarlo mentre un'altra persona avverte nei confronti di questo mio certo tipo di comportamento una sorta di rigetto, disprezzo e orrore, ed anche lei a sua volta non ha alcuna intenzione di modificare questo suo modo di giudicare e sentire nei miei confronti: come si fa a stabilire se sono io che devo essere curato e modificato, lei, o nessuno dei due?

    Piazzare certi tipi di comportamento in ambito patologico dà quasi l'idea di poter risolvere definitivamente ogni forma di conflitto umano stabilendo quale tra i diversi tipi di comportamento che si escludono a vicenda o confliggono socialmente sono da ritenersi "sani", cercando in tal modo di stabilire chi ha ragione e chi torto in un qualche senso insindacabile.

    Il discorso che viene costruito in genere è questo: sei tu a sbagliare e vai quindi curato (nel senso che il tuo atteggiamento va modificato in quest'altro che è sano... Ma sano e salutare per chi?) perché c'è scritto nell'enciclopedia di medicina che quel che fai tu è patologico. Il punto è che ci si dimentica così che anche l'enciclopedia di medicina l'ha scritta sempre e comunque qualcuno, chi ci può assicurare che non è a monte che si è andata ad insinuare una visione di parte del medico stesso che voleva in tal modo legittimare definitivamente dei tipi di comportamento che stavano bene a lui e mettere fuori norma quelli che non gli stavano bene? Ecco una forma di potere retorico un po' nascosta tra le varie pieghe che va ad insinuarsi pericolosamente nei rapporti umani che è ben più pericolosa forse della risposta teologica "tu devi essere così e così perché lo dice Dio", cioé il discorso diviene "tu devi essere così perché questo è lo stato naturale di salute individuale".

    Io invece dico, io sono e divengo come preferisco essere qualora sia possibile essere come preferisco. I miei personali interessi definiscono il mio stato di salute, ciò che è meglio per me e ciò che è peggio per me, non lo definiscono di certo quelli di altre persone, che invece potrebbero tendere a definire quel che è meglio per loro.

    Spero di aver chiarito meglio quel che volevo dire.
    Ultima modifica di Char_Lie : 18-06-2010 alle ore 13.44.48

  6. #21
    Banned
    Data registrazione
    21-03-2008
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    Salerno
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    1,546

    Riferimento: la "terapia riparativa" di Nicolosi (l'omsessualità come patologia)

    A chi non appartiene la causa ch'io debbo difendere? Essa è, innanzitutto, la causa buona in se stessa, poi la causa di Dio, della verità, della libertà, della giustizia; poi la causa del mio popolo, del mio principe, della mia patria; infine la causa dello spirito, e mille altre ancora. Soltanto, essa non dev'essere mai la mia causa! "Onta all'egoista che non pensa che a sé stesso!"
    Vediamo un po', più da vicino, che cosa pensino della propria causa coloro per gl'interessi dei quali noi dobbiamo lavorare, sacrificarci ed infervorarci.
    Voi che così profondamente conoscete le cose che concernono Dio, ed avete investigato per millenni gli abissi e scrutato il cuore della divinità, certo saprete dirci in qual modo Egli stesso tratti la causa alla quale siamo chiamati a servire. Non tentate di nasconderci il modo di condursi del Signore. Ebbene, qual'è la sua causa? Ha egli forse — come da noi si richiede — abbracciato una causa a lui estranea, ha egli fatta sua la causa della verità o dell'amore? Voi vi sentite indignati in udir pronunciare un simile assurdo e ci sapete insegnare che quella di Dio è bensì la causa della verità e dell'amore, ma che essa non può esser detta a lui estranea, giacché Dio è per se stesso la verità e l'amore; e vi muove a sdegno il supporre che Dio possa assomigliarsi a noi poveri vermi col favorire la causa d'altri come se fosse la propria. "Dio dovrebbe occuparsi della causa della verità, se non fosse egli stesso la verità?".
    Egli non pensa che alla propria causa, ma egli è il tutto nel tutto, e così la sua causa abbraccia tutto; noi non siamo il tutto nel tutto e la nostra causa è oltre modo meschina e spregevole, perciò noi dobbiamo servire ad "una causa più elevata". — Ebbene, è chiaro che Dio non si occupa che delle cose sue, non pensa che a sé stesso e non vede che sé stesso; guai a tutto ciò che contrasta a' suoi disegni. Egli non serve ad uno più alto di lui e non cerca di soddisfare che sé stesso. La sua è una causa prettamente egoistica.
    Osserviamo un po' la causa dell' umanità che si vorrebbe facessimo nostra. E forse quella d'alcuno a lei estraneo; l'umanità serve forse ad una causa superiore? No, l'umanità non vede che se stessa, essa non è ad altro intenta che a favorire se medesima, né ha, all'infuori della propria, causa alcuna. Nell'intento di svilupparsi, essa fa che popoli ed individui si logorino, ed
    allorquando questi hanno compiuto il loro ufficio, essa per tutta riconoscenza li getta nel letamaio della storia. Non è forse la causa dell'umanità una causa prettamente egoistica?
    Non ho bisogno di dimostrare a coloro che ci vorrebbero imporre la propria causa, che col far ciò essi si dimostrano teneri della lor salute, non già della nostra. Osservate gli altri. Forse che la Verità, la Libertà, l'Umanità richiedono da voi altre cose se non che v'infervoriate per loro e serviate a' lor fini ?
    In ciò essi trovano tutto il lor vantaggio. Osservate un po' il popolo tutelato dai patrioti a tutta prova. I patrioti cadono nelle battaglie cruente e nella lotta colla fame e colla miseria; forse che il popolo si commuove perciò? Grazie al concime dei loro cadaveri esso diviene un popolo fiorente! Gli individui son morti per "la grande causa del popolo" che paga il suo debito con
    alcune parole di ringraziamento, e ne trae tutto il profitto che può. Ecco un egoismo che frutta! Ma osservate un po' quel sultano, che provvede con tanto affetto ai "suoi". Non è egli forse l'immagine più schietta del disinteresse? non sacrifica egli forse incessantemente sé stesso al
    bene dei suoi? Si, proprio dei suoi! Prova un po' a fargli capire che non sei suo bensì tuo: in premio dell'esserti sottratto al suo egoismo, tu sarai gettato in una carcere. Il sultano non conosce altra causa che la propria: egli è per sé il tutto nel tutto, è l'unico, e non consente ad alcuno di non essere dei "suoi".
    E da tutti questi esempi illustri non volete apprendere che il miglior partito è quello dell'egoista? Io per mio conto faccio tesoro di queste lezioni e piuttosto che servire disinteressatamente a quei grandi egoisti, voglio essere l'egoista io stesso.
    Dio e l'umanità non hanno risposto la loro causa che in sé stessi. Perciò voglio riporre anch'io in me stesso la mia causa, io, che, al pari di Dio, sono nulla per ogni altra cosa, e per me sono il mio tutto, l'unico.
    Se Dio e l'umanità son ricchi abbastanza per esser tutto a sé stessi, io sento che a me manca ancor meno e che non potrò lagnarmi della mia "vanità". Io non sono già il nulla del vacuo, bensì il nulla creatore, il nulla dal quale io stesso creo ogni cosa.
    Lungi dunque da me ogni causa, che non sia propriamente e interamente la mia! Voi pensate che la mia causa debba essere per lo meno la "buona causa"? Ma che buono, ma che cattivo ! Io sono per me stesso la mia causa, ed io non sono né buono né cattivo. Tutto ciò per me non ha
    senso alcuno.
    Il divino è cosa di Dio, l'umano dell' "uomo". La mia causa non è divina né umana, non è la verità, non è la bontà, né la giustizia, né la libertà, bensì unicamente ciò che è mio; e non è una causa universale, bensì unica, come unico sono io.
    Nessuna cosa mi sta a cuore più di me stesso.
    Ecco un bel discorso umoristico che avrei di sicuro voluto scrivere io . Quindi certi omosessuali hanno i loro motivi (buoni per loro e secondo loro) per cui desiderano restar tali, mentre altri omosessuali magari hanno altri motivi (buoni per loro e secondo loro) per modificare questo tipo di preferenze. Allo stesso modo ci sono fumatori incalliti che preferirebbero divenire non fumatori e altri tipi di fumatori incalliti che non preferirebbero affatto divenire non fumatori.
    I fumatori non sono malati, non lo sono gli omosessuali e non lo sono svariate altre categorie di persone secondo me, per quanto si sia tentati sempre di dire che chi si comporta diversamente da come facciamo noi usualmente (tipo infilarsi le dita nel naso e spulciare via le caccole ) e che prova piacere nel far qualcosa che a noi non piace affatto fare dovrebbe essere folle e contro natura, quel tipo di persona esiste, come diavolo fa ad esser contro natura!
    Una classificazione delle patologie è utile per sapere con cosa si ha a che fare, non per indicare quello da cui si dovrebbe preferire "guarire" in senso assoluto. Perciò secondo me è meglio distinguere le cose, la scienza mette a punto sistemi trasformativi, il giudizio riguardo ad un loro possibile utilizzo o meno spetta ad ogni singolo, la scienza medica o psicologica non ci informa riguardo a quello che dovremmo preferire in sé, quel che dovremmo divenire dipende dai nostri stessi interessi e quali debbano essere questi interessi (i più importanti e i meno importanti e così via secondo noi singole persone) non credo che possa esserci qualcuno all'infuori di noi stessi che possa svelarcelo. Perciò mettere a punto sistemi che modifichino i gusti sessuali (che rendano un eterosessuale omosessuale e viceversa) in fin dei conti può risultare utile a qualcuno, perché no, quel che è inutile è affermare che l'omosessualità è una patologia

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 19-06-2010 alle ore 13.34.00

  7. #22

    Riferimento: la "terapia riparativa" di Nicolosi (l'omsessualità come patologia)

    Per denunciare la diffusione di queste terapie riparative, l'APA ha girato un documentario nel quale vari pazienti che si sono sottoposti ad esse e che poi hanno compreso la loro inutilità ed il danno da esse provocato, denunciano la loro esperienza.
    Purtroppo il documentario è difficile da trovare.
    Sul tema delle terapie riparative è in corso una raccolta di firme. Il sito, per chi fosse interessato, è La Psicologia on line. Corsi psicologia, scuole di psicoterapia, master psicologia, facoltà psicologia, esame stato psicologia, libri psicologia....

    Molto facile da trovare è, invece, l'ultimo libro di Simona Argentieri su tema dell'omosessualità. Si intitola "A qualcuno piace uguale". Lo consiglio a tutti perchè un ottimo modo per "chiarirsi un po' le idee".
    Ciao,
    Sgneck

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