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  1. #16
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    Riferimento: filosofia o psicologia?

    Citazione Originalmente inviato da marco-89 Visualizza messaggio
    alla fine ho scelto psicologia....
    ho fatto il test a Milano e Parma e li ho passati..e...visto gli ultimi eventi vissuti lo reputo quasi una sorta di "segno" () che sia questo che devo scegliere.

    Anche se Filosofia resterà una mia grande passione e alcuni esami che si avvicinano spero prima o poi di darli (se non addirittura pensando ad una seconda laurea per passione).

    Però mi son reso conto che "filosofeggiare" e diverso dal conoscere la mente vera e propria...e quando conosci i meccanismi della nostra mente cambi anche di conseguenza le tue posizioni "filosofiche/esistenziali".

    La filosofia è una buona madre...ma la psicologia forse è la "figlia" che è giusto sposare (pur non tralasciando la passione per la prima).
    Ciao sono un ragazzo che tra poche ore si iscriverà al corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche all'università di Parma, essendo riuscito a passare il test. Sono, tutt'ora, esattamente indeciso su tutte le materie che tu hai citato, forse un po' meno filosofia ma più scienze della comunicazione ( a Reggio Emilia) e mi trovo a concordare tutto quello che hai scritto all'inizio.. in quale università hai deciso di andare poi? come ti sei trovato in questo primo anno? pensi di aver fatto la scelta giusta? impressioni varie?
    Grazie in anticipo

  2. #17
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    Riferimento: filosofia o psicologia?

    Bè se parli di fare il professore di psicologia, mi dispiace ma sappi che con la sola laurea in psicologia non si può insegnare psicologia. Per poterlo fare dopo la laurea si dovrebbe recuperare un tot di esami di pedagogia, sociologia, filosofia.. e per poter fare questi esami aggiuntivi SI PAGA. Sembra assurdo ma è così, io infatti dopo un'iniziale idea ci ho rinunciato perchè viene una cifra esagerata e non dà nessuna certezza perchè le cattedre di psicologia sono ormai sature.
    Ormai credo che lo psicologo possa riuscire a lavorare solo con la libera professione, a meno che non fai psicologia del lavoro e allora potresti trovare nelle aziende, ma solo nel nord

  3. #18
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: filosofia o psicologia?

    Citazione Originalmente inviato da caramellina84 Visualizza messaggio
    Bè se parli di fare il professore di psicologia, mi dispiace ma sappi che con la sola laurea in psicologia non si può insegnare psicologia. Per poterlo fare dopo la laurea si dovrebbe recuperare un tot di esami di pedagogia, sociologia, filosofia.. e per poter fare questi esami aggiuntivi SI PAGA. Sembra assurdo ma è così, io infatti dopo un'iniziale idea ci ho rinunciato perchè viene una cifra esagerata e non dà nessuna certezza perchè le cattedre di psicologia sono ormai sature.
    Ormai credo che lo psicologo possa riuscire a lavorare solo con la libera professione, a meno che non fai psicologia del lavoro e allora potresti trovare nelle aziende, ma solo nel nord
    esatto.
    per questo motivo la psicologia nelle scuole spesso (quasi sempre) è insegnata da professori laureati in altre discipline e quindi di psicologia sanno poco e parlano esclusivamente di Freud (dicendo peraltro 4 cavolate) come se fosse LA psicologia (invece è la psicoanalisi, che c'entra poco con la psicologia che studieranno all'università gli studenti)

  4. #19
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    Riferimento: filosofia o psicologia?

    Citazione Originalmente inviato da Johnny Visualizza messaggio
    esatto.
    per questo motivo la psicologia nelle scuole spesso (quasi sempre) è insegnata da professori laureati in altre discipline e quindi di psicologia sanno poco e parlano esclusivamente di Freud (dicendo peraltro 4 cavolate) come se fosse LA psicologia (invece è la psicoanalisi, che c'entra poco con la psicologia che studieranno all'università gli studenti)
    Sono d'accordo, è molto raro che uno studente dalle superiori conosca veramente la psicologia, spesso la si confonde con la psicoanalisi, con la filosofia...altri la confondono con le neuroscienze (pensando ingenuamente che l'oggetto di studio principale sia il cervello). Poi quando ci si iscrive man mano si comincia a capire cosa sia la psicologia. E' vero, in psicologia... come per tutte le scienze... ci sono temi filosofici, epistemologici, ci sono temi che riguardano le neuroscienze, ma la psicologia è un'altra cosa.
    Spesso si sceglie psicologia prima di sapere cosa sia veramente. Questo nel passaggio dalle superiori all'università non accade (o accade meno) per altri corsi di laurea (lettere, matematica, biologia, chimica).
    Altro bias che riscontro spesso riguarda il fatto che chi ha fatto il liceo sociopsicopedagogico (magari anche ad indirizzo psicologico) dovrebbe essere avvantaggiato...ma in realtà ha un percorso di studi che non si adegua del tutto a quello universitario... Pochi si aspettano che in psicologia si usa anche molta matematica, molta statistica...e soprattutto molte scienze (biologia, anatomia, neurofisiologia), la filosofia si fa ogni tanto, ma di meno. Questo nasce dallo stereotipo ancora diffuso che la psicologia sia qualcosa di lontano dalle scienze (tant'è che nei programmi ufficiali del sociopsicopedagogico si pone secondo me troppa poca attenzione alle scienze e alla matematica).
    PS. ovviamente non sto generalizzando è quello che mi è capitato di osservare, tuttavia ho trovato spesso che su statistica, psicometria ma anche biologia neurofisiologia chi non ha una formazione precedente nell'argomento riscontra dei "blocchi"

    Igor

  5. #20
    Partecipante Affezionato
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    Riferimento: filosofia o psicologia?

    La psicologia non potrà mai essere una scienza, perchè l'oggetto e il soggetto dell'indagine corrispondono. L'individuo cioè non potrà mai tirarsi fuori dal suo sguardo che osserva, oggettivandosi. Rimane nella sua soggettività e da questa scaturisce i suoi preconcetti e le sue visioni del mondo. Se la sua visione del mondo è quella razionalità che chiamiamo psicologia e che oggi si studia, la si elogia come metodo di comprensione, la si crede strumento efficace, non bisogna dimenticare che è pur sempre "contenuta" in una mente. La mente è innanzi tutto apertura di senso che la logica cristallina della psicologia non può chiudere nei suoi recinti, perchè soffoca l'individualità che scaturisce dal creare un senso proprio agli eventi. Jung ha chiamato questo lavoro processo di individuazione e l'ha messo negli scopi della vita.
    Nessun professore alla facoltà di psicologia ti metterà su questa strada, perchè, come se prendessi le sembianze di Jung, e il prof di Freud, finiresti per litigarci ed allontanarti.
    Credere che studiando qualche teoria psicologica si conoscano le altre persone, crea arroganza, supponenza, e una specie di dipendenza da questa razionalità, perchè necessaria a mantenere il potere sugli altri, il potere di dire qualcosa di loro che loro stessi non sanno. In realtà si sta esponendo un ennesimo punto di vista sulle cose, che, tramite l'errore di scientificità tramandato dalla psicologia, lo si eleva a Logos.
    Se vuoi tirarti fuori da queste sabbie mobili ti consiglio di cominciare a studiare i libri di Umberto Galimberti, per primo La casa di psiche.

    Per il percorso universitario, ci sono problemi di saturazione del mercato lavorativo, ed è fortemente sconsigliato iscriversi ad una facoltà di psicologia in questo periodo.

    Se interessa la materia per una crescita personale si può benissimo studiarla in autonomia.

    Saluti e buona fortuna!

  6. #21
    Partecipante Esperto L'avatar di Empowered
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    Riferimento: filosofia o psicologia?

    Citazione Originalmente inviato da Giulio_MZI Visualizza messaggio
    La psicologia non potrà mai essere una scienza, perchè l'oggetto e il soggetto dell'indagine corrispondono. L'individuo cioè non potrà mai tirarsi fuori dal suo sguardo che osserva, oggettivandosi. Rimane nella sua soggettività e da questa scaturisce i suoi preconcetti e le sue visioni del mondo. Se la sua visione del mondo è quella razionalità che chiamiamo psicologia e che oggi si studia, la si elogia come metodo di comprensione, la si crede strumento efficace, non bisogna dimenticare che è pur sempre "contenuta" in una mente. La mente è innanzi tutto apertura di senso che la logica cristallina della psicologia non può chiudere nei suoi recinti, perchè soffoca l'individualità che scaturisce dal creare un senso proprio agli eventi. Jung ha chiamato questo lavoro processo di individuazione e l'ha messo negli scopi della vita.
    Nessun professore alla facoltà di psicologia ti metterà su questa strada, perchè, come se prendessi le sembianze di Jung, e il prof di Freud, finiresti per litigarci ed allontanarti.
    Credere che studiando qualche teoria psicologica si conoscano le altre persone, crea arroganza, supponenza, e una specie di dipendenza da questa razionalità, perchè necessaria a mantenere il potere sugli altri, il potere di dire qualcosa di loro che loro stessi non sanno. In realtà si sta esponendo un ennesimo punto di vista sulle cose, che, tramite l'errore di scientificità tramandato dalla psicologia, lo si eleva a Logos.
    Se vuoi tirarti fuori da queste sabbie mobili ti consiglio di cominciare a studiare i libri di Umberto Galimberti, per primo La casa di psiche.

    Per il percorso universitario, ci sono problemi di saturazione del mercato lavorativo, ed è fortemente sconsigliato iscriversi ad una facoltà di psicologia in questo periodo.

    Se interessa la materia per una crescita personale si può benissimo studiarla in autonomia.

    Saluti e buona fortuna!
    Ciao Giulio, secondo me stai semplificando un discorso che ha un più ampio respiro filosofico. Se l'individuo "non può tirarsi fuori dal suo sguardo" in psicologia, perché dovrebbe riuscirci nelle altre scienze?
    In biologia, in medicina l'oggetto e soggetto non coincidono?
    Studiare psicologia non è saccenza, né porsi ad un livello sugli altri per avere potere, questi sono tuoi presupposti ...o lo sono di Galimberti non lo so... Ci credo nell'individualità e unicità dell'individuo, ma fidati esistono anche molte costanti (o quasi costanti), e personalmente preferisco utilizzare positivamente queste costanti piuttosto che dire che l'individualità irrinunciabile dell'individuo blocca la limitatezza razionale della psicologia a non cogliere niente... anzi! Significherebbe arrendersi al sesto senso, altro che porsi su di un livello di potere. Ad esempio nelle risorse umane è utile avere strumenti con una buona capacità di predire risultati, questo è impossibile se non ci si affida al metodo scientifico in psicologia. Personalmente lo preferisco al sesto senso (perché è questa l'alternativa se si pensa che la psicologia non sia una scienza)

    Igor

  7. #22
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: filosofia o psicologia?

    Citazione Originalmente inviato da Giulio_MZI Visualizza messaggio
    La psicologia non potrà mai essere una scienza, perchè l'oggetto e il soggetto dell'indagine corrispondono. L'individuo cioè non potrà mai tirarsi fuori dal suo sguardo che osserva, oggettivandosi. Rimane nella sua soggettività e da questa scaturisce i suoi preconcetti e le sue visioni del mondo. Se la sua visione del mondo è quella razionalità che chiamiamo psicologia e che oggi si studia, la si elogia come metodo di comprensione, la si crede strumento efficace, non bisogna dimenticare che è pur sempre "contenuta" in una mente. La mente è innanzi tutto apertura di senso che la logica cristallina della psicologia non può chiudere nei suoi recinti, perchè soffoca l'individualità che scaturisce dal creare un senso proprio agli eventi. Jung ha chiamato questo lavoro processo di individuazione e l'ha messo negli scopi della vita.
    Nessun professore alla facoltà di psicologia ti metterà su questa strada, perchè, come se prendessi le sembianze di Jung, e il prof di Freud, finiresti per litigarci ed allontanarti.
    Credere che studiando qualche teoria psicologica si conoscano le altre persone, crea arroganza, supponenza, e una specie di dipendenza da questa razionalità, perchè necessaria a mantenere il potere sugli altri, il potere di dire qualcosa di loro che loro stessi non sanno. In realtà si sta esponendo un ennesimo punto di vista sulle cose, che, tramite l'errore di scientificità tramandato dalla psicologia, lo si eleva a Logos.
    Se vuoi tirarti fuori da queste sabbie mobili ti consiglio di cominciare a studiare i libri di Umberto Galimberti, per primo La casa di psiche.

    Per il percorso universitario, ci sono problemi di saturazione del mercato lavorativo, ed è fortemente sconsigliato iscriversi ad una facoltà di psicologia in questo periodo.

    Se interessa la materia per una crescita personale si può benissimo studiarla in autonomia.

    Saluti e buona fortuna!
    Citazione Originalmente inviato da Empowered Visualizza messaggio
    Ciao Giulio, secondo me stai semplificando un discorso che ha un più ampio respiro filosofico. Se l'individuo "non può tirarsi fuori dal suo sguardo" in psicologia, perché dovrebbe riuscirci nelle altre scienze?
    In biologia, in medicina l'oggetto e soggetto non coincidono?
    Studiare psicologia non è saccenza, né porsi ad un livello sugli altri per avere potere, questi sono tuoi presupposti ...o lo sono di Galimberti non lo so... Ci credo nell'individualità e unicità dell'individuo, ma fidati esistono anche molte costanti (o quasi costanti), e personalmente preferisco utilizzare positivamente queste costanti piuttosto che dire che l'individualità irrinunciabile dell'individuo blocca la limitatezza razionale della psicologia a non cogliere niente... anzi! Significherebbe arrendersi al sesto senso, altro che porsi su di un livello di potere. Ad esempio nelle risorse umane è utile avere strumenti con una buona capacità di predire risultati, questo è impossibile se non ci si affida al metodo scientifico in psicologia. Personalmente lo preferisco al sesto senso (perché è questa l'alternativa se si pensa che la psicologia non sia una scienza)

    Igor
    stavo per scrivere più o meno quello che ha scritto Igor.
    Esiste una posizione epistemologica che sostiene la reciproca influenza tra soggetto e oggetto, perciò l'osservazione, e quindi anche la ricerca scientifica, non può essere "neutra". Questa posizione è il COSTRUTTIVISMO. Galimberti dice ciò che dice il costruttivismo. Nello studio della psicopatologia abbiamo Jaspers, Minkowski, Binswanger e giù di lì, che sostengono questa prospettiva. Questo discorso però non vale solo per la psicologia ma per tutte le scienze, ad esempio in Biologia il ricercatore che ha portato avanti questo discorso è Maturana.

    Dunque per concludere: il discorso di GiulioMZI è condivisibile, ma vale per tutta la ricerca scientifica in generale.
    Ultima modifica di Johnny : 04-01-2012 alle ore 16.38.48

  8. #23
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    Riferimento: filosofia o psicologia?

    Lungi da me iniziare un discorso teorico critico in questo momento, non è nemmeno il post adatto visto che parte da una richiesta di orientamento, e non c'è peggior modo per confondere chi ha dubbi che ponendo questioni complesse.

    Giusto qualche spunto sui temi lanciati:
    -si anche nella biologia e nella medicina il soggetto e l'oggetto coincidono, ma riflettendo, quando io decido di uscire di casa o scendere da una macchina, non avrò un insieme di muscoli di tale nome che secondo principi fisici meccanici si mettono in moto sotto il motore delle calorie, ma sarò tutto un insieme col mio corpo, che è aperto all'azione futura. La dicotomia di Cartesio tra res extensa e res cotigitans non è sostenibile nelle normali azioni quotidiane. Cioè non è sostenibile per la psicologia, rimanendo comunque valida per i fini delle scienze.
    -per la supponenza e arroganza di cui parlavo, non va confusa con quello che di solito si intende. Niente che scaturisce direttamente dal disprezzo cosciente, dalla superiorità di valore percepita. E' una supponenza molto più sottile. E anche più necessaria agli uomini. Rimanendo nel lavoro che svolgi come detto sopra, è quella possibilità che ti dai di omologare una persona nella griglia di concetti presupposti, inquadrando un certo numero di azioni in una precisa idea. L'idea è inanzitutto differenziazione dell'indefinito.Una de-terminazione. Cioè di per se stessa una evocazione di senso preconcetto, pro-vocato. Se a questo non si applica una pretesa di scientificità (che è prima di tutto pretesa di ragione) si può rimanere aperti ad ulteriori sensi di ogni azione, non la si cristallizza. Questa cristallizzazione logica è la base dura che può (ma non è detto) essere rampa di lancio per l'arroganza sopra detta, solo in ultima tappa evidente nella personalità della persona.
    Se per certe scienze si può bloccare definitivamente il senso di un evento, è perchè l'oggetto della scienza non è l'uomo, che di natura è aperto al divenire del mondo.
    La conclusione è che si, si può fare della psicologia una scienza, applicando il metodo delle scienze, ma l'uomo è anche altro, e non ci si può voltare dall'altra parte per stazionare su un terreno che toglie le incertezze dell'ulteriorità di senso.

    Per chi non ha affrontato mai questi discorsi e ha intenzione di continuare un percorso di studi in psicologia è quasi obbligatorio studiare i libri consigliati sopra.

  9. #24
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    Riferimento: filosofia o psicologia?

    Citazione Originalmente inviato da Giulio_MZI Visualizza messaggio
    Lungi da me iniziare un discorso teorico critico in questo momento, non è nemmeno il post adatto visto che parte da una richiesta di orientamento, e non c'è peggior modo per confondere chi ha dubbi che ponendo questioni complesse.

    Giusto qualche spunto sui temi lanciati:
    -si anche nella biologia e nella medicina il soggetto e l'oggetto coincidono, ma riflettendo, quando io decido di uscire di casa o scendere da una macchina, non avrò un insieme di muscoli di tale nome che secondo principi fisici meccanici si mettono in moto sotto il motore delle calorie, ma sarò tutto un insieme col mio corpo, che è aperto all'azione futura. La dicotomia di Cartesio tra res extensa e res cotigitans non è sostenibile nelle normali azioni quotidiane. Cioè non è sostenibile per la psicologia, rimanendo comunque valida per i fini delle scienze.
    -per la supponenza e arroganza di cui parlavo, non va confusa con quello che di solito si intende. Niente che scaturisce direttamente dal disprezzo cosciente, dalla superiorità di valore percepita. E' una supponenza molto più sottile. E anche più necessaria agli uomini. Rimanendo nel lavoro che svolgi come detto sopra, è quella possibilità che ti dai di omologare una persona nella griglia di concetti presupposti, inquadrando un certo numero di azioni in una precisa idea. L'idea è inanzitutto differenziazione dell'indefinito.Una de-terminazione. Cioè di per se stessa una evocazione di senso preconcetto, pro-vocato. Se a questo non si applica una pretesa di scientificità (che è prima di tutto pretesa di ragione) si può rimanere aperti ad ulteriori sensi di ogni azione, non la si cristallizza. Questa cristallizzazione logica è la base dura che può (ma non è detto) essere rampa di lancio per l'arroganza sopra detta, solo in ultima tappa evidente nella personalità della persona.
    Se per certe scienze si può bloccare definitivamente il senso di un evento, è perchè l'oggetto della scienza non è l'uomo, che di natura è aperto al divenire del mondo.
    La conclusione è che si, si può fare della psicologia una scienza, applicando il metodo delle scienze, ma l'uomo è anche altro, e non ci si può voltare dall'altra parte per stazionare su un terreno che toglie le incertezze dell'ulteriorità di senso.

    Per chi non ha affrontato mai questi discorsi e ha intenzione di continuare un percorso di studi in psicologia è quasi obbligatorio studiare i libri consigliati sopra.
    Se ho capito bene stai dicendo che l'applicazione del metodo scientifico alla psicologia significa cristallizzare la mente in una griglia di sensi prestabiliti, ma dal tuo punto di vista la mente è molto di più etc etc etc. Guarda sono pure d'accordo che la mente, l'uomo siano di più, ma personalmente preferisco applicare delle semplificazioni necessarie o dei riduttori di complessità che mi permettano di agire altrimenti si va avanti a giri di parole (aperture al divenire per natura, differenziazioni dell'indefinito, togliere le incertezze dell'ulteriorità di senso...). Immagino che buona parte degli psicologi si rendano conto che le categorie, gli strumenti di analisi che usano siano riduttori di una complessità più grande, non andrebbe neanche scomodato Galimberti (personalmente non lo trovo un testo obbligatorio).
    Condivido in pieno il discorso del senso ulteriore, delle griglie di senso predefinite, ma mostrami in che modo lo metti in pratica e come, seguendo questo punto di vista, cerchi di sviluppare strategie d'intervento efficaci e poi vediamo se funziona meglio la differenziazione dell'indefinito di senso ulteriore in divenire o l'applicazione del metodo scientifico alla psicologia.
    Per questo credo convenga considerare l'opportunità di usare il metodo scientifico in psicologia

    Igor

  10. #25
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    Riferimento: filosofia o psicologia?

    Il risvolto pratico immediato è il dubbio, la frattura del concetto, e la creazione di un concetto più omnicomprensivo. Il problema è che non si può mai essere soddisfatti del risultato (e questo è l'altra faccia della medaglia dell'apertura di senso), perchè la mole del divenire del mondo non può essere racchiusa in nessuna teoria. Stesso avviene con se stessi, ad esempio dove arriva la razionalità: nella creazione progressiva della definizione del Sé. Rottura della definizione per inglobare nuove parti del Sé, lasciate oscure, in una più ampia (che ha portato quindi ad uno sviluppo) "teoria del Sè".

    Come vedo metti sulla partenza di una gara i due discorsi e dai il via. E' ovvio che l'indifferenziato non ha speranze di vincere. Anzi è stato relegato nella follia, nella religione ed ha contribuito a definirle nella storia. L'uomo non può scegliere tra i due discorsi, perchè il secondo lo uccide, siccome non gli da l'opportunità di definirsi qualcosa d'altro rispetto a quello che lo circonda. Per sua natura l'indifferenziato può essere un motore creativo, che se ci si pensa è l'unico modo per guardare il futuro o il passato con occhi diversi, e soprattutto tendere ad un progetto di cambiamento. L'utilità pratica si ritrova inoltre nella risata, nell'atto creativo artistico. Jung utilizzava riferirsi a metodi creativi per superare blocchi, dati non da una repressione pulsionale, ma da un restringimento di senso degli eventi (in generale). Stesso tipo di analisi si può fare per le società che tendono a far omologare gli individui, praticando non una repressione istintuale, ma un'omologazione di senso che non permette l'individuazione.

    Ci sarebbe molto altro, ma meglio fermarsi qua.

  11. #26
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    Riferimento: filosofia o psicologia?

    Citazione Originalmente inviato da Giulio_MZI Visualizza messaggio
    Il risvolto pratico immediato è il dubbio, la frattura del concetto, e la creazione di un concetto più omnicomprensivo. Il problema è che non si può mai essere soddisfatti del risultato (e questo è l'altra faccia della medaglia dell'apertura di senso), perchè la mole del divenire del mondo non può essere racchiusa in nessuna teoria. Stesso avviene con se stessi, ad esempio dove arriva la razionalità: nella creazione progressiva della definizione del Sé. Rottura della definizione per inglobare nuove parti del Sé, lasciate oscure, in una più ampia (che ha portato quindi ad uno sviluppo) "teoria del Sè".

    Come vedo metti sulla partenza di una gara i due discorsi e dai il via. E' ovvio che l'indifferenziato non ha speranze di vincere. Anzi è stato relegato nella follia, nella religione ed ha contribuito a definirle nella storia. L'uomo non può scegliere tra i due discorsi, perchè il secondo lo uccide, siccome non gli da l'opportunità di definirsi qualcosa d'altro rispetto a quello che lo circonda. Per sua natura l'indifferenziato può essere un motore creativo, che se ci si pensa è l'unico modo per guardare il futuro o il passato con occhi diversi, e soprattutto tendere ad un progetto di cambiamento. L'utilità pratica si ritrova inoltre nella risata, nell'atto creativo artistico. Jung utilizzava riferirsi a metodi creativi per superare blocchi, dati non da una repressione pulsionale, ma da un restringimento di senso degli eventi (in generale). Stesso tipo di analisi si può fare per le società che tendono a far omologare gli individui, praticando non una repressione istintuale, ma un'omologazione di senso che non permette l'individuazione.

    Ci sarebbe molto altro, ma meglio fermarsi qua.
    Fatico sul serio a seguire quello che scrivi, poco fa scrivevi "la psicologia non sarà mai una scienza", al secondo post hai detto che "l'applicazione del metodo scientifico alla psicologia è possibile ma la mente umana è di più", ora mi rispondi che il risvolto pratico del tuo punto di vista siano il dubbio e la risata, sicuramente due punti su cui investire ma di sicuro molto scarni per parlare di efficacia di un approccio

  12. #27
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    Riferimento: filosofia o psicologia?

    Il problema di riassumere in 10 righe libri interi è l'essere fraintesi. Siccome mi sembra che stai cercando di articolare il ragionamento mi fermo e ti rimando ai libri consigliati, è pur sempre un post di orientamento.

  13. #28
    Johnny
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    Riferimento: filosofia o psicologia?

    GiulioMZI spiegami cosa c'è di sbagliato nel seguente esperimento:

    prendi un foglio di carta, con dei puntini numerati...diciamo una decina, poi cronometri quanto tempo ci mette un individuo per unirli tutti. Fai la stessa cosa con tante altre persone, prese a caso su tutta la popolazione italiana, poi fai la media dei tempi e ottieni un campione di riferimento.
    Fai la stessa cosa con un foglio con 30 puntini. Poi un foglio con 50 puntini. Poi ripeti i fogli ma aggiungendo dei puntini con una lettera al posto del numero e facendoli unire in modo alternato.

    A questo punto, che hai le medie di riferimento, fai fare questi test a delle persone che hanno subìto un trauma cranico, oppure hanno una demenza, o altri problemi del genere e in questo modo puoi vedere quanto è grave il danno (se per unire 10 puntini l'individuo ci mette 1 ora è più grave di uno che ci mette mezz'ora, visto che normalmente un individuo "normale" -normale dal punto di vista statistico, in quanto norma di riferimento- ci mette 30 secondi).

    Questo è un test comunemente utilizzato in ambito neuropsicologico e si chiama TMT. Cosa c'è di Soggettivo in tutto ciò?

    Forse il tuo discorso si riferisce alla psicoanalisi, visto che mi parli di Jung? La psicologia non è la psicoanalisi

  14. #29
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    Riferimento: filosofia o psicologia?

    Citazione Originalmente inviato da Giulio_MZI Visualizza messaggio
    Il problema di riassumere in 10 righe libri interi è l'essere fraintesi. Siccome mi sembra che stai cercando di articolare il ragionamento mi fermo e ti rimando ai libri consigliati, è pur sempre un post di orientamento.
    Più che di articolare il discorso vorrei capire dove vuoi andare a parare, di libri di filosofia e di epistemologia ne ho letti alcuni e mi rendo conto dei limiti della psicologia (ma volendo ci si può rendere conto dei limiti della scienza in generale), sinceramente preferisco leggermi un Marhaba che sintetizza alcune antinomie epistemologiche piuttosto che il solo punto di vista di Galimberti, proprio perché un mio obiettivo è produrre interventi efficaci non pormi domande sulla verità ultima. Se vuoi ti rimando al testo di Marhaba sulle antinomie, ma il forum per me è fatto per parlare. Mi rendo conto dei limiti, ma detto questo preferisco non crogiolarmi e cercare di produrre interventi efficaci nonostante i limiti, altrimenti veramente regrediamo.
    Ad esempio in quello che dice Johnny se vediamo il lato epistemologico possiamo perderci moltissimo, dicendo che quel test effettivamente non misura niente ...dato che l'unità di misura fisica non c'è (Marradi, 1980, 2007), dato che proviamo a misurare un costrutto... dato che ci possono essere delle differenze individuali indipendenti dalla demenza che comunque vengono rilevate dal test... Che si rileva solo "una griglia di sensi predefiniti" .... Mi rendo conto di questi limiti, ma se con una certa approssimazione il test mi aiuta nei criteri di decisione nel valutare una demenza in tempi brevi e costi minimi rispetto ad altri strumenti, sinceramente preferisco di gran lunga il TMT. Preferisco usare una griglia di sensi predefiniti, almeno rilevo qualcosa. Altro che non scienza, la logica è la stessa se si cerca di sfruttare al meglio la metodologia.

  15. #30
    Partecipante Affezionato
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    Riferimento: filosofia o psicologia?

    Se il vostro scopo è cercare di capire che vado dicendo, quali persone abituate ad indagare, non vi sembra che in poche righe non si riesce a raggiungere questa comprensione? Ripeto non riuscirei a far passare i vari argomenti in questa situazione perchè 1 va tutto riassunto, 2 non sono motivato a fare lezione su un forum. Per la bontà di risposta (e non perchè lancio il sasso poi scappo) vi rimando ai libri.


    Sicuramente mi leggerò il Marhaba Empowered, ti ringrazio!

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