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Discussione: Quante possibilità?

  1. #16
    Partecipante Assiduo
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    20-02-2011
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    Riferimento: Quante possibilità?

    Citazione Originalmente inviato da agoràonlus Visualizza messaggio
    certo tuteliamoci....abbiamo un ordine che paghiamo a vuoto, (più enpap), un anno di tirocinio = lavoro gratis ( senza contare quello durante la scuola di psicoterapia), corsi di laurea e tirocini che non sempre (e sfido a negarlo) danno "competenze professionali reali", e in tutto questo una persona che, ripeto, ha il titolo per fare il counselor non dovrebbe farlo? una persona che tra le altre cose sta studiando psicologia?
    Allora, ripetiamo: 1. counselling = tecniche di sostegno e consulenza psicologica dette con un altro nome. 2. Tecniche di sostegno e consulenza psicologica = atti professionali riservati. 3. Fare "counselling" senza abilitazione è quindi equivalente a fare atti confusivi da un punto di vista professionale, epistemologico, e di riserve di legge. Per un aspirante psicologo, non è il massimo.
    Non è compiendo atti confusivi che si risolvono i problemi occupazionali, ma al contrario iniziando a tutelare la professione, e a non "diluirne" l'identità formale e sostanziale.

  2. #17
    Partecipante Assiduo L'avatar di Alina2006
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    Palermo
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    157

    Riferimento: Quante possibilità?

    mi spiace che ancora ci sia questo "razzismo" nei confronti dei counselor. sono 2 figure diverse che possono aiutarsi e diventare complementari. il counselor può fare sportelli d'ascolto nelle scuole,naturalmente non fa diagnosi, ma empowerment, orientamento ecc tutto concentrato sul QUI ED ORA. Altrimenti si fa un invio e basta. meglio ancora se il counselor è psicologo o psicoterapeuta, si redifinisce il contratto da counseling a terapia.
    per me è un'opportunita di lavoro e certamente se sarà non me la faccio sfuggire per paranoie varie

  3. #18
    Partecipante Assiduo
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    20-02-2011
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    Riferimento: Quante possibilità?

    Citazione Originalmente inviato da Alina2006 Visualizza messaggio
    mi spiace che ancora ci sia questo "razzismo" nei confronti dei counselor. sono 2 figure diverse che possono aiutarsi e diventare complementari. il counselor può fare sportelli d'ascolto nelle scuole,naturalmente non fa diagnosi, ma empowerment, orientamento ecc tutto concentrato sul QUI ED ORA. Altrimenti si fa un invio e basta. meglio ancora se il counselor è psicologo o psicoterapeuta, si redifinisce il contratto da counseling a terapia.
    per me è un'opportunita di lavoro e certamente se sarà non me la faccio sfuggire per paranoie varie
    Alina, non è assolutamente "razzismo" (?).
    Quello che tu descrivi (lavorare nel qui e ora, sostenere l'empowerment, fare progetti di orientamento, fare sportelli di ascolto) è esattamente il lavoro dello psicologo. Finiamola noi per primi a credere e dire che lo psicologo è quello che fa "terapia", mentre il counsellor fa la "consulenza".

    Chi organizza i corsi di counselling, per poter avocare a sè un'area professionale, descrive scorrettamente lo psicologo, proponendone in maniera artificiosa e interessata un "appiattimento indebito" (una sorta di "parodia") sul ruolo di psicoterapeuta. Così da potersi autoattribuire tutto quello che è consulenza, sostegno, promozione del benessere (e che è appunto dello psicologo).

    Sbagliato. La Legge 56/89 dice chiaramente che la psicoterapia è una cosa - e la fa lo psicoterapeuta; la psicologia (consulenza, sostegno, etc.) è un'altra, e la fa appunto lo psicologo.

    Quindi, quelli che qui vengono erroneamente descritti (sportelli di ascolto psicologico, azioni professionali di empowermentm, etc.) come se fossero presunti "atti del counsellor" (atti che però non esistono come tali, nè per legge, nè per prassi scientifica) sono in realtà appunto specifici atti psicologici, sia da un punto di vista professionale, che da un punto di vista epistemologico, che da un punto di vista di previsioni di legge.

    Lo psicologo NON fa psicoterapia; il suo ruolo (dalla legge 56/89 in poi) è molto più ampio (promozione del benessere, empowerment, sostegno, consulenza, orientamento, etc.). Ed è esattamente il ruolo quello che molti counsellor stanno cercando abilmente di ritagliarsi, non credo per motivi di pura dialettica epistemologica.

    E se tutto questo i primi a permetterlo sono gli psicologi stessi, è un bel problema.
    Ciascuno è libero di autoattribuirsi la qualifica non riconosciuta che vuole: il counsellor, il life coach, il life trainer, il consulente filosofico.

    Ma, se a farlo sono gli stessi giovani psicologi, non ci si lamenti poi che il ruolo dello psicologo viene fuorviato e frainteso dai committenti, o non vi sono spazi professionali per i giovani psicologi, grazie.

    P.S.: quelle che ritieni "paranoie varie", sono in realtà temi rilevantissimi dal punto di vista deontologico, scientifico, legale e professionale. Ma ovviamente sei libera di semplificarli con il termine "paranoie varie", se lo preferisci.
    Ultima modifica di Dispodaspo : 08-03-2011 alle ore 14.56.41

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