E' su questo "onestamente" che io non riesco mai ad accordarmi davvero con nessuno. Cos'è onesto e cosa non lo è? Chi lo decide alla fine?Originalmente inviato da Ripe Mature
Già la proprietà privata e tutti gli scambi economici, le regole sociali, sono cose che ci sono, non è che c'hanno scritto sopra che queste sono "oneste", qualcuno le osserva certe regole sociali e legali, qualcun altro no, chi le osserva senza sbavature è "onesto"? Chi non lo fa è "disonesto"? Quale valore ha una qualsiasi cosa? Chi lo stabilisce in assoluto?
Rubare è disonesto? Sì va bene... Ma appropriarsi di qualcosa togliendola a tutti gli altri secondo regole sociali vantaggiose per sé e le proprie disposizioni, non è un rubare lo stesso a chi 'ste buone disposizioni all'onestà non le possiede proprio?
Per me nessuno è legittimato davvero ad aver nulla, l'esistenza è una specie di guerra senza regole, e la guerra la si porta avanti spesso proprio per stipulare o imporre alcune regole vantaggiose per sé o il gruppo al quale si appartiene.
In qualche modo ognuno vuole occuparsi del bene dell'altro ma lo vuol fare sempre tirando acqua al suo mulino. E' sempre l'altro che deve capire che è ragionevole seguire certe regole (guardacaso però sono le regole che quest'altra persona ritiene oneste e giuste).
Io se mi occupo del mio bene non dico che lo faccio per qualcuno, sempre per me faccio tutto quel che faccio, chi è "onesto" lo fa per sé, chi è "disonesto" sempre per sé lo fa. Nessuno dei due sta dalla parte del giusto e ognuno a ben vedere sta dalla sua.
Non vedo qualcuno che ha ragione quando ci sono conflitti del genere, sono conflitti tra individui, modi di vivere, visioni del mondo che si escludono a vicenda. Io ho un mio modo di sentire, ma so che ce ne sono altri che vanno contro il mio e che il mio può essere ritenuto anormale.
Il matto dà fastidio perché non s'è mai ben inserito in tutto questo contesto, lo spazio di inserimento in fondo non c'è, dunque è giusto che questo cambi, così si ragiona: questo si sosterrà proprio come fai tu, lo hanno fatto altri perché non dovrebbe farlo anche questo. Non lo fa, a differenza di altri, perché in fondo questo sa che non gli conviene, perché in fondo questo non è davvero persuaso che comportarsi in modo "onesto" secondo anche milioni di persone risulta davvero onesto per sé.
Altre persone lo hanno fatto perché in fondo gli conveniva farlo, perché quell'onestà l'hanno riconosciuta come un qualcosa di proprio, ma chi per quanto scavasse non la riconoscesse? A chi non stesse bene lo spazio lasciato dalle regole stipulate dagli altri? Questo in fin dei conti è Matto, è un Criminale, è Cattivo e bisogna riportarlo all'ordine e sanarlo.
Le psicoterapie così sono intese, e per quanto si voglia rigirar la frittata non svolgono una funzione diversa da un carcere rieducativo anche se apparentemente l'altra persona si mostra aperta e gentile.
Questa è una battaglia sullo stesso spazio delle regole, non ci si può richiamare ancora al rispetto di un regolamento onesto, è proprio il non riconoscimento del regolamento a monte il problema sentito da alcune persone.
Se li si volesse davvero aiutare certi altri (e non innaffiare il proprio orto coltivato con le proprie idee sulla civiltà) si dovrebbe buttare via il proprio modello d'onestà civile di riferimento, se questo non si è disposti a farlo, non si è davvero ben disposti ad aiutare nessuno. Spesso si è su sponde incompatibili rispetto a quello che si vuol aiutare e non si può far altro che essere suoi nemici.
Anche rispetto alla sanità o la malattia mentale bisognerebbe far questo secondo me, bisogna cercare di capire il disagio esistenziale del singolo e vedere se c'è qualcosa che si può fare davvero per questo e non far sparire il disagio etichettandolo come un delirio.
In questa guerra o lotta per me nessuno ha ragione, c'è solo chi sopravvive e chi soccombe, ed è una lotta che è tutt'ora ancora in atto. Quando ognuno parla di "onestà" a parlare non è mai l'onestà ma sempre egli stesso, e perciò a parlare sono sempre i suoi bisogni e i suoi interessi che si contrappongono simmetricamente a quelli di altre persone perché lo spazio reale è limitato. Questi altri non possono fare affidamento su alcun puntello del genere.
E' violenta l'applicazione della legge e le regole stipulate da un gruppo contro qualcuno e non solo questo qualcuno contro qualche altro singolarmente. Io mostro solo che tutti sono violenti nel difendere un certo spazio esistenziale, non solo il pazzo e il criminale. Lo spazio del pazzo o del criminale certe strutture vogliono farlo sparire sanando le pretese di queste persone, senza chiedersi se è un bene davvero dal punto di vista di questi singoli individui esser sanati secondo queste strutture.
Attacco chi crede di trovarsi nella posizione giusta e fargli capire che la sua posizione non è che sia più giusta o più legittima rispetto sia a quella del disadattato che a quella di chi ruba o spaccia o altro.
Questo ha vinto di sicuro la guerra con la violenza, con la ritorsione, togliendo spazio a certe manifestazioni "irrazionali", perché può contare su certe forze di polizia, sull'accordo sociale e così via che permette a certi gruppi di mantenere l'ordine sociale ed il rispetto di certe regole con la violenza, questo sì.
Però non mi venga a dire e raccontare che sta dalla mia parte chi cerca di "sterminare" il mio modo di sentire, togliendo spazio a questo perché risulta "illegale", oppure che certe mie pretese non dovrebbero proprio esserci perché altre persone non le hanno mai avute e quindi conseguentemente il problema è che in me sono presenti tutte queste idee e sentimenti sbagliati e bisogna perciò trovare il modo di rimuoverle e darmi la forza anche a me che "non ce la faccio" a rimuoverle per farmele avvertire come un qualcosa di estraneo e patogeno.
Questo sarebbe l'io debole che va curato, ma quel che si cerca di operare è una eliminazione dalla coscienza delle esigenze "irrazionali" ed illegali che vanno contro certe regole. Questa sarebbe la cura? Io non me ne faccio nulla. E' le regole che bisognerebbe provare ad aggredire e non la propria non sopportazione di queste ultime, se qualcuno ne è capace di aiutare qualche altro a far questo starà dalla parte di chi dà aiuto.
Lo psicoterapeuta è alleato con l'individuo singolo che chiede aiuto o con certi altri gruppi più o meno estesi di individui? Qua deve scegliere da che parte stare, non può far finta di nulla, la qualità e gli esiti del suo intervento dipendono da questa scelta. Io non riesco a fidarmi e sentire qualcuno come un amico se comunque continua a sostenere e difendere quello che per me è un male.
Saluti







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