Io mi riferisco al dipendente che ha problemi a causa proprio di colleghi o titolari. In più vi domando, per i disturbi dell'adattamento, ritenete possa funzionare qualunque orientamento? Chi ha esperienza sa darmi qualche informazione precisa?
Io mi riferisco al dipendente che ha problemi a causa proprio di colleghi o titolari. In più vi domando, per i disturbi dell'adattamento, ritenete possa funzionare qualunque orientamento? Chi ha esperienza sa darmi qualche informazione precisa?
non ho capito, perchè noi non si stava parlando seriamente?
Io ho molta esperienza di mobbing, diretta e indiretta, certo non come psicologo.
E anche di burn out.
leggiti dei libri sul burn out, e informati su come funzionano le varie psicoterapie.
Poi fatti una cultura sulle cause per mobbing, e su cosa fanno le aziende a livello di porcate ai dipendenti.
Scusate se mi sono partite due risposte. E ci tengo a precisare che non volevo affatto offendere, ovvio
Per 'seriamente' intendevo dire che siccome ho urgenza nell'avere una risposta, nel momento in cui vi ho scritto che la persona che mi ha chiesto aiuto ha dei problemi, e sta procedendo legalmente, dire che magari sono altri ad avere dei problemi, non è affatto quello che volevo sapere. E poi, voglio dire, ovvio che se un mobbizzato sviluppa disturbi dell'adattamento, è a causa di una persona con dei problemi, perchè chi fa del male (in ogni senso circa il mobbing, un pò come dicevi delle porcate ai dipendenti), non deve essere proprio sano sano... Almeno le storie che conosco io mi portano a questa opinione...
Quello che però volevo sapere, è appunto l'orientamento da consigliare, nel frattempo ovvio che cerco anche su libri e altro...
Ma è stato fatto un inquadramento del paziente dal punto di vista del funzionamento psichico? Non ha senso parlare di orientamenti e libri se questo passaggio non è stato effettuato in maniera approfondita.
Saluti
gieko
Condivido completamente. Dovrebbero farci una scritta glitterata da mettere in firma con questa "buona pratica".
La fase diagnostica è imprescindibile.
Uno degli ultimi pazienti che ho visto mi si è presentato come mobbizzato, ma aveva più a che fare con la paranoia che non con dei colleghi-aguzzini.
Con questo non voglio offendere neanche io: dico solo che la sensibilità del paziente ad alcuni contesti può far emergere un problema che ha una radice molto più complessa. Prima si capisce la personalità del paziente, meglio lo si può curare (che sia una psicoanalisi o una terapia cognitivo-comportamentale o una terapia farmacologica o...).
Senti, il mobbing non è quello dei "colleghi-aguzzini" e del paziente paranoico, quello vero è quello del dirigente che spedisce il richiamo disciplinare non al luogo di lavoro ma a casa, alle famiglie, in modo da creargli un conflitto in modo che non abbia più il sostegno dei suoi affetti, e questo è gravissimo, un atto mafioso, equivalente dell'avvertimento mafioso della busta coi proiettili dentro.
quello di quell'altro che rincorre il proprio collaboratore insultandolo perchè secondo lui il suo abbigliamento non è consono, che praticamente è vestito troppo male e se non si vergogna a presentarsi al suo cospetto senza cravatta, anche se in giacca.( a LUglio)
Demansionamento di fatto, ti tolgono tutti gli incarichi, ti spostano l'ufficio e ti mettono nello sgabuzzino perchè serve a altri, ti danno il telefono guasto, ti levano telefono e pc perchè serve ad altri, e nessuno si preoccupa più se ci sei o non ci sei, se esisti o se sei morto.
E chi l'ha subito, ne resterà traumatizzato per sempre, anche se le cose allafine si risolveranno in suo favore.
IL TUO PAZIENTE SI SENTIVA MOBBIZZATO PERCHé ERA PARANOICO O ERA PARANOICO PERCHé MOBBIZZATO?
Diciamo che sospendo il giudizio. Quello che è accaduto in seguito, però, almeno per la ricostruzione che ne fa, assume dei tratti spiccatamente paranoici, che rendono difficoltosa la trattazione diretta di quella tematica (occorre accoglierne il vissuto senza soffermarsi sulla logica degli eventi).
Il mobbing, come il "mi ha lasciato il partner" o "ho perso..." o "mi hanno picchiat..." o "sono stata/o in guerra e...", dovrebbe essere considerato come causa scatenante ultima, in senso temporale ed in senso prioritario: nella maggior parte delle occasioni è importante valutare come è stato "digerito" dal paziente l'evento traumatico.
Con questo accorgimento cerco di ascoltare veramente il paziente e le sue esigenze, sperando che delle nefandezze del mobbing in sé se ne occupi chi ne ha la competenza ed il ruolo.
Ma questa persona che conosci ha un disturbo al di fuori della situazione lavorativa che ha vissuto? A cosa adesso non si riesce ad adattare? E perché assume che sia un disturbo mentale suo il non riuscire ad adattarsi a certi contesti, disturbo che è completamente indipendente dai contesti in cui prova il disagio?
I contesti in cui si lavora non sono mai stati luoghi sereni e sinceramente di rado ho osservato persone ben adattate che non avevano acciacchi vari.
E' proprio tutto un contesto relazionale aggressivo e basato sulla competizione il problema di fondo per me, e questi contesti non stanno solo nella testa di una persona paranoica.
Il problema insomma sta nella testa o nel contesto che la testa conosce? Secondo me il problema sta nella testa nella misura in cui questa testa non riesce a modificare un contesto spiacevole, e non consiste viceversa nel convincere il proprietario della testa che il problema consiste nel fatto che ritiene spiacevoli certi contesti e che in realtà dovrebbe divenire normale come gli altri e arrivare addirittura provare piacere nel farne parte visto che certi altri non si lamentano e si sono ben adattati al questo gioco, il problema non è costituito da tutto il gioco al massacro esistente, il problema sta nella testa della persona che irrazionalmente a questo gioco non s'adatta.
Se qualche testa non trova o riesce ad ideare nuovi strumenti per modificare certi contesti, ossia una strategia che riesca a modificare anche il comportamento di altre persone che costruiscono e generano proprio tutto il contesto sociale e normativo nel quale è immerso chi espone il suo problema, per me questo tipo di problemi resteranno irrisolti sempre e comunque.
Anche all'interno di un sistema lavorativo legale, chi osserva che sta per essere escluso in qualche maniera da qualcuno che risulta più competente (secondo certi criteri) spesso si difende come può provando a violare certe regole del gioco (usando o il potere o altri stratagemmi intimidatori), ma a guardar bene è già tutto il gioco competitivo riguardo al merito a monte ad essere violento, anche se è ben regolamentato da leggi scritte: è legale competere, è legale soccombere secondo certe regole e visto che è tutto scritto qui, è tutto legittimo. L'esistenza di un sistema di regole legale per me non assicura il mantenimento del proprio bene, adattarsi a certe regole può essere anche dannoso.
Per come la vedo io è pressappoco impossibile scindere certi mali da tutto il contesto in cui sorgono (non stanno soltanto nella testa dell'agente dissonante che "ha problemi di adattamento").
Un disturbo dell'adattamento dove lo si dovrebbe collocare? Al livello sociale o al livello psicologico? E' l'atteggiamento dell'altro che si dovrebbe cercare di modificare (grazie a qualche strumento nuovo e sconosciuto) oppure è il proprio non accettare e non volersi rassegnare e adattare a questo atteggiamento il problema?
Esiste una dissonanza, un contrasto, ma cosa dovrebbe essere diverso affinché il problema risulti risolto non lo può decidere chi si pone nella posizione di colui che dovrebbe aiutare la persona che pone una domanda di aiuto.
La psicoanalisi tende a "non colludere" con la domanda di aiuto da quello che ho capito, ma se non collude, ponendosi in antitesi alla posizione del tecnico che mette a disposizione delle competenze al servizio di certe esigenze del cliente (senza giudicare la correttezza o meno di queste esigenze, visto che oggettivamente questo a ben guardare non ha senso) per me non risolve nulla in contesti del genere.
Una persona che si pone in questo modo io personalmente non ritengo che possa risultare particolarmente salutare a chi ha subito un'isolamento così massiccio in ambito lavorativo. Ci vorrebbe una psicoterapia collusiva per non far sentire ancora più isolata la persona con alle spalle questi vissuti così tristi per me, poi ognuno giudichi come gli pare. E' paranoica la persona che crede d'essere spiata da agenti sovietici o da alieni, ma non è certo paranoico chi si è accorto che in certi contesti certe persone che gli stanno intorno non agiscono di certo sempre per il suo bene.
Uno psicoanalista da quale parte sta quando sorgono dei conflitti sociali? Deve scegliere verso chi o cosa esser violento decidendo cosa andrebbe e dovrebbe esser cambiato. Deve scegliere se stare dalla parte di un certo tipo di società (civile o incivile a seconda dei punti di vista) circostante o di chi gli sta chiedendo aiuto. Una richiesta di aiuto può andare anche contro certi sistemi esterni al sé e non è detto che sia rivolta contro di sé ed orientata a certi tipi d'automodifiche. Nessuno in contesti del genere ha bisogno di un avvocato che difenda la causa o le ragioni della controparte, escludendo i masochisti.
Ultima modifica di Char_Lie : 22-04-2011 alle ore 11.51.18
Punto primo: se la legalità venisse rispettata, e le regole di competitività per quanto dure fossero attuate legalmente, ci troveremmo di fronte a situazioni più accettabili.
Ma il mobbing è la negazione della legalità.
Il diritto del lavoro, il diritto civile, del lavoro, e penale sono carta straccia in quasi tutti gli ambienti di lavoro.
Quando hai uno che ti punta addosso una pistola, con l'intenzione di spararti, quante e quali possibilità hai per evitare che ti costringa a fare quello che vuole?
Il mobbing è soprattutto violenza psicologica che colpisce le persone MIGLIORI, quelle più etiche, più idealiste, più lige al proprio dovere, e che danno fastidio proprio perchè cercano di lavorare bene e con dignità.
Il mobbing non viene mai fatto ai lavativi, ai furbi, o agli amici degli amici.
La psicologia può solo ridurre i danni, quando la violenza è cessata e non prima.
Durante ci vogliono altre armi.
Io l'ho visto anche in ambiente scolastico, dove non ci dovrebbe esssere concorrenza: guarda, si comincino a mettere in giro voci che quella persona è sgradita, che ha difficoltà relazionali, l'insulto più bieco, più basso, più squallido, si comincia che lo convocano in Presidenza, gli si dice che ha ricevuto lamentele senza dire da chi da dove e perchè, e che poi in realtà si scopre che non esistono, e così viaaa..
E così i castelli di carte montano, montano.
Che schifo.
Ultima modifica di complicata : 22-04-2011 alle ore 12.16.01
Ciao Complicata sono daccordo con te ... grazie
Beh che dire alla fine io non so più di preciso chi sono i buoni e i cattivi, so solo che ognuno tende a difendere un certo territorio, per questo viene esercitata la violenza, se ognuno avesse quanto spazio necessita e desidera in termini affettivi, economici ecc. ecc. non succederebbe quel che succede.
Se i soldi ce li hai non sentiresti il bisogno di puntare una pistola contro qualcuno per rubarglieli e se hai quel che vorresti comprare con quel denaro non avresti bisogno nemmeno dei suoi soldi. Se in un ambiente lavorativo qualcuno migliore di te non minaccia in alcun modo la tua posizione o il tuo prestigio sociale, il tuo spazio insomma, non sentiresti il bisogno di aggredirlo o estrometterlo.
Io un certo schifo lo provo, ma direttamente per tutta una certa forma di realtà sociale che costringe gli individui ad esser nemici, a competere, a sperare nel fallimento altrui che spesso comporta simmetricamente il proprio successo. Dai un giocattolo solo a due bambini e questo produrrà una certa forma di lotta e lo stesso fenomeno si riproduce con altri tipi di spazi. Che il più forte fisicamente prenda il sopravvento sul più debole è solo uno dei tanti criteri che gerarchizza e produce malcontento, se ne adotti un altro che favorisce il più debole fisicamente, questo non mette a posto le cose perché in questo caso aggrediresti con altri strumenti il primo ribaltando simmetricamente la situazione. Comunque alla fine tragicamente ognuno difenderà come può il proprio spazio e là dove non ce n'è abbastanza di spazio per tutti non ci potrà mai essere la parte neutra della giustizia, ma solo più parti e punti di vista in contrapposizione riguardo a cosa dovrebbe ritenersi giusto.
Comunque tornando al tema principale, chi ha subito delle forme di aggressione di certo ha bisogno di solidarietà prima di tutto (soprattutto se sta per intraprendere anche un'azione legale che non si sa come andrà a finire), io questo penso, perciò non so se possa essere d'aiuto uno psicoterapeuta neutro che sospende il giudizio riguardo alle aggressioni subite. Questa forma di ambiguità già è stata esercitata in maniera violenta magari proprio dai colleghi della persona che un po' alla volta è stata isolata, ripetere lo stesso copione (= sei tu ad aver problemi perciò => non è anormlale o violento il trattamento che ti è stato riservato, avresti dovuto accettarlo o aspettartelo senza batter ciglio) può fare più male che bene a chi ha alle spalle questi vissuti secondo me. In questi casi uno psicoterapeuta deve stare dalla parte del cliente o paziente, e dovrebbe colludere per migliorare la situazione e sostenere l'assistito.
Ora per rispondere sì o no al quesito posto inizialmente molto dipende dalla psicoanalisi com'è strutturata come forma di psicoterapia.
Un saluto
Ultima modifica di Char_Lie : 23-04-2011 alle ore 13.37.14
Ma, io penso che lo psicologo neutralizzi la rabbia per esempio, che è la prima cosa che salta fuori, anche a livello di fantasie aggressive, in uno che ha subito e si autocontrolla.
Decifri da dove viene, la incanali, la metabolizzi, impari a vedere anche gli altri, ecc.
questo può far bene, perchè guarda, un mobbizzato non fa che rimuginare la vendetta, cova in modo sordo.
Io pensavo al modo in cui si accoglie questa rabbia, che ci sia per me è anche del tutto normale. Se dici ad una persona già arrabbiata per un'aggressione subita che questa è immaginaria oppure che tutto sommato l'aggressione non era in realtà un'aggressione, la rabbia monterà alle stelle, non è che sia difficile da capire questo.
Rivolgersi ad uno psicologo psicoterapeuta per affrontare tutti questi guai, forse può essere utile, ma non so se il setting psicoanalitico possa andar bene. Era questo il quesito iniziale.
Un saluto... Buon Pranzo e Buona Vigilia di Pasqua![]()
Ultima modifica di Char_Lie : 23-04-2011 alle ore 19.56.35
Per risolvere una situazione di mobbing o quantomeno aiutare una persona a tutelarsi è necessario rivolgersi ad esperti del settore che, in sostanza, intervengono su quei comportamenti che determinano in ambito lavorativo il perpetuarsi e/o l'aggravarsi della situazione di mobbing. Se tale esperto è anche psicanalista ben venga, ma non utilizzerà la psicanalisi per il mobbing.
Per quelle problematiche che possono derivare dal vivere in una situazione come quella causata dal mobbing va bene una qualunque forma di psicoterapia. Anche una psicoterapia ad orientamento psicanalitico.
giustimassimo
ragazzi scusate,cerco libri sull'argomento mobbing,in particolare libri o documenti statistici che dimostrino come al giorno d'oggi ad esserne maggiormente vittime sono le donne. grazie a chi risponderà